Beata Aletta

Madre di san Bernardo di Chiaravalle

Festa: 4 aprile

Nascita-morte: XI-XII sec.

Nascita - morte:
XI-XII sec.

Festa:
4 aprile

Etimologia:
Aletta = veritiera, dal greco

Categoria: I santi che iniziano con la lettera A

Calendario: I santi del 4 aprile

Nata da nobile famiglia borgognona nella seconda metà del XI secolo, fu sposa esemplare di Tescelino il Sauro e madre di sette figli, tutti avviati alla vita religiosa, tra cui il celebre Bernardo di Chiaravalle. Aletta si distinse per la sua profonda fede, la carità verso i poveri e l'educazione cristiana impartita ai figli. Morì in giovane età, tra il 1105 e il 1110, e il suo corpo fu inumato nella cripta della chiesa di San Benigno a Digione. Nel 1250 le sue reliquie furono trasferite nell'abbazia di Chiaravalle, dove riposarono fino alla Rivoluzione Francese. Venerata come beata dal popolo e dai cistercensi, Aletta è ricordata il 19 marzo, giorno della traslazione, e il 1° settembre, giorno della morte.

Biografia

A cura di Benedetto Cignitti

Nac­que da Bernardo, signore di Montbard di nobile famiglia discendente dai duchi di Borgogna, e da Umberga (Umbelina) di Ricey, nella seconda metà del sec. XI, forse verso il 1070. A quindici anni andò sposa a Tescelino il Sauro, signore di Fontaine-les-Dijon, uomo di grande virtù. Dal matrimonio nacquero sette figli (Guido, Gerardo, Bernardo, Andrea, Bartolomeo, Nivardo, Ombelina) che, al dire dei biografi, Aletta generò non tanto al marito, quanto a Dio : tutti, infatti, entreran­no nel chiostro, attratti dall'esempio del terzo di essi, il grande Bernardo. Aletta fu sposa e madre esemplare, che rese i figli perfetti cristiani ed ec­cellenti gentiluomini. Grande fu anche la sua carità verso i poveri : passava di casa in casa alla ricerca dei più bisognosi e dei malati che poi soc­correva generosamente, non rifuggendo dai ser­vizi più umili. Nel giorno della festa di s. Ambrosiniano, patrono del villaggio, A. invitava nel castello tutti i sacerdoti accorsi alla festa trattenen­doli a mensa. E fu proprio nella festa di s. Ambrosiniano, il 1° sett. di un anno imprecisato, tra il 1105 e il 1110, che Aletta rese, ancor giovane, la sua santa anima a Dio. L'abate Geranno di S. Be­nigno di Digione ne accolse il corpo nella cripta della chiesa del suo monastero : sul sarcofago fece scolpire le immagini dei figli. I biografi dicono che per cinque anni Aletta apparve spesso al figlio Andrea, e che anche s. Bernardo fu sostenuto nel momento della conversione dall'apparizione della madre.
Nel 1250 il corpo di Aletta fu trasferito dall'abate Stefano di Lexington a Chiaravalle: il 19 marzo 1251 fu deposto nella chiesa della celebre abbazia presso l'altare, dove riposò fino alla Rivoluzione Francese, quando, distrutto il monastero, anche le reliquie di Aletta furono disperse.
Venerata affettuosamente dal popolo, special­mente in Borgogna, Aletta è stata accolta in parecchi menologi e calendari cistercensi col titolo di beata: nell'ultimo (del 1952) tale titolo è stato sostituito con l'altro di venerabile. Vi è ricordata due volte : il 19 marzo giorno della traslazione e il 1° sett. giorno della morte. I Bollandisti l'hanno messa tra i « praetermissi » al 4 apr., dichiarando di voler attendere il giudizio della Chiesa che, finora, non si è pronunziata. La figura soave di Aletta resta indis­solubilmente legata a quella del suo grande figlio.

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Aggiunto/modificato il 24 febbraio 2009