Beato Giovanni della Pace (Cini da Pisa)
Eremita, fondatore
Festa: 12 novembre
Nascita-morte: Pisa, circa 1270 – Pisa, circa 1335
Nascita - morte:
Pisa, circa 1270 – Pisa, circa 1335
Festa:
12 novembre
Etimologia:
Dall'ebraico Yohanan, 'il Signore ha fatto grazia'
Emblema:
Abito di penitente o di eremita
Categoria: I santi che iniziano con la lettera G
Calendario: I santi del 12 novembre
Martirologio Romano
Noto come Giovanni della Pace, fu un terziario francescano pisano vissuto tra il XIII e il XIV secolo. Dopo aver prestato servizio militare per il Comune di Pisa, attraversò una profonda trasformazione personale, associata dalla tradizione a una vicenda violenta maturata nelle lotte cittadine. Divenne protagonista dell'assistenza ai poveri attraverso la Pia Casa della Misericordia, della quale è documentata la sua partecipazione agli organi di governo, e successivamente si dedicò alla vita eremitica. Il suo nome è legato ai penitenti francescani, al romitorio di Santa Maria della Sambuca e a quello di San Giovanni Evangelista presso la Porta della Pace di Pisa. La sua biografia è stata a lungo confusa con quella di un omonimo terziario pisano, circostanza che impone cautela soprattutto nella ricostruzione della conversione e della morte. Il culto, sviluppatosi localmente, fu confermato da papa Pio IX il 10 settembre 1857; la memoria liturgica ricorre il 12 novembre.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini e servizio militare
Giovanni Cini nacque probabilmente a Pisa intorno al 1270, in un ambiente familiare di modeste condizioni. Le notizie sulla sua infanzia e sulla sua formazione sono scarsissime. Per mantenersi esercitò il mestiere di soldato stipendiato dal Comune, in una città segnata dalla rivalità fra gruppi politici, dall'importanza delle istituzioni comunali e dalle tensioni fra autorità civili ed ecclesiastiche. La professione militare non gli impedì di avvicinarsi al movimento penitenziale francescano: risulta infatti che già prima del 1295 avesse vestito l'abito dei frati della penitenza, pur continuando a esercitare il mestiere delle armi.
La compresenza dell'appartenenza penitenziale e della professione militare è uno degli aspetti più caratteristici della sua vicenda. Il Terz'Ordine francescano offriva a persone rimaste nel mondo una forma di vita ispirata alla conversione evangelica e alle opere di misericordia. Nel caso di Giovanni, l'adesione iniziale non coincise immediatamente con l'abbandono della vita precedente. La svolta successiva è ricordata dalla tradizione come un evento traumatico, ma i particolari non possono essere ricostruiti con assoluta certezza.
La vicenda della conversione
Un episodio di violenza politica avvenuto l'8 ottobre 1296 è stato proposto come occasione della conversione di Giovanni. Secondo la ricostruzione di Silvano Barsotti, l'episodio riguardò un attentato attribuito a Ciommeo Cappone dei Lanfranchi contro un amministratore dell'arcivescovo eletto Teodorico. Alcuni documenti menzionano fra gli attentatori un soldato che portava l'abito dei frati della penitenza: l'identificazione di questo soldato con Giovanni Cini è plausibile, ma non definitivamente dimostrata. Anche il racconto di una sua detenzione e della conversione maturata in carcere resta collegato a tale identificazione.
La fama di una conversione eccezionale è tuttavia attestata indirettamente da una testimonianza successiva. Nel 1391 Parasone Grasso, operaio del duomo di Pisa, lasciò una disposizione testamentaria affinché nella sede della Compagnia di San Giovanni Evangelista fosse dipinta la storia di 'frater Iohannes soldatus'. Il dipinto fu effettivamente eseguito, ma andò perduto: già alla fine del Seicento ne rimanevano soltanto tracce. Questa testimonianza conferma l'importanza attribuita alla vicenda del soldato penitente, senza permettere di stabilire il contenuto preciso della scena o l'identità di tutti i protagonisti.
L'attribuzione a Giovanni di attentati narrati in alcune biografie più tarde è stata aggravata dalla confusione con un omonimo pisano vissuto successivamente. Non è dunque storicamente corretto descriverlo senz'altro come autore di un attentato contro un determinato arcivescovo, né fissare come fatto certo la durata o le circostanze della sua prigionia.
La Pia Casa della Misericordia
Il settore meglio documentato della sua attività è quello assistenziale. Giovanni partecipò alla vita della Pia Casa della Misericordia, istituzione pisana dedicata al soccorso dei bisognosi. Il 16 marzo 1305 gli statuti della fondazione furono approvati dall'arcivescovo fra Giovanni di Polo. Nello stesso anno Giovanni era annoverato fra dodici persone di riconosciuta spiritualità, designate a vita con facoltà di intervenire direttamente negli affari della Casa.
Il dato mostra che, già nel 1305, egli godeva di una reputazione pubblica ben diversa da quella attribuitagli nei racconti della giovinezza. La sua presenza nella magistratura dell'istituzione non fu episodica: ricoprì più volte incarichi direttivi e compare nella sua amministrazione fino al 1319. L'attività della Misericordia apparteneva a una tradizione urbana di assistenza organizzata, nella quale la pietà religiosa si traduceva nella raccolta e distribuzione di risorse a favore delle persone più vulnerabili.
Alla sua memoria è stata inoltre collegata l'attenzione verso i poveri che, per vergogna o per condizioni sociali precedenti, non chiedevano pubblicamente elemosina. L'aiuto discreto, portato anche senza esposizione pubblica del destinatario, costituisce un elemento ricorrente nella tradizione della confraternita di San Giovanni Evangelista. Occorre però distinguere l'effettiva partecipazione di Giovanni alle istituzioni caritative, attestata dagli atti, dai singoli gesti di beneficenza tramandati dalle narrazioni posteriori.
Dalla vita pubblica all'eremo
Dopo il 1319 Giovanni non risulta più tra i componenti degli organi direttivi della Pia Casa della Misericordia. È probabile che in quegli anni si sia progressivamente ritirato dalla vita pubblica per dedicarsi alla preghiera e alla penitenza. Non è noto con sicurezza il luogo del suo primo eremo, che doveva comunque trovarsi nelle vicinanze di Pisa. La sua reputazione attrasse persone desiderose di condividere una vita di penitenza francescana, indicate nelle fonti con il nome di Fraticelli della Penitenza.
Questa denominazione non deve essere automaticamente identificata con tutti i movimenti chiamati 'fraticelli' nella storia francescana medievale. La realtà legata a Giovanni è presentata come un gruppo di penitenti ed eremiti; le ricostruzioni che lo descrivono quale fondatore di un ordine perfettamente definito richiedono prudenza, perché le forme associative e la loro continuità istituzionale non sono ricostruibili in ogni dettaglio.
Nel 1332 Giovanni si trasferì, secondo la ricostruzione biografica accolta dal Dizionario Biografico degli Italiani, al romitorio di Santa Maria della Sambuca, nell'area livornese. Il luogo era affidato alla custodia dei penitenti e a Giovanni è attribuita anche l'istituzione di un ospedale destinato a poveri e pellegrini. La notizia va mantenuta nella sua forma prudente: l'esistenza di una tradizione di ospitalità non consente di precisare senza ulteriori atti le dimensioni, l'organizzazione o la durata dell'ospedale.
Il romitorio della Porta della Pace
L'ultima fase della sua esistenza viene collocata nel romitorio di San Giovanni Evangelista presso la Porta della Pace di Pisa. Da questa località derivò l'appellativo 'della Pace', che non indica necessariamente un cognome familiare. Alla sua iniziativa è attribuita, con qualche incertezza, la fondazione della Compagnia e dell'oratorio dei disciplinati di San Giovanni Evangelista. La confraternita sviluppò un'attività di assistenza spirituale e materiale, rivolta anche a persone che non volevano rendere pubblica la propria povertà.
Secondo un racconto tradizionale Giovanni trascorse gli ultimi anni in una cella quasi completamente murata, con una piccola apertura attraverso la quale riceveva quanto necessario per vivere. Il particolare esprime l'immagine di un eremita dedito a un'ascesi radicale, ma non è sostenuto da una descrizione contemporanea sufficientemente precisa da permettere di ricostruire le condizioni materiali della sua reclusione.
L'anno della morte non è accertato. La storiografia specialistica colloca Giovanni ancora in vita nei primi anni Trenta del XIV secolo e ne registra la presenza nel 1332 presso Santa Maria della Sambuca. La data del 1335, frequente nelle biografie divulgative, resta approssimativa e non può essere considerata certa. Neppure il 12 novembre, giorno della memoria liturgica, dimostra da solo il giorno esatto del decesso.
Sepoltura e riconoscimento del culto
Giovanni fu sepolto nel Camposanto di Pisa, presso la porta maggiore, utilizzando un sarcofago antico di marmo riadattato. La sua tomba venne ornata nel 1387 o 1388 da un affresco attribuito ad Antonio Veneziano, nel quale il beato era raffigurato con quattro angeli. L'attenzione riservata al sepolcro documenta la persistenza della sua memoria nella Pisa tardomedievale.
Il culto locale, maturato nel tempo, ottenne il riconoscimento ufficiale di papa Pio IX il 10 settembre 1857. Non si trattò della canonizzazione di Giovanni, ma della conferma di una venerazione preesistente, con il riconoscimento del titolo di beato. Il suo corpo fu trasferito nella chiesa pisana di San Francesco, mentre alcune reliquie già custodite nell'oratorio della Compagnia di San Giovanni Evangelista sono ricordate nella chiesa di Sant'Anna. La soppressione della confraternita nel 1785, durante le riforme del granduca Pietro Leopoldo, aveva modificato il quadro istituzionale della devozione cittadina.
La memoria di Giovanni della Pace rimane così legata a tre aspetti complementari: il passaggio dal servizio militare alla penitenza, la partecipazione concreta alle opere di misericordia e la scelta finale della solitudine eremitica. La sua importanza storica non dipende dai particolari più drammatici delle narrazioni tarde, ma dall'inserimento documentato nelle istituzioni caritative pisane e dalla lunga continuità del culto.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Peccato che il suo ricordo non è più vivo a Pisa come meriterebbe, essendo una bella figura del XIV secolo pisano e che certamente nel suo tempo, destò molto interesse fra i cattolici e fra i cittadini in genere.
Giovanni Cini nacque a Pisa verso il 1270, fu soldato della Repubblica Pisana, ma la sua condotta non fu proprio edificante.
Turbolento per natura e per partito preso, partecipò l’8 ottobre 1296 ad un vile attentato contro Matteo, arcivescovo eletto della diocesi di Pisa.
Questo crimine fu punito con il carcere, ma provvidenzialmente fu anche la causa remota della sua conversione. Scontata la pena si diede a vita penitente e vestì l’abito del Terz’Ordine Francescano.
Dal 1305 in poi, fu più volte eletto presidente della “Pia Casa della Misericordia”, istituita per la carità al popolo più povero; a lui si deve la diffusione della pratica di portare l’elemosina di notte (cibo, vestiario, denaro) a coloro che si vergognavano di riceverla pubblicamente.
In seguito Giovanni Cini si diede a vita eremitica presso la Porta della Pace di Pisa, per questo è chiamato di solito “Giovanni della Pace”; il suo esempio attrasse molte persone specie giovani, desiderose di imitarlo; allora Giovanni fondò la Congregazione degli “Eremiti Terziari Francescani” detti ‘Fraticelli’, da tempo estinta.
Fece rifiorire la vita religiosa nel romitorio di S. Maria della Sambuca e gli viene attribuita la fondazione della “Compagnia dei disciplinanti di S. Giovanni Evangelista”, la cui chiesa era situata presso la Porta della Pace. Qui Giovanni Cini trascorse gli ultimi anni della sua vita, murato in una piccola cella e ricevendo la Comunione e il poco cibo in elemosina, attraverso una piccola finestra e in questa cella morì nel 1335 ca.
Fino al 1856 era sepolto nel Cimitero Monumentale di Pisa in una tomba decorata da affreschi; da quell’anno le sue reliquie furono traslate nella Chiesa dei Conventuali di Pisa.
Un anno dopo, il 10 settembre 1857, papa Pio IX approvò il culto antico di Giovanni della Pace e il titolo di Beato. La sua celebrazione liturgica è al 12 novembre.
Approfondimenti
La distinzione dall'omonimo Giovanni della Pace
La tradizione biografica ha sovrapposto a lungo due terziari francescani pisani. Il beato Giovanni Cini, già soldato e poi eremita, appartiene alla generazione nata intorno al 1270. Un altro Giovanni della Pace, nato nel 1353, era invece un pellicciaio sposato e padre di famiglia. L'attribuzione al primo di episodi relativi al secondo ha prodotto errori cronologici particolarmente gravi, fino a spostare la sua morte verso il XV secolo. Gli studi di Silvano Barsotti e la successiva ricostruzione di Michele Franceschini hanno permesso di separare meglio le due figure.
Le confraternite pisane e la carità discreta
L'esperienza della Pia Casa della Misericordia e quella dei disciplinati di San Giovanni Evangelista testimoniano forme differenti ma convergenti di solidarietà religiosa urbana. La prima si caratterizzava per una struttura assistenziale riconosciuta dalle autorità ecclesiastiche; la seconda è ricordata per l'aiuto rivolto anche a persone restie a mendicare. Le iniziative attribuite a Giovanni vanno comprese in questo tessuto cittadino di confraternite, amministrazione dei beni e soccorso organizzato.
Curiosità
- Il soprannome 'della Pace' deriva dalla Porta della Pace di Pisa, presso la quale Giovanni visse da eremita, e non prova l'appartenenza a una famiglia di quel nome.
- Un testamento del 1391 ordinò di rappresentare pittoricamente la storia di 'frater Iohannes soldatus'; l'affresco, successivamente perduto, costituiva una testimonianza della fama del penitente.
- La tomba medievale fu decorata da un affresco attribuito ad Antonio Veneziano, raffigurante Giovanni fra quattro angeli.
Cronologia
- Circa 1270 - Nascita probabile a Pisa.
- Prima del 1295 - Appartenenza all'Ordine dei frati della penitenza, pur esercitando ancora il mestiere di soldato.
- 8 ottobre 1296 - Attentato politico al quale Giovanni è stato collegato in via ipotetica dalla ricerca storica.
- 16 marzo 1305 - Approvazione degli statuti della Pia Casa della Misericordia; Giovanni figura fra le persone incaricate della sua amministrazione.
- Fino al 1319 - Presenza documentata negli organi della Pia Casa della Misericordia.
- 1332 - Soggiorno presso il romitorio di Santa Maria della Sambuca, secondo la ricostruzione storiografica.
- Dopo il 1332 - Morte a Pisa, in anno non accertato.
- 1387 o 1388 - Decorazione della tomba con un affresco attribuito ad Antonio Veneziano.
- 1391 - Lascito di Parasone Grasso per una pittura dedicata alla storia del frate soldato.
- 1785 - Soppressione della Compagnia dei disciplinati di San Giovanni Evangelista.
- 10 settembre 1857 - Conferma del culto da parte di papa Pio IX.
Valutazione storico-critica
- L'identificazione del beato con Giovanni Cini, soldato pisano e terziario francescano, è sostenuta dalla ricerca storiografica specialistica.
- La partecipazione alla Pia Casa della Misericordia è fra gli aspetti meglio documentati della sua attività; risultano attestati il riconoscimento istituzionale del 1305 e gli incarichi svolti fino al 1319.
- L'identificazione con il soldato penitente implicato nell'attentato del 1296 rimane ipotetica; la detenzione e le circostanze precise della conversione non sono ricostruibili con certezza.
- La fondazione della Compagnia di San Giovanni Evangelista e dell'ospedale presso Santa Maria della Sambuca è attribuita a Giovanni con differenti gradi di sicurezza.
- Il racconto della cella murata appartiene alla tradizione eremitica e non equivale a una descrizione contemporanea verificata.
- La morte nel 1335 è una data tradizionale approssimativa; il giorno e l'anno effettivi restano sconosciuti.
- La confusione con il terziario pisano omonimo nato nel 1353 ha alterato numerose biografie antiche e successive.
- Il culto fu confermato il 10 settembre 1857 da Pio IX; la memoria liturgica del 12 novembre è distinta dalla data storica di morte, non accertata.
Fonti e bibliografia essenziale
- Michele Franceschini, 'Cini, Giovanni, beato', Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 25, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1981.
- Livario Oliger, 'Cini, Giovanni, beato', Enciclopedia Cattolica, vol. III, 1949.
- Silvano Barsotti, Promemoria sul beato Giovanni della Pace, Pisa, 1901.
- Silvano Barsotti, Un nuovo fiore serafico. Il beato Giovanni Cini confessore pisano soldato ed eremita, Quaracchi, 1906.
- Martyrologium Romanum, commemorazione del beato Giovanni Cini al 12 novembre.
- 'Il Beato Giovanni della Pace', San Francesco, rivista della Basilica di San Francesco di Assisi, testimonianza sulla memoria francescana pisana.
