Santi Valentino e Ilario di Viterbo

Martiri

Festa: 3 novembre

Nascita-morte: † Viterbo, Italia

Immagini di Santi Valentino e Ilario di Viterbo MartiriImmagini di Santi Valentino e Ilario di Viterbo Martiri

Nascita - morte:
† Viterbo, Italia

Festa:
3 novembre

Etimologia:
Dal latino Valentinus, derivato da valens, forte o vigoroso; Ilario dal latino Hilarius, dal greco hilaros, lieto.

Emblema:
abiti sacerdotali e diaconali, palma del martirio.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera V

Calendario: I santi del 3 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Viterbo, santi Valentino, sacerdote, e Ilario, diacono, martiri.

Sono due martiri venerati dalla Chiesa di Viterbo, ricordati rispettivamente come sacerdote e diacono. La tradizione colloca la loro morte durante le persecuzioni degli inizi del IV secolo, in un luogo presso l'antica via Cassia denominato Camillarius, ma il racconto del martirio è posteriore di diversi secoli agli eventi che descrive. La loro memoria possiede tuttavia una storia documentaria medievale significativa: nel 788 compare una cella dedicata a san Valentino in Silice e, nei secoli successivi, si sviluppa un articolato culto locale, con testimonianze relative a chiese, reliquie e traslazioni. La questione del trasferimento dei corpi nell'abbazia di Farfa e del loro successivo ritorno a Viterbo ha dato luogo a ricostruzioni non concordi. I due santi sono ricordati il 3 novembre nel Martirologio Romano e nel calendario liturgico viterbese, dove conservano il titolo di protomartiri della città. La loro vicenda unisce pertanto una biografia antica difficilmente verificabile a una storia del culto assai meglio attestata.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La tradizione del martirio
Il racconto agiografico presenta Valentino come presbitero e Ilario come diacono, attivi nella diffusione del cristianesimo nell'area viterbese. Secondo la Passione, furono perseguitati sotto l'autorità imperiale di Massimiano, condannati e uccisi nei pressi della via Cassia. Il testo li collega al luogo chiamato Camillarius o Cavillarius, presso il quale sarebbero stati sepolti. Non possediamo atti processuali contemporanei, né testimonianze dirette che consentano di ricostruire gli episodi della cattura, dell'interrogatorio e dell'esecuzione. Anche l'indicazione dell'anno 304, ripetuta nella tradizione locale, rimane una datazione tradizionale.
La Passione narra inoltre di persone coinvolte nell'accoglienza dei martiri e nella sepoltura dei loro corpi, fra cui una donna chiamata Eudossia o Eudoxia. Tali personaggi appartengono alla narrazione agiografica e non possono essere trattati come figure indipendentemente documentate. Le diverse redazioni della Passione e le aggiunte successive richiedono particolare prudenza nell'interpretazione degli episodi.

Le testimonianze altomedievali
Una testimonianza importante per la storia del culto è la menzione, in un documento dell'anno 788, della cella Sancti Valentini in Silice, lungo l'antica via Cassia. Altre carte dell'817 e dell'824 ricordano il medesimo luogo sacro. La denominazione in Silice richiama il lastricato della strada romana. Questi documenti attestano un culto dedicato a Valentino nell'area, ma non permettono da soli di verificare ogni particolare della Passione né di dimostrare senza discussione l'identificazione con altri santi omonimi.
Il problema dell'identificazione di Valentino con il martire venerato a Terni fu già segnalato dalla storiografia ecclesiastica. Il culto viterbese è storicamente attestato, mentre la distinzione delle biografie più antiche rimane una questione da affrontare attraverso la tradizione manoscritta e i documenti locali.

Farfa e le traslazioni delle reliquie
Una tradizione riferisce che l'abate Sicardo di Farfa, attivo nel IX secolo, abbia trasferito nell'abbazia le reliquie dei due martiri. Secondo una ricostruzione, esse sarebbero successivamente ritornate a Viterbo, con una traslazione collocata nel 1303 o nel 1304. Un'altra tradizione descrive invece un trasferimento diretto dalla chiesa sorta presso l'antico sepolcro alla cattedrale cittadina. La divergenza non è secondaria, perché riguarda la stessa continuità materiale delle reliquie e la storia dei luoghi di venerazione.
Pergamene dell'Archivio capitolare datate 1305 e 1309 attestano l'esistenza della cappella dedicata ai martiri nella cattedrale. Il culto cittadino era dunque stabilmente inserito nella vita ecclesiastica di Viterbo all'inizio del XIV secolo. La documentazione successiva registra interventi architettonici e nuove sistemazioni delle reliquie.

La venerazione nella cattedrale
La cappella dei martiri fu rinnovata durante il periodo del cardinale Gambara; un nuovo allestimento è ricordato nel 1724, durante l'episcopato di Adriano Sermattei. Nel 1723 si svolse una ricognizione dei resti attribuiti ai santi. Nel 1862 il cardinale Gaetano Bedini fece realizzare un reliquiario per frammenti dei crani. La storia di questi interventi documenta la persistenza del culto, pur non risolvendo retrospettivamente tutte le questioni sull'autenticità e sul percorso delle reliquie.
Nel XIX secolo alcune particelle attribuite ai due martiri raggiunsero anche Bruxelles, secondo la testimonianza registrata negli Acta Sanctorum. La venerazione non rimase quindi limitata ai luoghi originari, sebbene Viterbo ne conservi il centro principale.

La memoria nella città
Il ricordo di Valentino e Ilario è connesso anche alla topografia storica della via Cassia, al ponte Camillario e all'antico insediamento di San Valentino. L'area presenta testimonianze archeologiche cristiane, fra cui ritrovamenti di sepolture paleocristiane. Queste scoperte sono significative per la presenza cristiana nel territorio, ma non costituiscono da sole la prova dell'identità dei due martiri o delle circostanze della loro morte.
La memoria liturgica è fissata al 3 novembre nel Martirologio Romano e nel calendario diocesano, mentre alcune testimonianze martirologiche riportano il 4 novembre. L'uso del titolo di protomartiri esprime la posizione dei due santi nella tradizione ecclesiastica locale, senza dimostrare una cronologia precisa della prima evangelizzazione di Viterbo.

Biografia

A cura di Antonio Borrelli

Come tanti documenti, che in qualche modo parlano di martiri dei primi secoli, anche quello inerente i santi Valentino ed Ilario, è del secolo VIII, cioè scritto 3-4 secoli dopo il presunto periodo della loro morte e ciò comporta per questi documenti, una certezza storica ipotetica. 
La ‘passio’ composta nell’VIII secolo racconta che Valentino era un prete e Ilario un diacono e durante la persecuzione di Diocleziano (243-313) furono uccisi e sepolti il 3 novembre, in un luogo chiamato “Camillarius”. 
Chi fossero nella vita è difficile accertarlo, ma data la loro dignità, si potrebbe pensare che fossero addetti alla cura di una chiesa rurale e qui uccisi. 
In un documento del 788 si ha qualche conferma di quanto detto, in esso si parla di una ‘cella s. Valentini in Silice’, cioè una chiesetta con sepolcro posta sulla via Cassia, a due km da Viterbo. 
Ma anche se non è nominato nel documento, nella chiesetta vi era anche il corpo di s. Ilario, perché l’abate di Farfa Sicardo (831-842) li trasportò ambedue nella chiesa dell’abbazia. 
I corpi dei due martiri rimasero nella celebre abbazia di Farfa, fino al secolo XV, ma alcune tradizioni di Viterbo dicono fino al 1303, quando le reliquie sarebbero state portate nella cattedrale della città. 
Alcuni antichi Martirologi, portano la celebrazione al 4 novembre, mentre altri, compreso il ‘Martirologio Romano’, la portano al 3 novembre.

Approfondimenti

Il problema delle fonti agiografiche
La Passione è una narrazione medievale, non un verbale contemporaneo al martirio. Gli studi hanno proposto datazioni e stratificazioni differenti dei suoi testi. La presenza di una dedicazione a Valentino nell'VIII secolo è un punto fermo per la storia del culto; l'attribuzione dei dettagli narrativi al IV secolo resta invece incerta. La ricerca bollandista ha raccolto e discusso diverse versioni della tradizione, distinguendo le testimonianze liturgiche, gli atti agiografici e le notizie sulle reliquie.

Il paesaggio della via Cassia
Il riferimento a una cella in Silice colloca la venerazione in rapporto alla grande strada consolare che attraversava la Tuscia. La zona del ponte Camillario divenne un luogo della memoria religiosa cittadina. Le vicende medievali dell'insediamento di San Valentino e i resti dell'antica chiesa testimoniano la durata di questa memoria topografica.

Curiosità
- Il toponimo in Silice allude al lastricato della via Cassia.
- La festa del 3 novembre non è attestazione autonoma del giorno effettivo del martirio.
- Alcune particelle attribuite ai crani dei martiri furono portate a Bruxelles nel 1880, secondo una testimonianza pubblicata negli Acta Sanctorum.

Cronologia

- Inizi del IV secolo - epoca tradizionale del martirio, non documentata da atti contemporanei.
- 788 - menzione della cella di San Valentino in Silice.
- 817 e 824 - ulteriori attestazioni documentarie della chiesa o cella.
- IX secolo - traslazione a Farfa attribuita dalla tradizione all'abate Sicardo.
- 1303 o 1304 - data tradizionale del trasferimento delle reliquie a Viterbo, secondo alcune ricostruzioni.
- 1305 e 1309 - documenti che attestano la cappella dei martiri nella cattedrale.
- 1723 - ricognizione delle reliquie ricordata nella tradizione documentaria.
- 1724 - nuovo allestimento della cappella durante l'episcopato Sermattei.
- 1862 - realizzazione di un reliquiario per frammenti cranici.
- 1880 - trasferimento a Bruxelles di particelle attribuite ai martiri.

Valutazione storico-critica

- Il culto viterbese di Valentino è attestato da documenti altomedievali, mentre la biografia del martire e quella di Ilario dipendono in larga misura da tradizioni agiografiche successive.
- La datazione del martirio agli inizi del IV secolo e la sua attribuzione alla persecuzione di Massimiano non sono confermate da testimonianze contemporanee.
- L'identificazione del Valentino venerato nella cella in Silice con il protagonista della Passione, e la distinzione da omonimi, sono problemi discussi.
- Le ricostruzioni della traslazione delle reliquie divergono riguardo al passaggio per Farfa.
- La venerazione nella cattedrale e le sistemazioni moderne delle reliquie sono meglio documentate delle vicende originarie.
- La memoria del 3 novembre è liturgicamente attestata; non prova da sola la data storica della morte.

Fonti e bibliografia essenziale

- Acta Sanctorum, 3 novembre, dossier dei santi Valentino presbitero e Ilario diacono, con discussione delle tradizioni e delle reliquie.
- Dizionario Storico Biografico della Tuscia, voce Valentino e Ilario, a cura di Andrea Maurizio Martolini, con integrazione di Luciano Osbat.
- Enciclopedia Cattolica, voce Viterbo, diocesi di, vol. XII, per le testimonianze altomedievali e i problemi di identificazione.
- Comune di Viterbo, Relazione generale, sezione dedicata alla via Cassia e al sito di San Valentino.
- Stefania Falasca, La venerazione per Valentino e Ilario, 30Giorni, 1998, n. 6.
- Testimoni di fede in terra di Tuscia, Museo Colle del Duomo, sezione dedicata ai martiri Valentino e Ilario.

Aggiunto/modificato il 16 ottobre 2026