Santi Catervio, Severina e Basso

Martiri

Festa: 17 ottobre

Nascita-morte: † Tortona, Alessandria, 68 circa o seconda metà del IV sec.

Immagini di Santi Catervio, Severina e Basso MartiriImmagini di Santi Catervio, Severina e Basso Martiri

Nascita - morte:
† Tortona, Alessandria, 68 circa o seconda metà del IV sec.

Festa:
17 ottobre

Patronato:
Tolentino (Marche)

Etimologia:
Catervio dal latino Catervius, probabilmente collegato a caterva, 'schiera, folla'; Severina dal latino Severus, 'severo'; Basso dal latino Bassus, 'basso'.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera C

Calendario: I santi del 17 ottobre

Catervio, Settimia Severina e il loro figlio Basso sono figure legate alla storia cristiana di Tolentino e alla venerazione locale sviluppatasi intorno al monumentale sarcofago che conserva i loro nomi. La documentazione epigrafica identifica Catervio come Flavio Giulio Catervio, vir clarissimus ed ex prefetto del pretorio, morto all'età di 56 anni; un documento del Codice Teodosiano attesta inoltre nel 379 un Catervio come comes sacrarum largitionum dell'impero d'Occidente, identificazione accolta dalla moderna prosopografia. Il sarcofago, databile alla fine del IV secolo, testimonia l'appartenenza cristiana della famiglia e ricorda il battesimo e l'unzione ricevuti da un sacerdote di nome Probiano. La tradizione medievale trasformò successivamente Catervio in martire e primo evangelizzatore di Tolentino, associando a lui la moglie Severina e il figlio Basso. Il racconto del martirio in epoca traianea e l'identificazione con presunti protomartiri di Tortona non sono conciliabili con la documentazione epigrafica e archeologica e appartengono alla successiva elaborazione agiografica.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La principale testimonianza storica su Catervio è il grande sarcofago marmoreo conservato a Tolentino. L'iscrizione lo presenta come Flavius Iulius Catervius, vir clarissimus ed ex prefetto del pretorio. Essa precisa che visse 56 anni e che rimase sposato con Settimia Severina per sedici anni meno tredici giorni. La stessa iscrizione registra che egli 'riposò in pace' e indica il 17 ottobre come giorno della sua morte, mentre la deposizione nel sepolcro avvenne il 28 novembre. L'anno non è indicato.
L'identificazione di questo Catervio con il funzionario imperiale menzionato nel Codice Teodosiano è sostenuta dalla prosopografia tardo-romana. Il 19 agosto 379 gli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio indirizzarono a Catervio, comiti sacrarum largitionum, una costituzione relativa all'amministrazione degli uffici finanziari imperiali. Il nome, l'alto rango e la cronologia rendono plausibile l'identificazione con il personaggio sepolto a Tolentino, accolta dagli studi moderni.
L'iscrizione funeraria non documenta la nascita, l'origine familiare precisa o l'attività di Catervio come evangelizzatore. Il titolo vir clarissimus attesta invece la sua appartenenza ai vertici dell'aristocrazia senatoria romana. Non è documentato che fosse nato a Roma, anche se la tradizione agiografica lo presenta come romano.

Catervio e la famiglia cristiana
Il sarcofago costituisce una testimonianza eccezionale della presenza di una famiglia cristiana di alto rango a Tolentino nella tarda antichità. La decorazione comprende il Buon Pastore, gli apostoli Pietro e Paolo e scene dell'Adorazione dei Magi. Sul retro sono rappresentati Catervio e Severina entro un clipeo, con elementi di simbologia cristiana e il gesto della dextrarum iunctio, tradizionale rappresentazione dell'unione matrimoniale. Il monumento è datato dalle fonti archeologiche tra il 390 e il 400 circa.
Una seconda iscrizione, composta in versi, celebra l'unione matrimoniale e afferma che Catervio e Severina furono lavati e unti dal sacerdote Probiano. La formulazione costituisce una delle testimonianze più significative della loro appartenenza alla comunità cristiana. La presenza di Probiano è storicamente attestata dall'epigrafe, ma non è possibile stabilire con certezza se fosse sacerdote o vescovo di Tolentino.
Il monumento funerario comprendeva un panteum cum tricoro, edificio circolare con tre absidi, destinato alla sepoltura della famiglia. Le indagini archeologiche condotte tra il 1988 e il 1993 hanno consentito di riconoscere le strutture del mausoleo, distrutto nel XIX secolo.

Settimia Severina
Settimia Severina è ricordata nell'iscrizione come clarissima femina e moglie di Catervio. Fu lei a predisporre il sarcofago per il marito e per sé, come dichiara esplicitamente l'epigrafe. La durata del matrimonio, sedici anni meno tredici giorni, è uno dei pochi dati biografici certi relativi alla coppia.
La sua appartenenza al cristianesimo è attestata dall'iscrizione, che ricorda il battesimo e l'unzione ricevuti insieme al marito. Non sono documentati con certezza né la sua nascita né la sua attività personale al di fuori della famiglia.

Basso
Basso, indicato nell'epigrafia con il nome latino Bassus, era figlio di Catervio. Una composizione poetica aggiunta al sarcofago dopo la sua morte lo presenta come il figlio diciottenne la cui scomparsa interrompe la discendenza della famiglia. Il testo lo chiama simbolicamente 'gemma' posta fra i genitori e collega la sua morte alla rottura della continuità familiare.
Non sono documentati incarichi, attività ecclesiastiche o circostanze della sua morte. Il suo legame con Catervio e Severina è però direttamente attestato dal monumento funerario.

La tradizione del martirio
La tradizione agiografica sviluppatasi nel Medioevo presenta Catervio come il primo evangelizzatore di Tolentino e attribuisce a lui, alla moglie e al figlio un martirio avvenuto durante le persecuzioni dell'imperatore Traiano. Questa ricostruzione è incompatibile con la documentazione epigrafica che colloca Catervio nella seconda metà del IV secolo e lo mostra sepolto in un mausoleo cristiano della tarda antichità. Il sarcofago non contiene alcun riferimento al martirio. Al contrario, l'epigrafe utilizza la formula funeraria quievit in pace.
Anche la tradizione che fa della famiglia i protomartiri di Tortona, morti intorno al 68, appartiene a una fase agiografica ancora più tarda. Essa fu collegata alla presenza di reliquie attribuite ai tre santi in area piemontese, ma non trova conferma nella documentazione relativa al gruppo funerario di Tolentino.

Origine e sviluppo del culto
Il culto di Catervio si sviluppò intorno al mausoleo funerario. Le fonti storiche collocano nel primo Medioevo la trasformazione del sepolcro familiare in luogo di venerazione e successivamente la nascita dell'insediamento benedettino presso il mausoleo. La documentazione medievale mostra progressivamente l'affermarsi del titolo di San Catervo, mentre la tradizione del martirio si sovrappose alla memoria del personaggio storico.
Nel 1455 il sarcofago fu aperto e il capo attribuito a Catervio fu estratto e collocato in un reliquiario. Le successive ricognizioni documentano la continuità della venerazione. Una ricognizione canonica del 1822 identificò nel sarcofago i corpi venerati come quelli di Catervio, Severina e Basso.
La festa patronale di Tolentino è celebrata il 17 ottobre. La data coincide con quella indicata nell'iscrizione funeraria di Catervio, anche se l'anno della morte rimane sconosciuto.

Il sarcofago e il mausoleo
Il sarcofago di Catervio e Severina appartiene alla produzione paleocristiana di fine IV secolo ed è conservato nella concattedrale di San Catervo a Tolentino. La scheda ufficiale del catalogo del patrimonio culturale italiano lo data tra il 390 e il 400 circa. È realizzato in marmo e presenta tre iscrizioni antiche, oltre a una iscrizione medievale. La fronte mostra il Buon Pastore e altri soggetti cristiani, mentre sui fianchi sono raffigurate scene legate all'Adorazione dei Magi.
Il mausoleo originario, ricordato dall'iscrizione come panteum cum tricoro, aveva pianta circolare con tre absidi. Gli scavi archeologici ne hanno individuato i resti nell'area della concattedrale. La sua costruzione costituisce una delle testimonianze archeologiche più importanti della cristianizzazione di Tolentino nella tarda antichità.

La trasformazione del personaggio storico in martire
La distanza fra il Catervio storico e il Catervio della leggenda è particolarmente evidente. Il primo è un aristocratico cristiano vissuto nel IV secolo, con una carriera amministrativa documentata e una sepoltura monumentale; il secondo è presentato dalle tradizioni tarde come evangelizzatore del I secolo e martire sotto Traiano.
La tradizione agiografica medievale non costituisce quindi una fonte indipendente sulla vita di Catervio. La sua importanza storica risiede soprattutto nella documentazione epigrafica, archeologica e amministrativa tardoantica, mentre il valore del racconto del martirio appartiene alla storia successiva del culto.

Iconografia
La figura di Catervio ebbe una fortuna prevalentemente locale. Nel coro della chiesa di San Catervo era rappresentato in forma di cavaliere; negli affreschi della cappella realizzati all'inizio del XVI secolo appare accanto alla Madonna con il Bambino come un giovane signore che reca il modello della città. In una rappresentazione del 1534 compare con il modello della città e uno stendardo. Nel 1577 una statua lo presenta invece con attributi di soldato romano. Queste rappresentazioni mostrano la progressiva costruzione dell'immagine del patrono cittadino e non costituiscono testimonianze dell'aspetto storico di Catervio.

Curiosità
- L'iscrizione funeraria stabilisce una distinzione cronologica decisiva rispetto alla leggenda: Catervio morì a 56 anni e fu sepolto in un monumento cristiano della tarda antichità, mentre la tradizione agiografica lo colloca al tempo di Traiano.
- Il Codice Teodosiano conserva un provvedimento imperiale del 19 agosto 379 indirizzato a un Catervio che ricopriva l'ufficio di comes sacrarum largitionum, uno dei principali incarichi finanziari della corte imperiale.
- Nel 1750 una ricognizione del sarcofago registrò numerose monete, medaglie, corone, cinture e cordoni introdotti dai devoti attraverso la fessura fra cassa e coperchio per metterli in contatto con i corpi venerati.
- Il sarcofago conserva una delle più importanti testimonianze epigrafiche cristiane della Tolentino tardoantica e documenta contemporaneamente la condizione sociale elevata della famiglia, la sua appartenenza cristiana e la memoria del matrimonio.

Cronologia
- 379 - Un Catervio è attestato nel Codice Teodosiano come comes sacrarum largitionum dell'impero d'Occidente.
- Seconda metà del IV secolo - Flavio Giulio Catervio e Settimia Severina appartengono a una famiglia cristiana di alto rango stabilita a Tolentino.
- Tra il 390 e il 400 - Viene realizzato il grande sarcofago cristiano di Catervio e Severina, successivamente destinato ad accogliere anche Basso.
- Fine del IV secolo - Catervio muore all'età di 56 anni; l'iscrizione indica il 17 ottobre come giorno della morte e il 28 novembre come giorno della deposizione, senza indicare l'anno.
- Fine del IV secolo - Muore Basso all'età di diciotto anni, secondo l'iscrizione poetica aggiunta al sarcofago.
- VII-VIII secolo - Presso il mausoleo della famiglia si sviluppa un insediamento monastico, poi collegato alla tradizione cultuale di San Catervo.
- Medioevo - Catervio viene progressivamente venerato come martire e la memoria del personaggio storico viene collegata alla tradizione della prima evangelizzazione di Tolentino.
- XIII secolo o dopo - Una Passio S. Catervi costituisce una delle prime testimonianze narrative della tradizione agiografica relativa al santo.
- 1455 - Il sarcofago viene aperto e il capo attribuito a Catervio viene collocato in un reliquiario.
- 17 ottobre 1567 - Una ricognizione documenta l'apertura del sarcofago e l'identificazione dei resti venerati.
- 1822 - Una ricognizione canonica identifica nel sarcofago i corpi venerati come quelli di Catervio, Settimia Severina e Basso.
- 1988-1993 - Le indagini archeologiche dirette da Aldo Nestori riportano alla luce i resti del mausoleo tardoantico.
- 1992 - Viene effettuata una nuova ricognizione del sarcofago nel contesto delle indagini archeologiche e delle verifiche sui resti.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Flavio Giulio Catervio, Settimia Severina e Basso è fortemente attestata dal sarcofago e dalle iscrizioni funerarie, che forniscono nomi, rapporti familiari, condizione sociale, appartenenza cristiana e alcuni dati cronologici.
- L'identificazione di Catervio con il comes sacrarum largitionum documentato nel 379 è accolta dalla moderna prosopografia e si fonda sulla coincidenza del nome, dell'epoca e dell'elevato rango amministrativo.
- La datazione al I secolo e il martirio sotto Traiano sono incompatibili con l'identificazione storica di Catervio come funzionario del IV secolo e con la cronologia del sarcofago. Il racconto appartiene alla tradizione agiografica sviluppatasi successivamente.
- L'iscrizione funeraria non presenta Catervio come martire e non riferisce alcuna persecuzione, arresto, tortura o morte violenta. La formula quievit in pace appartiene invece al linguaggio funerario cristiano e non costituisce una testimonianza di martirio.
- La tradizione che attribuisce a Catervio la prima evangelizzazione di Tolentino non trova conferma nell'epigrafia del sarcofago. La stessa Tolentino possedeva già una struttura ecclesiastica attestata nel V secolo, con il vescovo Basilio documentato tra il 487 e il 502.
- La tradizione piemontese che identifica Catervio, Severina e Basso con protomartiri di Tortona intorno al 68 è incompatibile con la cronologia del gruppo funerario di Tolentino e rappresenta una tradizione distinta, sviluppatasi per spiegare la presenza di reliquie attribuite ai tre santi.
- Il culto locale è antico e storicamente documentato, ma la sua evoluzione ha progressivamente trasformato una famiglia cristiana della tarda antichità in una famiglia di martiri. Il culto di Catervio è strettamente legato a Tolentino e al mausoleo funerario divenuto luogo di venerazione.
- Non risultano una beatificazione o una canonizzazione individuale documentate secondo la procedura moderna. La venerazione appartiene alla tradizione cultuale locale e il titolo di martire deriva dalla tradizione agiografica.
- La festa di Catervio, Severina e Basso è celebrata il 17 ottobre. La stessa data è attestata dall'iscrizione funeraria di Catervio, che indica il 17 ottobre come giorno della sua morte, sebbene l'anno non sia conservato.

Fonti e bibliografia essenziale
- Codex Theodosianus, VI, 30, 3, costituzione del 19 agosto 379 indirizzata a Catervio, comes sacrarum largitionum.
- CIL IX, 5566 = ILS 1289 = CLE 1560, iscrizioni funerarie del sarcofago di Flavius Iulius Catervius, Septimia Severina e Bassus.
- Aldo Nestori, Il mausoleo e il sarcofago di Flavius Iulius Catervius a Tolentino, Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 1996.
- Marco Ioli, Il sarcofago paleocristiano di Catervio nel Duomo di Tolentino, in Studi di antichità cristiane, 1971.
- Silvia Maria Marengo, Tradizione classica e temi cristiani nel carme di Catervio a Tolentino, in Scritti sul mondo antico in memoria di Fulvio Grosso, 1981, pp. 305-312.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, Faenza, 1927, pp. 390-392.
- P. F. Pistilli, voce 'Tolentino', in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2000.
- Scheda ICCD del sarcofago di Catervio, Severina e Basso, catalogo del patrimonio culturale italiano, cronologia 390-400 circa.

Biografia

A cura di Fabio Arduino

La recente promulgazione da parte della Conferenza Episcopale Italiana del nuovo Rito del Matrimonio contenente, fra i vari formulari proposti, anche le nuove “Litanie dei santi sposi”, ha suscitato in diversi ambiti ecclesiali una riscoperta ed un notevole interesse per quelle coppie di sposi che si sono distinte per la loro particolare santità.
Non presente in tale incompleto elenco titanico, ma comunque supportata da un antichissimo culto, è una famiglia romana composta dai coniugi Flavio Giulio Catervio e Settimia Severina e dal loro figlio Basso. Per riscoprire le poche certezze storiche su questi santi occorre fare un breve viaggio a Tolentino, città a cui è tradizionalmente legato il loro culto.
Qui un’antica chiesa è dedicata proprio a San Catervo, il più celebre dei tre familiari, e la vita di tale edificio sacro presenta tre fasi salienti. La prima, iniziatasi in data anteriore all’anno 1000, arriva sino al 1256, quando i monaci benedettini chiesero all’allora papa Alessandro IV l’autorizzazione per restaurare la chiesa. La seconda fase iniziò dunque dopo tale anno, ma purtroppo non si sono conservati particolari reperti archeologici per poter fare un raffronto con il primitivo edifico. La nuova chiesa sorse con asse orientato in direzione est-ovest, con tre navate in stile romanico ogivale, pilastri cruciformi e presbiterio sito nell’area dell’attuale facciata. Tale costruzione, di cui sussiste una parte nella Cappella di San Catervo, allora cappella della Santissima Trinità, resto pressoché immutata fino al 1820, qualora si pensò di dare un nuovo assetto all’ormai fatiscente edificio. Furono incaricati di tale perazione prima il pittore tolentinate Giuseppe Lucatelli ed in un secondo momento l’architetto maceratese Conte Spada. Questi nel voler dare alla chiesa un nuovo assetto architettonico di tipo neoclassico, decise di cambiarne l’orientamento invertendolo, ponendo il nuovo ingresso ove prima era il presbiterio della chiesa monastica del 1256, di cui resta un grandioso portale sul lato sinistro della chiesa. Il nuovo edificio a tre navate, inglobante tutte le strutture della precedente costruzione, fu realizzato a croce latina.
In fondo alla navata sinistra si realizzò così la Cappella di San Catervo, volta a custodire il grandioso sarcofago, uno tra i più importanti delle marche, ricavato da un unico blocco di marmoe comprendente i busti dei due coniugi. Dall’iscrizione inclusa nella tabula del sarcofago si apprende che Flavio Giulio Catervio appartenne ad una nobile famiglia senatoria, che fu prefetto del pretorio e morì all’età di soli 56 anni. In tale epigrafe si ricorda inoltre, con un formulario intessuto di forme poetiche, impregnate di una fede lucente nella resurrezione, il sacramento matrimoniale: “Il Signore Onnípotente, che con meriti uguali vi unì nel dolce vincolo del matrimonio, custodisce per sempre il vostro sepolcro. O Catervio, Severina è felice per essersi unita a te: possiate insieme risorgere, con la grazia di Cristo, o voi beati, che il sacerdote del Signore, Probiano lavò con l'acqua battesimale e unse con il sacro crisma”.
Tale monumento fu fatto costruire dalla moglie per entrambi. Il sarcofago fu oggetto di ispezione nel 1455 ed in tale occasione ne fu estratto il capo di San Catervo, che venne posto in un reliquiario alla venerazione dei fedeli. Di una successiva apertura nel 1567 esiste una testimonianza documentata e particolareggiata. Furono così rinvenuti i corpi di San Catervo e di suo figlio Basso. La cappella del sarcofago è comunque uno dei pochi residui dell’antico complesso monastico benedettino.
La tradizione vuole che Catervio sia stato il primo evangelizzatore della città di Tolentino e proprio ciò abbia comportato il martirio per lui e la sua famiglia., ma come per tutti i martiri loro contemporanei non è purtroppo possibile reperire ulteriori informazioni e dettagli circa il loro operato, quanto piuttosto sul culto loro tributato.
La figura di San Catervo si è dunque strettamente legata alla città di Tolentino di cui è patrono, sebbene questa sia più conosciuta per il celebre San Nicola. Sebbene un tempo si sia addirittura dubitato sulla reale esistenza storica dei tre santi, la recente ricognizione dei resti sembra invece confermare l’antica tradizione tramandataci dalla Chiesa e dall’affetto popolare.
Nonostante la maggior rilevanza dei festeggiamenti per San Nicola da Tolentino, come dice il detto “se fa tutto per Nicò e niente per Catè”, San Catervo e la sua famiglia conservano comunque un posto speciale nel cuore di tutti i tolentinati.
Un’improbabile leggenda piemontese attribuisce a questa santa famiglia anche l’evangelizzazione della città di Tortona, di cui sarebbero stati i protomartiri, verso l’anno 68, quando appena giungevano sulle Alpi Cozie altri evangelizzatori quali Priscilla, Elia, Mileto, Marco e Quinto Metello, tutti sfuggiti alla persecuzione neroniana di quattro anni prima.Il Massa, celebre agiografo della santità pedemontana, ricorda Catervio come un uomo ormai centenario. L’intera famiglia si prodigò con nell’evangelizzazione di Tortona, divenendo preziosi collaboratori del primo vescovo San Marciano o Marziano. Precedendolo nel versare il loro sangue per Cristo, divennero così i primi martiri della città e dell’intero Piemonte geograficamente inteso. Questa versione è stata forse ideata per giustificare la presenza nella città piemontese di alcune reliquie dei santi in questione.

Aggiunto/modificato il 28 settembre 2026