San Nancto (Nuncto)
Abate e martire
Festa: 22 ottobre
Nascita-morte: Africa, VI sec. - Emerita (Mérida), Badajoz, Extremadura, Spagna, circa 580
Nascita - morte:
Africa, VI sec. - Emerita (Mérida), Badajoz, Extremadura, Spagna, circa 580
Festa:
22 ottobre
Etimologia:
La forma latina nanctus coincide con il participio di nanciscor, 'ottenere', 'trovare', 'raggiungere'.
Categoria: I santi che iniziano con la lettera N
Calendario: I santi del 22 ottobre
Fu un abate di origine africana vissuto nella Lusitania visigota nella seconda metà del VI secolo. La sua vicenda è conosciuta attraverso un unico racconto antico, il capitolo III delle Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium, opera agiografica composta nel VII secolo e tradizionalmente attribuita al diacono Paolo di Mérida, ma considerata dalla critica moderna un'opera anonima. Il racconto presenta Nancto come un asceta particolarmente rigoroso, dapprima accolto presso il complesso monastico della basilica di Santa Eulalia a Mérida e poi ritiratosi in un luogo solitario con alcuni compagni. La tradizione gli attribuisce un rapporto con il re visigoto Leovigildo, che gli avrebbe concesso beni appartenenti al fisco. Nancto fu successivamente ucciso dagli uomini che vivevano sulle terre affidategli dal sovrano. La sua morte violenta è alla base del successivo titolo di martire, ma il racconto originario non documenta una persecuzione religiosa né una morte subita per la fede. L'attribuzione della festa al 22 ottobre e la qualificazione esplicita come martire appartengono a una fase successiva della tradizione agiografica.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Le Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium riferiscono che Nancto (Nuncto, Nunctus, Nanctus) proveniva dalle regioni dell'Africa e giunse nella provincia di Lusitania ai tempi del re visigoto Leovigildo. Il testo non precisa la regione africana di provenienza, la famiglia, la data di nascita né la formazione precedente alla vita monastica.
L'arrivo in Lusitania deve essere collocato nella seconda metà del VI secolo. Leovigildo regnò dal 568 al 586 e la vicenda di Nancto viene generalmente collocata intorno al 580. Gli Acta Sanctorum fissano infatti la morte del monaco circa annum 580, cioè circa l'anno 580.
Dopo aver soggiornato per qualche tempo nella regione, Nancto si recò a Mérida, attratto dalla devozione verso santa Eulalia, patrona della città. Abitò presso la basilica della martire, nella casa-monastero posta sotto la responsabilità del diacono Redento.
La rigorosa vita ascetica
L'autore delle Vitas attribuisce a Nancto una forma estremamente rigorosa di ascesi. Egli cercava di evitare lo sguardo delle donne e faceva in modo che due monaci camminassero davanti e dietro di lui, così da impedirgli ogni contatto visivo. Il testo precisa che tale atteggiamento non derivava dal disprezzo delle donne, ma dal timore della tentazione.
Durante la permanenza presso la basilica di Santa Eulalia, Nancto chiese al diacono Redento di predisporre le necessarie cautele affinché nessuna donna potesse vederlo quando usciva di notte dalla cella per recarsi a pregare nella basilica.
Il racconto introduce quindi la figura di Eusebia, presentata come una vedova nobile e molto devota, desiderosa di vedere l'abate. Dopo avere inutilmente chiesto di poterlo incontrare, riuscì, con la complicità di Redento, a osservarlo a distanza durante il rientro dalla preghiera notturna. Quando Nancto si accorse di essere stato visto, reagì con grande turbamento e si prostrò a terra.
L'episodio appartiene al caratteristico repertorio ascetico delle agiografie tardoantiche e deve essere letto soprattutto come testimonianza della concezione della perfezione monastica presente nell'opera, non come descrizione neutrale della vita quotidiana.
Il ritiro nel deserto
Dopo l'episodio con Eusebia, Nancto si ritirò in un luogo deserto insieme ad alcuni compagni. Lì costruì un'abitazione estremamente povera e assunse la guida della piccola comunità. Le Vitas non indicano il nome né l'esatta posizione del luogo.
Il testo attribuisce all'abate una crescente fama di santità e riferisce che le sue virtù giunsero a conoscenza del re Leovigildo. Il sovrano, pur essendo di fede ariana, avrebbe voluto raccomandarsi alle preghiere dell'asceta e gli avrebbe concesso, mediante un atto scritto, l'uso di beni provenienti da un'importante proprietà del fisco, affinché Nancto e i suoi compagni potessero ricavarne alimenti e vestiario.
Nancto inizialmente rifiutò il dono. Accettò soltanto dopo l'insistenza dell'incaricato del re. Il rapporto tra Leovigildo e Nancto è stato rilevato dagli studi moderni come un elemento significativo del racconto, poiché l'agiografo presenta il re ariano in rapporto favorevole con un asceta cattolico, mentre in altre parti della stessa opera Leovigildo appare in conflitto con esponenti cattolici di Mérida.
L'uccisione
Gli abitanti che vivevano sulle terre assegnate a Nancto, vedendolo vestito poveramente e giudicandolo indegno del ruolo di signore del territorio, si sarebbero lamentati della situazione. Secondo il racconto agiografico, arrivarono a dichiarare che sarebbe stato preferibile morire piuttosto che essere sottoposti a un simile padrone.
Poco tempo dopo Nancto si trovava da solo nei boschi, mentre pascolava alcune pecore. Gli uomini che lo avevano contestato lo raggiunsero e lo uccisero spezzandogli il collo. La Vita non presenta l'uccisione come conseguenza di una persecuzione religiosa organizzata. I responsabili erano uomini legati alle terre affidate all'abate e la motivazione immediata del delitto è collegata alla loro ostilità verso il suo modo di esercitare la signoria sulla proprietà.
Gli assassini furono arrestati e condotti davanti a Leovigildo. Il re ordinò che fossero liberati, dichiarando che, se avevano veramente ucciso un servo di Dio, sarebbe stato Dio stesso a vendicarne la morte. Secondo la conclusione miracolosa del racconto, dopo la liberazione gli assassini furono colpiti dai demoni e morirono dopo molte sofferenze. Questo elemento appartiene chiaramente alla costruzione agiografica del racconto.
Il titolo di martire
La fonte più antica relativa alla vita di Nancto è dunque il capitolo III delle Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium. Essa racconta una morte violenta e presenta Nancto come un uomo di Dio, ma non fornisce una testimonianza indipendente di un culto immediatamente successivo alla morte. Gli Acta Sanctorum sottolineano inoltre che il racconto antico non permette di stabilire con sicurezza a quale forma istituzionale di monachesimo appartenesse Nancto.
La qualifica di martire ebbe una storia distinta rispetto al racconto originario. Secondo gli Acta Sanctorum, il primo autore a inserirlo esplicitamente tra i santi martiri fu Juan Tamayo de Salazar nel suo Martyrologio Hispánico, che gli assegnò anche il 22 ottobre. Gli stessi Bollandisti osservavano che nella tradizione antica il termine martire poteva essere applicato anche a persone morte violentemente senza che la morte fosse necessariamente conseguenza di una persecuzione religiosa.
Per Nancto, quindi, è storicamente più preciso parlare di un abate ucciso violentemente, successivamente venerato come martire, piuttosto che presentare la sua morte come un martirio causato da una persecuzione contro la fede cattolica.
Le Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium
Il principale documento su Nancto è il capitolo III delle Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium. L'opera è una fonte fondamentale per la conoscenza della Mérida visigota e della vita religiosa della città. La critica moderna considera anonima la redazione dell'opera, nonostante la tradizione editoriale l'abbia attribuita al diacono Paolo di Mérida. L'edizione critica di A. Maya Sánchez è pubblicata nel Corpus Christianorum, Series Latina, volume 116.
Il racconto di Nancto è particolarmente significativo perché mette in relazione ascetismo, proprietà fondiaria e potere monarchico. Il dono di terre da parte di Leovigildo e la successiva uccisione dell'abate da parte degli uomini insediati su quelle terre costituiscono anche una testimonianza delle tensioni sociali connesse alla gestione del patrimonio rurale nel regno visigoto. Studi moderni hanno utilizzato proprio l'episodio di Nancto per analizzare i rapporti tra autorità regia, patrimonio fondiario e figure ascetiche.
La questione dell'appartenenza monastica
Nancto è definito abate, ma la fonte non permette di attribuirlo a un ordine religioso nel senso medievale o moderno del termine. Gli Acta Sanctorum discutono esplicitamente la questione dell'eventuale appartenenza agli Agostiniani o ai Benedettini e concludono che non può essere ricondotto con sicurezza né all'una né all'altra tradizione. La sua esperienza appartiene piuttosto alle forme di monachesimo della tarda antichità, precedenti alla successiva stabilizzazione delle grandi famiglie religiose occidentali.
Curiosità
- Il nome compare nelle fonti latine soprattutto nelle forme Nanctus e Nunctus; la forma Nancto deriva dall'uso italiano del nome latino.
- Il racconto di Nancto è uno dei primi testi agiografici della penisola iberica nei quali un asceta viene posto in rapporto diretto con il re visigoto Leovigildo e con una concessione di beni provenienti dal patrimonio fiscale.
- La festa del 22 ottobre non risulta attestata nel racconto antico delle Vitas: la sua attribuzione a Nancto appartiene alla tradizione agiografica posteriore, collegata al Martyrologio Hispánico di Tamayo de Salazar.
Cronologia
- 568-586 - Regno di Leovigildo, nel cui periodo le Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium collocano l'arrivo di Nancto in Lusitania.
- seconda metà del VI secolo - Nancto, proveniente dall'Africa, giunge nella provincia di Lusitania.
- seconda metà del VI secolo - Nancto soggiorna presso la basilica di Santa Eulalia a Mérida, sotto la responsabilità del diacono Redento.
- seconda metà del VI secolo - Dopo il soggiorno presso la basilica, Nancto si ritira in un luogo deserto con alcuni compagni e assume la guida della comunità.
- circa 580 - Nancto viene ucciso nei pressi di Emerita dagli uomini che vivevano sulle terre assegnategli da Leovigildo.
- circa 633-638 - Le Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium, secondo una delle principali datazioni moderne, vengono redatte nella loro prima forma nel contesto della Chiesa di Mérida.
- 1651-1659 - Juan Tamayo de Salazar pubblica l'Anamnesis sive Commemorationes Sanctorum Hispanorum, nella quale Nancto viene inserito nella tradizione martirologica ispanica e associato al 22 ottobre.
- 22 ottobre - Memoria tradizionale di San Nancto.
- 1858 - Gli Acta Sanctorum pubblicano il capitolo III delle Vitas e il commento storico su Nuncto nel volume Octobris IX.
- 1992 - A. Maya Sánchez pubblica l'edizione critica delle Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium nel Corpus Christianorum, Series Latina, volume 116.
Valutazione storico-critica
- L'esistenza storica di Nancto è legata a una fonte antica e relativamente vicina all'epoca degli avvenimenti, il capitolo III delle Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium, redatto nel VII secolo. La fonte costituisce una base storica più solida delle successive elaborazioni martirologiche.
- Sono sufficientemente attestati l'origine africana, l'arrivo in Lusitania, il soggiorno presso il complesso di Santa Eulalia a Mérida, la successiva vita solitaria con alcuni compagni e la morte violenta. Non sono invece documentati il luogo preciso di nascita, la data di nascita, la regione africana di provenienza, l'esatta ubicazione dell'eremo e la composizione della comunità monastica.
- La data della morte non è fornita dalla fonte antica. La collocazione intorno al 580 deriva dalla ricostruzione cronologica degli Acta Sanctorum e dal rapporto con il regno di Leovigildo.
- Il racconto della morte presenta elementi agiografici evidenti, soprattutto nella punizione soprannaturale degli assassini. La loro morte per intervento demoniaco appartiene alla narrazione religiosa dell'agiografo e non costituisce un dato storico indipendentemente verificabile.
- L'uccisione di Nancto è storicamente distinta dal concetto di martirio subito durante una persecuzione religiosa. La fonte antica la collega all'ostilità degli uomini insediati sulle terre ricevute dal sovrano e non descrive un processo o una condanna per la fede. Il titolo di martire appartiene alla successiva tradizione cultuale.
- Non è documentata una forma di culto immediatamente successiva alla morte. Gli Acta Sanctorum rilevano l'assenza, nel racconto antico, di indicazioni relative alla venerazione ecclesiastica e collegano la prima esplicita registrazione di Nancto tra i martiri alla tradizione di Tamayo de Salazar.
- La memoria del 22 ottobre appartiene pertanto a una tradizione agiografica posteriore e non è attestata nel capitolo antico delle Vitas. Nei repertori contemporanei che distinguono le diverse fonti liturgiche, Nancto compare negli Acta Sanctorum, mentre non risulta indicato tra le commemorazioni del Martyrologium Romanum moderno del 2001-2004.
- L'appartenenza di Nancto a un ordine specifico non è dimostrabile. Gli Acta Sanctorum esaminano espressamente l'ipotesi agostiniana e quella benedettina senza ritenerne provata nessuna.
- La forma moderna della biografia deriva in larga misura dal racconto delle Vitas e dalle successive rielaborazioni agiografiche. Non risultano reliquie, traslazioni, patronati o attributi iconografici storicamente documentati.
Fonti e bibliografia essenziale
- Vitas Sanctorum Patrum Emeretensium, cap. III, ed. A. Maya Sánchez, Corpus Christianorum, Series Latina, 116, Brepols, Turnhout, 1992. L'opera è considerata dalla critica moderna anonima, nonostante la tradizionale attribuzione a Paolo diacono di Mérida.
- Acta Sanctorum, Octobris, t. IX, Bruxelles, 1858, 22 ottobre, pp. 596-600. Il volume comprende il commento storico su Nunctus e il testo della sua Vita.
- Fernández Alonso, Justo, voce 'Nancto', in Bibliotheca Sanctorum. La voce riprende il racconto delle Vitas e sottolinea l'assenza di una documentazione antica del culto e la successiva attribuzione del titolo di martire.
- López López, Teodoro A., voce 'Nancto', in Diccionario de los Santos, Madrid, Ediciones Paulinas, 2000. L'autore tratta Nancto nel quadro della santità della Mérida visigota.
- Favaro Esteves, Germano Miguel, 'Entre a fé e o pecado: O olhar feminino na Incipit Obitvs Cvivsdam Abbatis Nancti', Revista Ágora, n. 26, 2017, pp. 78-93. Studio dedicato alla rappresentazione di Nancto e dell'episodio di Eusebia nelle Vitas.
- Castellanos, Santiago, studi sulla fiscalità e sui rapporti di potere nella Spagna visigota, con particolare riferimento alla concessione di terre a Nancto e alla sua uccisione da parte degli uomini insediati sul patrimonio rurale.
Biografia
A cura di Justo Fernandez Alonso
Ci è noto esclusivamente dalla relazione fatta dall'anonimo autore delle Vitas SS. Pairum emeretensium (III) scritte verso il 640. Secondo costui, molti anni prima, ai tempi di re Leovigildo (568-586) era arrivato in Lusitania, proveniente dall'Africa, l'abate Nancto, il quale, dopo qualche tempo, attratto dalla devozione a s. Eulalia, venne ad abitare nella casa-monastero presso la basilica della santa, sotto il governo del diacono Redento.
A questo punto l'agiografo descrive una singolare caratteristica della spiritualità di Nancto: evitava, come avrebbe evitato il morso di una vipera, di guardare le donne e d'essere guardato da loro e a questo scopo si faceva precedere e seguire ovunque da due monaci; per questa ragione supplicò accoratamente il diacono Redento di prendere ogni misura necessaria ad impedire che quando egli fosse andato di notte a pregare s. Eulalia potesse essere visto da qualche donna. C'era però una «nobilissima e santissima vedova » chiamata Eusebia, che aveva chiesto tante volte di poterlo vedere senza giungere ad averne il consenso; riuscì invece a guadagnarsi la complicità di Redento riuscendo a vedere il santo abate di nascosto. Ma non appena lo sguardo della donna si posò su di lui, Nancto diede un grido e cadde prostrato come se fosse stato colpito da una grossa pietra; più tardi disse a Redento: «Iddio ti perdoni, fratello; che cosa hai fatto?».
Nancto si ritirò, quindi, con alcuni monaci in un luogo deserto, dove si costruì una poverissima dimora, ma la fama delle sue virtù si diffuse rapidamente e venne perfino a conoscenza del re Leovigildo, il quale, benché ariano, si raccomandò alle sue preghiere e gli fece dono di un certo terreno perché da esso potesse ricavare quanto bastava per il vitto e il vestiario necessari a lui e ai suoi fratelli.
Poco tempo dopo, però, gli abitanti di quel luogo, non volendo sottostare al dominio di un signore che giudicavano rozzo e indegno, lo uccisero mentre si trovava solo a pascolare alcune pecore. Gli assassini furono subito presi e condotti davanti al re, ma questi non volle condannarli perché, disse, «se veramente hanno ucciso il servo di Dìo, sarà Dio stesso a punirli». L'agiografo ne loda la sentenza e finisce il racconto dicendo che gli assassini furono presi dai demoni e, dopo molte sofferenze spirituali e corporali, ebbero una morte crudele.
La narrazione è indubbiamente degna di fede, anche se alcune affermazioni sono caratteristicamente agiografiche. Tenendo conto dell'intervento del re Leovigildo, inspiegabile nel periodo in cui divenne persecutore dei cattolici, la vita di Nancto in Spagna dovette chiudersi prima dell'anno 580.
Il biografo non dice nulla che possa essere interpretato come indizio di culto, né in documenti posteriori appare traccia di esso, come di solito è avvenuto per i vescovi di Mérida, di cui si narrarono poi le Vitae; il primo ad annoverare Nancto tra i santi martiri, fu Tamayo de Salazar, assegnandogli la data del 22 ottobre, e, dopo di lui, è da tutti, anche dal Flórez, accettato come tale.
Per quanto riguarda il titolo di martire bisogna tener presente, come nota il bollandista B. Bossue, che anticamente erano pure venerati come martiri coloro che «piamente avevano ricevuto una immeritata morte violenta».

