Nascita - morte:
† Cava dei Tirreni, 16 novembre 1140
Festa:
16 novembre
Patronato:
Patrono secondario di Castellabate dal 6 aprile 1963
Etimologia:
Simeone, dall’ebraico Shim‘on, interpretato come “Dio ha ascoltato”
Categoria: I santi che iniziano con la lettera S
Calendario: I santi del 16 novembre
Martirologio Romano
Il beato Simeone fu abate della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni dal 1124 al 1140, in una fase decisiva dell’espansione della congregazione monastica cavense nell’Italia meridionale. Già monaco e priore in comunità dipendenti dall’abbazia, fu eletto dai confratelli dopo la morte di san Costabile, segnando un passaggio nella modalità di successione alla guida del monastero. Durante il suo governo consolidò il patrimonio e la rete delle dipendenze, mantenne rapporti con autorità ecclesiastiche e politiche e completò l’opera difensiva avviata a Castellabate, favorendo gli abitanti mediante concessioni territoriali ed economiche. Il suo abbaziato si colloca nel difficile quadro delle rivalità tra i poteri normanni e il papato, che richiedevano ai superiori monastici capacità amministrativa e diplomatica. Morì il 16 novembre 1140; un calendario monastico del 1280 conserva una testimonianza antica della sua commemorazione. Pio XI confermò il suo culto il 18 maggio 1928. La sua memoria è iscritta nel Martirologio Romano e la venerazione si conserva nell’abbazia cavense e a Castellabate, del quale è patrono secondario.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Dalla vita monastica agli incarichi di priore
La nascita e la famiglia di Simeone non sono documentate con precisione nelle sintesi storiche disponibili. La sua vicenda emerge con maggiore chiarezza all'inizio del XII secolo attraverso attestazioni relative all'amministrazione monastica. Nel 1105 compare come monaco impegnato in affari della comunità cavense, indizio di una formazione già consolidata nelle pratiche istituzionali dell'abbazia.
Dal 1109 al 1113 fu priore del monastero di Santa Sofia a Salerno, ricostituito e passato nell'orbita della Trinità di Cava dopo la donazione del 1100. L'incarico rivela la fiducia accordatagli dalla comunità madre e l'importanza delle dipendenze urbane per la rete cavense. Negli anni 1119 e 1120 è ricordato come priore di Sant'Arcangelo nel Cilento, altra sede di rilievo nel territorio sottoposto all'influenza dell'abbazia.
Il percorso di Simeone non appare dunque quello di un monaco improvvisamente elevato al governo: prima dell'abbaziato aveva conosciuto comunità diverse, la gestione di beni e i rapporti con le autorità locali. Queste esperienze aiutano a comprendere le scelte compiute negli anni successivi, senza però consentire di attribuirgli motivazioni personali non documentate.
L’elezione abbaziale e la successione a Costabile
Nel 1124 Simeone succedette a san Costabile, che aveva guidato l'abbazia per un periodo breve dopo il lungo governo di san Pietro. La tradizione storiografica lo ricorda come il primo abate cavense eletto dalla comunità dei monaci, mentre i precedenti superiori erano stati designati dai predecessori. Una ricostruzione colloca l'elezione nel febbraio 1124, in rapporto con un documento rogato a Lucera.
La numerazione degli abati non è sempre uniforme nelle opere divulgative: Simeone è detto talvolta quarto, talvolta quinto abate. La divergenza deriva dai criteri di computo delle successioni e non deve essere trasformata in un'incertezza sulla sua identità o sul periodo di governo, concordemente indicato tra 1124 e 1140.
Le fonti lo descrivono attento al consiglio dei monaci anziani, i 'seniores', consultati per decisioni importanti e coinvolti nelle visite alle dipendenze. Questa immagine corrisponde al modello di governo collegiale benedettino; la portata precisa di ogni consultazione andrebbe ricostruita dai singoli atti amministrativi.
Il governo nel contesto normanno e pontificio
Il monastero cavense era un centro religioso e un soggetto territoriale con numerose chiese, proprietà e comunità dipendenti. Il suo abate doveva quindi amministrare patrimoni e rapporti giuridici, oltre a vigilare sulla disciplina monastica. Simeone guidò la Trinità di Cava in un periodo nel quale i Normanni consolidavano il potere nel Mezzogiorno e i rapporti con la sede romana erano attraversati da conflitti e mutamenti di alleanze.
Nel 1130 ebbe inizio lo scisma che contrappose Innocenzo II e Anacleto II, mentre Ruggero II ottenne il titolo regio. Le ricostruzioni cavensi ricordano concessioni e privilegi provenienti da autorità politiche ed ecclesiastiche di diverso orientamento. L'esistenza di rapporti con poteri contrapposti non prova di per sé un'adesione ideologica personale dell'abate: esprime anche la necessità di tutelare i diritti di un'istituzione diffusa su un territorio politicamente instabile.
L'ampliamento e la difesa dei beni monastici non erano separati dalle esigenze delle popolazioni che vivevano sotto la giurisdizione dell'abbazia. In tale prospettiva si comprende soprattutto il suo intervento nel Cilento, dove il controllo del territorio aveva una funzione economica e di sicurezza.
Castellabate e le concessioni agli abitanti
L'opera pubblica più nota legata a Simeone è il completamento del castello di Sant'Angelo, nucleo del futuro abitato di Castellabate. L'iniziativa era stata avviata dal predecessore Costabile per proteggere la popolazione costiera dalle incursioni provenienti dal mare. Le fonti ecclesiastiche istituzionali attribuiscono espressamente a Simeone il completamento della fortificazione.
All'abate sono ricondotte concessioni favorevoli agli abitanti: la disponibilità di terre e case e una riduzione delle prestazioni dovute al monastero. Tali misure mostrano un esercizio del potere abbaziale che combinava il rafforzamento della presenza territoriale con incentivi alla stabilizzazione del popolamento.
Una tradizione storiografica gli attribuisce inoltre l'acquisto del porto detto 'Lu Traversu' dal conte di Acerno, per favorire traffici e scambi. La notizia si inserisce nella funzione economica della costa cilentana, ma la data esatta e i termini giuridici della compravendita richiedono il confronto con il relativo documento.
Il nome Castellabate conserva il riferimento storico al castello dell'abate. La continuità del rapporto fra la comunità cittadina e il monastero spiega il successivo patronato di Simeone, distinto da quello principale di san Costabile.
Morte, sepoltura e riconoscimento del culto
Simeone morì il 16 novembre 1140, dopo circa sedici anni di governo. La tradizione cavense colloca la prima sepoltura nella grotta Arsicia, presso le tombe dei predecessori e del fondatore Alferio. Il calendario monastico del 1280 costituisce una delle prime testimonianze ricordate per la sua commemorazione liturgica.
Le reliquie conobbero nel tempo ricognizioni e trasferimenti all'interno del complesso abbaziale. La ricostruzione storica riporta interventi nel 1641, 1675 e 1881; dopo il riconoscimento del culto nel 1928 esse furono collocate sotto l'altare di san Benedetto nella chiesa abbaziale. La successione delle sistemazioni testimonia il permanere della venerazione, pur richiedendo, per ogni dettaglio materiale, la consultazione degli atti di ricognizione.
Il 18 maggio 1928 papa Pio XI confermò il culto del beato Simeone. Si tratta di una conferma di culto antico, non di una beatificazione solenne da descrivere secondo il modello delle cause contemporanee. Il Martirologio Romano lo commemora come abate a Cava de’ Tirreni il 16 novembre.
Il 6 aprile 1963 Simeone fu proclamato patrono secondario di Castellabate. Tale riconoscimento collega ufficialmente la venerazione ecclesiale alla memoria del suo contributo al castello e alla comunità locale.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Le notizie di questo degno abate dell’Abbazia della Trinità di Cava dei Tirreni, ci provengono da varie fonti tutte autorevoli, qualcuna contemporanea, tra le quali il ‘Kalendarium’ del 1280 che segna il giorno della sua morte ed è la prima testimonianza del culto tributatogli.
Simeone fu il quarto abate di Cava, di quella celebre ed importantissima abbazia fondata da s. Alferio nel 1020 ca., e fu il primo degli abati cavensi ad essere eletto dai monaci nel 1124, mentre gli altri erano stati designati dai loro predecessori.
Altri documenti, testimoniano la sua presenza fin dal 1105 come semplice monaco nel disbrigo di affari; risulta primo priore, dal 1109 al 1113, del ricostruito monastero di S. Sofia in Salerno, che era stato donato nel 1100 alla Badia; ancora lo si trova come priore dell’importante monastero di S. Arcangelo nel Cilento nel 1119 e 1120.
Simeone governò in un’epoca divenuta difficile sul piano politico-religioso, a causa delle lotte tra i Normanni e il Papato, svolse il suo compito in modo encomiabile, tale da suscitare la stima dei due poteri, ricevendo come altri abati di Cava, feudi, beni e privilegi che fecero grande e potente la Badia.
Prima di prendere importanti decisioni, si consultava con i “seniori” che lo seguivano pure nelle visite ai monasteri e feudi dipendenti dall’abbazia. Per difendere le popolazioni, soggette al potere dell’abbazia, dalle incursioni saracene, portò a completamento la costruzione del castello di S. Angelo (oggi Castellabate nel Cilento), iniziata qualche mese prima dal suo predecessore s. Costabile (1123-24); in seguito agli abitanti di Castellabate concesse la proprietà delle terre con le loro case, riducendo anche le prestazioni dovute all’abbazia, comprò anche il porto ‘Lu Traversu’ dal conte di Acerno, per facilitare il commercio ed il traffico nella zona.
Il re di Sicilia Ruggiero II, i principi di Salerno, i vescovi e signori feudali, lo tennero in gran conto, concedendo esenzioni e privilegi, come pure i papi Anacleto II e Innocenzo II.
Governò per 16 anni e morì il 16 novembre 1140; fu sepolto nella grotta ‘Arsicia’ vicino agli altri abati e al fondatore; le sue reliquie furono varie volte riesumate e deposte nella bella ed artistica chiesa abbaziale in vari posti; finché dopo il 18 maggio 1928, data in cui fu confermato il culto del beato Simeone, da parte del papa Pio XI, le reliquie vennero deposte definitivamente sotto l’altare di s. Benedetto.
Il 6 aprile 1963 fu proclamato patrono secondario di Castellabate; la sua festa si celebra il 16 novembre.
Cronologia
- 1105 - attestato come monaco di Cava
- 1109-1113 - priore di Santa Sofia a Salerno
- 1119-1120 - priore di Sant’Arcangelo nel Cilento
- 1124 - eletto abate della Trinità di Cava
- 1124-1140 - completa il castello di Sant’Angelo e governa le dipendenze cavensi
- 16 novembre 1140 - morte
- 1280 - testimonianza della commemorazione nel calendario monastico
- 18 maggio 1928 - conferma del culto da parte di Pio XI
- 6 aprile 1963 - proclamazione a patrono secondario di Castellabate
Valutazione storico-critica
- La successione abbaziale e gli incarichi precedenti sono sostenuti dalla tradizione documentaria cavense, benché le sintesi non riproducano integralmente i relativi atti.
- La numerazione come quarto o quinto abate varia nei repertori; il governo dal 1124 al 1140 non è controverso.
- Le concessioni relative a Castellabate sono riconosciute anche nella ricostruzione ecclesiastica istituzionale.
- Il Kalendarium del 1280 è una testimonianza antica del culto, ma posteriore di oltre un secolo alla morte.
- La conferma pontificia del 1928 riguarda il culto preesistente e non va confusa con una canonizzazione.
Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Romanum, memoria del 16 novembre, beato Simeone abate a Cava de’ Tirreni.
- BeWeB, Chiesa cattolica italiana, Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, profilo storico della diocesi e dell’abbazia.
- Simeone Leone, Dalla fondazione del cenobio al secolo XVI, in La badia di Cava, Cava de’ Tirreni, Di Mauro, 1985.
