San Felice di Nola

Vescovo

Festa: 15 novembre

Nascita-morte: Nola, Italia, III sec. - Nola, Italia, 9 febbraio 484

Immagini di San Felice di Nola VescovoImmagini di San Felice di Nola VescovoImmagini di San Felice di Nola Vescovo

Nascita - morte:
Nola, Italia, III sec. - Nola, Italia, 9 febbraio 484

Festa:
15 novembre

Patronato:
Nola

Etimologia:
Dal latino Felix, ‘felice’, ‘fortunato’

Emblema:
Insegne episcopali e palma del martirio

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 15 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Nola in Campania, san Felice, della cui cura pastorale e del cui culto questa città si onora.

Venerato il 15 novembre come vescovo e martire, occupa un posto centrale nella memoria religiosa della città campana, che lo considera suo primo pastore e patrono. La sua figura presenta tuttavia un problema storico particolarmente complesso: il racconto della Passione, trasmesso in redazioni medievali, attribuisce al santo conversioni, prodigi, un viaggio in Persia e una morte violenta sotto un magistrato romano, ma non offre una cronologia storicamente affidabile. Gli studiosi hanno discusso se questo Felice sia un personaggio autonomo oppure una duplicazione agiografica del più noto Felice presbitero di Nola, celebrato il 14 gennaio e ricordato da Paolino. Le testimonianze dei martirologi e la continuità del culto nolano costituiscono invece dati importanti per ricostruire la storia della sua venerazione. La cattedrale custodisce una cripta tradizionalmente legata alla sua sepoltura, sede del rito della cosiddetta manna. La memoria del santo unisce così un'antica tradizione liturgica, una documentazione medievale articolata e questioni di identificazione tuttora oggetto di interpretazioni differenti.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le fonti più antiche e il problema dell’identità
Il nome di Felice è profondamente radicato nella storia cristiana di Nola. La distinzione fra il Felice presbitero, ricordato il 14 gennaio, e il Felice vescovo e martire, celebrato il 15 novembre, non può tuttavia essere trattata come un dato biografico indiscusso. Il primo è noto soprattutto attraverso i carmi di Paolino di Nola, autore vicino alla tradizione del suo culto. Il secondo emerge attraverso registrazioni martirologiche e una Passione tramandata da manoscritti medievali. La differenza tra l'antichità di un culto e l'accertamento dell'esistenza autonoma del suo protagonista è fondamentale: un calendario può testimoniare una commemorazione senza dimostrare tutte le circostanze raccontate da una leggenda.
Nel Martirologio Geronimiano la commemorazione nolana di Felice compare al 27 luglio; alcuni testimoni vi collegano l'ordinazione episcopale. L'espressione ha alimentato interpretazioni diverse, poiché la sua trasmissione non permette di ricostruire una successione episcopale dei primi secoli. I martirologi storici successivi ripresero e ampliarono la memoria. Nel corso del IX secolo la festa del vescovo e martire si consolidò anche al 15 novembre. Altre testimonianze liturgiche conservarono invece date differenti, segno di una tradizione non completamente uniforme.

La Passione e le sue redazioni
La Passio di Felice vescovo e martire è registrata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero 2869. Edoardo D'Angelo ha esaminato la sua tradizione manoscritta, individuando due principali famiglie testuali, una ispanica o visigotica e una nolana. Il testimone londinese copiato nel 919 è particolarmente importante per documentare la circolazione della leggenda fuori dalla Campania; altri codici provengono dalla Francia meridionale e dalla penisola iberica, mentre la tradizione nolana è attestata anche da manoscritti conservati nell'archivio diocesano. Le divergenze tra le redazioni interessano non soltanto lo stile, ma anche episodi narrativi e date commemorative.
La narrazione presenta Felice già adolescente come operatore di prodigi. Racconta che la guarigione di indemoniati avrebbe provocato la denuncia da parte delle autorità cittadine e che un tempio pagano sarebbe crollato durante il confronto con il governatore Archelao. Questi, convertitosi, avrebbe favorito l'elezione di Felice alla sede episcopale. Un successivo episodio conduce il protagonista in Persia per guarire il figlio di un sovrano. Tornato in patria, egli sarebbe stato sottoposto a torture, a una prova del fuoco e infine alla decapitazione, insieme con altri cristiani. Il sacerdote Elpidio ne avrebbe raccolto e sepolto il corpo.
Si tratta di motivi propri della letteratura agiografica, non di testimonianze giudiziarie contemporanee. La presenza di nomi di magistrati e sovrani non autorizza a ricostruire una precisa persecuzione. Le versioni del racconto divergono anche sul numero dei compagni e sul giorno della morte; la data del 15 novembre identifica la festa trasmessa dalla tradizione liturgica, non una data di esecuzione storicamente dimostrata.

La cronologia controversa
Le ricostruzioni devozionali collocano talora Felice sotto Domiziano, attribuendogli la morte nell'anno 95, mentre altre versioni situano il martirio nell'età di Valeriano, intorno al 259. Tali proposte non possono essere armonizzate come se derivassero da una documentazione unitaria. La Passione presenta anacronismi e combinazioni narrative che impediscono di ricavarne un anno certo. Anche il titolo di primo vescovo, pur saldamente appartenente alla tradizione locale, non equivale a una successione episcopale verificata per il I secolo.
La storia della diocesi conosce inoltre un altro vescovo Felice, vissuto alla fine del V secolo e morto nel 484, distinto dal sacerdote venerato da Paolino. La presenza di più figure omonime e la trasmissione di tradizioni diverse spiegano perché l'identificazione del Felice commemorato a novembre abbia suscitato valutazioni divergenti. Una linea critica interpreta il protovescovo martire come sdoppiamento del presbitero; altri studi sul culto nolano sottolineano l'antichità e la specificità delle attestazioni episcopali. Nessuna di queste posizioni trasforma automaticamente i prodigi della Passione in fatti accertati.

Il culto nella città e nella diocesi
La memoria liturgica del 15 novembre risulta attestata nei martirologi medievali e nel Breviario nolano di fine Trecento. Angelo Masullo ha raccolto anche riferimenti documentari alla venerazione del santo: un atto del 1026 menziona terre collegate a san Felice vescovo; un documento del 1176 invoca un Felice martire accanto ad altri santi; un atto del 1195 richiama una chiesa a lui intitolata. Queste attestazioni non descrivono la sua vita, ma mostrano la presenza del culto nel territorio e nelle istituzioni ecclesiastiche.
Nella cattedrale di Nola la cripta è il principale luogo della devozione al Felice vescovo e martire. Una lastra marmorea è indicata dalla tradizione come segno del suo sepolcro. Da una fessura viene raccolto un liquido detto manna: il fenomeno e la sua interpretazione religiosa sono testimoniati in età moderna, ma non costituiscono una prova dell'identità dei resti né degli episodi della Passione. Ambrogio Leone descrisse il luogo e la manna nella sua opera De Nola, pubblicata nel 1514. Dal 1753 il capitolo cattedrale avviò registrazioni sistematiche relative al fenomeno.
Il culto è rimasto vivo anche dopo i profondi mutamenti architettonici della cattedrale. L'incendio ottocentesco e i successivi lavori modificarono l'assetto della cripta. Nel Novecento la decorazione del duomo e gli oggetti liturgici continuarono a rappresentare il santo come vescovo e martire. Il busto argenteo portato in processione, la celebrazione nella cripta e la solennità diocesana testimoniano una continuità religiosa che non dipende dalla possibilità di verificare ogni dettaglio della leggenda.

Immagini e memoria del martirio
L'iconografia nolana raffigura Felice con gli attributi della dignità episcopale e con la palma del martirio. Nel dipinto dell'Apoteosi di San Felice, eseguito da Salvatore Postiglione nei primi anni del Novecento per il soffitto della cattedrale, la scena della sepoltura è accostata alla glorificazione del santo. Il sacerdote Elpidio, il corpo del martire e i simboli del culto pagano traducono in immagini il contenuto della Passione. L'opera costituisce una testimonianza della ricezione moderna della leggenda, non una fonte figurativa antica sugli avvenimenti narrati.
La venerazione ecclesiastica di Felice è attestata come culto tradizionale e locale, anteriore alle procedure moderne di canonizzazione. La diocesi di Nola continua a celebrarlo quale patrono il 15 novembre. La stabilità della festa e la ricchezza del patrimonio liturgico e artistico confermano il suo rilievo nella storia religiosa della città, mentre la sua biografia rimane segnata dalle incertezze delle fonti.

Biografia

A cura di Gian Domenico Gordini

Su questo personaggio pochissimi sono i dati sicuri e molti quelli leggendari o poco chiari. Le notizie certe riguardano l'inizio del pontificato, 473, e la sua morte, 9 febbraio 484, come si può rilevare da una iscrizione sepolcrale. Per il resto la leggenda ha molto lavorato creando confusioni da cui non è facile districarsi.
Altri santi di nome Felice furono venerati nell'Italia Centrale (Felice ed Adautto a Roma) e Meridionale (Felice di Thibiuca a Venosa); nella stessa Nola e regioni limitrofe fu oggetto di grandissimo culto un s. Felice, prete, per cui gli agiografi medievali confusero gli uni con gli altri dando origine, nelle passiones, a curiosi equivoci. Nacquero sdoppiamenti di persone: a Nola, infatti, si parlò di un Felice protovescovo, distinto dal più famoso prete.
Di questo presunto primo vescovo si scrisse anche una passio, in cui si narra che Felice, già all'età di quindici anni, dimostrò miracolose virtù; compì viaggi raggiungendo la Persia; ritornato a Nola convertì lo stesso governatore Archelao che intendeva condannarlo perché cristiano. Poi, durante l'impero di Valeriano, fu dal preside Marciano condannato, assieme ad altri trenta, alla decapitazione (15 novembre 259). Il prete Elpidio nascose il corpo in un pozzo su cui fu in seguito costruita una chiesa. Queste notizie passarono poi nei diversi martirologi: il lionese dell'806 lo commemora il 27 agosto; Floro ed Adone il 15 novembre e il Martirologio Romano riprende quest'ultima data.
In realtà, il protagonista di questa passio, questo Felice, vescovo di Nola nel III sec., non è mai esistito: si tratta quindi di uno sdoppiamento del Felice prete, divenuto, negli scritti leggendari, vescovo e martire. Il primo vescovo di questo nome è invece certamente vissuto verso la fine del sec. V (da molti autori è chiamato Felice II o junior); ma morì il 9 febbraio 484. Nella diocesi di Nola, Felice episcopus et martyr si festeggia al 15 novembre.

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Approfondimenti

La trasmissione manoscritta della Passione
La diffusione del racconto in codici iberici, francesi e nolani dimostra una circolazione medievale ben più ampia del solo ambito cittadino. La distinzione proposta da Edoardo D’Angelo tra redazione ispanica e redazione nolana rende comprensibili le differenze nelle date della festa e in alcuni particolari narrativi. La redazione ispanica conserva il 27 luglio, mentre testimoni nolani registrano il 15 novembre; un altro testimone indica il 14 gennaio. Quest’ultima coincidenza è significativa nel dibattito sui rapporti con il Felice presbitero. La datazione dei manoscritti dimostra la storia del testo, non quella degli eventi attribuiti al santo.

Cronologia

- Tra il V e l’VIII secolo - Si consolida la tradizione martirologica relativa a Felice di Nola, con attestazioni al 27 luglio.
- IX secolo - Diversi martirologi tramandano la memoria del vescovo e martire, anche al 15 novembre.
- 919 - È copiato un importante manoscritto della Passione conservato oggi a Londra.
- 1026 - Un documento nolano menziona beni collegati a san Felice vescovo.
- 1514 - Ambrogio Leone descrive la venerazione del sepolcro e la manna.
- 1753 - Iniziano registrazioni sistematiche del fenomeno della manna.
- 15 novembre - La Chiesa di Nola celebra annualmente la solennità del patrono.

Valutazione storico-critica

- Il culto del Felice vescovo e martire è storicamente attestato; la sua biografia individuale non è ricostruibile con pari certezza.
- La Passione BHL 2869 è una fonte agiografica medievale, tramandata in redazioni divergenti e non assimilabile a un verbale contemporaneo del martirio.
- Le collocazioni del martirio nel I o nel III secolo sono tradizionali e non accertate.
- L’identificazione del protovescovo con una figura autonoma è controversa, anche per la possibile duplicazione del Felice presbitero e la presenza di un omonimo vescovo del V secolo.
- La cripta e la manna documentano una venerazione continuativa, ma non provano l’autenticità biografica degli episodi miracolosi.

Fonti e bibliografia essenziale

- Martyrologium Romanum, commemorazione del 15 novembre.
- Martyrologium Hieronymianum, commemorazione nolana del 27 luglio, nelle diverse tradizioni manoscritte.
- Edoardo D’Angelo, La Passio di s. Felice, in Alle origini della Chiesa di Nola, supplemento di inDialogo, diocesi di Nola, 2013.
- Angelo Masullo, Il culto di S. Felice Vescovo e Martire, in Alle origini della Chiesa di Nola, supplemento di inDialogo, diocesi di Nola, 2013.
- Domenico De Risi, Il miracolo della manna di san Felice, in Alle origini della Chiesa di Nola, supplemento di inDialogo, diocesi di Nola, 2013.
- Ambrogio Leone, De Nola, Venezia, 1514.

Aggiunto/modificato il 23 ottobre 2026