Santi Areta e Ruma, sposi, e 340 compagni
Martiri di Nagran
Festa: 24 ottobre
Nascita-morte: † Nagran, Arabia, 523
Nascita - morte:
† Nagran, Arabia, 523
Festa:
24 ottobre
Categoria: I santi che iniziano con la lettera A
Calendario: I santi del 24 ottobre
Martirologio Romano
Appartengono alla comunità cristiana di Nagran, importante centro commerciale e religioso dell'Arabia meridionale nella tarda antichità. Areta, ricordato nelle fonti greche e siriache con il nome di Arethas e identificato con l'arabo al-Harith, è presentato come capo o principe della città e come figura di riferimento dei cristiani locali. Nel 523 il sovrano himyarita Yusuf As'ar Yath'ar, noto nelle fonti cristiane come Dhu Nuwas o Dunaan, sottopose Nagran a un assedio e, dopo la resa della città, avviò una persecuzione contro i cristiani. Areta fu condannato a morte insieme a un gruppo di uomini tradizionalmente quantificato in 340 compagni. Ruma, ricordata nelle fonti siriache come Ruhm, è venerata come sua moglie e come martire insieme alle donne e ai bambini della comunità. Le fonti cristiane attestano una persecuzione di ampia portata, mentre il numero complessivo delle vittime rimane oggetto di discussione. Il 24 ottobre è la memoria liturgica di Areta e dei 340 compagni nel Martirologio Romano.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Nagran, nell'attuale Arabia Saudita meridionale, era un importante centro dell'Arabia preislamica e nel V e VI secolo ospitava una consistente comunità cristiana. La presenza cristiana nella regione è confermata anche da testimonianze epigrafiche: un'iscrizione datata al 470 presenta una croce e costituisce una delle testimonianze materiali della presenza cristiana nell'area di Nagran. Le ricerche archeologiche più recenti hanno inoltre ampliato considerevolmente la conoscenza della comunità cristiana locale.
Le notizie sulla vita personale di Areta (Arethas, Aretas, al-Harith ibn Ka'b, Harith) sono invece molto scarse. Le fonti lo identificano con al-Harith e lo presentano come capo della comunità o principe della città. Non sono documentate con certezza la sua data di nascita, la sua famiglia di origine, la formazione ricevuta o le circostanze della sua ascesa alla posizione di autorità.
Anche Ruma (Ruhm, Ruhm bint Azma, Ruhayma) è conosciuta quasi esclusivamente attraverso la tradizione relativa alla persecuzione. Il Book of the Himyarites la presenta come Ruhm, figlia di Azma, e racconta il suo martirio insieme alla figlia Aumah e alla nipote Ruhm. Altre tradizioni cristiane la identificano con la moglie di Areta. La relazione matrimoniale è quindi parte consolidata della tradizione agiografica, ma le diverse fonti non offrono una biografia indipendente e completa della donna.
La persecuzione di Dhu Nuwas
All'inizio del VI secolo l'Arabia meridionale era coinvolta nella rivalità politica e religiosa tra il regno di Himyar e il regno cristiano di Axum, nell'attuale Etiopia. Yusuf As'ar Yath'ar, noto come Dhu Nuwas o Dunaan, assunse il potere himyarita e adottò una politica ostile nei confronti dei cristiani. Le persecuzioni raggiunsero il loro culmine a Nagran.
La comunità cristiana non era un gruppo marginale. Le fonti e le recenti ricerche archeologiche attestano l'esistenza di chiese, membri del clero e una rete di rapporti con altre comunità cristiane dell'area. La persecuzione del 523 si inserì dunque in un conflitto politico e religioso di più ampia portata.
Dhu Nuwas pose Nagran sotto assedio. Le fonti cristiane riferiscono che la città si arrese dopo la promessa di condizioni favorevoli, ma che gli accordi non furono rispettati. I cristiani furono quindi sottoposti a pressioni perché rinunciassero alla propria fede e accettassero il giudaismo imposto dal sovrano.
Il martirio di Areta
Il Martirio di sant'Areta e dei suoi compagni, testo greco composto sulla base di materiali siriaci, racconta che Areta fu convocato insieme a 340 compagni. Il sovrano lo accusò di ribellione e tentò di indurlo all'apostasia. Areta rimase fedele al cristianesimo e, secondo il racconto agiografico, incoraggiò i suoi compagni ad affrontare la morte senza rinnegare Cristo.
Il gruppo fu condotto presso un corso d'acqua vicino alla città e i condannati furono decapitati. Il testo greco colloca l'esecuzione al 24 ottobre. La stessa data è divenuta la memoria liturgica dei martiri nella tradizione bizantina e nella Chiesa latina.
La data precisa del massacro, tuttavia, presenta una difficoltà storiografica. Il Martirio di Areta indica il 24 ottobre 523, mentre studi recenti basati anche sulla cronologia delle iscrizioni dell'Arabia meridionale collocano il massacro nel novembre 523. Il 24 ottobre rimane pertanto soprattutto la data liturgica e quella trasmessa dalla tradizione del Martirio, non una data storica unanimemente accettata.
Ruma e il martirio delle donne
La tradizione relativa a Ruma presenta un racconto distinto da quello del gruppo maschile. Le fonti siriache ricordano Ruhm, figlia di Azma, insieme alla figlia Aumah e alla nipote Ruhm. La donna apparteneva all'élite della comunità cristiana di Nagran e fu sottoposta alla pressione del sovrano perché rinnegasse la fede.
Una tradizione più tarda e altre fonti cristiane la identificano come moglie di Areta. Il racconto della sua morte è caratterizzato da elementi tipici della letteratura martiriale antica, fra cui un discorso attribuito alla martire e una rappresentazione fortemente teologica della sua confessione di Cristo. Tali discorsi non possono essere considerati trascrizioni stenografiche delle parole effettivamente pronunciate, ma appartengono alla forma letteraria delle narrazioni del martirio.
La tradizione riferisce inoltre la morte della figlia e della nipote di Ruma. Il Book of the Himyarites conserva un capitolo dedicato specificamente al martirio di Ruhm, di sua figlia Aumah e della nipote Ruhm.
Il numero dei martiri
Il numero di 340 compagni appartiene alla tradizione liturgica relativa ad Areta ed è attestato dal Martirologio Romano e dalle tradizioni bizantine. Non deve essere però identificato con il numero complessivo delle vittime della persecuzione di Nagran.
Le fonti cristiane descrivono infatti una strage molto più ampia, comprendente uomini, donne, bambini, membri del clero e altre persone consacrate. Alcune tradizioni parlano di oltre quattromila morti. Le cifre complessive sono difficili da controllare e non possono essere considerate equivalenti al gruppo dei 340 compagni commemorati con Areta.
Le fonti sulla persecuzione
La principale documentazione narrativa comprende le lettere attribuite a Simeone di Beth Arsham, il Book of the Himyarites e il Martirio di sant'Areta e dei suoi compagni. Le lettere di Simeone ebbero una larga trasmissione e furono riprese da successive opere storiografiche cristiane. Il Book of the Himyarites è conservato in un manoscritto siriaco incompleto e la sua redazione finale è posteriore agli avvenimenti. Il Martirio di Areta è un testo greco composito, costruito su materiali siriaci e trasmesso in diverse versioni.
Queste fonti concordano sull'elemento fondamentale: una violenta persecuzione della comunità cristiana di Nagran sotto Dhu Nuwas e il martirio di Areta e di numerosi altri cristiani. Differiscono invece per particolari narrativi, numero complessivo delle vittime, successione degli episodi e identità di alcuni martiri.
Sviluppo del culto
Il culto dei martiri di Nagran si diffuse rapidamente nel mondo cristiano orientale. Il Martirio di Areta riferisce la costruzione di un santuario dedicato ai martiri dopo la riconquista della regione da parte del sovrano axumita Kaleb. La tradizione di un martyrion a Nagran è collegata alla venerazione delle reliquie dei martiri e alla trasformazione della città in luogo di pellegrinaggio cristiano.
La memoria di Areta e dei suoi compagni entrò nelle tradizioni liturgiche siriache, greche, etiopiche e latine. Nella Chiesa latina la festa è celebrata il 24 ottobre, mentre il Martirologio Romano ricorda ad Areta il titolo di principe della città e attribuisce al gruppo 340 compagni.
Nel 2023, in occasione dei 1500 anni tradizionalmente calcolati dal martirio, papa Francesco concesse un Giubileo straordinario per i martiri dell'Arabia, celebrato dal 24 ottobre 2023 al 23 ottobre 2024.
Nel novembre 2023 una reliquia attribuita ad Areta, proveniente dal monastero ortodosso di Dionysiou sul Monte Athos, fu consegnata al Vicariato apostolico dell'Arabia settentrionale. La reliquia è oggi conservata presso la Cattedrale di Nostra Signora d'Arabia in Bahrein ed è accompagnata da documenti di autenticità ecclesiastica.
Il contesto politico e religioso
La persecuzione di Nagran non può essere spiegata esclusivamente come conflitto religioso. La regione era inserita nella competizione strategica fra Himyar, Axum e l'Impero romano d'Oriente. Il controllo delle rotte commerciali dell'Arabia meridionale e dei collegamenti attraverso il Mar Rosso aveva una notevole importanza politica. La presenza di una consistente comunità cristiana a Nagran rendeva inoltre la città particolarmente legata agli interessi del regno cristiano di Axum.
L'intervento di Axum dopo la persecuzione contribuì alla caduta di Dhu Nuwas e alla successiva affermazione di un potere cristiano nell'Arabia meridionale. Gli eventi di Nagran furono quindi parte di una crisi internazionale che coinvolse le principali potenze del Mar Rosso e del Vicino Oriente.
La questione storica delle testimonianze
La persecuzione di Nagran, a differenza di molti episodi della tarda antichità, non dipende esclusivamente dalla letteratura agiografica. Le recenti ricerche epigrafiche hanno portato alla luce numerose iscrizioni cristiane nell'area di Nagran e testimonianze collegate alla situazione politica e militare del 523. La ricerca di Christian Julien Robin ha mostrato come queste scoperte archeologiche abbiano modificato significativamente la ricostruzione storica della comunità cristiana di Nagran.
Rimane invece molto più difficile verificare individualmente tutti i personaggi presenti nelle narrazioni martiriali. La figura di Areta è fortemente attestata nella tradizione cristiana, mentre per Ruma la sovrapposizione fra Ruhm, figlia di Azma, e la moglie di Areta dipende in larga misura dalla tradizione agiografica e dalla trasmissione successiva delle fonti.
Curiosità
- Il nome arabo associato ad Areta è al-Harith, mentre Arethas rappresenta la forma grecizzata utilizzata dalla tradizione cristiana orientale.
- Il 24 ottobre è contemporaneamente la memoria liturgica di Areta e dei 340 compagni e la data indicata dal Martirio greco di Areta per la loro esecuzione.
- Il numero di 340 compagni non corrisponde al numero complessivo delle vittime della persecuzione di Nagran, che le fonti cristiane descrivono come una strage molto più ampia.
- Nel 2023 una reliquia attribuita ad Areta è tornata nella regione del Golfo dopo essere stata venerata per secoli nella tradizione ortodossa.
Cronologia
- 470 - Un'iscrizione cristiana nell'area di Nagran, datata a questo anno, testimonia la presenza cristiana nella regione.
- 523 - Dhu Nuwas assedia Nagran e la comunità cristiana viene sottoposta a una persecuzione di ampia portata.
- 523 - Areta viene condannato a morte insieme al gruppo di 340 compagni ricordato dalla tradizione liturgica.
- 523 - Ruma, identificata con Ruhm nelle tradizioni siriache, subisce il martirio insieme ad altri membri della comunità cristiana.
- 24 ottobre 523 - Data dell'esecuzione indicata dal Martirio greco di Areta; la data storica è discussa e studi recenti collocano il massacro nel novembre 523.
- VI secolo - Si sviluppa la venerazione dei martiri di Nagran e viene attestata la memoria liturgica di Areta e dei suoi compagni.
- 5 novembre 2023 - Una reliquia attribuita ad Areta, proveniente dal monastero di Dionysiou sul Monte Athos, viene consegnata al Vicariato apostolico dell'Arabia settentrionale.
- 10 dicembre 2023 - Reliquie attribuite ad Areta vengono deposte sotto l'altare della Cattedrale di Nostra Signora d'Arabia ad Awali, in Bahrein, nell'ambito della celebrazione del Giubileo dei martiri dell'Arabia.
Valutazione storico-critica
- La persecuzione dei cristiani di Nagran nel 523 è storicamente ben attestata da una pluralità di fonti cristiane e, soprattutto, da una documentazione epigrafica che conferma l'esistenza di una consistente comunità cristiana nella regione.
- Areta, identificato con al-Harith, è una figura centrale della tradizione relativa ai martiri di Nagran. Le fonti lo presentano come capo o principe della città e come leader della comunità cristiana. Le notizie sulla sua vita precedente al martirio sono invece molto scarse.
- Il numero di 340 compagni appartiene alla tradizione liturgica e al Martirio di Areta. Non rappresenta il totale delle vittime della persecuzione, che le fonti descrivono con cifre molto superiori e non pienamente verificabili.
- La data del 24 ottobre è fortemente radicata nella tradizione liturgica e nella narrazione greca del martirio, ma la cronologia storica proposta dagli studi recenti colloca la strage nel novembre 523. La divergenza rimane quindi significativa.
- Ruma è identificata dalla tradizione cristiana con Ruhm, figlia di Azma, ricordata nel Book of the Himyarites insieme alla figlia e alla nipote. La sua identificazione come moglie di Areta è attestata nella tradizione agiografica, ma la documentazione antica presenta una trasmissione complessa e non consente di ricostruire con certezza tutti i rapporti familiari.
- I discorsi attribuiti ad Areta e Ruma appartengono alla letteratura martiriale. La loro presenza nelle fonti è importante per la storia della memoria cristiana dei martiri, ma non consente di considerarli trascrizioni letterali delle parole pronunciate dai due personaggi.
- La storia del culto è documentata molto presto e comprende la venerazione dei martiri a Nagran, la diffusione della loro memoria nelle Chiese orientali e occidentali e la successiva venerazione di reliquie attribuite ad Areta.
- La figura di Areta appartiene alla santità pre-congregazionale. Non esiste una causa moderna di canonizzazione paragonabile a quelle avviate secondo la procedura canonica contemporanea.
Fonti e bibliografia essenziale
- Martyrium Sancti Arethae et sociorum in civitate Negran, BHG 166, testo greco del martirio di Areta e dei suoi compagni, composto sulla base di tradizioni siriache.
- Simeone di Beth Arsham, Letter on the Himyarite Martyrs, testimonianza siriaca sulla persecuzione di Nagran e sulla morte dei cristiani sotto Dhu Nuwas.
- Book of the Himyarites, opera siriaca anonima sulla persecuzione di Nagran, edizione di Axel Moberg, The Book of the Himyarites: Fragments of a Hitherto Unknown Syriac Work, Lund, 1924.
- Marina Detoraki, Le Martyre de saint Aréthas et de ses compagnons (BHG 166). Édition critique, étude et annotation, con traduzione di Joëlle Beaucamp e appendice sulle versioni orientali di André Binggeli.
- Christian Julien Robin, Najrān en Arabie. La ville des 200 martyrs chrétiens. Histoire et archéologie antiques et médiévales, Leiden, Brill, 2024. Studio storico e archeologico fondato anche sulle recenti testimonianze epigrafiche.
- G. W. Bowersock, The Throne of Adulis: Red Sea Wars on the Eve of Islam, Oxford University Press, 2013. Studio storico sul conflitto fra Himyar e Axum e sulla persecuzione dei cristiani di Nagran.
Biografia
A cura di Fabio Arduino
Nei primi anni del VI secolo gli etiopi, partendo da Axum, capitale religiosa e politica dell’Etiopia, attraversarono il Mar Rosso per imporre il loro dominio sugli ebrei e sugli arabi che abitavano il territorio pressoché corrispondente all’attuale Yemen.
Un giorno Dunaan, membro della despota famiglia dominante, precedentemente convertito al giudaismo, si pose a guida della rivolta contro gli invasori etiopi che avevano voluto diffondere nelle terre conquistate anche la religione cristiana: preso possesso della città di Zafar, ne massacrò la guarnigione ed il clero.
Trasformata una chiesa in una sinagoga, cinse allora d’assedio la città di Nagran, una tra le principali roccheforti cristiane di quel paese. Gli fu opposta una fiera resistenza e Dunaan ebbe la meglio soltanto quando promise un’amnistia agli abitanti qualora si fossero arresi. Lasciò che i suoi soldati saccheggiassero tutta la città e condanno a morte tutti quei cristiani che avessero preferito non abbandonare la loro fede.
Il capo della resistenza fu un certo Banu Harith, citato quale Areta dai testi greco-latini, che il Martyrologium Romanum vuole principe della città di Nagran: egli fu decapitato insieme ai membri delle tribù che lo avevano sostenuto, mentre molti sacerdoti, diaconi e vergini consacrate furono arsi vivi. Dunaan tentò di adescare la moglie di Areta come sua concubina, ma incapando in un suo netto rifiuto, si vendicò giustiziando dinnanzi i suoi occhi le quattro figlie e poi decapitando anche lei stessa. Il martirologio cattolico fissa nel numero 340 la quantità di cristiani che patirono il martirio in tali circostanze con Areta, ma altre fonti asseriscono che possano essere stati anche più di quattromila. Tutto ciò avvenne al tempo dell’imperatore Giustino e sotto Dhu Nuwas (o Dun’an), re degli Omeritani.
Dunaan stesso stilò un dettagliato resoconto dell’accaduto in una lettera ad un altro re arabo. Alla lettura erano presenti anche due vescovi cristiani, le cui testimonianze unite a quelle di alcuni profughi di Nagran contribuirono a diffondere in tutto il Medio Oriente la notizia del tragico massacro e la venerazione per i santi martiri. Per molto tempo risuonò ancora l’eco di questa vicenda ed addirittura Maometto fece menzione del massacro nella Sura 85 del Corano, condannando i colpevoli all’inferno. Il patriarca di Alessandria d’Egitto scrisse ai vescovi orientali raccomandandosi che le vittime fossero da tutte le Chiese commemorate come martiri cristiani.
La singolare vicenda di questa famiglia di martiri, Areta ed i suoi congiunti, nonché di tutti gli altri compagni di martirio, nel XVI secolo a giudizio del cardinale Baronio meritò di essere citata anche nel Martirologio Romano al 24 ottobre, soprassedendo al fatto che tutti costoro fossero assai probabilmente seguaci dell’eresia monofisita. Dunque il Baronio riconobbe indirettamente come la palma del martirio superasse la macchia dell’eresia, a meno che la sua conoscenza alquanto sommaria delle Chiese d’Oriente non gli abbia fatto neppure sfiorare il dubbio dell’ortodossia dottrinale della Chiesa etiope.
