Nascita - morte:
† 1035
Festa:
1 giugno
Etimologia:
Simeone = Dio ha esaudito, dall'ebraico
Categoria: I santi che iniziano con la lettera S
Calendario: I santi del 1 giugno
Martirologio Romano
A Treviri in Lorena, oggi in Germania, san Simeone, che, nato a Siracusa da padre greco, dopo aver condotto vita eremitica presso Betlemme e sul monte Sinai e avere a lungo peregrinato, morì infine recluso nella torre della Porta Nigra in questa città.
Biografia
A cura di Fabio Arduino
Una Vita di San Simeone, giunta sino a noi, fu scritta immediatamente dopo la sua morte dall’amico Eberwino, abate di Tholey e di San Martino a Treviri, su richiesta dell’arcivescovo di quest’ultima città, Poppone. Svariate notizie sono così state tramandate sulle avventurose vicende terrene di questo santo.
Nato a Siracusa da padre greco, all’età di soli sette anni fu condotto a Costantinopoli per ricevere un’adeguata educazione. Raggiunta l’età adulta decise di intraprendere la vita eremitica, stabilendosi così in Terra Santa, ove si era recato pellegrino. Dopo aver condotto per qualche tempo vita solitaria sulle rive del fiume Giordano, entrò poi in un monastero nei pressi del Monte Sinai. Con il permesso dell’abate trascorse anche due anni in una grotta vicina al Mar Rosso, nonché un periodo in un eremo sulla sommità del Sinai. Ritornato infine al monastero, fu incaricato con un altro monaco di una missione che avrebbe cambiato radicalmente il corso della loro vita: riscuotere un tributo presso il duca Riccardo II di Normandia, la cui somma era assai urgente ai fini della sopravvivenza della comunità.
L’imbarcazione su cui partirono i due monaci fu però catturata dai pirati che uccisero l’equipaggio ed i passeggeri. Simeone si salvò lanciandosi dalla nave e raggiungendo a nuoto la riva. Raggiunse a piedi Antiochia, ove incontrò San Riccardo, abate di Verdun, ed il suddetto Eberwino, che stavano facendo ritorno in Francia, dopo essere stati pellegrini in Palestina. Divenuti amici, decisero di proseguire insieme il viaggio, ma giunti a Belgrado le loro strade dovettero nuovamente separarsi: ai pellegrini francesi fu concesso di continuare, mentre Simeone ed il monaco Cosma, unitosi nel frattempo al gruppo, vennero arrestati. Una volta liberati dovettero affrontare un lungo e periglioso viaggio fra le montagne bosniache, contaminate di briganti, nonché un innumerevole quantità di difficoltà prima di riuscire a raggiungere a costa onde imbarcarsi per l’Italia.
Giunsero infine finalmente a Roma, ma subito ripartirono pel la Provenza, ove Cosma morì. Attraversata ancora tutta la Francia, Simeone giunse infine in Normandia. Qui apprese che il duca Riccardo II era ormai morto ed i suoi figli, Riccardo III e Roberto I, rifiutarono fermamente di pagare il tributo dovuto.
Invano Simeone aveva così percorso invano quasi tremila chilometri ed erano ormai trascorsi anni dalla sua partenza. Pensò allora di consultare i suoi amici Riccardo ed Eberwino. Fu presentato dunque all’arcivescovo Poppone di Treviri, che lo volle quale guida nel pellegrinaggio in Terra Santa che stava per intraprendere. Indeciso se fare o no ritorno al suo monastero, decise infine di far ritorno a Treviri con il vescovo.
Finalmente dopo anni di viaggi, riuscì a ritrovare quella solitudine che tanto amava e desiderava. Gli fu concesso di vivere quale eremita in una torre della città vicino alla Porta Nigra, e l’arcivescovo stesso presiedette la cerimonia della sua reclusione. Il resto della sua vita lo trascorse così in penitenza, preghiera e contemplazione. Non furono però anni senza prove, non mancarono le tentazioni e talvolta subì attacchi da parte delle popolazioni locali. Un giorno venne assalito da gente inferocita ed intenta a scagliare contro di lui pietre ed altri oggetti, accusandolo di praticare la magia nera. Con il passare del tempo iniziò però a diffondersi nei suoi confronti una sincera fama di santità. Quando Simeone morì, nel 1035, l’abate Eberwino gli chiuse gli occhi e vi fu una grande partecipazione popolare ai suoi funerali. Porta Nigra divenne da allora la porta di San Simeone. Poppone fu come detto prima autore della sua biografia e promosse la sua causa di canonizzazione. Tale provvedimento fu adottato dal papa Benedetto IX dopo soli sette anni dalla morte del santo, seconda canonizzazione papale nel corso della storia.
Nato a Siracusa da padre greco, all’età di soli sette anni fu condotto a Costantinopoli per ricevere un’adeguata educazione. Raggiunta l’età adulta decise di intraprendere la vita eremitica, stabilendosi così in Terra Santa, ove si era recato pellegrino. Dopo aver condotto per qualche tempo vita solitaria sulle rive del fiume Giordano, entrò poi in un monastero nei pressi del Monte Sinai. Con il permesso dell’abate trascorse anche due anni in una grotta vicina al Mar Rosso, nonché un periodo in un eremo sulla sommità del Sinai. Ritornato infine al monastero, fu incaricato con un altro monaco di una missione che avrebbe cambiato radicalmente il corso della loro vita: riscuotere un tributo presso il duca Riccardo II di Normandia, la cui somma era assai urgente ai fini della sopravvivenza della comunità.
L’imbarcazione su cui partirono i due monaci fu però catturata dai pirati che uccisero l’equipaggio ed i passeggeri. Simeone si salvò lanciandosi dalla nave e raggiungendo a nuoto la riva. Raggiunse a piedi Antiochia, ove incontrò San Riccardo, abate di Verdun, ed il suddetto Eberwino, che stavano facendo ritorno in Francia, dopo essere stati pellegrini in Palestina. Divenuti amici, decisero di proseguire insieme il viaggio, ma giunti a Belgrado le loro strade dovettero nuovamente separarsi: ai pellegrini francesi fu concesso di continuare, mentre Simeone ed il monaco Cosma, unitosi nel frattempo al gruppo, vennero arrestati. Una volta liberati dovettero affrontare un lungo e periglioso viaggio fra le montagne bosniache, contaminate di briganti, nonché un innumerevole quantità di difficoltà prima di riuscire a raggiungere a costa onde imbarcarsi per l’Italia.
Giunsero infine finalmente a Roma, ma subito ripartirono pel la Provenza, ove Cosma morì. Attraversata ancora tutta la Francia, Simeone giunse infine in Normandia. Qui apprese che il duca Riccardo II era ormai morto ed i suoi figli, Riccardo III e Roberto I, rifiutarono fermamente di pagare il tributo dovuto.
Invano Simeone aveva così percorso invano quasi tremila chilometri ed erano ormai trascorsi anni dalla sua partenza. Pensò allora di consultare i suoi amici Riccardo ed Eberwino. Fu presentato dunque all’arcivescovo Poppone di Treviri, che lo volle quale guida nel pellegrinaggio in Terra Santa che stava per intraprendere. Indeciso se fare o no ritorno al suo monastero, decise infine di far ritorno a Treviri con il vescovo.
Finalmente dopo anni di viaggi, riuscì a ritrovare quella solitudine che tanto amava e desiderava. Gli fu concesso di vivere quale eremita in una torre della città vicino alla Porta Nigra, e l’arcivescovo stesso presiedette la cerimonia della sua reclusione. Il resto della sua vita lo trascorse così in penitenza, preghiera e contemplazione. Non furono però anni senza prove, non mancarono le tentazioni e talvolta subì attacchi da parte delle popolazioni locali. Un giorno venne assalito da gente inferocita ed intenta a scagliare contro di lui pietre ed altri oggetti, accusandolo di praticare la magia nera. Con il passare del tempo iniziò però a diffondersi nei suoi confronti una sincera fama di santità. Quando Simeone morì, nel 1035, l’abate Eberwino gli chiuse gli occhi e vi fu una grande partecipazione popolare ai suoi funerali. Porta Nigra divenne da allora la porta di San Simeone. Poppone fu come detto prima autore della sua biografia e promosse la sua causa di canonizzazione. Tale provvedimento fu adottato dal papa Benedetto IX dopo soli sette anni dalla morte del santo, seconda canonizzazione papale nel corso della storia.
