San Gualfardo
Religioso camaldolese
Festa: 30 aprile
Nascita-morte: Germania XI sec. – Verona, 30 aprile 1127
Nascita - morte:
Germania XI sec. – Verona, 30 aprile 1127
Festa:
30 aprile
Categoria: I santi che iniziano con la lettera G
Calendario: I santi del 30 aprile
Martirologio Romano
A Verona, san Gualfardo, che, sellaio originario della Germania, dopo moltissimi anni passati in solitudine fu accolto in questa città dai monaci di San Salvatore.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Di origine germanica e di mestiere sellaio, san Gualfardo, obbedendo al suo desiderio interiore di una vita tutta dedita a Dio, dopo aver trascorso qualche tempo a Verona, si ritirò in solitudine eremitica, come facevano tanti giovani uomini del Medioevo, in un luogo vicino all’Adige.
Sull’esempio di s. Romedio, eremita nella Val di Non nel Trentino, trascorse in questo luogo solitario venti anni di nascondimento, poi alcuni barcaioli che navigavano sul fiume lo scoprirono, costringendolo così a trasferirsi a Verona presso la chiesa di S. Pietro.
Dopo un certo tempo, passò alla chiesa della SS. Trinità fuori le mura della città e finalmente fu accolto caritatevolmente come oblato, dai monaci camaldolesi di San Salvatore di Corteregia in Verona, coi quali rimase dieci anni fino alla morte.
Giunse ai più alti gradi della contemplazione e della santità, con la preghiera incessante, le veglie notturne, i digiuni, le penitenze; il tutto intessuto da equilibrio, serenità, modestia e prudenza, che riflettevano la pace con sé stesso e l’unione intima con Dio.
Un contemporaneo monaco, che fu autore della sua prima ‘Vita’, descrisse il fervore che san Gualfardo metteva nella santa conversazione con i fedeli e con i camaldolesi; inoltre parlò di molti miracoli che operò in vita e dopo morto.
Morì nel convento di Verona il 30 aprile 1127; i veronesi ne celebrano la festa il 1° maggio come protettore dei sellai, mentre l’Ordine Camaldolese e il Martirologio Romano, lo ricordano il 30 aprile, anniversario della sua nascita al cielo.
Sull’esempio di s. Romedio, eremita nella Val di Non nel Trentino, trascorse in questo luogo solitario venti anni di nascondimento, poi alcuni barcaioli che navigavano sul fiume lo scoprirono, costringendolo così a trasferirsi a Verona presso la chiesa di S. Pietro.
Dopo un certo tempo, passò alla chiesa della SS. Trinità fuori le mura della città e finalmente fu accolto caritatevolmente come oblato, dai monaci camaldolesi di San Salvatore di Corteregia in Verona, coi quali rimase dieci anni fino alla morte.
Giunse ai più alti gradi della contemplazione e della santità, con la preghiera incessante, le veglie notturne, i digiuni, le penitenze; il tutto intessuto da equilibrio, serenità, modestia e prudenza, che riflettevano la pace con sé stesso e l’unione intima con Dio.
Un contemporaneo monaco, che fu autore della sua prima ‘Vita’, descrisse il fervore che san Gualfardo metteva nella santa conversazione con i fedeli e con i camaldolesi; inoltre parlò di molti miracoli che operò in vita e dopo morto.
Morì nel convento di Verona il 30 aprile 1127; i veronesi ne celebrano la festa il 1° maggio come protettore dei sellai, mentre l’Ordine Camaldolese e il Martirologio Romano, lo ricordano il 30 aprile, anniversario della sua nascita al cielo.
