San Pietro Yu Tae-ch'ol
Adolescente, martire
Festa: 21 ottobre
Nascita-morte: Ipjeong, Corea del Sud, 1826 - Seoul, Corea del Sud, 21 ottobre 1839
Nascita - morte:
Ipjeong, Corea del Sud, 1826 - Seoul, Corea del Sud, 21 ottobre 1839
Festa:
21 ottobre
Etimologia:
Dal greco Petros, attraverso il latino Petrus, con il significato di 'pietra', 'roccia'.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera P
Calendario: I santi del 21 ottobre
Gruppo: Santi Martiri Coreani (Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e 101 compagni)
Martirologio Romano
Fu un adolescente cattolico coreano, figlio del laico e catechista Agostino Yu Chin-gil, e morì martire durante la persecuzione del 1839, ricordata come persecuzione Gihae. Nato a Seul intorno al 1826 e battezzato con il nome di Pietro, apparteneva a una famiglia di interpreti nella quale il padre aveva avuto un ruolo significativo nella vita della giovane comunità cattolica coreana. Durante la persecuzione Pietro si consegnò spontaneamente alle autorità e, nonostante le violenze subite durante gli interrogatori, rimase fedele alla propria fede. Fu sottoposto a numerose fustigazioni e torture e morì strangolato in carcere a Seul. Il Martirologio Romano lo ricorda il 21 ottobre come tredicenne che, durante la detenzione, incoraggiava gli altri prigionieri a sopportare i supplizi. È uno dei 103 martiri coreani canonizzati da Giovanni Paolo II a Seul il 6 maggio 1984.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Pietro Yu Tae-ch'ol (Yu Dae-cheol) nacque nel 1826 a Seul, nel quartiere di Ipjeong. Il suo nome coreano era Yu Tae-ch'ol e il suo nome cristiano era Pietro. Apparteneva alla famiglia Yu di Han'yang e fu figlio di Agostino Yu Chin-gil, importante esponente della comunità cattolica coreana e interprete di professione. La famiglia apparteneva al ceto degli jungin, nel quale gli interpreti occupavano una posizione riconosciuta nell'amministrazione dello Stato.
Il padre aveva aderito al cattolicesimo e aveva contribuito, insieme ad altri laici coreani, a mantenere i rapporti con la Chiesa di Pechino e a ottenere l'invio di sacerdoti in Corea. La formazione religiosa di Pietro avvenne quindi all'interno di una famiglia già profondamente coinvolta nella giovane comunità cattolica. Le fonti coreane riferiscono che egli ricevette fin dall'infanzia l'influsso religioso del padre e che anche il fratello minore seguì la fede cattolica.
Le stesse fonti riferiscono che la madre e una sorella erano ostili al cattolicesimo e che Pietro dovette affrontare opposizioni anche nell'ambiente familiare. La tradizione agiografica sottolinea tuttavia il rispetto che egli continuò a mostrare verso la madre e la preghiera per la sua conversione.
La persecuzione del 1839
Nel 1839 la Chiesa cattolica di Corea fu colpita dalla persecuzione Gihae, una delle principali persecuzioni contro i cattolici durante il regno di Joseon. L'ondata repressiva portò all'arresto e alla morte di numerosi fedeli, compresi alcuni dei principali responsabili della comunità e i missionari stranieri presenti nel Paese. La persecuzione del 1839 appartiene alla serie di repressioni che colpirono la Chiesa coreana nel XIX secolo.
Anche Agostino Yu Chin-gil fu arrestato e sottoposto a interrogatori. La tradizione relativa a Pietro riferisce che, venuto a conoscenza delle sofferenze dei cristiani e dell'arresto del padre, il giovane maturò il desiderio di affrontare il martirio e si consegnò spontaneamente alle autorità.
Gli interrogatori e le torture
Pietro fu condotto al Podo-cheong, la sede della polizia e della prigione di Seul. Secondo la testimonianza agiografica conservata dalle fonti della Chiesa coreana, fu sottoposto a numerosi interrogatori e a violenze particolarmente dure, nonostante la sua giovane età.
La tradizione riferisce che gli furono inflitte più di cento percosse e circa quaranta colpi di chigodogon, un pesante strumento di bastonatura. Durante uno degli interrogatori un carceriere gli avrebbe strappato la carne della coscia per costringerlo ad abbandonare la fede. Pietro avrebbe risposto riaffermando la propria intenzione di rimanere cristiano. Un altro episodio, riportato dalle fonti agiografiche coreane, narra che gli fu minacciata l'introduzione di un carbone ardente nella bocca e che il ragazzo reagì aprendo la bocca senza mostrare esitazione.
Questi particolari appartengono alla tradizione documentaria e agiografica relativa al martirio e sono stati ripresi nelle pubblicazioni ecclesiastiche coreane. Il nucleo storico maggiormente consolidato è costituito dall'arresto, dalla prigionia, dalle torture e dalla perseveranza nella fede fino alla morte. Il Martirologio Romano ricorda espressamente la fustigazione e il fatto che Pietro incoraggiasse in carcere gli altri prigionieri.
La morte in carcere
Pietro morì strangolato nella prigione di Seul. Le fonti ufficiali della Conferenza episcopale cattolica coreana indicano il 31 ottobre 1839 come data del martirio e il carcere come luogo della morte. La stessa data è riportata dal Dizionario enciclopedico cattolico coreano, che precisa che il giovane fu impiccato nella prigione del Podo-cheong.
La sua età è generalmente indicata in tredici anni nelle fonti liturgiche e nella documentazione relativa ai martiri. Poiché il giorno della nascita non è conosciuto, non è possibile stabilire con precisione assoluta l'età al momento della morte. Il Martirologio Romano lo definisce tredicenne.
La tradizione coreana considera Pietro il più giovane dei 103 martiri canonizzati nel 1984. Giovanni Paolo II, nell'omelia della canonizzazione celebrata a Seul, ricordò espressamente 'the thirteen-year-old Peter Yu' tra i martiri coreani, sottolineando la varietà di età, condizione sociale e stato di vita rappresentata dal gruppo.
Beatificazione e canonizzazione
Pietro Yu Tae-ch'ol apparteneva al gruppo dei 79 martiri coreani della persecuzione del 1839 e di quella del 1846 che furono beatificati da papa Pio XI il 5 luglio 1925.
Nel 1968 furono beatificati altri 24 martiri coreani appartenenti soprattutto alla persecuzione del 1866. I due gruppi furono successivamente riuniti nella causa che portò alla canonizzazione collettiva dei 103 martiri.
Il 6 maggio 1984 papa Giovanni Paolo II canonizzò a Seul i 103 martiri coreani. La celebrazione ebbe luogo durante il viaggio apostolico in Corea e rappresentò una canonizzazione particolarmente significativa per la storia della Chiesa coreana. Il pontefice ricordò esplicitamente Pietro Yu tra i martiri canonizzati quel giorno.
Il culto
La memoria liturgica comune dei 103 martiri coreani è celebrata il 20 settembre nel calendario romano. Pietro Yu Tae-ch'ol è inoltre commemorato individualmente il 21 ottobre nel Martirologio Romano. La celebrazione individuale del 21 ottobre è quindi distinta dalla memoria comune del gruppo dei martiri coreani.
Il rapporto tra la data liturgica individuale e la data storica della morte richiede una precisazione. Le fonti ufficiali coreane e il Dizionario enciclopedico cattolico coreano indicano il 31 ottobre 1839 come data del martirio, mentre il Martirologio Romano colloca la commemorazione di Pietro il 21 ottobre senza indicare nel testo liturgico la data della morte. La precedente tradizione italiana ha talvolta identificato il 21 ottobre con l'anniversario del martirio, ma tale identificazione non coincide con la data del 31 ottobre conservata dalle principali fonti coreane.
La Chiesa coreana e i martiri
La presenza cattolica in Corea ebbe un'origine singolare: la fede cristiana fu inizialmente conosciuta attraverso libri provenienti dalla Cina e la prima comunità fu sviluppata da laici coreani prima dell'arrivo stabile dei missionari stranieri. Giovanni Paolo II ricordò durante la canonizzazione che la comunità coreana era nata in questo modo e aveva attraversato diverse persecuzioni nel corso del XIX secolo.
La persecuzione Gihae del 1839 colpì una comunità già organizzata e dotata di una propria rete di catechisti e responsabili laici. Il martirio di Pietro si colloca quindi nella fase iniziale della storia della Chiesa coreana, quando la sopravvivenza della comunità dipendeva in larga misura dalla testimonianza dei laici.
Una testimonianza giovanile
La particolare rilevanza di Pietro nella memoria dei martiri coreani deriva anche dalla sua età. La sua vicenda costituisce uno dei casi più noti di martirio adolescenziale nella Chiesa coreana dell'Ottocento. La canonizzazione del 1984 lo inserì definitivamente nel gruppo dei 103 santi riconosciuti dalla Chiesa cattolica.
Curiosità
- Pietro Yu Tae-ch'ol è ricordato come il più giovane dei 103 martiri coreani canonizzati nel 1984.
- Il nome coreano di Pietro è scritto 유대철 e in caratteri cinesi 劉大喆. Il nome battesimale è 베드로, trascrizione coreana di Pietro.
- Il padre Agostino Yu Chin-gil fu anch'egli martire della persecuzione del 1839 e fu decapitato a Seul il 22 settembre dello stesso anno.
- La memoria liturgica individuale di Pietro ricorre il 21 ottobre, mentre il 20 settembre è celebrata la memoria comune dei 103 martiri coreani.
Cronologia
- 1826 - Nascita di Pietro Yu Tae-ch'ol a Seul, nel quartiere di Ipjeong.
- 1839 - Inizio della persecuzione Gihae contro i cattolici coreani.
- 1839 - Arresto e detenzione di Pietro Yu Tae-ch'ol a Seul.
- 1839 - Pietro subisce numerosi interrogatori, fustigazioni e torture e rimane fermo nella professione della fede.
- 31 ottobre 1839 - Morte di Pietro Yu Tae-ch'ol per strangolamento nella prigione di Seul.
- 5 luglio 1925 - Beatificazione di Pietro Yu Tae-ch'ol da parte di papa Pio XI insieme ai 79 martiri coreani della prima causa.
- 6 maggio 1984 - Canonizzazione di Pietro Yu Tae-ch'ol da parte di papa Giovanni Paolo II a Seul insieme agli altri 102 martiri coreani.
Valutazione storico-critica
- L'identità di Pietro Yu Tae-ch'ol è ben attestata nelle fonti cattoliche coreane. Il nome coreano 유대철, il nome battesimale Pietro, la filiazione da Agostino Yu Chin-gil, la giovane età e il martirio durante la persecuzione del 1839 concordano nelle principali fonti ecclesiastiche.
- La data della morte presenta una divergenza significativa. Le fonti ufficiali della Conferenza episcopale cattolica coreana e il Dizionario enciclopedico cattolico coreano indicano il 31 ottobre 1839; il Martirologio Romano lo commemora il 21 ottobre, senza dichiarare che tale data coincida con il giorno storico della morte. La data del 31 ottobre è quindi quella maggiormente sostenuta dalla documentazione storica coreana consultata.
- Anche l'età presenta una lieve oscillazione nelle fonti coreane, che talvolta parlano di quattordici anni secondo il tradizionale computo coreano. Il Martirologio Romano e Giovanni Paolo II utilizzano invece l'età di tredici anni; non essendo noto il giorno della nascita, il dato più prudente è indicare Pietro come tredicenne secondo la tradizione liturgica ufficiale.
- Il nucleo storico del martirio è particolarmente solido: Pietro fu arrestato durante la persecuzione del 1839, subì la detenzione e gravi violenze, mantenne la professione della fede e morì strangolato in carcere. I dettagli relativi alle singole torture e alle risposte attribuitegli appartengono alla tradizione agiografica conservata dalle fonti coreane e non possiedono tutti lo stesso grado di documentazione indipendente.
- La filiazione da Agostino Yu Chin-gil è attestata dalla tradizione ecclesiastica coreana e dalle fonti biografiche specialistiche. Il padre fu una figura documentata della prima comunità cattolica coreana e partecipò alle iniziative per ottenere l'invio di sacerdoti in Corea.
- La beatificazione del 1925 e la canonizzazione del 1984 sono dati documentari certi. La Santa Sede registra la canonizzazione dei 103 martiri coreani il 6 maggio 1984 a Seul e Giovanni Paolo II ricorda espressamente Pietro tra i martiri canonizzati.
- Il culto individuale del 21 ottobre e la memoria comune del 20 settembre sono entrambe attestate nel Martirologio Romano e nella liturgia cattolica. La coincidenza tra il 21 ottobre e la data storica della morte, tuttavia, non è sostenuta dalle fonti coreane che indicano il 31 ottobre 1839.
Fonti e bibliografia essenziale
- Conferenza episcopale cattolica della Corea, 103위 성인 약전, No. 48 유대철 베드로, scheda biografica ufficiale dei 103 martiri coreani.
- 한국가톨릭대사전, voce '유대철', vol. 9, voce enciclopedica cattolica coreana dedicata a Pietro Yu Tae-ch'ol, con riferimenti a Gihye Ilgi, Charles Dallet e agli atti giudiziari relativi alla persecuzione.
- Charles Dallet, Histoire de l'Église de Corée, Paris, Librairie Victor Palmé, 1874, vol. I. L'opera utilizza anche documentazione e testimonianze della Chiesa coreana del XIX secolo ed è una delle principali fonti storiche moderne sulla persecuzione Gihae.
- Giovanni Paolo II, Messa per la canonizzazione dei martiri coreani, Seul, 6 maggio 1984. Il testo pontificio ricorda esplicitamente il tredicenne Pietro Yu tra i 103 martiri canonizzati.
Biografia
A cura di Fabio Arduino
Sin dai primi secoli è sempre stato assai difficile reperire corpose notizie sulle vite dei martiri in quanto, pur costituendo essi la più importante schiera di santi, i cristiani sovente non hanno forse ritenuto più di tanto opportuno tramandare numerosi dettagli circa la loro esistenza terrena, quanto piuttosto porre in dovuto risalto l’estrema testimonianza della fede cristiana che diedero sino all’effusione del proprio sangue. Questo problema sussiste però talvolta anche per martiri dell’epoca moderna soprattutto se vissuti in terre lontane, parlando da europei, e magari uccisi in giovane età. Così anche San Pietro Yu Tae-ch’ol, di nazionalità coreana ed ucciso appena tredicenne.
Pietro nacque nel 1826 ad Ipjeong, nei pressi di Seoul, odierna capitale della Corea del Sud. All’età di soli tredici anni, forse neppure compiuti visto che ignoriamo il giorno esatto della nascita, fu imprigionato a Seoul dai nemici della fede cristiana. Durante il periodo trascorso in carcere non mancò mai di esortare i compagni di prigionia a sopportare i numerosi supplizi cui erano sottoposti. Patite anch’egli numerose sofferenze, portò a compimento il martirio per strangolamento. Era il 21 ottobre 1839.
Pietro Yu Tae-ch’ol fu beatificato il 5 luglio 1925 sotto il pontificato di Pio XI ed infine canonizzato da Papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984 con altri 102 martiri, indigeni e missionari europei, che avevano irrorato con il loro sangue la terra coreana. Il gruppo, noto con il nome “Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni”, è festeggiato comunemente dal calendario liturgico latino al 20 settembre. Il piccolo martire Pietro Yu Tae-ch’ol è inoltre commemorato singolarmente nel Martirologio Romano al 21 ottobre, anniversario del martirio.
L’estrema testimonianza di questo ragazzo può costituire un eloquente modello in questa società impregnata di relativismo in cui il cristianesimo è ormai per tanti giovani una voce scomoda fra tante, Cristo un qualcuno per cui non merita dare la vita.
