Santi Fausto, Gennaro e Marziale

Martiri

Festa: 13 ottobre

Nascita-morte: † Cordoba, Spagna, 304 circa

Nascita - morte:
† Cordoba, Spagna, 304 circa

Festa:
13 ottobre

Etimologia:
Fausto dal latino Faustus, con il significato di 'fausto', 'favorevole', 'fortunato'; Gennaro dal latino Ianuarius, collegato al nome del mese di gennaio e quindi al dio romano Giano; Marziale dal latino Martialis, da Mars, Martis, 'Marte'.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera F

Calendario: I santi del 13 ottobre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santi Fausto, Gennaro e Marziale, martiri, che adornano la città come tre corone.

Sono tre martiri cristiani venerati a Córdoba, nell'Andalusia, ricordati dalla tradizione come un gruppo unitario e identificati dalla liturgia ispano-mozarabica e dalla tradizione medievale con le tre corone della città. La loro esistenza come martiri cordovani è attestata almeno dalla fine del IV o dall'inizio del V secolo, quando Prudenzio, nel quarto libro del Peristephanon, ricorda a Córdoba, dopo Acisclo e Zoilo, tre corone senza però nominarle. L'identificazione con Fausto, Gennaro e Marziale è stabilita sulla base delle successive testimonianze martirologiche e cultuali. Il Martyrologium Hieronymianum li collega a Córdoba, mentre nel IX secolo Eulogio di Córdoba testimonia una basilica dei tre martiri nella quale erano venerati i loro corpi. La data e le circostanze del martirio non sono invece determinabili con sicurezza. Una passio conservata in manoscritti medievali, probabilmente composta nell'VIII secolo, racconta il loro confronto con un governatore di nome Eugenio e la loro morte nel fuoco, ma non costituisce una fonte contemporanea ai fatti. La tradizione li colloca generalmente nell'epoca delle persecuzioni imperiali, soprattutto in relazione a Diocleziano.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Le notizie storicamente più antiche sui tre martiri non provengono dalla loro passio, ma dalla memoria liturgica e poetica della Chiesa ispanica. Prudenzio, attivo tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, nel quarto inno del Peristephanon celebra i martiri della Spagna e, riferendosi a Córdoba, nomina Acisclo, Zoilo e le tres coronae. Non indica però i nomi delle tre corone. L'identificazione con Fausto, Gennaro e Marziale deriva soprattutto dal successivo Martyrologium Hieronymianum, che nella commemorazione del 13 ottobre collega questi nomi a Córdoba.
La testimonianza di Prudenzio è particolarmente importante perché è anteriore di diversi secoli alla passio medievale. Essa dimostra l'esistenza, già alla sua epoca, di una memoria cultuale di tre martiri cordovani, ma non consente di ricostruirne la biografia individuale né di stabilire con certezza che il loro martirio sia avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano. L'identificazione delle tres coronae con Fausto, Gennaro e Marziale è tuttavia quella consolidata dalla successiva tradizione liturgica e storiografica.

Il martirio secondo la tradizione
La passio dei tre martiri, conservata nella tradizione del Pasionario Hispánico e classificata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con il numero 2841, presenta il governatore Eugenio come persecutore. Secondo il racconto, Fausto, Gennaro e Marziale avrebbero professato pubblicamente la fede cristiana e rifiutato di sacrificare agli dèi. La narrazione descrive quindi torture e una condanna al fuoco.
Il testo non è però contemporaneo al presunto martirio. Gli studi sul Pasionario Hispánico lo collocano generalmente nell'VIII secolo, o comunque in epoca molto posteriore agli eventi narrati. Per questo motivo i particolari del processo, delle torture e della morte non possono essere utilizzati come dati biografici certi. La stessa data del martirio non è conosciuta. La tradizione che lo colloca sotto Diocleziano è plausibile nel quadro generale della memoria dei martiri ispani, ma non consente di fissare un anno preciso.

Una fraternità non documentata
La tradizione medievale e posteriore ha presentato frequentemente Fausto, Gennaro e Marziale come fratelli. Un'iscrizione cristiana proveniente da Dos Hermanas, presso Siviglia, databile tra il 670 e il 690 circa, li definisce tres fratres sanctos e ricorda un tempio dedicato ai tre martiri. Il termine fratres, tuttavia, appartiene al linguaggio della memoria cultuale e non costituisce una prova sufficiente di una parentela biologica.
La versione più sviluppata della leggenda li fece figli del centurione Marcello e della donna chiamata Nonna o Nona, collegandoli quindi ad altri racconti agiografici relativi a martiri ispanici. Questa genealogia compare in fonti tarde e non è sostenuta dalle testimonianze antiche. Anche la pretesa appartenenza alla Legio VII Gemina appartiene alla tradizione agiografica tarda e non può essere considerata un dato storico acquisito.

Il culto a Córdoba
La continuità del culto è meglio documentata della biografia. Nel IX secolo Eulogio di Córdoba, nel Memoriale sanctorum, ricorda una basilica dei tre santi nella quale, secondo la sua testimonianza, riposavano i corpi di Fausto, Gennaro e Marziale. Il passo è particolarmente significativo perché mostra che, nella Córdoba cristiana del IX secolo, i tre erano venerati insieme e possedevano un santuario proprio.
Il calendario di Córdoba del 961 colloca la loro sepoltura in vico Turris e attesta il 13 ottobre come giorno della loro festa. L'identificazione precisa dell'antico vicus Turris non è stata stabilita con certezza. È inoltre incerto se le espressioni utilizzate dal calendario e da Eulogio indichino sempre il luogo originario della sepoltura oppure la custodia delle reliquie in un santuario.
Il culto ebbe una diffusione anche fuori Córdoba, soprattutto nell'area della Betica. L'iscrizione di Dos Hermanas dimostra che nel periodo visigoto esisteva almeno un luogo di culto dedicato ai tre martiri e nel quale erano conservate loro reliquie. La datazione dell'iscrizione è stata discussa in passato, ma la documentazione epigrafica la colloca nell'ultimo terzo del VII secolo.

Le reliquie
La tradizione relativa alle reliquie subì vicende complesse. Durante il periodo islamico le reliquie dei martiri cordovani furono nascoste, secondo la tradizione medievale, per sottrarle alla profanazione. Nel 1575, nella chiesa di San Pietro a Córdoba, fu rinvenuta una cassa marmorea contenente numerosi resti umani, insieme a una documentazione epigrafica collegata alla memoria dei martiri cordovani. I resti furono identificati con quelli di diversi santi, tra cui Fausto, Gennaro e Marziale, e tale identificazione ricevette un riconoscimento ecclesiastico nell'età moderna. L'associazione archeologica dei singoli resti ai tre martiri antichi non può tuttavia essere dimostrata con certezza.

La memoria liturgica
La loro festa compare nelle antiche tradizioni liturgiche ispane con oscillazioni nella data. Il 13 ottobre è attestato nel Martyrologium Hieronymianum e nel calendario di Córdoba; altre tradizioni medievali li commemoravano il 28 settembre. Il Martyrologium Romanum li celebra oggi il 13 ottobre, a Córdoba in Spagna, chiamandoli martiri e ricordandoli come coloro che adornano la città come tre corone.

Le tre corone di Córdoba
L'espressione tres coronae appartiene alla testimonianza di Prudenzio e costituisce il principale elemento antico che collega la memoria di tre martiri alla città di Córdoba. Il poeta non ne fornisce i nomi, ma la tradizione successiva identifica le tre corone con Fausto, Gennaro e Marziale. Questa identificazione è sostenuta dalla convergenza fra il Martyrologium Hieronymianum, la tradizione liturgica e le successive testimonianze del culto cordovano.

La liturgia e i tre giovani nella fornace
La liturgia ispano-mozarabica dedicata ai tre martiri sviluppò una forte associazione simbolica con i tre giovani Anania, Azaria e Misaele gettati nella fornace ardente secondo il libro di Daniele. Uno studio del 2024 dedicato alla liturgia di Fausto, Gennaro e Marziale ha mostrato come questo parallelismo biblico costituisca un elemento importante della rappresentazione liturgica medievale dei tre martiri. Si tratta di un'evoluzione della memoria cultuale e non di una testimonianza storica sulle modalità effettive della loro morte.

Curiosità
- L'espressione di Prudenzio tresque coronas è all'origine della tradizionale denominazione dei tre martiri come le tre corone di Córdoba.
- Un'iscrizione cristiana della Betica databile tra il 670 e il 690 circa ricorda un tempio nel quale erano venerati insieme tre martiri definiti tres fratres sanctos, segno della precoce associazione cultuale dei tre personaggi.

Cronologia
- fine IV - inizio V secolo - Prudenzio ricorda a Córdoba le tres coronae nel quarto libro del Peristephanon.
- 13 ottobre - Il Martyrologium Hieronymianum collega a Córdoba Fausto, Gennaro e Marziale.
- circa 670-690 - Un'iscrizione cristiana della Betica ricorda un tempio dedicato ai tre martiri, chiamati tres fratres sanctos.
- IX secolo - Eulogio di Córdoba attesta una basilica dei tre santi nella quale erano venerati i corpi di Fausto, Gennaro e Marziale.
- 961 - Il calendario di Córdoba registra il 13 ottobre come festa dei tre martiri e colloca la loro sepoltura in vico Turris.
- VIII secolo circa - Viene generalmente collocata la composizione della passio dei tre martiri, molto posteriore all'epoca presunta del martirio.
- 1575 - Nella chiesa di San Pietro a Córdoba vengono rinvenuti resti umani attribuiti dalla tradizione a diversi martiri cordovani, tra i quali Fausto, Gennaro e Marziale.
- 13 ottobre - Il Martyrologium Romanum celebra Fausto, Gennaro e Marziale come martiri di Córdoba.

Valutazione storico-critica
- L'esistenza di una memoria cultuale di tre martiri a Córdoba è molto antica ed è attestata da Prudenzio tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. La loro identificazione con Fausto, Gennaro e Marziale è sostenuta dalle successive fonti martirologiche e cultuali.
- La data del martirio non è conosciuta. L'associazione con la persecuzione di Diocleziano è tradizionale e ritenuta probabile da studi moderni, ma non consente di stabilire un anno preciso.
- La passio dei tre martiri è una fonte tarda, probabilmente dell'VIII secolo, e non offre una base sufficientemente antica per considerare storicamente accertati i dettagli delle torture, il nome del governatore Eugenio e la morte nel fuoco.
- La parentela fra i tre non è dimostrata dalle fonti più antiche. La definizione di tres fratres compare in un'iscrizione del VII secolo, mentre la tradizione che li presenta come figli del centurione Marcello è ancora più tarda.
- Il culto è storicamente molto meglio documentato della biografia. La basilica dei tre martiri attestata da Eulogio nel IX secolo, il calendario di Córdoba del 961 e l'epigrafia della Betica mostrano una venerazione consolidata nell'alto Medioevo.
- La localizzazione del vicus Turris non è stata stabilita con certezza. Anche il rapporto esatto fra il luogo indicato dal calendario di Córdoba e la basilica dei Sancti Tres rimane discusso.
- Il ritrovamento del 1575 a San Pietro costituisce un'importante testimonianza della continuità della memoria delle reliquie, ma non permette da solo di identificare scientificamente i singoli resti con Fausto, Gennaro e Marziale.
- Il titolo di martiri e la loro memoria liturgica sono saldamente attestati dalla tradizione ecclesiastica, mentre non risulta una documentazione relativa a una beatificazione o canonizzazione individuale secondo le procedure moderne. Il loro culto appartiene alla tradizione antica dei martiri riconosciuti e venerati dalla Chiesa prima dell'istituzione delle attuali procedure canoniche.

Fonti e bibliografia essenziale
- Prudenzio, Peristephanon, IV, vv. 19-20. Il testo costituisce la più antica testimonianza letteraria della memoria delle tre corone di Córdoba.
- Martyrologium Hieronymianum, 13 ottobre. La tradizione manoscritta collega Fausto, Gennaro e Marziale a Córdoba.
- Eulogio di Córdoba, Memoriale sanctorum, II, 9. Testimonianza del IX secolo sulla basilica dei tre martiri e sulla venerazione dei loro corpi.
- Calendario di Córdoba, 13 ottobre, nella tradizione del Liber Ordinum. Attesta la festa dei tre martiri e la loro sepoltura nel vicus Turris.
- Acta Sanctorum, ottobre, VI, 187-195, Faustus, Januarius et Martialis martyres Cordubae. Edizione critica e discussione delle tradizioni relative alla data del martirio, alla passio, al culto e alle reliquie.
- Ángel Fábrega Grau, Pasionario hispánico, vol. I, Madrid, Consejo Superior de Investigaciones Científicas, 1953, pp. 156-161; vol. II, 1955, pp. 346-349.
- Carlos García Rodríguez, El culto de los santos en la España romana y visigoda, Madrid, CSIC, 1966, pp. 225-227.
- José Vives, voce 'Fausto, Genaro y Marcial', in Q. Aldea Vaquero, T. Marín Martínez, J. Vives Gatell, Diccionario de Historia Eclesiástica de España, vol. II, Madrid, CSIC, 1972, p. 906.
- Pilar Riesco Chueca, Pasionario hispánico. Introducción, edición crítica y traducción, Sevilla, Universidad de Sevilla, 1995, pp. 192-199.
- Melanie Shaffer, 'Three Men in the Fire (×3): Interreligious Anxiety in the Liturgy for Saints Faustus, Januarius, and Martialis in Medieval Iberia', Journal of Musicology, 41, 2024, pp. 221-261.
- Real Academia de la Historia, Historia Hispánica, voce San Fausto. Sintesi biografica e bibliografia specialistica relativa ai tre martiri cordovani.

Biografia

A cura di Fabio Arduino

Come per tutti i martiri dei primi secoli, è purtroppo assai difficile reperire notizie certe sulle loro vite. Aurelio Prudenzio, poeta-storico del IV secolo, soprannominò i santi Fausto, Gennaro e Marziale come le “Tre Corone di Cordova”, aggiungendo che la città spagnola sarebbe stata bel lieta di poterli offrire quali proprie offerte a Cristo nel giorno del giudizio.
La “passio” scritta sul loro conto, purtroppo apparentemente priva di fondamento storico, i tre santi rifiutarono fermamente di sacrificare agli idoli pagani e perciò vennero crudelmente torturati. Professarono dunque esplicitamente la loro fede: Fausto disse “C’è un unico Dio, che ha creato tutti noi” e Marziale soggiunse “Gesù Cristo è il mio conforto. C’è un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, a cui si devono lode e onore!.
Infine furono tutti condannati al rogo e subirono coraggiosamente il martirio presso Cordova verso l’anno 304, durante la persecuzione perpetrata dall’imperatore Diocleziano.
E’ comunque fuori discussione la veridicità dell’evento e del luogo dell’evento, vista anche l’antichità del loro culto, che si fonda sulla presenza dei loro nomi in iscrizioni del V e VI secolo e sulla loro citazione da parte del Martirologio Geronimiano.

Aggiunto/modificato il 23 settembre 2026