Beato Paolo (Giuseppe) Dzidzov
Sacerdote e martire
Festa: 13 novembre
Nascita-morte: Plovdiv, Bulgaria, 19 luglio 1919 - Sofia, Bulgaria, 12 novembre 1952
Nascita - morte:
Plovdiv, Bulgaria, 19 luglio 1919 - Sofia, Bulgaria, 12 novembre 1952
Festa:
13 novembre
Etimologia:
Dal latino Paulus, «piccolo»; Giuseppe dall'ebraico Yosef, «Dio aggiunga»
Emblema:
Abito religioso o sacerdotale e palma del martirio
Categoria: I santi che iniziano con la lettera P
Calendario: I santi del 13 novembre
Martirologio Romano
Fù sacerdote bulgaro degli Agostiniani dell’Assunzione e martire della persecuzione comunista. Educato nelle scuole assunzioniste della città natale, maturò la vocazione religiosa e completò parte della formazione in Francia, assumendo il nome Paolo, o Pavel. Ordinato sacerdote di rito latino il 26 gennaio 1945, svolse compiti educativi e amministrativi a Varna e Plovdiv, mentre il nuovo regime sottoponeva le istituzioni cattoliche a controlli sempre più severi. Arrestato il 4 luglio 1952 insieme al confratello Kamen Vicev, venne coinvolto in un processo politico che attribuiva ai religiosi attività di spionaggio e cospirazione. Condannato a morte il 3 ottobre, fu fucilato nel carcere centrale di Sofia con due confratelli e il vescovo passionista Eugenio Bossilkov. Giovanni Paolo II lo beatificò a Plovdiv il 26 maggio 2002 insieme a Kamen Vicev e Giosafat Siskov. La loro memoria liturgica comune ricorre il 13 novembre. La vicenda di Paolo unisce il servizio concreto alla missione educativa della Chiesa e la testimonianza della fede durante la repressione politica.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Infanzia e formazione a Plovdiv
Giuseppe Dzidzov nacque il 19 luglio 1919 a Plovdiv, città della Bulgaria meridionale nota storicamente anche come Filippopoli. La biografia diffusa dall'Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice in occasione della beatificazione del 2002 lo colloca in una famiglia di cattolici di rito latino, descritti come particolarmente impegnati nella vita religiosa. Questa appartenenza è significativa nel contesto bulgaro, dove la maggioranza cristiana appartiene alla Chiesa ortodossa e la comunità cattolica comprende fedeli di tradizione latina e bizantina. Il rito di appartenenza di Giuseppe, documentato nelle fonti ecclesiastiche, va dunque distinto da quello di alcuni suoi confratelli.
Nel 1926 entrò nella scuola Sant'Andrea degli Assunzionisti a Plovdiv. Dal 1931 al 1938 frequentò il collegio Sant'Agostino della stessa città. La continuità di questo percorso testimonia un rapporto precoce e prolungato con l'ambiente educativo della congregazione. Il collegio non costituiva soltanto una sede di insegnamento scolastico: era uno dei luoghi attraverso i quali gli Assunzionisti preparavano giovani e promuovevano vocazioni, in una società segnata dalla convivenza di differenti tradizioni religiose. Per Giuseppe, l'esperienza scolastica precedette direttamente la decisione di intraprendere la vita consacrata.
L'ingresso tra gli Assunzionisti e gli anni francesi
Il 2 febbraio 1938 entrò come aspirante nella Congregazione degli Agostiniani dell'Assunzione a Nozeroy, in Francia, località il cui nome compare con grafie italianizzate o imprecise in alcune trascrizioni ecclesiastiche. In questo passaggio assunse il nome religioso Paolo, in bulgaro Pavel, con il quale sarebbe stato successivamente conosciuto. Il suo nome di nascita rimase Giuseppe: le due forme identificano pertanto la stessa persona e non due religiosi distinti.
Proseguì gli studi filosofici e teologici a Lormoy, nei pressi di Parigi, fino al 1942. Il periodo francese coincise con gli anni della seconda guerra mondiale, circostanza che rende comprensibile la complessità degli spostamenti e della formazione internazionale della congregazione, senza che si possano però attribuire a Paolo episodi bellici personali non attestati. Secondo la biografia ufficiale della beatificazione, nel 1942 emise la professione perpetua. Il dato consente di collocare in quell'anno il suo impegno definitivo nella vita religiosa assunzionista.
Una malattia lo costrinse a rientrare in Bulgaria. Le fonti ecclesiastiche non precisano la diagnosi, la durata della convalescenza o eventuali conseguenze permanenti; questi particolari non possono dunque essere ricostruiti. In patria continuò gli studi teologici come studente non inserito nel normale percorso residenziale. Il ritorno non interruppe la preparazione al sacerdozio, che giunse a compimento pochi anni più tardi.
Ordinazione sacerdotale e incarichi a Varna
Paolo fu ordinato sacerdote di rito latino a Plovdiv il 26 gennaio 1945. L'ordinazione avvenne mentre la Bulgaria attraversava una svolta politica decisiva: dopo gli eventi del settembre 1944, le nuove autorità comuniste acquisirono progressivamente il controllo delle istituzioni e limitarono l'autonomia delle comunità religiose. La coincidenza cronologica è rilevante, ma non autorizza a supporre che al momento dell'ordinazione Paolo fosse già oggetto di specifici provvedimenti repressivi.
Dopo l'ordinazione fu inviato a Varna, importante città sul Mar Nero, dove studiò economia e scienze sociali. La finalità, indicata esplicitamente nella documentazione ecclesiastica, era prepararlo ad assumere responsabilità relative all'amministrazione delle case e alla gestione economica della missione. Il profilo che emerge non è dunque esclusivamente quello del predicatore o dell'insegnante, ma anche di un religioso formato per sostenere materialmente l'attività apostolica. Gli studi specialistici e la responsabilità economica erano parte del servizio affidatogli dalla congregazione.
La fonte pontificia del 2002 lo descrive come studente capace e attivo, in grado di esercitare influenza sui compagni. Tale caratterizzazione proviene da una sintesi biografica ecclesiastica e non da un registro scolastico qui direttamente disponibile; va letta come testimonianza istituzionale sulla sua personalità. Il suo percorso dimostra comunque che i superiori ne riconoscevano le attitudini organizzative, tanto da destinarlo a incarichi che richiedevano affidabilità e competenze pratiche.
Responsabilità economiche e crescente sorveglianza
I superiori gli affidarono l'incarico di economo del collegio Sant'Agostino a Plovdiv e, successivamente, quello di economo del Vicariato Orientale. La successione dei due incarichi è attestata nella biografia ufficiale, ma senza date precise per ogni nomina. Non è quindi possibile fissare con sicurezza il mese o l'anno del passaggio dall'una all'altra responsabilità. La sua attività riguardava istituzioni religiose esposte alle pressioni amministrative e politiche del nuovo regime.
Le autorità comuniste consideravano con sospetto i legami internazionali della Chiesa cattolica, specialmente quelli con Roma e con congregazioni presenti all'estero. La formazione francese di Paolo e la sua appartenenza a una rete religiosa sovranazionale costituivano elementi facilmente utilizzabili nella propaganda contro gli ambienti ecclesiastici; non sono tuttavia, di per sé, indizi di attività clandestina. Occorre distinguere la reale dimensione internazionale dell'istituto religioso dalle accuse di spionaggio formulate successivamente dagli organi repressivi.
Secondo la fonte ufficiale, Paolo non nascondeva le proprie convinzioni contrarie al comunismo. Questo atteggiamento lo rese oggetto di sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza. L'affermazione riguarda la sua posizione politica e religiosa, ma non fornisce elementi per attribuirgli un'organizzazione di opposizione armata o attività di intelligence. Il nucleo verificabile della vicenda è la crescente pressione esercitata su un sacerdote che continuava a operare pubblicamente nella congregazione.
L'arresto del 4 luglio 1952
Nella notte del 4 luglio 1952 Paolo fu arrestato nel seminario assunzionista di Plovdiv insieme al confratello Kamen Vicev. La data, il luogo e la compresenza dei due sacerdoti sono riportati dalla documentazione vaticana predisposta per la beatificazione. Un terzo assunzionista, Giosafat Siskov, era già stato arrestato a Varna nel dicembre 1951. Le loro vicende individuali confluirono così nella medesima repressione, benché i tempi e le circostanze delle catture fossero differenti.
Il 20 settembre 1952, secondo la ricostruzione ecclesiastica, la stampa pubblicò l'atto di accusa contro quaranta persone presentate come responsabili di spionaggio a favore di potenze straniere e della Santa Sede. Paolo figurava al secondo posto nell'elenco degli imputati, dopo Kamen Vicev. La collocazione nella lista appartiene alla rappresentazione costruita dall'accusa e non stabilisce alcuna gerarchia reale di un'organizzazione clandestina. Il linguaggio della propaganda statale trasformava l'appartenenza ecclesiale e i rapporti con l'estero in argomenti di colpevolezza politica.
Le fonti qui identificate non consentono di ricostruire in dettaglio ogni interrogatorio, le condizioni materiali della sua cella o eventuali violenze individuali. La repressione giudiziaria e la successiva condanna sono documentate, ma non devono essere arricchite con episodi non verificati. La distinzione è essenziale per rispettare la storia personale di Paolo e non sovrapporle narrazioni relative ad altri prigionieri del medesimo periodo.
Il processo, la condanna e la fucilazione
Il 3 ottobre 1952 fu pronunciata la sentenza di morte contro Paolo, Kamen Vicev e Giosafat Siskov. La condanna coinvolse anche il vescovo passionista Eugenio Bossilkov. La ricostruzione ufficiale della Chiesa qualifica le imputazioni di tradimento e spionaggio come ingiuste e riconosce nella loro eliminazione un episodio della persecuzione antireligiosa condotta dal regime comunista. La qualificazione ecclesiastica del martirio non deve essere confusa con l'accertamento della responsabilità penale prospettata dal tribunale del tempo.
L'esecuzione avvenne nel carcere centrale di Sofia nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1952. La documentazione vaticana in lingua inglese, basata sulle informazioni emerse dagli archivi comunisti, precisa le ore 23.30 dell'11 novembre; la sintesi italiana parla della notte fra i due giorni. Queste formulazioni non descrivono due esecuzioni differenti, ma lo stesso evento collocato a ridosso della mezzanotte. La data del 3 ottobre, talvolta riportata impropriamente come data di morte, è invece quella della sentenza capitale.
I tre assunzionisti furono fucilati insieme a Bossilkov. Non è documentato il punto esatto della loro sepoltura nel cimitero di Sofia, come chiarisce la biografia pubblicata per la beatificazione. Non è dunque corretto indicare una tomba identificata o attribuire loro reliquie corporee sicuramente riconosciute. La mancanza di un luogo sepolcrale certo costituisce una delle conseguenze della segretezza che accompagnò la repressione.
La beatificazione e la memoria ecclesiale
Giovanni Paolo II proclamò beati Paolo Dzidzov, Kamen Vicev e Giosafat Siskov il 26 maggio 2002 nella piazza centrale di Plovdiv, durante il viaggio apostolico in Bulgaria. Il vescovo Eugenio Bossilkov, ucciso con loro, era già stato beatificato nel 1998. Le date delle due beatificazioni sono distinte e non vanno fuse, benché le quattro vittime condividano la medesima esecuzione.
Nell'omelia pronunciata a Plovdiv il pontefice presentò la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa come ragione fondamentale del martirio. Ricordò inoltre una breve espressione attribuita a Paolo: «Aspettiamo il nostro turno: sia fatta la volontà di Dio». La frase compare nel testo pontificio ed è pertanto attestata come parte della memoria ecclesiale della beatificazione; non è però accompagnata, in quella sede, dall'indicazione del documento originario o della circostanza esatta in cui fu pronunciata. È corretto citarla attribuendola all'omelia, senza trasformarla in un verbale delle ultime ore.
Il papa sottolineò anche il valore ecumenico della testimonianza dei perseguitati, ricordando i confessori della fede appartenenti alla Chiesa ortodossa. La Bulgaria rappresentava un luogo nel quale cattolici di rito latino, cattolici di tradizione bizantina e ortodossi avevano condiviso l'esperienza della repressione. La beatificazione dei tre assunzionisti, celebrata nella loro terra, diede riconoscimento pubblico a una memoria a lungo ostacolata dalle autorità comuniste.
Il Dicastero delle Cause dei Santi indica il 13 novembre quale memoria liturgica dei martiri assunzionisti di Bulgaria. Questa data commemorativa non coincide con l'ora dell'esecuzione attestata negli atti pontifici: la distinzione fra calendario liturgico e cronologia della morte va conservata. Paolo è venerato come beato sacerdote e martire; non risulta una successiva canonizzazione. La sua figura rimane legata in modo particolare alla formazione giovanile, al lavoro amministrativo svolto per la congregazione e alla perseveranza nella vocazione durante la persecuzione.
Biografia
A cura di Fabio Arduino
Giuseppe Dzjidzjov nacque nella città bulgara di Plovdiv il 19 luglio 1919, da una famiglia cattolica di rito latino. Dal 1926 divenne allievo della scuola degli Assunzionisti Sant’Andrea nel suo paese natale. Dal 1931 al 1938 studiò nel collegio Sant’Agostino, sempre nella medesima città. Il 2 febbraio 1938 entrò finalmente come aspirante Assunzionista a Noseroa, in Francia, ed assunse il nome religioso di Pavel.
Studiò filosofia e teologia a Lormoa, nei pressi di Parigi, fino al 1942, anno in cui fece la sua professione perpetua.
Costretto poi da una malattia a rientrare in Bulgaria, continuò come studente irregolare gli studi teologici. Il 26 gennaio 1945 a Plovdiv ricevette l’ordinazione presbiterale come sacerdote di rito latino. Fu inviato a Varna per studiare economia e scienze sociali, allo scopo di delegargli in seguito le varie attività relative alle case e la gestione economica della missione. Padre Pavel, studente molto bravo ed attivo, esercitava una positiva influenza sui suoi compagni. Con coraggio non nascose mai le sue idee e convinzioni anticomuniste e quindi, proprio per questo, venne tenuto strettamente sotto controllo dai servizi segreti della nuova dirigenza bulgara.
I suoi superiori gli affidarono dunque l’incarico di economo del collegio Sant’Agostino in Plovdiv e più tardi economo del Vicariato Orientale. Seguito costantemente dalla milizia comunista, durante la notte del 4 luglio 1952 fu arrestato nel seminario assunzionista di Plovdiv, insieme con Padre Kamen Vicev. Pavel Dzjidjov figurava secondo nella lista dei denunciati.
Per lui ed i confratelli Kamen Vitchev e Josaphat Chichkov venne emessa la sentenza di morte il 3 ottobre 1952 e furono fucilati nella notte tra l’11 ed il 12 novembre 1952 a Sofia, capitale bulgara, insieme con il beato vescovo Eugenio Bossilkov. Il luogo della loro sepoltura nel cimitero della città non è mai stato scoperto. I tre sacerdoti martiri sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 26 maggio 2002.
Approfondimenti
La differenza tra data del martirio e memoria liturgica
La documentazione pontificia riferisce l'esecuzione alle 23.30 dell'11 novembre 1952, mentre il testo biografico italiano la colloca nella notte tra l'11 e il 12 novembre. Il 13 novembre, indicato dal Dicastero delle Cause dei Santi, è invece il giorno della commemorazione liturgica comune. La distinzione permette di non attribuire alla memoria ecclesiastica il valore di un certificato di morte.
La dimensione ecumenica della beatificazione
Nell'omelia del 26 maggio 2002 Giovanni Paolo II ricordò anche i cristiani ortodossi perseguitati sotto il regime comunista. La presenza delle diverse tradizioni cristiane bulgare e la collaborazione educativa degli Assunzionisti conferiscono alla celebrazione un significato che supera la sola storia interna della congregazione.
Cronologia
- 19 luglio 1919: nascita a Plovdiv.
- 1926–1938: formazione nelle scuole assunzioniste Sant'Andrea e Sant'Agostino a Plovdiv.
- 2 febbraio 1938: ingresso come aspirante assunzionista in Francia; assume il nome Paolo.
- 1942: professione perpetua e rientro in Bulgaria per malattia.
- 26 gennaio 1945: ordinazione sacerdotale a Plovdiv.
- 4 luglio 1952: arresto nel seminario assunzionista di Plovdiv.
- 3 ottobre 1952: condanna a morte.
- Notte tra l'11 e il 12 novembre 1952: fucilazione a Sofia.
- 26 maggio 2002: beatificazione a Plovdiv.
- 13 novembre: memoria liturgica comune dei tre martiri assunzionisti.
Valutazione storico-critica
- L'identità di Giuseppe Dzidzjov, divenuto Paolo o Pavel nella vita religiosa, è confermata dalla biografia pubblicata dalla Santa Sede per la beatificazione; le varianti Djidjov, Dzjidzjov e Dzidzov dipendono dalle traslitterazioni.
- Le tappe principali della formazione, gli incarichi, l'arresto, la sentenza e la beatificazione sono documentati in fonti ecclesiastiche ufficiali; i dettagli della vita carceraria individuale non sono ricostruibili con pari precisione.
- La sentenza capitale del 3 ottobre 1952 non coincide con la morte. L'esecuzione è collocata alle 23.30 dell'11 novembre nella documentazione vaticana, mentre la biografia italiana utilizza la formulazione «notte tra l'11 e il 12 novembre».
- Le imputazioni di spionaggio appartengono all'apparato accusatorio del regime e non possono essere ripetute come fatti provati. Il riconoscimento pontificio del martirio interpreta la morte nel quadro della persecuzione contro la fede.
- Il luogo esatto della sepoltura non è accertato; non sono pertanto documentabili una tomba identificata e una localizzazione certa delle reliquie.
Fonti e bibliografia essenziale
- Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Viaggio apostolico di Sua Santità Giovanni Paolo II in Azerbaigian e Bulgaria. Beatificazione dei Servi di Dio Kamen Vitchev, Pavel Djidjov, Josaphat Chichkov, 26 maggio 2002, biografie ufficiali.
- Giovanni Paolo II, Omelia nella celebrazione eucaristica con beatificazioni, Plovdiv, 26 maggio 2002, in Santa Sede, raccolta delle omelie pontificie.
- Dicastero delle Cause dei Santi, Martiri Assunzionisti di Bulgaria, scheda istituzionale relativa alla beatificazione e alla memoria liturgica.
- Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Beatification of the Servants of God: Kamen Vitchev, Pavel Djidjov and Josaphat Chichkov, 26 May 2002, scheda in lingua inglese con precisazione dell'ora dell'esecuzione.
