Festa:
5 novembre
Patronato:
Di Atina.
Etimologia:
Marco deriva dal latino Marcus, collegato a Marte.
Emblema:
insegne episcopali.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera M
Calendario: I santi del 5 novembre
Martirologio Romano
San Marco è venerato ad Atina come antico vescovo e martire, ma la sua vicenda pone importanti problemi di identificazione. La narrazione che lo presenta come galileo, discepolo dell’apostolo Pietro e primo pastore della città non è una testimonianza del I secolo: appartiene a una tradizione letteraria medievale collegata a Pietro Diacono di Montecassino. In essa Marco avrebbe evangelizzato il territorio e subito il martirio durante il governo di Domiziano. Il culto locale, le notizie sulle reliquie e la memoria delle chiese a lui dedicate costituiscono una vicenda storica distinta dall’attendibilità della biografia apostolica. Un ulteriore problema riguarda il rapporto con Marco venerato ad Eca, presso l’odierna Troia in Puglia, attestato il 5 novembre nel Martirologio Geronimiano. La coincidenza del nome e la circolazione del culto hanno indotto gli studiosi a considerare possibile che le tradizioni si riferiscano alla stessa figura, senza che l’identificazione sia dimostrata.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
La figura di Marco occupa un posto rilevante nella memoria religiosa di Atina, antico centro della valle di Comino. Le notizie più articolate sulla sua vita non provengono tuttavia dall’età apostolica, bensì dalla produzione agiografica medievale. Questo scarto cronologico è essenziale per comprendere la formazione della sua immagine di vescovo e martire.
Secondo la Passione attribuita alla tradizione di Pietro Diacono, Marco sarebbe nato in Galilea e avrebbe incontrato l’apostolo Pietro. Dopo la conversione e la formazione cristiana, sarebbe stato consacrato vescovo e inviato ad Atina. La narrazione intende così collegare direttamente la comunità locale alla predicazione apostolica. Non sono però conosciute testimonianze contemporanee che confermino la provenienza palestinese, il rapporto personale con Pietro o la consacrazione episcopale.
Il racconto prosegue attribuendo a Marco un’intensa attività missionaria nella Campania antica e nei territori vicini. Gli episodi di conversione e di opposizione al paganesimo rientrano nello schema tipico delle Passioni che descrivono la fondazione di una Chiesa locale. Non consentono, da soli, di ricostruire il reale sviluppo del cristianesimo ad Atina nel I secolo.
La tradizione colloca il martirio sotto l’imperatore Domiziano, verso il 95 o 96, e descrive l’uccisione mediante due chiodi conficcati nel capo. La precisione narrativa non corrisponde a una documentazione processuale antica: data, persecutori e modalità della morte appartengono al racconto agiografico. Non è pertanto storicamente accertato che Marco sia stato martirizzato nel I secolo.
La vicenda delle sue spoglie costituisce una seconda parte del racconto. Sul sepolcro sarebbe stata costruita una chiesa, successivamente decaduta; il luogo della deposizione sarebbe stato dimenticato. Nell’XI secolo, sotto un vescovo di nome Leone, il corpo sarebbe stato ritrovato in circostanze accompagnate da prodigi e trasferito nella cattedrale di Santa Maria. La narrazione colloca una nuova traslazione al 1 ottobre 1057 e ricorda la dedicazione della chiesa il 5 ottobre. Queste date sono importanti per la storia della tradizione cultuale, ma la loro trasmissione richiede di distinguere la testimonianza medievale dalla verifica documentaria degli avvenimenti.
Un momento decisivo nella formazione della biografia fu il soggiorno ad Atina di Pietro Diacono, monaco di Montecassino, durante il suo allontanamento dal monastero nel 1128. Gli studi storico-agiografici attribuiscono a lui una Passione di Marco elaborata per onorare la comunità che lo aveva accolto. Il testo circolò anche sotto un’attribuzione autorevole ma non autentica, ad Atenolfo di Capua. La retrodatazione dell’opera e l’autorità ecclesiastica invocata contribuirono a conferire al racconto l’apparenza di una testimonianza molto più antica.
La tradizione atinate deve inoltre essere confrontata con quella di Marco di Eca, località della Puglia antica presso la successiva Troia. Il Martirologio Geronimiano conserva al 5 novembre la memoria di un Marco legato a Eca. Questo dato precede la Passione atinate e possiede quindi un diverso valore documentario. Non fornisce però una biografia completa, né autorizza a trasferire automaticamente al personaggio pugliese gli episodi attribuiti al vescovo di Atina.
La difficoltà riguarda anche l’antica sede episcopale di Atina. Le liste che presentano una successione di vescovi a partire dall’età apostolica sono tarde e non bastano a provare la continuità istituzionale che descrivono. Francesco Lanzoni ha messo in dubbio la solidità storica della serie episcopale. Il titolo di primo vescovo attribuito a Marco va dunque compreso come parte della memoria ecclesiastica locale, non come dato confermato da atti del I secolo.
La fortuna della Passione si prolungò nell’età moderna. Nel 1599 Pietro Paolo Flori presentò una rielaborazione in volgare delle memorie atinate, contribuendo alla diffusione delle vicende del santo presso un pubblico più ampio. Anche queste testimonianze documentano soprattutto la persistenza della tradizione, non la sua origine apostolica.
La venerazione di Marco conserva pertanto un significato storico riconoscibile nella vita religiosa di Atina. Le chiese, la memoria delle traslazioni e le feste locali testimoniano la durata del culto. Rimane invece aperta la questione se il santo atinate debba essere identificato con il Marco ricordato nell’antica tradizione martirologica di Eca.
Biografia
A cura di Vincenzo Fenicchia
L’elogio di Marco quale vescovo di Atina e martire sotto Domiziano, riportato nel Martirologio Romano il 28 aprile, deriva dalla leggenda che Pietro Diacono, costretto a lasciare Montecassino nel 1128 al tempo dell’abate Senioretto, compose per riconoscenza verso la città di Atina che lo aveva ospitato.
Secondo la leggenda e le notizie riferite nel Chronicon Atinense, Marco, galileo, discepolo dell’apostolo Pietro e da lui ordinato vescovo, dopo aver predicato la fede nella Campania, fu ucciso ad Atina dai pagani che, durante la persecuzione di Domiziano, verso l’anno 96, gli conficcarono due chiodi nel capo. Sul luogo della sua sepoltura fu costruita una chiesa, ma, andata questa in rovina, il corpo del santo fu dimenticato. Verso la metà del sec. XI, però, al tempo del vescovo Leone, in seguito a miracoli, il corpo fu ritrovato e portato alla chiesa cattedrale di S. Maria, ove rimase durante la ricostruzione della chiesa edificata sul suo primo sepolcro. Compiuta questa, il corpo vi fu riportato il 1° ott. 1057, e la chiesa fu dedicata il 5 ottobre.
E’ però da osservare che non è ben provata l’esistenza di una sede vescovile ad Atina. Il M. venerato dagli ateniesi sembra non sia diverso dal santo vescovo omonimo il cui culto, diffuso in diversi centri della Campania, ci è attestato dal Martirologio Geronimiano il 5 novembre ad Eca, nella località ove sorse poi Troia di Puglia.
Approfondimenti
Il rapporto con Marco di Troia
La memoria del 5 novembre del Martirologio Geronimiano riguarda Marco ad Eca, presso Troia. L’ipotesi che il Marco di Atina sia un adattamento locale di questa venerazione è stata sostenuta dalla critica agiografica. La somiglianza dei culti non costituisce una prova definitiva di identità personale.
Pietro Diacono e la Passione
La Passione identificata nel repertorio Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero 5298 è legata all’attività letteraria di Pietro Diacono. L’attribuzione ad Atenolfo di Capua appartiene alla costruzione dell’autorità del testo e non ne stabilisce la datazione all’XI secolo.
Cronologia
- Antichità cristiana: il Martirologio Geronimiano ricorda il 5 novembre un Marco ad Eca.
- XI secolo, secondo la tradizione: ritrovamento delle reliquie di Marco ad Atina.
- 1 ottobre 1057, secondo la tradizione: traslazione delle reliquie.
- 5 ottobre 1057, secondo la tradizione: dedicazione della chiesa.
- 1128: Pietro Diacono trova ospitalità ad Atina durante l’esilio da Montecassino.
- XII secolo: composizione della Passione di Marco attribuita a Pietro Diacono.
- 20 giugno 1599: data della dedica della rielaborazione volgare di Pietro Paolo Flori.
Valutazione storico-critica
- Il culto di Marco ad Atina è storicamente attestato, ma la biografia apostolica non dispone di conferme contemporanee.
- La Passione è una composizione medievale e non una testimonianza diretta della persecuzione domizianea.
- La successione episcopale antica di Atina è controversa; la presenza di Marco come vescovo del I secolo non è dimostrata.
- L’identificazione con Marco di Eca o Troia è un’ipotesi storiografica significativa, non un dato definitivamente acquisito.
- Le date delle traslazioni dell’XI secolo provengono dalla tradizione agiografica e non dimostrano la storicità dei racconti apostolici.
Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrologium Hieronymianum, memoria del 5 novembre relativa a Marco di Eca, nella tradizione testuale discussa dagli studi agiografici.
- Pietro Diacono, Passio sancti Marci, BHL 5298, testo agiografico medievale.
- Acta Sanctorum, Aprilis, tomo III, pp. 548-561, dossier di Marco.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII, studio sulle origini delle sedi episcopali.
- Pietro Paolo Flori, Vita di san Marco vescovo e martire e protettore di Atina, testimonianza della tradizione moderna (1599).

