Santa Fortunata
Martire venerata a Patria
Festa: 15 ottobre
Nascita-morte: † Cesarea di Palestina, inizio del IV sec.
Nascita - morte:
† Cesarea di Palestina, inizio del IV sec.
Festa:
15 ottobre
Etimologia:
Dal latino Fortunatus, femminile Fortunata, 'favorita dalla fortuna', 'fortunata'.
Emblema:
Palma
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 15 ottobre
E' una martire cristiana il cui culto è legato fin dall'antichità a Patria, l'antica località campana presso il lago omonimo, nell'area di Liternum. Il suo profilo storico è tuttavia difficile da ricostruire perché la memoria liturgica campana e quella della martire Fortunata di Cesarea di Palestina sono state progressivamente sovrapposte. Diversi manoscritti del Martirologio Geronimiano ricordano infatti una Fortunata a Patria il 12 o il 15 ottobre, mentre una tradizione agiografica successiva identifica la martire con una giovane cristiana di Cesarea, morta durante la persecuzione di Diocleziano, e riferisce il trasferimento delle sue reliquie in Campania. La Passio attribuita al prete Autperto, composta nel X secolo, collega Fortunata ai martiri Carponio, Evaristo e Prisciano e racconta una traslazione dei loro corpi prima a Patria e poi a Napoli. L'antichità del culto campano è invece documentata indipendentemente dalla Passio attraverso le testimonianze martirologiche e la presenza di una chiesa dedicata a Fortunata presso il lago di Patria ancora attestata nel 986.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le notizie più antiche non permettono di ricostruire la vita personale di Fortunata. Il Martirologio Geronimiano, nella sua complessa tradizione manoscritta, conserva una memoria di Fortunata associata a Patria in Campania. La collocazione geografica è importante perché mostra che il culto della martire era già collegato a questa località indipendentemente dalla successiva narrazione della sua passione. Le differenti copie del martirologio collocano la memoria al 12 oppure al 15 ottobre, segno di una tradizione calendaria non perfettamente uniforme.
La località chiamata Patria apparteneva all'area dell'antica Liternum, presso il lago che conserva ancora oggi il nome di Lago Patria. La presenza cristiana nella zona è documentata nella tarda antichità e l'archeologia ha individuato, nel 1933, i resti di una piccola basilica paleocristiana attribuita alla tradizione di santa Fortunata. La costruzione, posta fuori dall'area urbana antica lungo la via Domiziana, è stata generalmente datata al V secolo, ma la sua precisa relazione con le reliquie della martire non può essere dimostrata con certezza.
L'identificazione con la martire di Cesarea
Una tradizione agiografica medievale identifica la Fortunata venerata a Patria con una martire di Cesarea di Palestina. La fonte fondamentale è una Passio attribuita al prete Autperto e composta nel X secolo, dunque circa cinque secoli dopo l'epoca alla quale vengono riferiti gli eventi. Secondo questo racconto, Fortunata era cristiana e proveniva da Cesarea; con lei subirono il martirio tre fratelli, Carponio, Evaristo e Prisciano. La Passio colloca il martirio durante la persecuzione di Diocleziano e descrive la successiva traslazione dei corpi verso la Campania.
Il racconto di Autperto contiene numerosi particolari propri della letteratura agiografica e non dispone di una testimonianza contemporanea indipendente che consenta di verificarli. Gli stessi Bollandisti, nell'edizione degli Acta Sanctorum, sottolineavano la grande distanza cronologica tra il martirio e la redazione della Passio, osservando che Autperto scrisse dopo la traslazione dei corpi e dovette quindi ricorrere alla tradizione locale e a racconti trasmessi dai marinai.
La cronologia proposta per il martirio deriva anch'essa dalla ricostruzione della Passio. Gli Acta Sanctorum lo collocano nel 303 o nell'anno successivo, sulla base del riferimento alla persecuzione di Diocleziano e alla presenza di Urbano come governatore della Palestina. Si tratta tuttavia di una datazione ricostruttiva e non di una data conservata da una testimonianza contemporanea.
La traslazione a Patria e Napoli
Secondo la Passio di Autperto, i corpi dei quattro martiri furono sottratti dai marinai a Cesarea e trasportati via mare fino alla Campania, dove furono deposti a Patria. Gli abitanti avrebbero quindi costruito una basilica per custodirli. Il racconto appartiene alla tradizione agiografica e non può essere utilizzato come prova indipendente dell'origine palestinese delle reliquie.
La stessa tradizione riferisce poi una traslazione da Patria a Napoli sotto il vescovo Stefano II. La cronologia precisa dell'operazione non è sicura. Stefano II fu vescovo di Napoli nella seconda metà dell'VIII secolo e fece costruire presso il monastero di San Gaudioso una basilica dedicata a Fortunata. Una testimonianza trasmessa dagli Acta Sanctorum riferisce che il corpo della martire fu portato dalla chiesa di Patria e deposto nella basilica di San Gaudioso.
Il racconto medievale collega la traslazione al periodo di Costantino VI e Irene, ma la cronologia indicata dalla Passio presenta problemi. Gli stessi Bollandisti rilevarono l'incompatibilità tra alcune indicazioni cronologiche del testo e la successione effettiva dei governanti dell'Impero e della sede romana. Per questo non è possibile fissare con sicurezza l'anno della traslazione.
Il culto a Patria nel Medioevo
L'esistenza di un culto locale è meglio documentata della biografia della martire. Un documento del 986, conservato nella tradizione documentaria dell'area di Aversa, registra una chiesa di santa Fortunata presso il lago chiamato Patriense. L'atto, relativo a una donazione di Aloara e Landenolfo al monastero di San Lorenzo, descrive la chiesa come allora distrutta e ne precisa la collocazione presso il lago, insieme a terreni ad essa pertinenti.
La testimonianza del 986 è particolarmente significativa perché non dipende dalla Passio per attestare semplicemente l'esistenza del culto: documenta direttamente una chiesa dedicata a Fortunata nell'area di Patria. Essa dimostra quindi la continuità della memoria cultuale nella zona, senza risolvere da sola il problema dell'identità storica della martire.
A Napoli il culto ebbe una sede nel monastero di San Gaudioso e una basilica intitolata a Fortunata. Gli Acta Sanctorum riportano inoltre l'esistenza di un'antica iscrizione relativa alla custodia dei corpi e ricordano una seconda chiesa napoletana dedicata alla santa nel vico Granci, nella regione Furcillense.
Le reliquie
La tradizione napoletana riferisce che le reliquie di Fortunata e dei tre martiri associati alla sua memoria furono trasferite da Patria a Napoli. Nel 1561, secondo la tradizione documentata dagli eruditi napoletani e ripresa dagli Acta Sanctorum, un crollo dell'altare della chiesa di Santa Fortunata nel monastero di San Gaudioso avrebbe portato alla scoperta di un sepolcro contenente un'iscrizione relativa a Fortunata e ai suoi fratelli.
L'episodio della scoperta del 1561 appartiene alla storia successiva delle reliquie e alla tradizione cultuale napoletana. L'iscrizione riferita negli Acta Sanctorum attesta la tradizione secondo cui il corpo di Fortunata e quelli dei tre fratelli erano conservati nello stesso sepolcro, ma non costituisce una prova archeologica dell'identità delle reliquie con una martire originaria di Cesarea.
Non va inoltre identificato automaticamente con la Fortunata di Patria il corpo di una santa omonima conservato a Moquegua, in Perù, giunto in America alla fine del XVIII secolo da una catacomba romana. Le vicende documentarie delle reliquie di Moquegua appartengono a una tradizione distinta e l'omonimia non dimostra l'identità delle due figure.
La questione dell'origine campana o palestinese
La principale questione storico-critica riguarda l'identità della Fortunata di Patria. Una prima interpretazione, sostenuta da Francesco Lanzoni, collegò la martire campana alla Fortunata africana ricordata da san Cipriano, ipotizzando una successiva traslazione delle sue reliquie verso Patria e poi Napoli. Questa ricostruzione non è però dimostrabile con certezza.
Domenico Mallardo propose invece di considerare possibile l'esistenza di una vera martire campana di nome Fortunata. La sua argomentazione si fondava soprattutto sulla testimonianza del codice di Epternaco, che conserva una tradizione collegata a un ambiente campano anteriore alla metà del VII secolo. Anche questa interpretazione non fornisce tuttavia una prova decisiva dell'origine campana della martire.
La distinzione tra queste due ipotesi è importante: il culto di Fortunata a Patria è storicamente attestato, mentre l'identificazione della martire campana con la Fortunata di Cesarea o con un'altra Fortunata non è definitivamente risolta.
La memoria liturgica
La festa celebrata localmente a Patria è il 15 ottobre. La tradizione martirologica antica presenta però date differenti: alcuni manoscritti del Martirologio Geronimiano collocano Fortunata a Patria il 12 o il 15 ottobre, mentre la tradizione relativa alla Fortunata di Cesarea è legata al 14 ottobre. La divergenza riflette la complessa trasmissione delle diverse memorie di Fortunata e non consente di assumere automaticamente che tutte le commemorazioni riguardino una sola persona.
Curiosità
- Nel documento del 986 la chiesa di Santa Fortunata presso il lago Patria compare insieme a un'estensione di ventitré moggi di terra e a diritti relativi alle acque del lago, mostrando che il culto era inserito anche nella struttura patrimoniale degli insediamenti monastici dell'epoca.
- Gli Acta Sanctorum conservano la Passio di Fortunata e dei tre martiri associati con il numero BHL 3081.
Cronologia
- inizio IV secolo - Tradizionale collocazione del martirio di Fortunata a Cesarea di Palestina durante la persecuzione di Diocleziano; la data precisa non è documentata.
- VI-VII secolo - Il Martirologio Geronimiano conserva la memoria di una Fortunata associata a Patria, secondo una tradizione manoscritta che presenta diverse collocazioni cronologiche della commemorazione.
- seconda metà dell'VIII secolo - Il culto di Fortunata da Patria viene trasferito a Napoli sotto il vescovo Stefano II, secondo la tradizione trasmessa dalle fonti agiografiche e cultuali.
- fine VIII-inizio IX secolo - È attestata a Napoli una comunità monastica collegata alla basilica di Santa Fortunata nel complesso di San Gaudioso.
- X secolo - Il prete Autperto compone la Passio di Fortunata e dei martiri Carponio, Evaristo e Prisciano, collegando la loro vicenda a Cesarea, Patria e Napoli.
- 986 - Un atto di Aloara e Landenolfo attesta una chiesa di Santa Fortunata presso il lago Patriense, allora descritta come distrutta e costruita sui propri terreni.
- 5 maggio 1561 - Secondo la tradizione napoletana, il crollo di parte dell'altare nella chiesa di Santa Fortunata a San Gaudioso porta alla scoperta di un sepolcro attribuito alla santa e ai tre martiri associati.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza di un antico culto di Fortunata a Patria è solidamente attestata dalla tradizione del Martirologio Geronimiano e, soprattutto per l'età medievale, dalla documentazione relativa alla chiesa presso il lago Patriense.
- La biografia personale della martire non è ricostruibile con sicurezza. Le informazioni su origine, famiglia, età e modalità del martirio derivano principalmente dalla Passio attribuita ad Autperto, redatta nel X secolo e quindi molto posteriore agli eventi narrati.
- L'identificazione della Fortunata di Patria con la martire di Cesarea di Palestina è una tradizione antica ma non dimostrata. La Passio costituisce la principale fonte per questa identificazione e per la traslazione delle reliquie, mentre la memoria di Fortunata a Patria è attestata anche indipendentemente da essa.
- L'ipotesi di un'origine campana della martire è stata sostenuta da Domenico Mallardo sulla base della tradizione campana conservata nel codice Epternacense; l'ipotesi palestinese è invece legata alla Passio e alla tradizione recepita nel Martirologio Romano. Nessuna delle due ricostruzioni risolve definitivamente il problema dell'identità.
- La traslazione delle reliquie da Patria a Napoli sotto Stefano II appartiene alla tradizione cultuale medievale ed è coerente con l'esistenza della basilica napoletana dedicata a Fortunata, ma la data precisa della traslazione non è stabilibile con certezza.
- Il documento del 986 costituisce una testimonianza particolarmente importante per la storia del culto, perché attesta direttamente una chiesa di Santa Fortunata presso il lago Patriense. Esso non dimostra però l'origine geografica della martire né l'autenticità delle reliquie attribuitele.
- La basilica paleocristiana individuata nell'area di Liternum rafforza il quadro storico di un antico culto cristiano locale, ma l'attribuzione archeologica dell'edificio direttamente alla custodia delle reliquie di Fortunata rimane interpretativa.
- La Fortunata venerata a Patria non deve essere confusa con altre martiri omonime, in particolare con le figure di Fortunata venerate in altri luoghi e con il corpo conservato a Moquegua, la cui provenienza dalle catacombe romane appartiene a una diversa tradizione reliquiaria.
Fonti e bibliografia essenziale
- Acta Sanctorum, October, vol. VI, 14 ottobre, De S. Fortunata virgine ejusque fratribus Carponio, Evaristo et Prisciano martyribus, Parigi-Roma, 1868, pp. 449-453. La raccolta conserva e analizza la Passio attribuita ad Autperto, il materiale martirologico, la storia del culto e le tradizioni relative alle traslazioni.
- Sauget, Joseph-Marie, 'Fortunata, santa, martire, venerata a Patria', in Bibliotheca Sanctorum, vol. V, Roma, Città Nuova Editrice, 1964, coll. 975-976. Lo studio esamina la tradizione di Patria, l'identificazione con la martire di Cesarea, le diverse interpretazioni storiografiche e la storia del culto.
- Mallardo, Domenico, Il calendario marmoreo di Napoli, Roma, 1947. Lo studio riguarda il calendario marmoreo napoletano, importante per la tradizione liturgica medievale relativa a Fortunata.
- Guerra, Michele Attuario, Documenti per la città di Aversa, documento CCVI, anno 986. L'atto di Aloara e Landenolfo registra la chiesa di Santa Fortunata presso il lago Patriense e i beni ad essa pertinenti.
- Rivista di archeologia cristiana, XLV, 1989, pp. 179-188, studio sulla basilica di Santa Fortunata a Liternum.
Biografia
A cura di Joseph-Marie Sauget
Diversi mss. del Martirologio Geronimiano al 12 o al 15 ottobre commemorano Fortunata a Patria (oggi Torre di Patria), in Campania. Il Martirologio Romano, al 14 ottobre, menziona il martirio di Fortunata a Cesarea di Palestina durante la persecuzione di Diocleziano e aggiunge che il suo corpo fu in seguito trasportato a Napoli in Campania. Quest'ultima notizia proviene da una passio tardiva del sec. X, dovuta ad un certo prete Autperto, nella quale egli associa Fortunata a tre altri martiri: Carponio, Evaristo e Prisciano e la data del 14 ottobre deriva dal Calendario marmoreo di Napoli. Poiché i dati di Autperto sono incontrollabili, Fortunata Lanzoni aveva proposto di vedere in Fortunata la santa africana nominata da s. Cipriano, le cui reliquie sarebbero state trasferite a Patria, poi a Napoli. D. Mallardo è di avviso contrario e benché non apporti alcun argomento decisivo, appoggiandosi sul codice Epternacense, che dipende da una fonte campana anteriore alla metà del sec. VII, afferma che niente si oppone a vedere in Fortunata una vera martire della Campania.
E a proposito del culto di Fortunata lo stesso autore scrive: "Nella seconda metà del sec. VIII, il vescovo di Napoli Stefano II trasportò "a Patriensi ecclesia" il culto di s. Fortunata nella chiesa a lei dedicata nel monastero di S. Gaudioso. Un'altra chiesa intitolata a s. Fortunata esisteva a Napoli "in vico Granci regionis Furcillensis". Un documento del 986 ricorda una "ecclesia b. Fortunatae destructa et edificata juxta aqua de lacu que dicitur Patriense": ma l'origine della chiesa doveva essere molto antica, poiché essa è detta distrutta e poi riedificata". Il Martirologio Romano al 15 ottobre commemora un Fortunato martire a Roma sulla via Aurelia. I commentatori del Martirologio, però, fanno giustamente rilevare che nel Geronimiano, da una cattiva lettura del quale proviene questa commemorazione, in quel giorno non si celebra che la Fortunata venerata a Patria.

