Beata Filippa de Chantemilan

Vergine

Festa: 15 ottobre

Nascita-morte: Changy, Loire, Auvergne-Rhône-Alpes, Francia, circa 1412 - Vienne, Isère, Auvergne-Rhône-Alpes, Francia, 15 ottobre 1451

Nascita - morte:
Changy, Loire, Auvergne-Rhône-Alpes, Francia, circa 1412 - Vienne, Isère, Auvergne-Rhône-Alpes, Francia, 15 ottobre 1451

Festa:
15 ottobre

Etimologia:
Dal greco Philippos, composto da philein, amare, e hippos, cavallo, con il significato di 'amante dei cavalli' o 'amica dei cavalli'.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 15 ottobre

Fu una donna laica vissuta nella prima metà del XV secolo, nata nel territorio di Changy, nel Bourbonnais, e trasferitasi intorno al 1432 a Vienne, nell'attuale dipartimento francese dell'Isère. Il dossier medievale sulla sua vita, conservato in un manoscritto della Bibliothèque nationale de France e databile alla seconda metà del XV secolo, permette di ricostruire con una certa precisione le linee essenziali della sua esistenza. Filippa visse senza entrare in un ordine religioso, dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e all'assistenza dei malati e dei poveri. Nel 1450 compì un pellegrinaggio a Roma per il grande Giubileo. Morì a Vienne il 15 ottobre 1451, durante un'epidemia, e fu sepolta presso la cattedrale di Saint-Maurice. Subito dopo la morte il suo sepolcro divenne luogo di pellegrinaggio e furono raccolte numerose testimonianze di miracoli. Il culto si sviluppò localmente e nel 1504 fu istituito un ufficio liturgico in suo onore. Nonostante il riconoscimento della sua santità nella devozione viennese e la presenza del suo nome nei repertori liturgici locali, le iniziative per ottenere una beatificazione non ebbero esito positivo.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Filippa nacque verso il 1412 nel castello di Changy. Il dossier medievale la presenta come l'ultima dei figli di Jean de Chantemilan e Jeanne du Vernay, appartenenti alla piccola nobiltà del Bourbonnais. Il castello era allora occupato dalla famiglia dei Lespinasse, di rilievo nel territorio del Forez. La madre di Filippa era al servizio della signora di Lespinasse, sorella di Jean de Norry, che sarebbe diventato arcivescovo di Vienne.
Il padre morì poco dopo la nascita della figlia. Rimasta vedova, Jeanne du Vernay assunse la gestione della casa e dell'amministrazione del castello, occupandosi contemporaneamente dell'educazione dei figli. La biografia quattrocentesca attribuisce particolare importanza alla formazione ricevuta da Filippa dalla madre, soprattutto nell'ambito della preghiera, dell'istruzione religiosa e dell'apprendimento delle virtù cristiane. La giovane fu inoltre coinvolta nelle attività domestiche e nell'amministrazione delle spese della casa.

La scelta della verginità
Fin dalla giovinezza Filippa è descritta come particolarmente dedita alla preghiera e alla partecipazione alle celebrazioni religiose. La biografia racconta che preferiva recarsi in cappella piuttosto che prendere parte ai giochi e ai divertimenti delle altre giovani della casa. Il testo medievale riferisce anche che, uscendo di buon mattino, assisteva a numerosi uffici religiosi.
Filippa fece voto di verginità alla presenza di un maestro in teologia e rifiutò le proposte matrimoniali ricevute. La fonte non permette tuttavia di stabilire con precisione quando siano avvenuti questi episodi, perché il racconto della vita non segue sempre un ordine cronologico. Alcuni particolari appartengono quindi alla rappresentazione agiografica della sua giovinezza e non possono essere datati con sicurezza.

Trasferimento a Vienne
Dopo la morte della madre e della signora di Lespinasse, Filippa si trasferì a Vienne intorno al 1432. Il trasferimento appare collegato alla presenza in città del fratello Jean de Chantemilan e della sua consorte, entrambi al servizio della famiglia di Norry. Jean era al servizio dell'arcivescovo, mentre sua moglie Marguet era legata ad Anne de Norry, sorella dell'arcivescovo e signora del Chastel.
A Vienne Filippa condusse una vita laicale caratterizzata da forte austerità. Progressivamente abbandonò gli abiti alla moda e si dedicò maggiormente alla preghiera. Frequentava assiduamente la cattedrale di Saint-Maurice, partecipava alle celebrazioni e trascorreva molto tempo nella cappella di Notre-Dame del chiostro, della quale aveva la chiave.
La sua vita religiosa non comportò l'ingresso in un monastero. Rimase una donna laica inserita nella società cittadina, ma organizzò la propria esistenza intorno alla preghiera e alle opere di misericordia. Insieme alla cognata assisteva i poveri, visitava i malati e i prigionieri e distribuiva cibo ai bisognosi.

Pellegrinaggi e opere di carità
Filippa compì diversi pellegrinaggi verso santuari della regione, tra cui Saint-Antoine-en-Viennois, Saint-Claude e Notre-Dame du Puy. Trascorse inoltre periodi a Lione, dove frequentava la predicazione religiosa e partecipava all'assistenza dei malati negli ospedali e alla visita dei prigionieri.
Nel 1450 compì il pellegrinaggio a Roma in occasione del grande Giubileo. Il viaggio è attestato dalla tradizione biografica medievale ed è confermato dagli studi moderni sul dossier. Una fonte successiva precisa che il pellegrinaggio sarebbe stato compiuto a piedi nudi, ma questo particolare appartiene alla tradizione agiografica e non necessita di essere assunto come dato indipendentemente verificato. Durante il viaggio la biografia le attribuisce particolare attenzione verso i malati e i moribondi.

La morte
Al ritorno a Vienne Filippa morì il 15 ottobre 1451, all'età di circa quarant'anni. Il dossier quattrocentesco collega la morte a un'epidemia, mentre non precisa quale malattia l'avesse colpita. L'identificazione dell'epidemia con la peste compare in una redazione agiografica seicentesca e nella tradizione successiva; non è quindi necessario considerarla certa sulla base della sola fonte medievale.
Il capitolo della cattedrale di Vienne ne curò la sepoltura presso la cappella di Notre-Dame del chiostro. Subito dopo la morte numerosi fedeli si recarono presso la tomba, attribuendo alla sua intercessione guarigioni e altri prodigi. La prima deposizione relativa ai miracoli fu raccolta nel 1453 e il dossier conserva testimonianze successive fino al 1480.

Il dossier medievale
La principale fonte narrativa è una Vita anonima in francese, composta probabilmente dal confessore di Filippa, forse un canonico di Saint-Maurice di Vienne, intorno al 1452-1453. Il testo è conservato nel manoscritto Paris, Bibliothèque nationale de France, nouv. acq. fr. 13628. La stessa raccolta comprende anche un breve testo latino e un dossier di miracoli. L'Institut de recherche et d'histoire des textes data la Vita agli anni immediatamente successivi alla morte e registra inoltre un riassunto latino identificato con la BHL 6811.
Il manoscritto è composito. I due elementi medievali principali appartengono alla seconda metà del XV secolo e contengono i verbali dei miracoli, datati dal 1453 al 1480. La redazione moderna di Ulysse Chevalier del 1894 ha reso accessibile l'intero dossier.

I miracoli e il culto della tomba
Il dossier medievale comprende 55 racconti di miracoli, trascritti in copia e autenticati dalle sottoscrizioni notarili. Trenta di essi furono autenticati dal notaio Bourdet tra il 1454 e il 1480. I racconti comprendono guarigioni di malati, liberazioni di prigionieri, guarigioni di persone considerate affette da disturbi mentali, recuperi della vista e numerosi casi di bambini nati morti che, secondo le testimonianze, avrebbero ripreso temporaneamente vita per ricevere il battesimo.
La particolare concentrazione dei racconti relativi ai bambini morti senza battesimo colloca il santuario sorto presso la tomba di Filippa nel fenomeno dei cosiddetti santuari 'à répit', nei quali i fedeli ricercavano un segno temporaneo di vita del neonato per poter amministrare il battesimo. La storiografia ha studiato il dossier di Filippa proprio in relazione a questo fenomeno religioso del XV secolo.
Il culto ebbe inizialmente una forte dimensione locale. Le offerte alla tomba testimoniano la frequentazione del luogo da parte dei pellegrini e il 15 ottobre divenne una delle principali date della memoria liturgica. A partire dal 1458 è attestato un servizio celebrato nel giorno anniversario della morte; dal 1464 le principali ricorrenze documentate furono il 15 ottobre e il domenicale di Quasimodo.

Culto liturgico
Nel corso del tempo il culto di Filippa fu strutturato liturgicamente nella Chiesa di Vienne. Una testimonianza trasmessa dagli studiosi moderni sulla base di fonti antiche riferisce che nel 1504 due sacerdoti della cattedrale fondarono un ufficio in suo onore nella cappella di Notre-Dame, il 15 ottobre, giorno della sua morte. Filippa era chiamata beata nelle testimonianze e veniva ricordata con campane e vespri il 14 e il 15 ottobre. Il suo nome figurava inoltre nel Martyrologium Viennensis Ecclesiae e nell'Ordo et series sanctorum Viennensis Ecclesiae, repertori oggi perduti ma conosciuti attraverso la documentazione dei Bollandisti.
Le fonti moderne distinguono tuttavia questo antico culto locale da una formale beatificazione. Gli studi di Annie Dufour e Anne-Françoise Leurquin-Labie ricordano che nella seconda metà del XV secolo furono intraprese iniziative per ottenere la beatificazione di Filippa, ma senza successo. Il titolo di 'beata' appartiene quindi alla tradizione cultuale storica di Vienne e non deriva da un decreto pontificio di beatificazione.

Tomba, reliquie e distruzione del culto
La tomba di Filippa si trovava presso la cattedrale di Saint-Maurice. Non risultano reliquie oggi conservate e riconosciute. La tradizione secondo cui nel 1567 gli Ugonotti avrebbero aperto il sepolcro e disperso le ossa compare in una fonte seicentesca, ma gli studi recenti sottolineano che tale episodio non è documentato da una testimonianza contemporanea e non può essere considerato certo.
Nel 1629, durante una nuova epidemia di peste, la memoria di Filippa era ancora viva a Vienne. La popolazione ricorse alla sua intercessione e fu eretto un nuovo altare davanti alla cappella di Notre-Dame. L'altare risultava ancora esistente nel 1659. Dopo questa attestazione, il culto locale entra progressivamente nel silenzio documentario.

Iconografia
Non emerge dal dossier medievale un attributo iconografico personale consolidato. Gli studi sulle immagini e sulle reliquie sottolineano che i miracoli attribuiti a Filippa erano collegati alla sua tomba e non a una sua immagine o a una specifica effigie miracolosa.
Una rappresentazione successiva è presente nella cattedrale di Vienne, in una vetrata realizzata nel 1898. La scena raffigura Filippa in relazione a un bambino morto che torna temporaneamente alla vita, traducendo visivamente il motivo dei miracoli à répit attestati nel dossier quattrocentesco. Si tratta quindi di un'iconografia moderna fondata sulla tradizione miracolistica, non di una raffigurazione contemporanea della beata.

Curiosità
- Il dossier dei miracoli attribuiti a Filippa comprende 55 racconti, ma le attestazioni non sono distribuite uniformemente nel tempo: la maggior parte risale agli anni 1453-1458, mentre l'ultimo miracolo registrato è del 1480.
- Le testimonianze riguardano persone provenienti soprattutto dal territorio del diocesi di Vienne, ma anche dalle diocesi di Lione, Grenoble, Le Puy, Valence e Sisteron, mostrando una devozione che oltrepassò progressivamente l'ambito strettamente cittadino.
- I conti delle offerte conservano anche testimonianze della produzione di piccole figure votive in cera e di teste di bambini, oggetti collegati alla frequentazione del sepolcro come luogo di pellegrinaggio e di richiesta di guarigione.

Cronologia
- circa 1412 - Nascita di Filippa de Chantemilan nel castello di Changy.
- poco dopo il 1412 - Morte del padre, Jean de Chantemilan; la madre Jeanne du Vernay assume la gestione della casa e l'educazione dei figli.
- circa 1432 - Trasferimento di Filippa a Vienne, probabilmente presso il fratello Jean de Chantemilan e la cognata, entrambi legati alla famiglia di Norry.
- XV secolo, prima metà - Filippa conduce a Vienne una vita laicale austera, dedicata alla preghiera, all'assistenza dei poveri, alla visita dei malati e dei prigionieri e ai pellegrinaggi.
- 1450 - Pellegrinaggio a Roma per il grande Giubileo.
- 15 ottobre 1451 - Morte di Filippa a Vienne durante un'epidemia; sepoltura presso la cappella di Notre-Dame del chiostro della cattedrale di Saint-Maurice.
- 1453 - Prima attestazione documentata della raccolta di testimonianze sui miracoli attribuiti alla sua intercessione.
- 1453-1480 - Successione delle testimonianze relative ai miracoli presso la tomba di Filippa.
- 14 settembre 1454 - 23 giugno 1480 - Autenticazione notarile di trenta testimonianze miracolistiche da parte del notaio Bourdet.
- 1458 - È attestato un servizio celebrato il 15 ottobre, anniversario della morte.
- 1464 - Il 15 ottobre e il domenicale di Quasimodo risultano le principali date per la raccolta delle offerte presso la tomba.
- 1504 - Due sacerdoti della cattedrale di Vienne fondano un ufficio liturgico in onore di Filippa nella cappella di Notre-Dame, il 15 ottobre.
- 1567 - La tradizione tarda riferisce la profanazione e dispersione delle ossa durante l'occupazione ugonotta di Vienne; l'episodio non è sufficientemente documentato da fonti contemporanee.
- 1629 - Durante una nuova epidemia di peste Filippa è nuovamente invocata a Vienne e viene eretto un altare presso la cappella di Notre-Dame.
- 1659 - L'altare dedicato a Filippa risulta ancora esistente.
- 1894 - Ulysse Chevalier pubblica il dossier medievale nella raccolta Vie et miracles de la bienheureuse Philippe de Chantemilan.
- 1898 - Nella cattedrale di Vienne viene realizzata una vetrata che raffigura una scena miracolosa relativa a Filippa.
- 2021 - Annie Dufour e Anne-Françoise Leurquin-Labie pubblicano un nuovo studio del dossier manoscritto e della figura di Filippa.

Valutazione storico-critica
- La figura storica di Filippa de Chantemilan è ben distinta e il suo dossier documentario è eccezionalmente ricco per una donna laica del XV secolo, grazie alla Vita francese e alla raccolta notarile dei miracoli conservate nel manoscritto BnF nouv. acq. fr. 13628.
- La nascita intorno al 1412 deriva dal computo interno alla Vita, che attribuisce a Filippa circa vent'anni trascorsi a Changy e diciotto a Vienne. La data non è quindi registrata da un atto anagrafico contemporaneo, ma è una ricostruzione fondata sul dossier quattrocentesco.
- La morte il 15 ottobre 1451 è invece esplicitamente indicata nel prologo abbreviato della Vita e confermata dalla tradizione cultuale successiva. La notizia della morte durante un'epidemia è antica, mentre l'identificazione precisa dell'epidemia con la peste appartiene a una redazione più tarda.
- La Vita è una fonte prossima agli eventi, ma rimane un testo agiografico. Gli autori moderni hanno rilevato che il racconto non segue sempre un ordine cronologico e presenta una rappresentazione più edificante che biograficamente analitica. Alcuni episodi della giovinezza, compreso il momento esatto del voto di verginità, non possono essere datati con certezza.
- I miracoli non costituiscono fatti soprannaturali verificabili con i criteri della storiografia moderna, ma il loro dossier costituisce una documentazione storica importante sulle pratiche religiose, sulle aspettative di guarigione e sulla devozione popolare nella Vienne del XV secolo. Le numerose testimonianze notarili attestano l'esistenza e la diffusione della fama miracolosa attribuita a Filippa.
- La presenza di numerosi racconti relativi a bambini nati morti collega il culto di Filippa al fenomeno dei santuari à répit, studiato dalla storiografia come una manifestazione specifica della religiosità tardomedievale.
- Il titolo di beata è storicamente attestato nelle fonti cultuali di Vienne e nei repertori liturgici locali, ma non corrisponde a una beatificazione pontificia formalmente riconosciuta. Le iniziative promosse nella seconda metà del XV secolo per ottenere la beatificazione non ebbero successo.
- La tradizione relativa alla dispersione delle reliquie nel 1567 non è sufficientemente documentata. Gli studi contemporanei distinguono l'episodio dalla documentazione certa relativa ai saccheggi di Vienne durante le guerre di religione.
- Il culto locale è documentato almeno dalla seconda metà del XV secolo, raggiunse una strutturazione liturgica nel 1504 e sopravvisse almeno fino al XVII secolo. Dopo il 1659 non emergono, nelle fonti considerate, attestazioni di una continuità cultuale paragonabile a quella dei secoli precedenti.

Fonti e bibliografia essenziale
- Vie de sainte Philippe de Chantemilan, testo anonimo in francese, composto probabilmente intorno al 1452-1453, conservato in Paris, Bibliothèque nationale de France, nouv. acq. fr. 13628. La base JONAS dell'IRHT identifica l'autore come probabilmente il confessore di Filippa e data il testo agli anni immediatamente successivi alla morte.
- Miracula virginis Philippe, raccolta latina di testimonianze miracolistiche contenuta nel manoscritto BnF nouv. acq. fr. 13628, con verbali relativi agli anni 1453-1480.
- Ulysse Chevalier, Vie et miracles de la bienheureuse Philippe de Chantemilan, documents du XVe siècle publiés d'après le manuscrit de M. Chaper, Valence, J. Céas, Paris, A. Picard, 1894. Edizione moderna fondamentale del dossier medievale.
- Annie Dufour, Anne-Françoise Leurquin-Labie, 'Philippe de Chantemilan', in L'épaisseur du temps. Mélanges offerts à Jacques Dalarun, Turnhout, Brepols, 2021, pp. 481-500. Studio storico e codicologico del dossier manoscritto e della tradizione cultuale.
- Pierrette Paravy, 'Angoisse collective et miracles au seuil de la mort: résurrections et baptêmes d'enfants mort-nés en Dauphiné au XVe siècle', in La mort au Moyen Âge, Strasbourg, 1977, pp. 87-102. Studio sui miracoli à répit e sul culto presso la tomba di Filippa.
- Jean-Marie Sansterre, studio sulla sostituzione delle immagini alle reliquie medievali, con analisi del culto della tomba di Filippa de Chantemilan e dell'assenza di miracoli attribuiti a una sua immagine.
- Alexandre Bruel, recensione di Ulysse Chevalier, Vie et miracles de la bienheureuse Philippe de Chantemilan, in Bibliothèque de l'École des chartes, 56, 1895, pp. 179-181.
- Alexandre Bruel, recensione di abbé Reure, Une sainte forézienne. La bienheureuse Philippe de Chantemilan, in Bibliothèque de l'École des chartes, 58, 1897, p. 693.

Aggiunto/modificato il 25 settembre 2026