San Maglorio
Vescovo, abate
Festa: 24 ottobre
Nascita-morte: Galles, circa 535 - Isola di Sercq, Isole del Canale, 24 ottobre, circa 605
Nascita - morte:
Galles, circa 535 - Isola di Sercq, Isole del Canale, 24 ottobre, circa 605
Festa:
24 ottobre
Etimologia:
Maglorius è la forma latinizzata di un antico nome brittonico, ricondotto a Maglorix, composto dagli elementi corrispondenti a 'principe' e 're'.
Emblema:
Raffigurato come pellegrino o eremita.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera M
Calendario: I santi del 24 ottobre
Martirologio Romano
E' una figura dell'agiografia bretone altomedievale tradizionalmente presentata come monaco gallese, discepolo di sant'Iltuto e parente di san Sansone di Dol. La tradizione gli attribuisce un'attività missionaria in Armorica, la successione a Sansone nella sede di Dol e, dopo alcuni anni, la rinuncia all'incarico episcopale per ritirarsi nella solitudine dell'isola di Sercq, dove avrebbe fondato una comunità monastica. La memoria liturgica del 24 ottobre è attestata nei martirologi e nel Martyrologium Romanum, che presenta però la successione a Sansone come una tradizione: 'si tramanda' che Maglorio gli sia succeduto a Dol e abbia vissuto nella solitudine di Sercq. Le principali notizie biografiche derivano dalla Vita Maglorii, composta diversi secoli dopo gli eventi narrati, probabilmente tra la fine del IX e l'inizio del X secolo. La ricostruzione storica della sua vita rimane pertanto problematica, soprattutto per quanto riguarda l'effettiva appartenenza di Maglorio alla successione episcopale di Dol, mentre la sua venerazione e la storia delle sue reliquie sono documentate da una tradizione cultuale consolidata.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le tradizioni agiografiche fanno di Maglorio un Britanno originario del Galles e lo collegano alla scuola monastica di sant'Iltuto a Llantwit Major, nell'attuale Glamorgan. La stessa tradizione lo presenta come parente di san Sansone di Dol e compagno della sua esperienza monastica.
Questi elementi non possono essere considerati documenti contemporanei. Il problema principale della biografia di Maglorio consiste infatti nella distanza cronologica tra la sua presunta vita nel VI secolo e le prime testimonianze narrative conservate. La Vita Maglorii, che costituisce la principale fonte per la sua vicenda, appartiene alla produzione agiografica bretone del IX-X secolo. Lo studio del dossier agiografico mostra che esso fu elaborato in larga misura in Bretagna continentale e risente degli interessi ecclesiastici dell'epoca nella quale fu composto.
La formazione presso sant'Iltuto appartiene dunque alla tradizione agiografica, ma si inserisce in un quadro storico plausibile: le comunità monastiche gallesi e bretoni mantennero durante l'alto Medioevo stretti rapporti attraverso il Canale della Manica e numerosi racconti di fondazione collegano missionari britanni alle coste dell'Armorica.
L'arrivo in Armorica
Secondo la Vita Maglorii, Maglorio seguì Sansone nel passaggio dalla Britannia all'Armorica. La tradizione lo presenta come diacono e successivamente come sacerdote, impegnato nell'attività missionaria e nella vita monastica.
Gli viene attribuita in particolare la guida di una comunità monastica collegata a Lanmeur. La durata di cinquantadue anni assegnata dalla tradizione al suo governo abbaziale appartiene però alla costruzione narrativa della Vita e non può essere utilizzata come dato cronologico certo.
La sua vicenda è inserita nel più ampio fenomeno della presenza di monaci e missionari provenienti dalla Britannia nelle regioni costiere della Bretagna. Le fonti agiografiche posteriori descrivono questi personaggi attraverso categorie episcopali e monastiche che non sempre possono essere trasferite senza riserve alle strutture ecclesiastiche del VI secolo.
Il problema dell'episcopato di Dol
La tradizione più nota presenta Maglorio come successore di Sansone nella sede di Dol. Il Martyrologium Romanum contemporaneo conserva questa tradizione, ma la formula utilizzata è significativa: Maglorio 'si tramanda' essere succeduto a san Sansone e avere poi vissuto nella solitudine di Sercq.
La questione è storicamente complessa. Il dossier agiografico di Maglorio fu elaborato quando la Chiesa di Dol sosteneva ambizioni metropolitane e cercava di affermare retrospettivamente l'antichità e l'importanza della propria sede. La Vita Maglorii presenta perciò Maglorio come parente di Sansone e successivamente come vescovo di Dol prima del suo ritiro a Sercq. Gli studi moderni hanno rilevato che questa rappresentazione risponde anche agli interessi ecclesiastici della Bretagna del IX secolo.
Non è quindi possibile considerare pienamente documentata l'affermazione secondo cui Maglorio sarebbe stato effettivamente vescovo di Dol nel VI secolo. La sua qualifica episcopale appartiene tuttavia alla tradizione liturgica consolidata e al dossier agiografico medievale.
Il ritiro a Sercq
La tradizione racconta che Maglorio, dopo aver esercitato per alcuni anni l'ufficio episcopale, rinunciò alla sede e cercò una vita solitaria. Il Martyrologium Romanum conserva il dato essenziale del ritiro nell'isola di Sercq, indicata con il nome latino di Sargiensis insula.
Sercq, oggi parte del baliato di Guernsey nelle Isole del Canale, divenne nella tradizione il luogo caratteristico della sua ultima esperienza monastica. La Vita Maglorii racconta che intorno a lui si raccolsero numerosi discepoli e che fu costituita una comunità di sessantadue monaci.
Anche questo particolare appartiene alla narrazione agiografica. La tradizione attribuisce inoltre a Maglorio la guarigione miracolosa di un capo locale, identificato come Loiescon o Coiescon, dalla quale sarebbe derivata la concessione di un territorio sull'isola. Non si tratta di un episodio verificabile mediante testimonianze contemporanee e va quindi distinto dalla storia documentaria del culto.
La memoria di Maglorio rimase comunque profondamente legata a Sercq. L'isola lo considera tradizionalmente il proprio patrono e conserva nella toponimia locale il ricordo dell'antico insediamento monastico.
La comunità monastica e la morte
La Vita Maglorii attribuisce a Maglorio una rigorosa vita ascetica, caratterizzata da digiuni, preghiera e penitenza. Gli episodi relativi alla sua alimentazione, alle pratiche ascetiche e ai miracoli compiuti durante la permanenza a Sercq appartengono tuttavia alla costruzione agiografica medievale e non possono essere utilizzati come resoconto contemporaneo della sua vita.
Anche la data della morte rimane incerta. Le tradizioni moderne hanno proposto date diverse, fra il 575, il 586 e il 605. Il Martyrologium Romanum contemporaneo colloca la sua morte intorno al 605 e mantiene il 24 ottobre come memoria liturgica. Una data precisa non è storicamente dimostrabile.
La morte viene tradizionalmente collocata a Sercq, dove sarebbe rimasto il centro originario della sua venerazione. La Translatio medievale riferisce successivamente il trasferimento delle sue reliquie dalla comunità insulare al continente.
La Vita Maglorii
Il principale testo agiografico dedicato a Maglorio è la Vita Maglorii, conservata nel dossier latino identificato nella Bibliotheca Hagiographica Latina con diversi numeri, fra cui BHL 5139-5147. Il repertorio dell'Institut de recherche et d'histoire des textes distingue la Vita, una versione abbreviata, l'Aedificatio ecclesiae S. Maglorii apud Lehonium e la Translatio delle reliquie.
Gli studi moderni collocano la formazione del dossier principalmente tra la fine del IX e l'inizio del X secolo. Ciò significa che la distanza cronologica rispetto al personaggio è di diversi secoli. La Vita è quindi una fonte fondamentale per comprendere la memoria medievale di Maglorio e lo sviluppo del suo culto, ma non può essere utilizzata senza critica come una biografia contemporanea.
Le reliquie e Léhon
La Translatio collega la prima grande traslazione delle reliquie al periodo del regno di Nominoè. Gli studi sul dossier ritengono plausibile che le reliquie siano state effettivamente trasferite da Sercq alla Bretagna continentale durante il IX secolo, mentre i particolari narrativi del cosiddetto furto delle reliquie appartengono alla costruzione letteraria della Translatio.
Le reliquie furono custodite presso il monastero di Léhon, vicino a Dinan. La loro presenza contribuì allo sviluppo del culto di Maglorio in Bretagna e alla produzione di nuovi testi agiografici.
Nel X secolo, a causa delle incursioni normanne, le reliquie furono trasferite a Parigi. Gli Acta Sanctorum collocano questa traslazione intorno al 963.
Le reliquie a Parigi e dopo la Rivoluzione
Le reliquie furono associate all'abbazia parigina di Saint-Magloire e successivamente alla chiesa di Saint-Jacques-du-Haut-Pas. Durante la Rivoluzione francese furono nascoste e sepolte nel 1793. Nel 1835 vennero ritrovate durante lavori presso l'altare maggiore. L'arcivescovo di Parigi Hyacinthe-Louis de Quélen ne riconobbe l'autenticità il 13 ottobre 1835, ma i resti erano stati mescolati e le singole ossa non potevano più essere attribuite con certezza ai diversi santi.
Una parte delle reliquie conservate a Parigi fu successivamente trasferita all'abbazia di Boquen nel 1953.
Curiosità
- Sercq è tradizionalmente considerata l'isola maggiormente legata alla memoria di san Maglorio e lo riconosce come proprio patrono.
- Il dossier latino di Maglorio comprende non soltanto la Vita, ma anche testi relativi alla costruzione della chiesa di Léhon, alle reliquie e ai miracoli attribuiti al santo.
- La tradizione medievale presenta una comunità di sessantadue monaci riunita intorno a Maglorio a Sercq. Il numero appartiene alla tradizione agiografica e non è verificabile attraverso una fonte contemporanea.
Cronologia
- circa 535 - Secondo la tradizione, nascita di Maglorio in Galles.
- VI secolo - Formazione monastica attribuita alla scuola di sant'Iltuto e ingresso nella vita religiosa.
- VI secolo - Secondo la tradizione, passaggio in Armorica al seguito di san Sansone e attività monastica e missionaria in Bretagna.
- VI secolo - Tradizionale governo di comunità monastiche nell'area di Lanmeur e Dol.
- VI secolo - Tradizionale successione a san Sansone nella sede di Dol; l'effettivo episcopato di Maglorio non è storicamente certo.
- VI secolo - Secondo la tradizione, rinuncia all'incarico episcopale e ritiro nella solitudine.
- VI secolo - Fondazione tradizionale di una comunità monastica nell'isola di Sercq.
- circa 605 - Data indicata dal Martyrologium Romanum per la morte di Maglorio, ma non verificabile con certezza.
- IX secolo - Trasferimento delle reliquie da Sercq alla Bretagna continentale, tradizionalmente collegato al regno di Nominoè.
- circa 963 - Trasferimento delle reliquie da Léhon a Parigi, secondo la cronologia degli Acta Sanctorum.
- 1793 - Le reliquie custodite a Parigi vengono sepolte segretamente durante la Rivoluzione francese.
- 1835 - Le reliquie vengono ritrovate e riconosciute autentiche dall'arcivescovo di Parigi, pur senza possibilità di distinguere i resti dei singoli santi.
- 1953 - Una parte delle reliquie conservate a Parigi viene trasferita all'abbazia di Boquen.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Maglorio è inserita in una tradizione agiografica bretone consolidata, ma non sono conservate testimonianze contemporanee o quasi contemporanee sufficienti a ricostruirne con sicurezza la biografia.
- La principale fonte narrativa, la Vita Maglorii, fu composta diversi secoli dopo il periodo nel quale sarebbe vissuto il santo. Gli studi collocano la formazione del dossier principalmente tra la fine del IX e l'inizio del X secolo.
- La qualifica di vescovo di Dol appartiene alla tradizione liturgica e agiografica, ma la sua storicità è discussa. La Vita riflette anche le ambizioni ecclesiastiche della sede di Dol e presenta Maglorio come successore di Sansone.
- La data di morte non è certa. Le tradizioni hanno proposto il 575, il 586 e altre date, mentre il Martyrologium Romanum contemporaneo utilizza una collocazione intorno al 605.
- Il ritiro nell'isola di Sercq e il legame di Maglorio con una comunità monastica insulare costituiscono il nucleo più caratteristico della tradizione agiografica e sono ricordati anche nell'attuale Martyrologium Romanum.
- I miracoli, la guarigione del capo locale Loiescon, il numero di sessantadue monaci e molti particolari dell'ascetismo appartengono alla tradizione della Vita Maglorii e non sono verificabili come fatti storici contemporanei.
- La traslazione delle reliquie da Sercq al continente durante il IX secolo è considerata storicamente plausibile, mentre il racconto del furto delle reliquie presenta caratteristiche letterarie tipiche delle narrazioni medievali di traslazione.
- Il culto di Maglorio è storicamente attestato e la sua memoria liturgica del 24 ottobre è tuttora presente nel Martyrologium Romanum.
- Non risulta una canonizzazione mediante una procedura moderna. Il culto appartiene alla tradizione precongregazionale.
Fonti e bibliografia essenziale
- Acta Sanctorum, Octobris, t. X, Bruxelles, 1861, pp. 772-793: commento critico, Vita S. Maglorii episcopi e Translatio S. Maglorii et aliorum Parisios.
- Bibliotheca Hagiographica Latina, dossier Maglorius ep. Dolensis, BHL 5139-5147, Institut de recherche et d'histoire des textes.
- Joseph-Claude Poulin, L'hagiographie bretonne du haut Moyen Âge, Thorbecke, 2009, pp. 199-234, studio fondamentale sul dossier agiografico di Maglorio.
- James Miller, Sark, Dol, Léhon and Maglorius' dossier, Durham University, studio sul rapporto fra la tradizione di Maglorio, Dol, Sercq e Léhon.
- Nominis, Saint Magloire de Dol, repertorio del servizio ufficiale della Conférence des évêques de France, con la tradizione cultuale e le attestazioni locali bretoni.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
La sua vicenda terrena è raccontata da quel capolavoro dell’antica letteratura brettone, che è la “Vita Maglorii”, scritta da un monaco dell’abbazia di Lehon presso Dinan (Côtes-du-Nord), fondata dal re brettone Nominoè e che custodiva nel IX secolo le reliquie del santo.
L’autore, un monaco sconosciuto, rivela in questa ‘Vita’, tutte le sue alte capacità di scrittore e la sua profonda cultura, infatti egli amava la natura, conosceva il greco, gli erano familiari Orazio e Ovidio, così pure san Girolamo; i suoi libri preferiti erano la Bibbia e Virgilio.
Il vescovo san Maglorio nacque nel 535 nella diocesi di Vannes, al tempo di papa s. Agapito, sotto l’impero di Giustiniano I, quando nella Bretagna Armorica regnava Hoel II.
Secondo la ‘Vita’ suddetta, Maglorio era cugino di s. Sansone († 565) e di s. Macuto († 640) e crebbe, secondo le abitudini del tempo, alla scuola di s. Iltudo († 540), nel suo monastero di Llantwit nel Galles, insieme a Sansone suo contemporaneo; dopo una permanenza in famiglia, seguì il cugino nel monastero di s. Peirio in una isola presso Llantwit.
Quando dopo la morte di s. Peirio, Sansone gli successe come abate, questo ordinò diacono il cugino Maglorio, che lo accompagnò quando s’imbarcò per l’Armorica in Bretagna, predicando insieme nelle regioni costiere; quando Sansone fondò alcuni monasteri per i suoi discepoli, Maglorio divenne abate di uno di essi nelle vicinanze di Dol, poi divenne prete e infine vescovo.
A circa 70 anni, fu successore di Sansone, vescovo-abate come lui di una diocesi mal definita, ormai anziano e desideroso di vivere in solitudine, Maglorio affidò la diocesi al monaco Budoco e si ritirò nell’isola di Serk, isola normanna, oggi inglese presso Guernesey, offertagli da Loiescon, conte delle Isole della Manica, dov’è ubicata.
Ma anche qui Maglorio non trovò la solitudine cercata, perché intorno a lui si adunarono altri discepoli, per cui fondò sull’isola un monastero con 62 monaci.
Tuttavia Maglorio visse una vita da penitente, digiuno assoluto il mercoledì e il venerdì, cibo ridotto al minimo negli altri giorni e solo alcuni piccoli pesci nelle grandi solennità per compiacere i suoi discepoli.
Maglorio morì dopo la lunga carestia del 586; di cui anche la comunità monastica di Serk ne subì le conseguenze e i monaci si dispersero due a due in Irlanda e nel Galles.
Ma questa collocazione della data della morte è incerta; il Martirologio Romano la pone al 24 ottobre del 605 ca., quindi qualche decennio dopo l’inizio della carestia; inoltre s. Maglorio è considerato anche vescovo di Dol, ministero svolto prima di ritirarsi a Serk.
Certo, queste incertezze vanno inquadrate nel contesto storico dei cosiddetti vescovi celtici itineranti, che nei secoli V-VI-VII, caratterizzarono l’evangelizzazione delle due regioni costiere sulla Manica, che veniva attraversata continuamente dai missionari in uno scambio frequente di opere e di uomini, portatori del Vangelo e fondatori di chiese e monasteri, sia nella Bretagna (Francia) sia nel Galles (Gran Bretagna), sia in Irlanda; e le Isole Normanne del Canale della Manica, furono tappe privilegiate di tale evangelizzazione e spesso sede di eremitaggi.
Nell’850 i monaci di Lehon, si appropriarono letteralmente delle reliquie del santo vescovo-abate e da Serk le trasferirono a Lehon, costruendo una chiesa per custodirle; il cosiddetto furto fu perpetrato, perché il re dell’Armorica (antico nome della Bretagna) Nominoè, offriva loro delle terre, a patto che possedessero delle reliquie.
Per timore delle invasioni Normanne, nel X secolo le reliquie furono trasferite a Parigi e deposte nella cappella del Palazzo reale, dopo tale trasferimento, il culto per s. Maglorio conobbe una nuova diffusione; è santo patrono di vari paesi francesi che lo festeggiano localmente il 25 ottobre, mentre l’aggiornata edizione del Martirologio Romano lo riporta il 24 ottobre.
Nelle opere d’arte che lo raffigurano è genericamente dipinto come pellegrino o eremita; nella chiesa del convento camaldolese di Faenza, è raffigurato in un quadro del pittore romano Antonio Mancini (1852-1930).
