Beata Tarsila Cordoba Belda

Vedova, martire

Festa: 17 ottobre

Nascita-morte: Collana, Valencia, Spagna, 8 maggio 1861 - Algemesì, Valencia, Spagna, 17 ottobre 1936

Immagini di Beata Tarsila Cordoba Belda Vedova, martire

Nascita - morte:
Collana, Valencia, Spagna, 8 maggio 1861 - Algemesì, Valencia, Spagna, 17 ottobre 1936

Festa:
17 ottobre

Etimologia:
Dal latino medievale Tharsilla, di etimologia incerta; è stata collegata sia al greco thársos, 'coraggio, ardimento', sia al nome Tharsicius.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera T

Calendario: I santi del 17 ottobre

Gruppo: Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Nella città di Algemesí nel territorio di Valencia ancora in Spagna, beata Tarsilla Córdoba Belda, martire, che, madre di famiglia, sempre nella stessa persecuzione fu accolta da Cristo nella gloria.

Fu una laica dell'arcidiocesi di Valencia, vedova e madre di famiglia, appartenente all'Azione Cattolica e impegnata nelle opere di carità. Nata a Sollana nel 1861, visse una lunga esperienza familiare segnata dalla morte del marito e dei tre figli, dopo la quale intensificò l'attività religiosa e assistenziale nella comunità. Durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola fu arrestata a Sollana per la sua appartenenza e pratica cattolica e trasferita nell'ex convento dei Mercedari di Algemesí. Il 17 ottobre 1936 fu uccisa presso il muro del cimitero di Algemesí. La sua memoria è inserita nel Martirologio Romano, che la ricorda come martire e madre di famiglia. Fu beatificata da Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001 insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Tarsila Córdoba Belda nacque a Sollana, nella provincia di Valencia, l'8 maggio 1861. Fu battezzata pochi giorni dopo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Le fonti concordano sulla sua nascita e sulla successiva appartenenza alla comunità parrocchiale di Sollana.
Nel 1884 sposò Vicente Girona Gozalbo. Le fonti più recenti della Società di San Vincenzo de' Paoli e una biografia derivata dall'Año Cristiano indicano il 3 luglio 1884 come data del matrimonio; una tradizione biografica più antica riporta invece il 19 gennaio dello stesso anno. La documentazione reperibile non consente di stabilire con certezza quale delle due date debba essere considerata definitiva. È invece concorde l'informazione secondo cui dal matrimonio nacquero tre figli.
La vita familiare fu segnata da numerosi lutti. Il marito morì il 26 marzo 1922, dopo una lunga malattia, e Tarsila rimase vedova. In seguito morirono anche i tre figli. Una delle figlie, già sposata, lasciò una figlia ancora giovane. Le fonti agiografiche sottolineano come queste perdite contribuirono a orientare ulteriormente Tarsila verso l'impegno religioso e assistenziale.

Attività religiosa e caritativa
Dopo la morte del marito, Tarsila intensificò la propria partecipazione alla vita ecclesiale. Appartenne all'Azione Cattolica e a diverse associazioni religiose della parrocchia. È ricordata inoltre per la collaborazione alle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli e per l'assistenza prestata a poveri, malati e persone bisognose. Una pubblicazione della Società di San Vincenzo de' Paoli documenta la sua appartenenza all'associazione tra il 1910 e il 1930.
Le testimonianze sulla sua attività religiosa descrivono una partecipazione assidua alla vita parrocchiale e una particolare attenzione alle opere di carità. L'arcidiocesi di Granada riferisce inoltre che aveva aiutato anche la famiglia del responsabile del comitato che in seguito ne ordinò l'arresto, elemento tramandato nelle testimonianze relative alla sua vicenda.

La persecuzione del 1936
Dopo lo scoppio della guerra civile spagnola e l'avvio della persecuzione religiosa nell'estate del 1936, la pratica pubblica della fede cattolica divenne per molti laici della diocesi di Valencia motivo di arresto e di violenza. Tarsila fu arrestata a Sollana per la sua attività religiosa. Secondo le fonti biografiche, la detenzione ebbe inizio il 10 ottobre 1936.
Fu detenuta nell'ex convento dei Mercedari fino al 17 ottobre. Le fonti devozionali riferiscono anche di torture subite durante la prigionia; tale particolare appartiene alla tradizione biografica tramandata successivamente e non è esplicitato nel decreto pontificio relativo al gruppo dei martiri.
Il 17 ottobre fu condotta fuori dal luogo di detenzione e uccisa mediante fucilazione presso il muro del cimitero di Algemesí. Aveva 75 anni. La data e il luogo della morte sono confermati dalla documentazione ecclesiastica relativa ai martiri valenciani e dalla sua iscrizione nel Martirologio Romano.

Beatificazione
La causa di Tarsila Córdoba Belda fu istruita nell'arcidiocesi di Valencia insieme alle cause di numerosi altri martiri della persecuzione religiosa. Il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi relativo al gruppo fu letto davanti a Giovanni Paolo II il 18 dicembre 2000. Tarsila vi figura come laica, vedova, madre di tre figli deceduti.
L'11 marzo 2001 Giovanni Paolo II beatificò in piazza San Pietro José Aparicio Sanz e 232 compagni, tra sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Tarsila Córdoba Belda apparteneva al gruppo delle donne e degli uomini dell'Azione Cattolica dell'arcidiocesi di Valencia. Il riconoscimento ecclesiale riguarda il suo martirio nella persecuzione religiosa del 1936.
Il Martirologio Romano la commemora il 17 ottobre ad Algemesí come beata e martire. La stessa data compare nell'indice ufficiale del Martirologio Romano pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Il riconoscimento del martirio
Il caso di Tarsila rientra nella causa collettiva dei martiri valenciani beatificati nel 2001. Nel documento pontificio relativo alla beatificazione, la causa comprende 233 vittime della persecuzione religiosa spagnola. Il testo distingue le diverse categorie dei candidati agli altari e comprende 22 donne e 20 uomini e giovani appartenenti all'Azione Cattolica e ad altre associazioni di apostolato laicale.
Per Tarsila, la documentazione ufficiale identifica esplicitamente lo stato laicale e la sua appartenenza all'Azione Cattolica. Il Martirologio Romano la definisce semplicemente martire e madre di famiglia, senza riportare particolari sulle modalità della detenzione o sulle ultime ore della sua vita.

Memoria liturgica
Il 17 ottobre è la memoria liturgica di Tarsila Córdoba Belda nel Martirologio Romano. Alcune pubblicazioni relative ai martiri beatificati nel 2001 riportano invece il 22 settembre come festa comune o celebrazione di riferimento per numerosi martiri del gruppo. La data individuale attestata nel Martirologio Romano è tuttavia il 17 ottobre, coincidente con l'anniversario della sua morte.

Curiosità
- Tarsila apparteneva alla Società di San Vincenzo de' Paoli e una pubblicazione ufficiale della stessa associazione indica la sua partecipazione alle Conferenze vicentine tra il 1910 e il 1930.
- Il suo nome compare nel Martirologio Romano con la forma latina 'Tarsillae Cordoba Belda', mentre nelle fonti spagnole è normalmente scritto 'Társila Córdoba Belda'.

Cronologia
- 8 maggio 1861 - Nascita di Tarsila Córdoba Belda a Sollana, nella provincia di Valencia.
- 15 maggio 1861 - Battesimo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, secondo la tradizione biografica riportata dalle fonti successive.
- 1884 - Matrimonio con Vicente Girona Gozalbo; le fonti divergono sulla data precisa, indicando il 19 gennaio oppure il 3 luglio.
- 1910-1930 - Appartenenza documentata alle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli.
- 26 marzo 1922 - Morte del marito, Vicente Girona Gozalbo, dopo una lunga malattia.
- 1922-1936 - Vedova, Tarsila intensifica l'impegno religioso, parrocchiale e caritativo.
- 1936 - Durante la persecuzione religiosa in Spagna, viene arrestata a Sollana per la sua pratica della fede cattolica.
- 10 ottobre 1936 - Inizio della detenzione secondo le fonti biografiche posteriori.
- 17 ottobre 1936 - Uccisione di Tarsila Córdoba Belda ad Algemesí.
- 18 dicembre 2000 - Il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi relativo a José Aparicio Sanz e ai 232 compagni viene letto davanti a Giovanni Paolo II.
- 11 marzo 2001 - Beatificazione di Tarsila Córdoba Belda da parte di Giovanni Paolo II, insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 232 martiri.

Valutazione storico-critica
- L'identità di Tarsila Córdoba Belda come laica dell'arcidiocesi di Valencia, nata a Sollana nel 1861 e morta ad Algemesí nel 1936, è solidamente attestata dalla documentazione ecclesiastica relativa alla causa dei martiri valenciani.
- La data di nascita, 8 maggio 1861, e quella della morte, 17 ottobre 1936, sono concordanti nelle fonti ecclesiastiche principali.
- La data del matrimonio presenta una divergenza non risolta: una tradizione biografica riporta il 19 gennaio 1884, mentre pubblicazioni della Società di San Vincenzo de' Paoli e dell'Año Cristiano indicano il 3 luglio 1884. Il matrimonio nel 1884 e l'esistenza di tre figli risultano invece concordanti nelle fonti più recenti consultate.
- Anche il cognome del marito presenta una divergenza nelle fonti secondarie, che riportano sia Girona Lozano sia Girona Gozalbo. La forma Girona Gozalbo è quella attestata dalle più recenti pubblicazioni della Società di San Vincenzo de' Paoli e dall'Año Cristiano.
- Il racconto relativo alla custodia di oggetti sacri e all'assistenza prestata a religiose nascoste compare nella tradizione biografica successiva, ma non figura nel testo del decreto pontificio di beatificazione. Tali episodi appartengono quindi alla tradizione agiografica successiva e non alla documentazione essenziale con cui il Martirologio Romano presenta il martirio.
- Il martirio è riconosciuto dalla Chiesa cattolica attraverso la beatificazione del 2001. La documentazione pontificia colloca Tarsila nel gruppo dei laici dell'Azione Cattolica valenciana vittime della persecuzione religiosa del 1936.
- La memoria liturgica individuale è il 17 ottobre. L'indice del Martirologio Romano della Conferenza Episcopale Italiana registra espressamente 'Tarsilla Córdoba Belda', 17 ottobre, numero 19, anno 1936.
- La sepoltura a Sollana è attestata da repertori agiografici successivi, ma la documentazione reperita non consente di ricostruire con sufficiente precisione la storia delle reliquie e delle eventuali traslazioni.

Fonti e bibliografia essenziale
- Congregazione delle Cause dei Santi, decreto e documentazione della beatificazione di José Aparicio Sanz e 232 compagni, lettura del decreto il 18 dicembre 2000; celebrazione di beatificazione presieduta da Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001. La documentazione identifica Tarsila Córdoba Belda come laica, vedova e madre di tre figli deceduti.
- Martyrologium Romanum, memoria del 17 ottobre: 'In civitate Algemesi in pago Valentino [...] beatae Tarsillae Cordoba Belda, martyris'. L'indice ufficiale registra la forma 'Tarsilla Córdoba Belda', 17 ottobre, 1936.
- Conferenza Episcopale Italiana, Martyrologium Romanum, testo del Martirologio relativo al 17 ottobre, con la commemorazione della beata Tarsilla Córdoba Belda ad Algemesí.
- Sociedade de São Vicente de Paulo, Santidade nas Conferências Vicentinas, profilo biografico di Tarsila Córdoba Belda, con informazioni sulla nascita, il matrimonio, la vedovanza, l'attività nelle Conferenze vicentine, l'Azione Cattolica e la morte nel 1936.
- Año Cristiano, AAVV, BAC, 2003, biografia della beata Tarsila Córdoba Belda, riportata in repertori agiografici successivi.
- Archidiócesis de Granada, profilo dedicato alla beata Tarsila Córdoba Belda, con testimonianze sulla sua attività caritativa e sulla vicenda del martirio.

Biografia

A cura di Fabio Arduino

Tarsila Cordoba Belda, fedele laica dell’arcidiocesi di Valencia, nacque a Collana in Spagna l’8 maggio 1861 e ricevette il battesimo sette giorni dopo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena.
Dal suo matrimonio, celebrato il 19 gennaio 1884 nella chiesa parrocchiale, nacquero due figli che però morirono in gioventù a causa di varie malattie.Inoltre il 26 marzo 1922 rimase vedova, fattore che la ispirò a dedicarsi ancor di più all’apostolato ed al servizio di Dio e dei poveri. A tal fine aderì all’Azione Cattolica Spagnola.
Allo scoppio della guerra civile e della feroce persecuzione religiosa che attraversò la Spagna negli anni ’30 del XX secolo, Tarsila occultò delle suppellettili della chiesa a casa sua e curò delle suore nascoste. Scopertà, fu uccisa il 17 ottobre 1936 presso Algemesì.
Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001 elevò agli onori degli altari ben 233 vittime della medesima persecuzione, tra le quali la Beata Tarsila Cordoba Belda, che viene festeggiata nell’anniversario del suo martirio.

Aggiunto/modificato il 29 settembre 2026