Beato Giosafat (Roberto Matteo) Siskov

Sacerdote e martire

Festa: 13 novembre

Nascita-morte: Plovdiv, Bulgaria, 9 febbraio 1884 - Sofia, Bulgaria, 12 novembre 1952

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Nascita - morte:
Plovdiv, Bulgaria, 9 febbraio 1884 - Sofia, Bulgaria, 12 novembre 1952

Festa:
13 novembre

Etimologia:
Giosafat dall'ebraico Yehoshafat, «il Signore ha giudicato»; Roberto da elementi germanici e indicano «fama» e «splendore»; Matteo dall'ebraico Mattityahu, «dono del Signore»

Emblema:
Abito religioso assunzionista e palma del martirio

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 13 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Sofia in Bulgaria, beati Pietro Vicev, Paolo (Giuseppe) Džidžov e Giosafat (Roberto Matteo) Šiškov, sacerdoti della Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione, che, ingiustamente accusati di tradimento sotto un regime ateo e gettati in carcere in quanto cristiani, nel loro combattimento mortale meritarono di ricevere la ricompensa di eternità dei fedeli discepoli di Cristo.

Il beato Giosafat Siskov, nato Roberto Matteo (Rober Matej) Siskov a Plovdiv il 9 febbraio 1884, fu un sacerdote bulgaro degli Agostiniani dell’Assunzione, educatore e martire della persecuzione comunista. Entrato giovanissimo nelle scuole della congregazione, compì parte della formazione in Turchia e in Belgio e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1909. Insegnò nei collegi assunzionisti di Plovdiv e Varna, diresse il seminario minore di Jambol e svolse il ministero parrocchiale nel rito latino. Coniugò la preparazione culturale con l’attenzione ai giovani, utilizzando anche strumenti allora innovativi, come radio e proiezioni cinematografiche. Arrestato a Varna nel dicembre 1951, fu coinvolto nel processo politico contro quaranta cattolici accusati di spionaggio. Condannato a morte il 3 ottobre 1952, venne fucilato nel carcere centrale di Sofia l’11 novembre, insieme ai confratelli Pietro Vicev e Paolo Dzidzov e al vescovo Eugenio Bossilkov. Giovanni Paolo II lo beatificò a Plovdiv il 26 maggio 2002. La memoria liturgica ricorre il 13 novembre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Origini cattoliche e formazione tra Bulgaria e Impero ottomano
Roberto Matteo Siskov nacque il 9 febbraio 1884 a Plovdiv, città bulgara nota storicamente anche come Filippopoli. Apparteneva a una famiglia numerosa di cattolici di rito latino, in un paese nel quale la maggioranza della popolazione cristiana era ortodossa. Questa appartenenza ecclesiale minoritaria è significativa per comprendere il suo successivo impegno educativo: gli istituti assunzionisti operavano in un ambiente segnato dalla compresenza di lingue, tradizioni e confessioni cristiane differenti.
Nel settembre 1893, a nove anni, entrò nella scuola degli Assunzionisti di Kara-Agac, presso Adrianopoli, oggi Edirne. Qui svolse gli studi iniziali e secondari, secondo le ricostruzioni diffuse dalla congregazione. La formazione non rimase circoscritta alla Bulgaria: la rete educativa e religiosa assunzionista collegava il territorio balcanico con case di studio situate nell'Impero ottomano e nell'Europa occidentale. L'educazione ricevuta in questo ambiente lo preparò a un apostolato rivolto soprattutto agli studenti.

Ingresso nella congregazione e ordinazione sacerdotale
Nel 1900 entrò nel noviziato assunzionista di Fanaraki, nell'area di Costantinopoli, assumendo il nome religioso di Giosafat. Le fonti istituzionali non coincidono sul giorno esatto d'ingresso: l'Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie e il Dicastero delle Cause dei Santi indicano il 29 aprile, mentre una biografia della congregazione indica il 24 aprile. Il dato sostanziale dell'ingresso nel 1900 e dell'assunzione del nome religioso è concorde.
Una ricostruzione pontificia lo ricorda già impegnato nell'insegnamento a Kara-Agac nel 1901 e a Varna nel 1902, dove avrebbe diretto anche la banda musicale del collegio e collaborato con periodici bulgari. Si tratta di indicazioni preziose sulla precocità delle sue responsabilità, pur senza consentire di ricostruire ogni passaggio dei primi anni di vita religiosa.
Nel 1904 fu inviato a Lovanio, in Belgio, per gli studi filosofici e teologici. L'11 luglio 1909 ricevette l'ordinazione sacerdotale di rito latino a Malines, oggi Mechelen. Una scheda italiana del Dicastero colloca genericamente l'ordinazione a Lovanio; la presentazione dell'Ufficio pontificio e la biografia assunzionista distinguono invece il luogo degli studi, Lovanio, da quello dell'ordinazione, Malines. È pertanto opportuno conservare questa distinzione geografica.

Docente nei collegi assunzionisti
Rientrato in Bulgaria, Giosafat prestò servizio nel collegio Sant'Agostino di Plovdiv e nel collegio San Michele di Varna. Le fonti del Dicastero indicano in particolare il periodo 1914-1919 per il suo insegnamento a Plovdiv. L'attività didattica costituì un asse permanente del suo ministero: non fu soltanto un sacerdote impegnato occasionalmente nella scuola, ma un religioso al quale furono affidati compiti di formazione, organizzazione e guida degli studenti.
Le biografie della congregazione lo descrivono come persona colta, dotata per la musica, capace di predicare e di instaurare rapporti cordiali con i giovani. Questi giudizi provengono dalla memoria religiosa e devono essere letti come testimonianze di ambiente; acquistano maggiore consistenza quando vengono collegati a incarichi concreti, quali la direzione di istituti, la promozione di iniziative culturali e la pubblicazione di articoli. Non sono invece disponibili, nelle sintesi ufficiali consultabili, cataloghi completi delle sue pubblicazioni.

Il seminario di Jambol e la formazione nei due riti
Nel luglio 1929 gli venne affidata la direzione del seminario minore dei Santi Cirillo e Metodio a Jambol. L'istituto accoglieva candidati appartenenti tanto alla tradizione latina quanto a quella bizantino-slava. La documentazione pontificia riferisce che Giosafat ampliò la capacità del seminario fino a trenta allievi e curò una vita liturgica attenta a entrambe le tradizioni, con celebrazioni alternate in latino e in slavo. Questo particolare distingue il suo lavoro dall'immagine di una semplice scuola confessionale e ne mostra la collocazione nella complessa realtà cattolica bulgara.
All'attività di rettore affiancò il ministero di parroco della comunità latina di Jambol e quello di cappellano delle Oblate dell'Assunzione. Per sostenere economicamente l'istituto organizzò raccolte di fondi e impartì lezioni di francese a insegnanti, impiegati pubblici e ufficiali. Sono notizie riportate nella presentazione ufficiale della beatificazione, che delineano una gestione concreta delle necessità materiali e formative della casa.
Giosafat era interessato alle possibilità offerte dai mezzi tecnici. Le fonti ricordano l'impiego di una macchina da scrivere con caratteri cirillici, del grammofono, della radio e di apparecchi per la proiezione di film. La congregazione documenta in particolare l'installazione, nel 1932, di un ricevitore radio e di un proiettore Pathé-Baby. L'affermazione, presente in una sintesi italiana, che egli fosse il primo abitante di Jambol a possedere una macchina da scrivere cirillica non è dimostrata da una verifica comparativa indipendente e va considerata una memoria locale, non un primato storico accertato.

I rapporti con Angelo Giuseppe Roncalli
Durante il servizio a Jambol Giosafat ebbe rapporti con monsignor Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, allora rappresentante pontificio in Bulgaria. Le fonti della congregazione riferiscono che Roncalli visitava volentieri il seminario; una pubblicazione assunzionista conserva anche l'indicazione di un incontro fotografato a Jambol il 3 giugno 1934. Il dato documenta un rapporto reale nell'ambiente ecclesiastico bulgaro, senza autorizzare ricostruzioni romanzate di conversazioni private o di particolari confidenze.
L'interesse di Roncalli per il seminario e la presenza di giovani dei due riti vanno letti sullo sfondo delle relazioni tra le diverse comunità cristiane della Bulgaria. Giosafat partecipava a questo ambiente attraverso la scuola, la liturgia e la cura pastorale, non mediante un incarico diplomatico. Le visite del rappresentante pontificio non implicano quindi che il religioso ricoprisse funzioni ufficiali di mediazione politica.

Il ritorno a Varna e l'attività pastorale
Nel 1937 Giosafat tornò a Varna con incarichi di responsabilità nell'ambiente assunzionista. Una biografia istituzionale lo presenta come superiore della casa; una sintesi del Dicastero parla di superiore provinciale a Varna, formulazione che non permette da sola di definire con precisione la struttura giuridica dell'ufficio. È sicuro il suo ruolo direttivo locale e il proseguimento dell'attività educativa.
A Varna promosse un circolo franco-bulgaro intitolato a San Michele, che secondo la documentazione assunzionista superò i centocinquanta aderenti. La città portuale sul Mar Nero favoriva rapporti culturali e linguistici con ambienti diversi. L'iniziativa rispondeva alla sua abituale attenzione alla formazione e al dialogo culturale; le fonti non permettono però di quantificare con precisione la durata dell'associazione o di ricostruirne l'intero programma.
Dopo la seconda guerra mondiale la situazione delle istituzioni cattoliche peggiorò rapidamente. Il governo comunista bulgaro limitò l'autonomia delle scuole religiose e impose l'allontanamento di numerosi sacerdoti stranieri. Le fonti divergono di poco sulla data del suo incarico parrocchiale a Varna: una sintesi del Dicastero lo pone nel 1948, mentre l'Ufficio pontificio e la biografia della congregazione lo collocano nel 1949. Non vi è ragione di nascondere questa differenza. Negli ultimi anni di libertà continuò il ministero nella parrocchia latina e collaborò al periodico cattolico bulgaro Poklonnik, il cui titolo può essere tradotto «Il pellegrino».

Arresto e isolamento
Nel dicembre 1951 Giosafat fu arrestato a Varna dalla milizia del regime comunista. Il fatto e il mese dell'arresto sono concordemente attestati nelle presentazioni ecclesiastiche ufficiali. Per molti mesi i confratelli non ricevettero notizie attendibili sul suo destino. La detenzione va inserita nella più ampia campagna repressiva contro il clero e le istituzioni cattoliche, presentate dal potere politico come strumenti di ingerenza straniera.
Il suo nome comparve nel settembre 1952 negli atti pubblici di accusa contro quaranta imputati, comprendenti sacerdoti, religiosi e laici. L'Ufficio pontificio indica il 16 settembre per la pubblicazione dell'atto, mentre altre sintesi si limitano al mese o fanno riferimento alla successiva divulgazione sui giornali. La formulazione propagandistica attribuiva agli accusati attività di spionaggio e cospirazione a favore del Vaticano e di potenze occidentali. Si trattava delle accuse del regime, non di fatti storici accertati a carico del sacerdote.

Il processo e la condanna
Il processo ai quaranta imputati si aprì il 29 settembre 1952 davanti alla Corte suprema di Sofia. Tra i giudicati figuravano, oltre a Giosafat, i confratelli assunzionisti Pietro Vicev e Paolo Dzidzov e il vescovo passionista di Nicopoli Eugenio Bossilkov. La presentazione della Santa Sede riferisce di maltrattamenti e torture inflitti ai prigionieri. Non sono tuttavia disponibili, nelle sintesi biografiche individuali, elementi sufficienti per descrivere nel dettaglio quali violenze siano state subite personalmente da Giosafat; non sarebbe corretto attribuirgli episodi specifici non attestati.
Il 3 ottobre 1952 fu pronunciata la condanna a morte dei tre assunzionisti. La sentenza li descriveva come membri e dirigenti di un'organizzazione clandestina al servizio di potenze ostili. Il linguaggio della decisione rifletteva l'impostazione politica del procedimento. La successiva valutazione ecclesiastica riconobbe invece il nesso fra la persecuzione antireligiosa, la fedeltà dei condannati alla Chiesa e la loro uccisione, giungendo al riconoscimento del martirio.

La fucilazione a Sofia e l'incertezza sulla sepoltura
L'esecuzione avvenne nel carcere centrale di Sofia l'11 novembre 1952, alle ore 23.30 secondo la documentazione dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie, resa più precisa dall'apertura degli archivi del periodo comunista. Con Giosafat furono fucilati Pietro Vicev, Paolo Dzidzov ed Eugenio Bossilkov. Alcune schede riportano il 12 novembre o parlano della notte tra l'11 e il 12: la discordanza sembra dipendere dal riferimento alla notte dell'esecuzione, mentre la ricostruzione pontificia con indicazione dell'ora colloca il fatto prima della mezzanotte dell'11 novembre.
La destinazione esatta dei corpi non risulta accertata. La documentazione del Dicastero segnala che non è noto il punto preciso della sepoltura nel cimitero di Sofia. Non è dunque fondato indicare una tomba individuale identificata o una traslazione delle reliquie. Per molti anni le informazioni sull'esecuzione rimasero frammentarie; la possibilità di consultare gli archivi dopo la caduta dei regimi comunisti dell'Europa orientale contribuì a chiarire la sorte dei condannati.

La causa di martirio e la beatificazione
Il 19 settembre 1995 ebbe inizio la causa di martirio dei tre assunzionisti, secondo la ricostruzione pubblicata per la beatificazione. Il 26 maggio 2002 Giovanni Paolo II li proclamò beati nella piazza centrale di Plovdiv, durante il viaggio apostolico in Bulgaria. Eugenio Bossilkov, ucciso insieme a loro, era stato beatificato separatamente nel 1998. La celebrazione del 2002 riconobbe dunque la testimonianza dei tre sacerdoti come un gruppo, senza confonderne le rispettive biografie.
Nell'omelia Giovanni Paolo II richiamò parole attribuite a Giosafat sulla necessità di compiere fedelmente il proprio dovere e di orientare la vita verso Dio. Le lettere conservate nella memoria assunzionista, una del 1930 e una del 1942, mostrano la sua attenzione alla santificazione attraverso il lavoro ordinario e il servizio educativo. Il loro valore consiste nell'essere testimonianze spirituali attribuite al religioso e riprese in sede ecclesiastica, non nell'offrire una cronaca anticipata degli eventi del 1951-1952.
La memoria liturgica dei martiri assunzionisti di Bulgaria è fissata al 13 novembre. La data commemorativa non coincide con il giorno dell'esecuzione indicato dalla ricostruzione archivistica pontificia. Il culto del beato Giosafat si inserisce così nella memoria ecclesiale delle vittime della repressione religiosa del Novecento, con particolare rilievo per la comunità cattolica bulgara e per la Congregazione degli Agostiniani dell'Assunzione.

Biografia

A cura di Fabio Arduino

Rober Matej Siskov nacque il 9 febbraio 1884 nella città bulgara di Plovdiv, l’antica Filippopoli, da una famiglia di convinti cattolici. All’età di nove anni, nel settembre del 1893, Rober Matej entrò nella scuola di Kara-Agac, nei pressi di Odrin. Il 29 aprile1900, a soli sedici anni, divenne aspirante Assunzionista a Fanarachi in Turchia ed assunse il nome religioso di Josaphat.
Nel 1904 soggiornò nella città di Luven per poter continuare i suoi studi filosofici e teologici e l’11 luglio 1909 fu ordinato sacerdote di rito latino. Dal 1914 sino al 1919, durante la Prima Guerra Mondiale, insegnò al collegio Sant’Agostino in Plovdiv. Nel mese di luglio del 1929 ricevette la nomina a direttore del piccolo seminario Santi Cirillo e Metodio nella citta di Jambol, ove studiavano allievi di ambo i riti, orientale e latino.
Aperto alle novità tecniche, Padre Josaphat fu il primo a Jambol a possedere ed usare la macchina da scrivere con caratteri cirillici. Inserì inoltre il cinema nella formazione degli allievi ed organizzò serate per i giovani, che grazie a lui poterono ascoltare il grammofono per la prima volta. Ospite privilegiato del seminario era Monsignor Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, a quel tempo Visitatore Apostolico in Bulgaria: egli rimaneva sempre ammirato delle attività svolte dal seminario.
Nel 1937 Padre Josaphat venne nominato Superiore provinciale di Varna, ove rimase sino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1948, quando i sacerdoti stranieri fu intimato di abbandonare la Bulgaria, divenne parroco di Varna. In questa città fu arrestato dalla milizia comunista nel dicembre del 1951. Per quasi un anno gli Assunzionisti non ebbero nessuna sua notizia, sino a quando i giornali non pubblicarono un atto di denuncia contro quaranta persone, tutte denunciate per spionaggio e cospirazione contro il “Potere del popolo”. Tra loro figurava appunto anche il nome di Padre Josaphat Siskov, citato quale “una delle più vecchie spie”.
Per lui ed i confratelli Kamen Vitchev e Pavel Djidjov venne emessa la sentenza di morte il 3 ottobre 1952 e furono fucilati nella notte tra l’11 ed il 12 novembre 1952 a Sofia, capitale bulgara, insieme con il beato vescovo Eugenio Bossilkov. Il luogo della loro sepoltura nel cimitero della città non è mai stato scoperto. I tre sacerdoti martiri sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 26 maggio 2002.

Approfondimenti

Il contesto dei due riti cattolici in Bulgaria
L'opera educativa di Giosafat coinvolse fedeli di rito latino e di rito bizantino-slavo, entrambi appartenenti alla Chiesa cattolica. La presenza delle due tradizioni nel seminario di Jambol non deve essere confusa con una fusione dei riti o con un cambiamento dell'appartenenza rituale del sacerdote: Giosafat fu ordinato e operò come presbitero di rito latino. L'attenzione liturgica alla pluralità delle tradizioni rispondeva alla composizione degli allievi e al carattere missionario della congregazione nella regione.

La cronologia del martirio
La data della morte è talvolta indicata come 12 novembre 1952, anche in repertori divulgativi. L'Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie precisa invece che l'esecuzione avvenne l'11 novembre alle 23.30. La differenza è rilevante in una scheda storica: la memoria liturgica del 13 novembre costituisce un terzo dato, distinto sia dal giorno dell'esecuzione sia dalle oscillazioni presenti nelle biografie.

Cronologia

- 9 febbraio 1884: nascita a Plovdiv.
- Settembre 1893: ingresso nella scuola assunzionista di Kara-Agac.
- Aprile 1900: ingresso nel noviziato di Fanaraki e assunzione del nome Giosafat.
- 11 luglio 1909: ordinazione sacerdotale a Malines.
- Luglio 1929: nomina alla direzione del seminario minore di Jambol.
- 1937: ritorno a Varna con responsabilità nella comunità assunzionista.
- Dicembre 1951: arresto a Varna.
- 29 settembre 1952: inizio del processo ai quaranta imputati a Sofia.
- 3 ottobre 1952: condanna a morte.
- 11 novembre 1952: fucilazione nel carcere centrale di Sofia.
- 26 maggio 2002: beatificazione a Plovdiv per opera di Giovanni Paolo II.
- 13 novembre: memoria liturgica.

Valutazione storico-critica

- L'identità, la data e il luogo di nascita, l'appartenenza assunzionista, l'ordinazione, i principali incarichi, l'arresto, la condanna e la beatificazione sono attestati da fonti ecclesiastiche ufficiali concordanti nei punti essenziali.
- Le grafie Siskov, Šiškov, Shishkov e Chichkov dipendono dalla traslitterazione del cognome bulgaro; non indicano persone differenti.
- Le fonti divergono sul giorno dell'ingresso nel noviziato (24 o 29 aprile 1900), sul luogo attribuito all'ordinazione in una sintesi italiana (Lovanio anziché Malines) e sull'anno d'inizio del ministero parrocchiale a Varna (1948 o 1949). Le discrepanze sono mantenute esplicite.
- La ricostruzione pontificia fondata sugli archivi colloca l'esecuzione alle 23.30 dell'11 novembre 1952; il 12 novembre presente in altre schede non è assunto come data preferibile.
- Le notizie relative al carattere, alle capacità pedagogiche e alle innovazioni tecniche provengono soprattutto dalla memoria della congregazione e sono distinte dagli atti giudiziari e dai documenti della beatificazione.
- Le accuse di spionaggio furono formulate dalle autorità del regime e non devono essere ripetute come accertamenti di responsabilità; il riconoscimento ecclesiastico riguarda il martirio nella persecuzione religiosa.
- Non è documentato il luogo esatto di sepoltura; non sono attestati patronati specifici né miracoli individuali da attribuire al beato.

Fonti e bibliografia essenziale

- Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Beatification of the Servants of God: Kamen Vitchev, Pavel Djidjov and Josaphat Chichkov, presentazione della beatificazione, 26 maggio 2002.
- Dicastero delle Cause dei Santi, Martiri Assunzionisti di Bulgaria, scheda istituzionale e biografie dei tre beati.
- Giovanni Paolo II, Omelia durante la Santa Messa con beatificazioni nella piazza centrale di Plovdiv, 26 maggio 2002.
- Sala Stampa della Santa Sede, Viaggio apostolico di Sua Santità Giovanni Paolo II in Azerbaigian e Bulgaria, bollettino del 26 maggio 2002.
- Augustinians of the Assumption, Blessed Josaphat Chichkov, A.A. (1884-1952), profilo biografico della congregazione, aggiornamento del 13 novembre 2010.
- Assumptio, Martyrs et témoins de la foi, profilo Josaphat Chichkov, pubblicazione istituzionale della congregazione.

Aggiunto/modificato il 22 ottobre 2026