San Mamante e compagni
Martiri a Melitene
Festa: 7 novembre
Nascita-morte: † Melitene, Armenia, circa 303
Nascita - morte:
† Melitene, Armenia, circa 303
Festa:
7 novembre
Etimologia:
Deriva dalla forma greca Mamas
Emblema:
Rappresentazione collettiva dei martiri
Categoria: I santi che iniziano con la lettera M
Calendario: I santi del 7 novembre
San Mamante (Mama, Mamas, Mammas), commemorato il 7 novembre insieme ai compagni martiri di Melitene, appartiene al gruppo di cristiani orientali ricordato nei sinassari bizantini sotto il nome di san Gerone e dei trentatré martiri. La tradizione colloca la loro morte nell'epoca delle persecuzioni imperiali fra la fine del III e l'inizio del IV secolo, spesso intorno al 303. Di Mamante non è conservata una biografia individuale attendibile: il suo nome compare negli elenchi del gruppo, mentre le vicende narrative si concentrano su Gerone. La commemorazione è attestata nella tradizione liturgica orientale e recepita nei repertori martirologici occidentali. È essenziale distinguerlo dal più famoso san Mama di Cesarea di Cappadocia, venerato il 17 agosto, e da un altro omonimo associato ai martiri Tecla e Basilisco in Palestina. Il significato storico della sua memoria risiede soprattutto nella continuità del culto collettivo dei martiri di Melitene.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
L'identità di Mamante
Il Mamante commemorato il 7 novembre non è il celebre martire di Cesarea di Cappadocia, la cui memoria ricorre il 17 agosto. Né coincide con il Mamante associato a Tecla e Basilisco in una tradizione palestinese ricordata il 21 giugno. L'omonimia ha favorito possibili confusioni, accentuate dalle varianti linguistiche Mama, Mamas e Mammas. Per il martire di Melitene, l'appartenenza al gruppo di Gerone costituisce il principale elemento identificativo.
Le fonti liturgiche bizantine ricordano il 7 novembre i trentatré martiri di Melitene. Fra i nomi trasmessi nelle liste compare Mamas, forma corrispondente all'italiano Mamante. Non sono conosciuti dati autonomi sulla sua famiglia, la provenienza, la professione o l'età. Anche la sua condizione di soldato non può essere affermata individualmente con certezza sulla sola base del racconto collettivo.
Melitene e le persecuzioni
Melitene era una città importante dell'area armena dell'Impero romano, in una regione di collegamento fra Anatolia e frontiera orientale. La tradizione agiografica colloca il gruppo nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, con riferimento al reclutamento militare e all'obbligo di sacrificare alle divinità tradizionali. La data intorno al 303 è largamente ripetuta, ma non deriva da un atto giudiziario contemporaneo conservato per Mamante.
La celebrazione comune non implica che ogni componente del gruppo sia stato protagonista di tutti gli episodi raccontati nelle passioni. In particolare, la narrazione dettagliata riguarda soprattutto Gerone, che la tradizione fa nascere a Tiana di Cappadocia.
Il racconto di Gerone e dei compagni
Secondo la Passio, il funzionario Lisia avrebbe ordinato di arruolare uomini robusti per il servizio imperiale. Gerone avrebbe opposto resistenza alla cattura e si sarebbe rifugiato in una grotta con altri cristiani, prima di accettare di presentarsi alle autorità. Condotti a Melitene, i prigionieri avrebbero rifiutato il sacrificio agli dèi, subendo percosse e infine la decapitazione. La tradizione descrive anche la mutilazione di Gerone e la sua visione premonitrice del martirio.
Questi particolari non sono riferibili individualmente a Mamante senza ulteriori testimonianze. La Passio è una narrazione agiografica, non una trascrizione di verbali processuali. Le differenti redazioni e gli elenchi dei nomi richiedono cautela anche nel determinare l'esatto numero dei martiri: la tradizione liturgica prevalente parla di trentatré, mentre alcuni racconti narrativi presentano passaggi numerici non del tutto concordi.
I nomi tramandati
Una lista diffusa nella tradizione orientale comprende Gerone, Esichio, Nicandro, Atanasio, Mama, Barachio, Callinico, Teogene, Nicone, Longino, Teodoro, Valerio, Xanzio, Teodulo, Callimaco, Eugenio, Teodoco, Ostrichio, Epifanio, Massimiano, Ducizio, Claudiano, Teofilo, Giganzio, Doroteo, Teodoto, Castricio, Anicleto, Temelio, Eutichio, Ilarione, Diodoto e Amonito. Le traslitterazioni variano secondo i testi greci e le lingue moderne. Alcune liste greche presentano ulteriori divergenze, fra cui la presenza di Vittore o di un secondo Gerone.
La presenza di Mamante in questo elenco non equivale alla disponibilità di una Passio personale. La sua memoria è stata conservata in forma collettiva, secondo una pratica comune nella trasmissione del culto dei martiri antichi.
Culto e trasmissione della memoria
Il Sinassario di Costantinopoli e la tradizione liturgica bizantina celebrano i martiri il 7 novembre. La commemorazione è tuttora presente nei calendari e negli uffici delle Chiese ortodosse, dove il gruppo è designato come i trentatré martiri di Melitene. La continuità della festa costituisce una testimonianza della diffusione del culto, distinta dalla verifica storica dei singoli dettagli della Passio.
Una tradizione riferisce il ritrovamento di reliquie di martiri a Costantinopoli durante lavori edilizi in età giustinianea. Il racconto riguarda la memoria collettiva e non consente di riconoscere con sicurezza resti appartenuti a Mamante. Non risultano documentati per lui un culto locale autonomo, un patronato specifico o una canonizzazione formale secondo procedure moderne; il titolo di santo discende dal culto antico.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Con il nome di Mamante, conosciamo tre martiri tutti orientali, fra i quali il più celebre è il grande santo conosciuto anche con il nome di Mama, martire di Cesarea di Cappadocia, la cui festa è il 17 agosto e il cui culto si estese ampiamente in Oriente e in Occidente, con reliquie sparse in tutta Europa.
Un secondo Mamante è accomunato nel martirio ai ss. Tecla e Basilisco, martiri in un villaggio palestinese e la cui festa è riportata dal Calendario Palestino-georgiano al 21 giugno.
Il terzo Mamante, fa parte di un numeroso gruppo di martiri di Melitene in Armenia, catalogati come s. Gerone e compagni martiri, e la cui celebrazione, secondo il Sinassario Costantinopolitano è il 7 novembre, riportata anche dal Martirologio Romano.
Procopio di Gaza, raccontò che quando a Costantinopoli, al tempo di Giustiniano imperatore, si fecero gli scavi per gettare le fondamenta della Basilica di S. Irene, vennero alla luce le reliquie di non meno di quaranta martiri, con un’iscrizione che li qualificava come soldati romani della XXII Legione, di stanza a Melitene.
Nella prima metà del VII secolo, fu creata la prima leggenda letteraria sui martiri di Melitene, che qui se ne racconta la trama: Al tempo degli imperatori Diocleziano (243-313) e Massimiano (250-310), dopo una dura sconfitta subita dai romani ad opera dei Persiani avvenuta nel 296, si cercò di reclutare nuovi soldati per ricompattare l’esercito.
Un funzionario imperiale Agricolao, fu inviato in Cappadocia per arruolare con forza tutti cristiani che non volevano rinunciare alla loro fede, ma risaputa la notizia, tutti gli uomini validi fuggirono dalla città; Agricolao saputo della presenza di un vignaiolo di nome Gerone, inviò degli uomini per arruolarlo, ma egli, dotato di forza eccezionale, si difese bene prendendo a scudisciate i soldati che fuggirono.
Anche un secondo tentativo dei soldati di stanarlo da dentro una grotta, dove si era rifugiato con altri 32 compagni, risultò vano. Alla fine un suo fratello lo convinse a desistere e così Gerone ed i suoi amici si arruolarono nell’esercito imperiale ed inviati a Melitene in Armenia.
Qui Gerone ebbe in sogno un vecchio misterioso, che lo incoraggiò a restare saldo nella fede, perché l’attendeva la prova del martirio; avvertì di ciò i suoi compagni cristiani e tutti proposero di non partecipare al solenne sacrificio agli dei, in programma il giorno seguente e a cui dovevano essere tutte presenti le reclute.
Nel racconto ambientato al tempo dell’editto imperiale del 303 contro i cristiani, segue l’interrogatorio e l’opera di persuasione a desistere del preside Lisia, con promesse, minacce, supplizi e fustigazioni, uno di loro Vittore non resisté e rinunciò fuggendo insieme ad un altro; a Gerone fu amputata la mano che aveva colpito i soldati romani.
Alla fine tutti i 31 arrestati rimasti furono decapitati, questi i loro nomi: Gerone, Mamante, Nicandro, Esichio, Baraco, Massimiano, Callinico, Atanasio, Teodoro, Ducezio, Eugenio, Teofilo, Valerio, Teodoto, Callimaco, Santico, Ilario, Giganzio, Longino, Temelio, Eutichio, Diodato, Castricio, Teogene, Nicone, Teodolo, Bostrichio, Doroteo, Claudiano, Epifanio, Aniceto.
Studiosi agiografi hanno fatto notare che questa leggenda ricalca in più punti la ‘Passio’ dei XL Martiri di Sebaste.
Approfondimenti
Tre martiri con lo stesso nome
Il Mamante di Melitene va distinto dal martire di Cesarea, venerato il 17 agosto, e dal Mamante associato ai santi Tecla e Basilisco, commemorato in una tradizione palestinese il 21 giugno. Le tre memorie hanno contesti geografici e liturgici differenti. La somiglianza dei nomi non autorizza a trasferire episodi, reliquie o attributi iconografici da una figura all'altra.
La tradizione dei trentatré
Il numero trentatré appartiene alla designazione liturgica del gruppo. La narrazione del martirio presenta motivi comuni alle passioni collettive orientali, quali il rifiuto del sacrificio, l'interrogatorio e la decapitazione. Alcune sue analogie con altre passioni di soldati martiri invitano a distinguere il nucleo commemorativo dalle elaborazioni letterarie successive.
Curiosità
- Nelle fonti greche il nome Mamante appare spesso nella forma Mamas.
- I libri liturgici bizantini ricordano il gruppo nel suo insieme, con Gerone come figura principale.
- Gli elenchi tramandati non sono perfettamente uniformi nella grafia e nella composizione dei nomi.
Cronologia
- Fine del III - inizio del IV secolo - epoca tradizionalmente attribuita al martirio del gruppo.
- Circa 303 - data frequentemente assegnata alla morte dei martiri di Melitene, non documentata individualmente per Mamante.
- Età bizantina - diffusione delle tradizioni agiografiche e liturgiche sul gruppo.
- 7 novembre, ricorrenza annuale - memoria dei trentatré martiri nei sinassari e nei calendari orientali.
Valutazione storico-critica
- Mamante è attestato come nome nell'elenco dei martiri di Melitene, ma non possiede una biografia individuale verificabile.
- Le circostanze del martirio derivano da una narrazione collettiva incentrata su Gerone.
- La data intorno al 303 e i particolari delle torture non sono comprovati da atti contemporanei relativi a Mamante.
- Le liste dei compagni divergono in alcuni nomi e traslitterazioni.
- La memoria del 7 novembre è saldamente attestata nella tradizione liturgica bizantina.
- L'identificazione con il Mamante di Cesarea o con quello ricordato in Palestina è infondata.
- Non risultano documentati reliquiari o patronati individuali sicuramente riferibili a questo Mamante.
Fonti e bibliografia essenziale
- Sinassario bizantino, commemorazione dei trentatré martiri di Melitene al 7 novembre, testo liturgico del Menaion.
- Greek Orthodox Archdiocese of America, ufficio liturgico del 7 novembre e memoria dei trentatré martiri.
- Orthodox Church in America, '33 Holy Martyrs of Melitene', sinassi e narrazione agiografica del 7 novembre.
- Tradizione greca dei trentatré martiri di Melitene, elenco dei nomi e racconto di Gerone.
