Festa:
28 ottobre
Etimologia:
Dal greco Kyrillos, derivato da kyrios, signore.
Emblema:
Abito di soldato romano nell'allestimento dell'urna.
Categoria: Corpi santi
Calendario: I santi del 28 ottobre
E' il nome con cui viene venerato a Cellio, in Valsesia, un corpo santo proveniente dal cimitero romano di Ciriaca, presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. La documentazione relativa al trasferimento delle reliquie, avvenuto nel 1676, consente di ricostruire con una certa precisione la nascita e lo sviluppo del culto locale, ma non la vita della persona alla quale appartennero i resti. L'identificazione con il martire Cirillo ricordato il 28 ottobre insieme a sant'Anastasia appartiene alla tradizione agiografica e non è dimostrata da prove che colleghino quel personaggio alla sepoltura romana. A Cellio le reliquie sono custodite nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, in una cappella dotata di un altare ligneo decorato e di un'urna. Il culto, consolidatosi dalla seconda metà del Seicento, si manifesta nella festa dell'ultima domenica di ottobre e in solenni processioni periodiche. La vicenda di Cirillo è soprattutto una testimonianza storica della diffusione dei corpi santi delle catacombe nelle comunità cattoliche dell'età moderna.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
L'identità sconosciuta
Non si conoscono luogo e data di nascita, condizione sociale, attività o circostanze della morte della persona le cui ossa sono venerate a Cellio con il nome di Cirillo. Il nome compare nella documentazione che accompagnò le reliquie da Roma, ma tale indicazione non permette da sola di ricostruire una biografia individuale. Anche la qualifica di martire, tradizionalmente associata al corpo santo, non è dimostrabile mediante testimonianze contemporanee alla morte.
La provenienza romana
Le reliquie furono dichiarate provenienti dal cimitero di Ciriaca, nell'area del Verano, presso San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Il 2 settembre 1675 monsignor Giuseppe Cesare Aquilano, prefetto della Sacrestia Apostolica, ne autenticò la provenienza. La documentazione relativa all'autentica attesta la vicenda ecclesiastica del reperimento e della consegna dei resti, non l'identificazione storica della persona sepolta con un martire conosciuto da altre fonti.
Il dono destinato a Cellio
Il conte Giuseppe Leopoldo Gera di Milano donò i resti a don Giovanni Antonio Rosario, sacerdote di Cellio, dopo averli ottenuti da monsignor Aquilano. Una ricostruzione storiografica locale attribuiva un ruolo decisivo a un cappuccino chiamato padre Michelangelo, ma tale figura non compare nei documenti parrocchiali relativi alle ricognizioni. Il passaggio delle reliquie si colloca nel fenomeno, particolarmente diffuso in età post-tridentina, del trasferimento di corpi santi dalle catacombe romane a chiese e comunità locali.
Le ricognizioni del 1676
Il 23 marzo 1676, presso la curia di Novara, fu effettuato un riconoscimento del contenuto della cassetta proveniente da Roma, alla presenza del vicario generale Leonardo Sirturo e dei canonici Giuseppe Carelli e Giorgio Bussi. Una nuova ricognizione si tenne il 26 luglio dello stesso anno nella chiesa parrocchiale di Cellio, alla presenza di sacerdoti del territorio: Carlo Antonio Giuliani, Giovanni Antonio Milone, Giacomo Galloni e Francesco Resegotti. La sistemazione delle ossa nell'urna fu affidata al cappuccino padre Marco da Lomazzo.
L'altare e il consolidamento del culto
Il 18 ottobre 1676, durante la visita pastorale del vescovo Visconti, fu prescritta la doratura della cornice dell'altare di San Cirillo. Il riferimento dimostra che il culto e la dedicazione dell'altare erano già stabiliti entro quella data. Un inventario dell'anno successivo conferma la presenza delle reliquie. Esse furono collocate nella cappella dedicata al santo, entro un altare con struttura lignea dorata e dipinta, suddivisa tra lo spazio inferiore dell'urna e quello superiore di una tela raffigurante il presunto martirio.
Le trasformazioni dell'urna
Nel 1677 i resti considerati sangue del martire furono sistemati in un reliquiario ligneo, sostituito nel 1741 con uno in rame argentato. Nel 1904 fu realizzata una nuova urna sul modello della precedente, riutilizzando fregi d'argento e vetri; nel 1905 una traslazione solenne accompagnò l'inaugurazione del nuovo allestimento. Un'altra processione straordinaria ebbe luogo il 12 agosto 1945, in ringraziamento per la conclusione della guerra. Nel 1995 il cranio conservato nell'urna fu rivestito con una maschera d'argento eseguita dalla scuola artistica milanese Beato Angelico e venne pulito l'abito da soldato romano che riveste i resti.
La memoria nella comunità
La festa di Cirillo è celebrata localmente nell'ultima domenica di ottobre. La tradizione prevede una processione solenne con l'urna ogni cinque anni. L'importanza del culto nella vita del paese è attestata anche dalla diffusione dei nomi Cirillo e Cirilla tra i bambini di Cellio fino all'Ottocento. Questi elementi documentano una devozione radicata, pur senza risolvere l'incertezza sull'identità antica del defunto.
Biografia
A cura di Damiano Pomi
Nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Cellio, amena località montana della bassa Valsesia, sono venerate le reliquie di San Cirillo, presunto martire romano divenuto compatrono del paese. Il Ravelli, storico valsesiano degli anni venti del novecento, afferma che esso giunse nella località valsesiana come dono del conte Giuseppe Gere su interessamento di padre Michelangelo, un religioso cappuccino originario del posto, ma tali indicazioni risultano soltanto parzialmente esatte, infatti, da un confronto con i documenti esistenti presso l’archivio parrocchiale, in cui non compare mai la figura del frate cappuccino, la vicenda può essere ricostruita diversamente e con più esattezza. Il conte Giuseppe Leopoldo Gera di Milano donò i resti di Cirillo a don Giovanni Antonio Rosario, uno dei due sacerdoti del paese, egli li aveva ottenuti da monsignor Giuseppe Cesare Aquilano, prefetto della Sacrestia Apostolica, che ne autenticò la provenienza dal cimitero di Ciriaca il 2 settembre 1675. Il 23 marzo dell’anno seguente 1676 presso la curia di Novara, venne compiuto il riconoscimento del contenuto della cassetta giunta da Roma, alla presenza del vicario generale don Leonardo Sirturo e dei canonici penitenzieri don Giuseppe Carelli e don Giorgio Bussi, convocati in qualità di testimoni. Un ultima ricognizione venne eseguita il 26 luglio successivo nella chiesa parrocchiale di Cellio, davanti al parroco di Castagnola don Carlo Antonio Giuliani, allora vicario foraneo di Valduggia, al viceparroco di Arlezze don Giovanni Antonio Milone, al cappellano di Tairano don Giacomo Galloni e a quello di Valmonfredo don Francesco Resegotti. Della composizione delle ossa nell’urna venne incaricato padre Marco da Lomazzo, religioso cappuccino, unico personaggio di tale ordine che compare nelle fonti d’archivio. Anche per quanto riguarda la data del trasporto del corpo santo da Roma esistono delle discordanze: non è esatta quella del 1680, riportata nell’opera del Lana, storico valsesiano dell’ottocento, l’arrivo avvenne già nel 1676, come riferito sia dal Ravelli, che stranamente differisce dal Lana, sia dal Manni. Inoltre, il resoconto della visita pastorale del vescovo Visconti, compiuta il 18 ottobre di quell’anno, testimonia che già vi era nella chiesa la reliquia: è riportata, infatti, l’indicazione di far indorare la cornice dell’altare di San Cirillo. Una tale specifica dedicazione non può essere giustificata se non già dalla presenza del corpo santo, che viene ulteriormente confermata l’anno successivo in un inventario. La sistemazione della reliquia risulta essere da subito quella attuale nell’omonima cappella, all’interno di un altare che presenta una ricca ancona di legno dorato e dipinto, organizzata i due spazi: quello inferiore, in cui è collocata l’urna che custodisce il corpo di Cirillo e quello superiore con una tela che ne rappresenta il presunto martirio. Manca una diretta documentazione circa gli autori dell’opera, tuttavia, almeno per l’esecuzione degli intagli lignei, è possibile indicare il nome di Giovanni Giacomo Fantino, il cui lavoro è documentato per l’altare di San Bonifacio nella parrocchiale di Zuccaro che presenta molte analogie, sia strutturali sia decorative, con questo di Cirillo di poco anteriore. Nel 1677 i resti di quello che è creduto il sangue versato dal presunto martire vengono sistemati in un reliquiario di legno, poi sostituito nel 1741 con quello di rame argentato che ancora si può vedere; l’urna originale è stata sostituita nel 1904 con quella attuale, eseguita però sul modello della precedente, riutilizzandone anche i fregi in argento ed i vetri. Recentemente, nel 1995, grazie alla sensibilità del parroco locale, il cranio di Cirillo è stato ricoperto da un’artistica maschera in argento, opera della scuola artistica milanese “Beato Angelico”, in tale occasione si è anche provveduto alla pulizia dell’abito da soldato romano che riveste il resto del corpo santo. Circa l’identificazione delle reliquie di Cirillo è stato compiuto un errore agiografico molto grave, segno di una superficiale indagine delle fonti, sia documentarie sia iconografiche: in uno studio recente avente per oggetto la chiesa parrocchiale di Cellio, esse vengono attribuite addirittura all’omonimo santo vescovo e patriarca di Alessandria d’Egitto (370 – 444), del quale vengono anche riportate delle note biografiche. E’ impossibile determinare su quali basi si sia potuta formulare una simile ipotesi, tanto originale quanto errata, nessuna fonte, infatti, riporta indicazioni che potrebbero contribuire ad avvalorarla. Nei documenti relativi, il corpo santo viene detto appartenere piuttosto al San Cirillo di cui si fa memoria nel martirologio al 28 ottobre. Anche questa indicazione non può essere accettata senza riserve: riguardo a questo personaggio, ucciso con la vergine Anastasia per averle offerto dell’acqua da bere durante il suo martirio, si posseggono solamente fonti leggendarie, di cui è impossibile verificare l’autenticità, inoltre mancano indicazioni che possano collegare la sua eventuale sepoltura con il cimitero del Verano. Attualmente, nella catacomba di Ciriaca, cui si accede dal chiostro del convento annesso alla basilica di San Lorenzo, è murata, tra le tante, anche una lastra che reca inciso il nome di Cirillo, impossibile però determinare se fosse quella che chiudeva il loculo del corpo santo in questione, definito di nome proprio nell’autentica che accompagnò il suo trasporto fino a Cellio. Sulla base dell’identificazione di cui si è detto, la festa in onore di Cirillo venne fissata all’ultima domenica di ottobre, come ancora avviene; tale celebrazione riveste maggior importanza ogni cinque anni, quando l’urna viene portata in processione per le vie del paese. Trasporti eccezionali delle reliquie sono stati compiuti anche il 12 agosto 1945 in ringraziamento per la fine della guerra e, precedentemente, nel 1905 per inaugurare il rifacimento dell’urna; di quest’ultimo avvenimento sono testimonianza due lapidi conservate nella chiesa: in una sono state riportate le parole della prima strofa dell’inno latino dedicato ai martiri, nell’altra si garantisce al “santo” che Cellio gli tributerà gli onori non ricevuti a Roma: DIVO CIRILLO – VICTORI INCLITO – QUOS CAPITOLIUM RENUIT – CELLIUM AGIT TRIUMPHOS. La devozione nei confronti del compatrono della comunità celliese è testimoniata anche dalla frequenza dei nomi Cirillo e Cirilla, che fino a tutto l’ottocento venivano imposti ai nati del luogo.
Approfondimenti
Il martire Cirillo e sant'Anastasia
Una tradizione martirologica ricorda a Roma, il 28 ottobre, Anastasia e Cirillo. Secondo il racconto, Cirillo avrebbe dato acqua alla giovane durante i tormenti e sarebbe stato per questo ucciso. La narrazione appartiene a una tradizione agiografica la cui storicità non è verificabile nei particolari. Non esistono elementi sufficienti per stabilire che il corpo proveniente dal cimitero di Ciriaca e venerato a Cellio appartenga proprio al Cirillo associato ad Anastasia. La coincidenza del nome non costituisce una prova di identità.
Il problema dell'identificazione con Cirillo d'Alessandria
È stata proposta anche un'identificazione delle reliquie di Cellio con quelle di san Cirillo, patriarca di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il IV e il V secolo. Tale attribuzione non ha fondamento nella documentazione relativa al corpo santo valsesiano. Il patriarca alessandrino è una figura storica distinta e non deve essere confuso con il Cirillo venerato a Cellio.
Arte e culto nella chiesa di San Lorenzo
L'altare di Cirillo conserva un apparato decorativo che riflette la devozione seicentesca per le reliquie. L'attribuzione degli intagli lignei a Giovanni Giacomo Fantino è stata proposta per analogia con l'altare di San Bonifacio nella parrocchiale di Zuccaro, dove il suo lavoro è documentato; per l'altare di Cellio manca tuttavia una testimonianza diretta dell'autore. Anche la raffigurazione pittorica del martirio rappresenta una lettura devozionale della tradizione, non una testimonianza figurativa contemporanea ai fatti narrati.
Curiosità
- Nel 1995 il cranio custodito nell'urna fu coperto con una maschera d'argento realizzata dalla scuola artistica Beato Angelico di Milano.
- Una lapide nella chiesa ricorda in latino gli onori resi a Cirillo da Cellio, contrapponendoli a quelli che Roma non gli avrebbe tributato.
- La processione con l'urna è tradizionalmente celebrata con particolare solennità ogni cinque anni.
- Il nome Cirillo, insieme alla forma femminile Cirilla, ebbe una diffusione significativa nella comunità locale fino al XIX secolo.
Cronologia
- 2 settembre 1675 - Monsignor Giuseppe Cesare Aquilano autentica la provenienza romana delle reliquie.
- 23 marzo 1676 - Ricognizione del contenuto della cassetta presso la curia di Novara.
- 26 luglio 1676 - Nuova ricognizione delle reliquie nella parrocchiale di Cellio.
- 18 ottobre 1676 - La visita pastorale del vescovo Visconti attesta l'esistenza dell'altare di San Cirillo.
- 1677 - Un inventario conferma la presenza delle reliquie; i resti ritenuti sangue del martire sono collocati in un reliquiario ligneo.
- 1741 - Il reliquiario ligneo viene sostituito da uno in rame argentato.
- 1904 - Viene realizzata una nuova urna per le reliquie.
- 1905 - Una solenne traslazione accompagna l'inaugurazione dell'urna.
- 12 agosto 1945 - Processione straordinaria in ringraziamento per la fine della guerra.
- 1995 - Collocazione della maschera d'argento sul cranio e pulizia dell'abito dell'urna.
Valutazione storico-critica
- Documentato: il trasferimento e le ricognizioni delle reliquie nel 1675-1676, nonché l'esistenza del culto a Cellio almeno dall'ottobre 1676.
- Documentato nella storia locale del culto: successivi interventi sull'urna e sul reliquiario, processioni e pratiche devozionali.
- Non accertato: l'identità biografica della persona sepolta nel cimitero di Ciriaca, la sua epoca precisa e le circostanze della morte.
- Tradizionale: la qualifica di martire e l'identificazione con il Cirillo associato ad Anastasia nella memoria del 28 ottobre.
- Priva di riscontro: l'identificazione con san Cirillo d'Alessandria.
- Discussa: l'attribuzione dell'apparato ligneo dell'altare a Giovanni Giacomo Fantino, fondata su confronti stilistici e non su documentazione diretta.
- La presenza del nome Cirillo su una lastra del cimitero romano non prova che essa appartenesse al loculo dal quale furono estratte le reliquie oggi conservate a Cellio.
- Le testimonianze del Seicento sono solide per la storia della venerazione, ma non consentono di ricostruire la vita del presunto martire antico.
Fonti e bibliografia essenziale
- Documentazione dell'archivio parrocchiale di Cellio relativa all'autentica del 2 settembre 1675 e alle ricognizioni del 23 marzo e del 26 luglio 1676, secondo la ricostruzione storica pubblicata da Damiano Pomi.
- Visita pastorale del vescovo Visconti, 18 ottobre 1676, e inventario parrocchiale del 1677, attestati nella medesima ricostruzione.
- Vetus Martyrologium Romanum, commemorazione del 28 ottobre di Anastasia e Cirillo, nella tradizione martirologica storica.
- Damiano Pomi, studio storico sul corpo santo di Cirillo venerato a Cellio, con esame della documentazione parrocchiale e delle tradizioni storiografiche locali.
