Santi Florido (Fiorenzo) di Città di Castello e Amanzio

Vescovo e sacerdote

Festa: 13 novembre

Nascita-morte: Città di Castello, circa 520 - Pieve de' Saddi, 13 novembre 599

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Nascita - morte:
Città di Castello, circa 520 - Pieve de' Saddi, 13 novembre 599

Festa:
13 novembre

Patronato:
Patroni della città e della diocesi di Città di Castello

Etimologia:
Florido dal latino floridus, 'fiorente, rigoglioso'; Fiorenzo dal latino Florentius, 'fiorente'; Amanzio dal latino Amantius, connesso ad amare, 'colui che ama'

Emblema:
Florido con insegne episcopali; Amanzio in abiti sacerdotali

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 13 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Città di Castello in Umbria, commemorazione dei santi Fiorenzo, vescovo, del quale il papa san Gregorio Magno attesta la retta dottrina e santità di vita, e Amanzio, suo sacerdote, pieno di carità per gli ammalati e di ogni virtù.

Florido, detto anche Fiorenzo, vescovo di Tifernum Tiberinum, l'odierna Città di Castello, e Amanzio, sacerdote suo collaboratore, appartengono alla storia religiosa dell'Umbria nella seconda metà del VI secolo. La loro memoria è legata alla ripresa della città dopo le devastazioni della guerra greco-gotica e alla ricostituzione della comunità cristiana. Una testimonianza particolarmente autorevole è offerta da papa Gregorio Magno, che nei Dialoghi ricorda Florido come vescovo degno di fede e di santa vita e riferisce l'opera di Amanzio a favore degli infermi. I dettagli della giovinezza, della fuga a Perugia e della ricostruzione cittadina provengono invece soprattutto dalla Vita di Florido composta dal diacono Arnolfo nell'XI secolo, molti secoli dopo gli avvenimenti. La distinzione fra questi livelli documentari è essenziale per comprenderne la vicenda. La cattedrale tifernate custodisce la memoria e le reliquie dei due santi, venerati insieme come patroni della città e della diocesi. La loro solennità comune ricorre il 13 novembre, secondo un'antica attestazione liturgica locale recuperata nel calendario diocesano contemporaneo.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Il territorio tifernate nel VI secolo
L'antica Tifernum Tiberinum, centro dell'alta valle del Tevere corrispondente all'odierna Città di Castello, possedeva una comunità cristiana organizzata già prima dell'epoca di Florido. Il primo vescovo storicamente documentato è Eubodio, attestato al sinodo romano del 465. L'esistenza di una sede episcopale nel V secolo impedisce dunque di considerare Florido il fondatore della diocesi in senso istituzionale. Il suo ruolo, secondo la memoria ecclesiastica locale, fu piuttosto quello di riorganizzare una Chiesa e una città gravemente provate dagli sconvolgimenti del secolo successivo.
La guerra fra l'impero romano d'Oriente e il regno ostrogoto, iniziata nel 535, investì ripetutamente l'Italia centrale. Le campagne di Totila, sovrano ostrogoto dal 541, e la lotta per il controllo delle città determinarono distruzioni, spostamenti di popolazione e crisi delle strutture civili. In questo quadro si colloca la tradizione che associa Florido e Amanzio alla ricostruzione di Tifernum. Il contesto storico generale è certo; l'entità precisa dei danni cittadini e le singole iniziative attribuite ai due santi sono invece conosciute prevalentemente attraverso racconti posteriori.

Florido e Amanzio nella tradizione biografica
La Vita Floridi, composta negli anni Settanta dell'XI secolo dal diacono Arnolfo, canonico della cattedrale di Arezzo, costituisce il più antico racconto biografico ampio oggi conosciuto relativo a Florido e ai suoi compagni. La distanza di circa cinque secoli dai fatti impone cautela, pur senza negare che l'autore possa aver raccolto tradizioni precedenti conservate nell'ambiente tifernate. Secondo tale narrazione Florido sarebbe nato a Tifernum intorno al 520, avrebbe ricevuto una formazione letteraria e religiosa e sarebbe stato ordinato diacono verso il 542. Queste indicazioni cronologiche non sono confermate da documenti coevi indipendenti.
Il racconto colloca poi Florido, Amanzio e Donnino a Perugia, dove si sarebbero rifugiati a causa delle operazioni militari di Totila. Il vescovo Ercolano avrebbe ordinato Florido sacerdote e gli avrebbe affidato una missione presso Fortunato, vescovo di Todi. Durante il viaggio, presso Pantalla, Florido avrebbe ottenuto la guarigione di un indemoniato. L'episodio appartiene alla narrazione agiografica: non è una guarigione attestata da una relazione del VI secolo. La presenza di Ercolano e Fortunato, figure effettivamente appartenenti alla storia ecclesiastica umbra, rende il racconto plausibile nel suo ambiente, ma non dimostra ogni particolare della missione.
Per Amanzio le informazioni personali sono ancora più limitate. La tradizione lo presenta come presbitero vicino a Florido e partecipe delle sue fatiche pastorali. Non sono accertati il luogo di nascita, la famiglia, l'anno di ordinazione o la data esatta della morte. Il nome di Donnino, ricordato come laico o eremita, completa nella memoria locale il gruppo dei collaboratori; non va però confuso con un ulteriore vescovo o con un sacerdote senza una fonte che lo attesti.

La testimonianza di Gregorio Magno
Il documento più vicino all'epoca dei due santi è costituito dai Dialoghi di papa Gregorio Magno, composti negli ultimi anni del VI secolo. Nel libro III, capitolo 35, Gregorio menziona esplicitamente Florido, vescovo di Tifernum Tiberinum, e ne sottolinea l'affidabilità e la santità di vita. Florido gli aveva parlato di un sacerdote chiamato Amanzio, uomo di particolare semplicità, al quale veniva attribuita la capacità di assistere e guarire i malati mediante la preghiera e l'imposizione delle mani.
Il testo è importante per due ragioni. Anzitutto documenta la contemporaneità dei due ecclesiastici e il rapporto diretto fra loro: Amanzio non è soltanto una figura comparsa nella leggenda medievale di Florido. Inoltre Gregorio dichiara di aver voluto incontrare personalmente il sacerdote. Narra infatti di averlo ospitato in un ambiente dove si trovavano degli infermi e descrive la guarigione di un uomo colpito da grave agitazione, dopo la preghiera di Amanzio nell'oratorio. La notizia è tramandata in un'opera di carattere religioso e miracoloso, non in un verbale clinico; resta tuttavia una testimonianza antica, molto più prossima ai protagonisti rispetto alla Vita di Arnolfo.
Gregorio riferisce anche racconti relativi al potere di Amanzio sui serpenti mediante il segno della croce. Il valore storico di queste narrazioni non consiste nella possibilità di verificarne materialmente ogni evento, ma nell'attestare la fama di santità e di virtù taumaturgica che circondava il presbitero quando egli era ancora ricordato da persone del suo tempo. Il pontefice presenta Florido come garante della notizia, rendendo particolarmente significativa la relazione fra il vescovo tifernate, il suo sacerdote e la Chiesa romana.
Un aspetto filologico merita attenzione. Alcune versioni antiche e traduzioni hanno alterato il nome della sede episcopale, favorendo confusioni con Todi o con altre città. La lettura latina che identifica Florido come vescovo di Tifernum Tiberinum è decisiva per riconoscere correttamente i due santi di Città di Castello. La testimonianza gregoriana non deve quindi essere attribuita a un Florido vescovo di Tivoli o a un Amanzio di diversa provenienza.

La ricostruzione della città e l'episcopato
Secondo la tradizione tifernate, dopo la caduta di Perugia e la morte del vescovo Ercolano, Florido tornò nella città natale, trovandola profondamente danneggiata. Con Amanzio e Donnino avrebbe riunito gli abitanti e promosso il recupero delle case, delle mura e soprattutto della vita ecclesiale. La ricostruzione materiale e quella spirituale sono strettamente associate nella narrazione locale: il vescovo appare come guida religiosa e punto di riferimento civile in un periodo in cui le strutture pubbliche erano fragili.
La ricostituzione della comunità tifernate nella seconda metà del VI secolo trova riscontro nelle sintesi storiche della diocesi e nella continuità successiva della sede episcopale. È invece difficile attribuire con sicurezza a Florido ogni edificio o intervento urbano menzionato nelle narrazioni medievali. Anche la costruzione di una nuova cattedrale, tradizionalmente dedicata a san Lorenzo, è parte della memoria storica della Chiesa locale, ma non se ne possiede un resoconto edilizio contemporaneo paragonabile a un atto di fondazione.
Le biografie tradizionali riferiscono che Florido sarebbe stato scelto vescovo per volontà della popolazione e con l'assenso di papa Pelagio. La formula presenta problemi di precisione: i pontefici chiamati Pelagio furono due, e la cronologia proposta per l'inizio dell'episcopato non è uniforme. La data del 580, frequentemente ripetuta, va quindi intesa come cronologia tradizionale e non come anno stabilito da un documento di nomina conservato. Ciò che risulta sicuro è che Florido esercitava l'episcopato tifernate all'epoca in cui Gregorio Magno ne raccolse la testimonianza.
Amanzio è ricordato come sacerdote e non come successore episcopale di Florido. Il suo profilo, quale emerge dalla testimonianza gregoriana, è caratterizzato dalla vicinanza ai malati, dalla preghiera e dalla semplicità di vita. La tradizione successiva lo colloca anche accanto al vescovo nella rinascita cittadina. Le due dimensioni non si escludono, ma appartengono a livelli documentari diversi e non possono essere trattate come se avessero la stessa certezza.

Gli ultimi anni e la memoria della morte
La tradizione colloca la morte di Florido il 13 novembre 599, talvolta presso Pieve de' Saddi. Le ricostruzioni storiche istituzionali della diocesi ammettono anche l'anno 600. L'oscillazione mostra che la data annuale non è fissata con assoluta certezza, mentre il 13 novembre si è affermato come giorno della sua commemorazione. Per Amanzio non è disponibile una data di morte altrettanto definita. Non è storicamente necessario supporre che i due siano morti lo stesso giorno: la loro festa comune esprime soprattutto un vincolo di memoria e di culto.
Il culto di Florido e Amanzio si radicò nella comunità tifernate. La loro associazione come patroni è documentata dalla dedicazione della cattedrale nei primi decenni dell'XI secolo, indicata nelle fonti locali con il 1023, mentre altre ricostruzioni menzionano il 1032. Non è corretto appianare senza riserve questa divergenza: può dipendere da differenti fasi costruttive e celebrative, ma la documentazione consultata non consente di stabilirlo definitivamente. La cattedrale conserva nella cripta i resti venerati dei due patroni, insieme alle reliquie di san Crescenziano.

La trasmissione medievale e la festa liturgica
La redazione della Vita Floridi da parte di Arnolfo, nell'XI secolo, risponde a un ambiente ecclesiastico ormai profondamente diverso da quello dei protagonisti. Il testo ordina e sviluppa il ricordo di Florido, Amanzio e Donnino secondo i modelli agiografici del tempo. È una testimonianza fondamentale della memoria medievale, ma non può sostituire il racconto gregoriano come fonte coeva. Il suo interesse risiede anche nel mostrare come Città di Castello interpretasse la propria rinascita urbana e religiosa attraverso l'esempio dei patroni.
Il calendario della canonica della cattedrale, databile all'incirca fra il 1153 e il 1167, registra il 13 novembre la memoria congiunta di Florido e Amanzio. È una prova liturgica particolarmente importante, perché attesta la loro associazione cultuale prima dell'età moderna. Nei secoli successivi le celebrazioni conobbero differenziazioni: Amanzio fu festeggiato anche il 26 settembre, mentre Florido rimase legato al 13 novembre. Gli Acta Sanctorum, nella trattazione di Amanzio al 26 settembre, documentano le discussioni erudite e le disposizioni liturgiche seicentesche riguardanti i due culti.
Il calendario diocesano del 1981 ha ricondotto la solennità comune al 13 novembre, recuperando l'antica attestazione castellana. Ancora oggi la diocesi celebra Florido e Amanzio come patroni, e la cattedrale a loro dedicata rappresenta il principale luogo di riferimento della devozione. La continuità del culto non risolve automaticamente tutte le questioni biografiche, ma dimostra quanto profondamente la loro memoria sia entrata nella storia religiosa e civile dell'alta valle del Tevere.

Biografia

A cura di Carmelo Randello

San Florido nacque a Città di Castello nel 520 (allora denominato Tiferno Tiberino). 
I suoi genitori morirono quando lui era ancora in giovane età, studiò lettere e teologia. 
Verso l'anno 542 il vescovo lo nominò diacono. 
Qualche tempo dopo Florido insieme ai suoi compagni Amanzio e Donnino, fuggirono a Perugia, poiché Città di Castello era stata assediata dalle truppe di Totila. Qui il vescovo Ercolano dopo averlo conosciuto e apprezzato le sue doti lo ordinò sacerdote. Nel 544 a Pantalla, un villaggio nelle vicinanze di Todi, con la preghiera S. Florido guarì un energumeno indemoniato, fu questo il suo primo miracolo. 
Dopo sette anni di assedio Perugia, cedette per la fame, il vescovo Ercolano fu ucciso e dopo un po’ di tempo si vide qualche spiraglio di pace. 
Florido fece ritornò a Città di Castello che trovò distrutta. Insieme ai concittadini superstiti edificò, una fortezza sopra le rovine della città. Furono ricostruite le case e le chiese; la città iniziò una nuova vita. Nel frattempo era morto anche il vescovo, il Papa Pelagio accolse la preghiera dei cittadini e Florido fu eletto vescovo. Fu impegnato sempre nel predicare la Parola di Dio. Amministrò con giustizia e carità. Tra i suoi amici si annovera S. Gregorio Magno.Morì a Pieve de' Saddi il 13 novembre 599 fu assistito da tre vescovi, uno dei quali Lorenzo, vescovo di Arezzo.

Approfondimenti

La fonte più vicina ai protagonisti è il libro III, capitolo 35, dei Dialoghi di Gregorio Magno. Il pontefice conosce Florido come vescovo di Tifernum Tiberinum e racconta di aver incontrato Amanzio: questa testimonianza rende storicamente riconoscibile la coppia dei santi, mentre la Vita composta da Arnolfo nell'XI secolo ne sviluppa la biografia tradizionale.
La storia della festa mostra una significativa evoluzione: attestazione congiunta al 13 novembre nel calendario capitolare del XII secolo, successiva celebrazione separata di Amanzio al 26 settembre e ritorno alla solennità comune nel calendario diocesano del 1981.

Cronologia

- 465: Eubodio è attestato come vescovo di Tifernum Tiberinum, segno dell'esistenza della diocesi prima di Florido.
- Metà del VI secolo: guerra greco-gotica e crisi della città; a questo periodo la tradizione riferisce l'attività di Florido e Amanzio.
- Fine del VI secolo: Gregorio Magno testimonia nei Dialoghi la figura del vescovo Florido e del sacerdote Amanzio.
- 599 o 600: morte di Florido secondo la cronologia tradizionale e le ricostruzioni diocesane.
- 1023 (secondo una tradizione documentaria locale; altre ricostruzioni indicano 1032): dedicazione della cattedrale ai santi patroni.
- Anni Settanta dell'XI secolo: Arnolfo compone la Vita Floridi.
- 1153-1167 circa: un calendario capitolare attesta la memoria congiunta del 13 novembre.
- 1981: il calendario diocesano riunisce la festa dei due patroni al 13 novembre.

Valutazione storico-critica

- Storicamente solida è l'identificazione di Florido quale vescovo di Tifernum Tiberinum e di Amanzio quale sacerdote a lui vicino: entrambi sono attestati nei Dialoghi di Gregorio Magno, III, 35.
- La Vita Floridi di Arnolfo è una fonte agiografica dell'XI secolo, lontana circa cinque secoli dagli avvenimenti; i particolari su nascita, formazione, fuga, missioni e ricostruzione devono essere presentati come tradizione.
- Le guarigioni narrate da Gregorio attestano una fama di santità già nel VI secolo; la natura miracolosa degli episodi appartiene alla testimonianza religiosa della fonte.
- Le date di inizio episcopato e morte non sono stabilite con certezza; per Florido si incontrano 599 e 600. La morte di Amanzio non è databile con sicurezza.
- L'oscillazione fra 1023 e 1032 per la dedicazione della cattedrale non deve essere cancellata senza una verifica dei relativi atti.
- Alcune trasmissioni testuali hanno confuso Tifernum con Todi o altri luoghi; la testimonianza latina gregoriana identifica esplicitamente Tifernum Tiberinum.

Fonti e bibliografia essenziale

- Gregorio Magno, Dialogi, libro III, capitolo 35; edizione critica a cura di Adalbert de Vogüé, Grégoire le Grand, Dialogues, Sources Chrétiennes, voll. 251, 260, 265, Paris, Cerf, 1978-1980.
- Arnolfo, Vita sancti Floridi, testo agiografico composto negli anni Settanta dell'XI secolo; attribuzione e datazione riportate dalla Diocesi di Città di Castello.
- Acta Sanctorum, Septembris, trattazione di sanctus Amantius presbyter et confessor, al 26 settembre.
- Diocesi di Città di Castello, Solennità dei Santi Florido e Amanzio, comunicazione storica e liturgica del 26 ottobre 2017.
- Museo del Duomo di Città di Castello, Territorio, sezioni sulle origini e sui secoli VI-XII; La Cattedrale, ricostruzione storica e artistica.
- Conferenza Episcopale Italiana, BeWeB, Diocesi di Città di Castello, profilo storico della diocesi; Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, scheda dell'edificio.
- Jerzy Szafranowski, Presbyters in the Late Antique West, scheda ER 1491, Presbyter Amantius, 2018.

Patronati

  • Città di Castello (PG)
  • Città di Castello (PG), Diocesi di

Aggiunto/modificato il 22 ottobre 2026