Santa Veneranda

Martire

Festa: 14 novembre

Nascita-morte: Gallia, Francia, circa II sec. - circa II sec.

Immagini di Santa Veneranda Martire

Nascita - morte:
Gallia, Francia, circa II sec. - circa II sec.

Festa:
14 novembre

Etimologia:
Dal latino venerandus, 'degno di venerazione'

Emblema:
Palma del martirio; a Ercolano anche crocifisso e bastone da pellegrina

Categoria: I santi che iniziano con la lettera V

Calendario: I santi del 14 novembre

E' una figura della tradizione agiografica latina ricordata il 14 novembre come vergine e martire. Un racconto raccolto nel tardo Medioevo la colloca nel II secolo, la dice originaria della Gallia e ne situa il martirio sotto Antonino Pio; nessuno di questi particolari è però confermato da una testimonianza contemporanea. La sua memoria si intreccia con quella della martire orientale Parasceve, il cui nome, legato al venerdì, fu accostato alle forme italiane Venera e Veneranda. L'identificazione delle due figure rimane discussa. Il culto è attestato in diverse località italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, dove si conservano tradizioni e immagini di epoca moderna. Una particolare testimonianza è la devozione sviluppatasi a Resina, oggi Ercolano, attorno a una reliquia attribuita alla santa nel Seicento. Non va invece confusa automaticamente con la Veneranda raffigurata nelle catacombe romane di Domitilla: l'affresco documenta una defunta cristiana di quel nome, non la sua identità con la martire dei racconti agiografici. La memoria del 14 novembre appartiene alla tradizione martirologica precedente alla revisione moderna.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le testimonianze e il problema delle origini
Le notizie tradizionali su Veneranda non provengono da atti processuali romani né da testimonianze del II secolo. La ricostruzione più diffusa la presenta come vergine cristiana nata in Gallia e uccisa durante il principato di Antonino Pio, tra il 138 e il 161. Una testimonianza letteraria identificabile è il Catalogus sanctorum di Pietro de' Natali, vescovo di Equilio, compilato nel XIV secolo. La distanza di oltre un millennio dai fatti narrati impedisce di utilizzare la sua esposizione come cronaca contemporanea.
La menzione della Gallia costituisce un elemento della tradizione occidentale. Non sono noti documenti che permettano di individuare una città di nascita, una famiglia o una comunità cristiana di appartenenza. La collocazione sotto Antonino Pio, frequente in racconti di martiri, non permette da sola di accertare una persecuzione specifica o il luogo di una condanna. Anche l'attribuzione del martirio a Roma, presente in versioni della tradizione, non è dimostrata indipendentemente.

Il racconto agiografico del martirio
Biografie devozionali più sviluppate attribuiscono alla giovane genitori cristiani, talora chiamati Agatone e Polena o Ippolita, un'opera di istruzione delle catecumene e un viaggio verso Roma. Compaiono inoltre un magistrato di nome Asclepio o Asclepiade, supplizi e infine la decapitazione. Questi elementi appartengono a narrazioni di trasmissione tarda e non possiedono il valore probatorio di atti autentici del martirio.
Alcune versioni assegnano alla santa una nascita nell'anno 100 e una morte nel 143 o nel 144. Altre mantengono una cronologia più generica. Non esiste un fondamento sufficiente per preferire tali anni precisi; la differenza tra le versioni riflette piuttosto l'elaborazione progressiva del racconto. Anche l'età di trentanove anni attribuita alla protagonista in alcuni repertori non può essere verificata.
Il titolo di martire esprime dunque la classificazione cultuale ricevuta nella tradizione, non una ricostruzione giudiziaria dimostrabile. Non si conoscono con sicurezza il giorno della morte, la sepoltura originaria o i nomi di testimoni oculari.

Il rapporto con Parasceve
Il confronto con santa Parasceve è centrale per comprendere la trasmissione del nome. Il greco paraskeué significa 'preparazione' e, nell'uso ebraico e cristiano, designa il venerdì, giorno che precede il sabato. La tradizione orientale conosce una martire Parasceve, la cui vita leggendaria è stata ambientata anch'essa sotto Antonino Pio. Nelle aree di influenza greca dell'Italia meridionale il nome della santa è stato reso o associato a Venera e Veneranda.
L'affinità onomastica e la somiglianza dei racconti spiegano perché devozioni locali abbiano sovrapposto le figure. Non dimostrano però che la Veneranda ricordata il 14 novembre e la Parasceve festeggiata il 26 luglio siano storicamente una sola persona. È possibile che una tradizione agiografica sia stata tradotta, adattata e rielaborata in più ambienti; rimane comunque necessario distinguere la storia della devozione dall'identità biografica.

La memoria liturgica occidentale
Veneranda figura al 14 novembre in precedenti edizioni del Martirologio Romano. L'edizione rinnovata del 2004 non ne conserva la commemorazione: questa differenza è significativa, perché il calendario tradizionale e il martirologio attuale non coincidono sempre. L'assenza dal testo riveduto non cancella automaticamente ogni culto locale, ma impedisce di presentare la commemorazione come una voce del Martirologio Romano vigente.
Le feste celebrate in località italiane possono inoltre cadere in giorni differenti, in particolare il 26 luglio, data collegata a Parasceve. La pluralità delle date non costituisce prova di diverse morti storicamente accertate: riflette la stratificazione dei calendari e delle tradizioni.

Il culto nell'Italia meridionale
La venerazione di Venera o Veneranda si incontra in Sicilia, Calabria e Campania, con sviluppi locali non sempre riconducibili a una sola origine. Ad Acireale la santa è patrona e protagonista di un'articolata tradizione cittadina. I racconti che la vogliono nata o martirizzata nel territorio acese esprimono una localizzazione devozionale differente dalla versione gallica e romana. Le due localizzazioni non possono essere entrambe accettate come fatti senza ulteriori prove.
Un episodio meglio collocabile nella storia moderna riguarda la basilica di Santa Maria a Pugliano, a Resina, oggi Ercolano. Secondo la memoria locale, nel Seicento, durante il pontificato di Alessandro VII, una reliquia attribuita a Veneranda e il corpo attribuito al martire Massimo passarono attraverso ambienti dei Carmelitani Scalzi. Padre Simone dello Spirito Santo, del convento di Torre del Greco, li destinò alla cappella dello Spirito Santo della basilica. La devozione si espresse anche mediante altari dedicati ai due martiri.
La provenienza riferita per queste reliquie non basta a dimostrare l'identità delle spoglie con la martire del II secolo. Il loro interesse storico riguarda soprattutto la circolazione delle reliquie e l'organizzazione del culto in età moderna.

Le immagini e la perdita della reliquia a Resina
Una tela seicentesca conservata nella tradizione della basilica raffigura Veneranda con il crocifisso, il bastone da pellegrina e la palma del martirio; compare anche la colomba dello Spirito Santo. La presenza di un'iscrizione greca che richiama Parasceve accanto alla denominazione italiana testimonia l'accostamento delle due identità nel contesto devozionale locale. È una prova della loro associazione cultuale, non una conferma della loro coincidenza storica.
La tradizione ercolanese ricorda che, durante gli eventi bellici del 14 giugno 1799, furono sottratti l'argento che rivestiva un busto-reliquiario e la reliquia custodita al suo interno. Il busto di rame sarebbe rimasto nella basilica. La vicenda appartiene alla storia materiale della venerazione e ai traumi subiti dagli arredi sacri durante la crisi della Repubblica Partenopea.

La Veneranda delle catacombe di Domitilla
Nelle catacombe di Domitilla a Roma è conservata una raffigurazione paleocristiana nella quale santa Petronilla accoglie una defunta chiamata Veneranda. La pittura fu studiata da Giovanni Battista de Rossi dopo le scoperte ottocentesche e costituisce una testimonianza archeologica reale del nome. Veneranda è presentata come orante, mentre Petronilla è riconoscibile grazie all'iscrizione e al contesto figurativo.
Il dipinto non attribuisce alla defunta il titolo di martire e non contiene gli episodi della passione ambientata sotto Antonino Pio. Perciò non dimostra che la donna sepolta nelle catacombe sia la santa commemorata il 14 novembre. La distinzione è importante: la presenza antica di una cristiana chiamata Veneranda non autentica retroattivamente la biografia medievale.

Persistenza e significato del culto
La memoria di Veneranda mostra come una figura agiografica possa acquistare rilevanza religiosa attraverso tradizioni linguistiche, feste cittadine, reliquiari e immagini, anche quando la biografia originaria resta incerta. Le forme Venera, Veneria e Veneranda non devono essere automaticamente trattate come testimonianze di tre persone differenti né, all'opposto, come prova che ogni devozione locale abbia sempre avuto un unico soggetto storico.
La storia verificabile della santa è soprattutto storia della trasmissione del culto. Le narrazioni del martirio, la ricezione del nome greco Parasceve, le testimonianze figurative e le pratiche locali appartengono a livelli cronologici diversi. Riconoscerli permette di descrivere il valore culturale e religioso della venerazione senza trasformare in fatti accertati i dettagli leggendari.

Biografia

A cura di Antonio Borrelli

Il nome è di origine latina e significa ‘degno di venerazione’. Di Veneranda si sa poco, tra l’altro è l’unica santa con questo nome, mentre di Venerando ce ne sono tre. 
Nel ‘Catalogo Sanctorum’ redatto negli anni 1369-1372, dal veneziano Pietro de Natalibus, al capitolo 61 è citata s. Veneranda vergine, nata in Gallia (Francia) nel II secolo e martire a Roma durante la persecuzione al tempo dell’imperatore Antonino (138-161). 
La celebrazione riportata al 14 novembre è stata trasferita alla stessa data nel ‘Martirologio Romano’. Detto questo ritroviamo la santa in certi episodi che riguardano la basilica di S. Maria a Pugliano in Ercolano (NA); 
Verso la metà del secolo XVII all’epoca di papa Alessandro VII, fu donato, come usanza nei secoli passati, al Procuratore Generale dei Carmelitani Scalzi in Roma, il corpo di s. Massimo martire, prelevato dalla catacomba di s. Ciriaca e una reliquia insigne di s. Veneranda martire. 
Queste reliquie furono donate a sua volta a padre Simone dello Spirito Santo, anch’egli carmelitano del convento di Torre del Greco, vicinissimo ad Ercolano; essendo egli molto devoto della cappella dello Spirito Santo posta nella antica basilica, dona come attestato di questa devozione le suddette reliquie; i fedeli di Ercolano, che allora si chiamava Resina, accolsero con fede e gioia questo dono, anche con pubbliche feste ed eressero nella Cappella dello Spirito Santo due altari uno dedicato a s. Massimo e l’altro a s. Veneranda e instaurando nel paese una forte devozione per i due santi martiri. 
La santa è raffigurata su una grande tela della metà del ‘600 posta sopra l’altare, sta in piedi con sulla testa la colomba dello Spirito Santo, con la destra stringe il crocifisso, con la sinistra impugna un bastone da pellegrino e la palma del martirio. 
La reliquia incastonata al centro di un mezzo busto di rame ricoperto d’argento, fu asportata dai francesi insieme all’argento, durante la battaglia del 14 giugno 1799, al tempo della repubblica Partenopea; nella basilica è rimasto solo il mezzo busto di rame. 
Nella città di Ercolano vi era una strada intitolata alla santa come pure a lei erano dedicate due chiesette. Sul quadro menzionato vi è la scritta in caratteri greci “Aghia Paraskebe” e poi in italiano “S. Veneranda v. m.”; questo conferma che anche in Oriente vi è un culto per questa santa, che importanti testi agiografici dicono che è Santa Parasceve, martire sotto Antonino Pio verso il 160 e celebrata il 26 luglio e che nell’Italia Meridionale è venerata con i nomi di s. Venera, Veneria o Veneranda. 
Che si tratti della stessa persona venerata con due nomi diversi ci sembra non attestabile, anche se certi punti combaciano, del resto la ‘Vita’ di s. Parasceve è tutto un elaborato fantasioso poco attendibile.

Approfondimenti

La testimonianza archeologica e i limiti dell'identificazione
La scena di Petronilla e Veneranda nelle catacombe di Domitilla è una fonte figurativa di epoca paleocristiana, indipendente dalle vite tardomedievali. Essa attesta il nome della defunta e un linguaggio cristiano della speranza nella vita eterna. Non attesta però una condanna giudiziaria né la morte sotto Antonino Pio. Il caso esemplifica la differenza tra attestazione archeologica di un nome e identificazione agiografica di una martire.

Cronologia

- II secolo - Epoca nella quale le narrazioni agiografiche collocano tradizionalmente la vita e il martirio.
- XIV secolo - Pietro de' Natali raccoglie la memoria della vergine Veneranda nel Catalogus sanctorum.
- XVII secolo - A Resina si sviluppa la venerazione di una reliquia attribuita alla santa nella basilica di Santa Maria a Pugliano.
- 14 giugno 1799 - La tradizione ercolanese colloca la sottrazione della reliquia e del rivestimento d'argento del busto.
- 1874 - Giovanni Battista de Rossi studia l'affresco con Petronilla e la defunta Veneranda nelle catacombe di Domitilla.
- 2004 - La commemorazione non compare nell'edizione riveduta del Martirologio Romano.

Valutazione storico-critica

- Il martirio nel II secolo, la provenienza gallica e i dettagli familiari dipendono da tradizioni tarde e non sono storicamente accertati.
- L'identificazione con Parasceve è sostenuta da corrispondenze onomastiche e cultuali, non da una prova biografica indipendente.
- La Veneranda rappresentata a Domitilla è una defunta storicamente attestata, ma la sua identificazione con la martire del 14 novembre non è dimostrata.
- Le vicende delle reliquie a Ercolano documentano la storia moderna del culto, non l'autenticità materiale dell'attribuzione.
- La memoria del 14 novembre appartiene al Martirologio Romano anteriore alla revisione del 2004 e non deve essere confusa con una commemorazione nell'edizione vigente.

Fonti e bibliografia essenziale

- Pietro de' Natali, Catalogus sanctorum et gestorum eorum, compilazione agiografica del XIV secolo.
- Giovanni Battista de Rossi, Bullettino di archeologia cristiana, seconda serie, volume VI, 1875, studio dell'affresco di Petronilla e Veneranda.
- Martyrologium Romanum, edizione del 2004, Libreria Editrice Vaticana.
- Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Catacomba di Domitilla, presentazione storico-archeologica istituzionale.
- Arcidiocesi di Napoli, Nuova Stagione, 11 novembre 2018, notizia sul culto di Veneranda a Ercolano.

Aggiunto/modificato il 22 ottobre 2026