Santi Felice, Adautto e Gennaro
Martiri venerati a Venosa
Festa: 24 ottobre
Nascita-morte: † Venosa, Italia, 30 agosto 303
Nascita - morte:
† Venosa, Italia, 30 agosto 303
Festa:
24 ottobre
Etimologia:
Felice, dal latino Felix, 'felice', 'fortunato', 'favorevole'; Adautto, dal latino Adauctus, participio di adaugere, 'accresciuto', 'aumentato'; Gennaro, dal latino Ianuarius, 'di gennaio', derivato dal nome del dio romano Ianus
Categoria: I santi che iniziano con la lettera F
Calendario: I santi del 24 ottobre
La memoria dei tre santi appartiene alla complessa tradizione agiografica sviluppatasi a Venosa intorno a san Felice di Thibiuca, vescovo africano martirizzato durante la persecuzione di Diocleziano. Il nucleo storico più solido riguarda Felice: gli atti del suo martirio, riconducibili a una testimonianza antica, lo presentano come vescovo di Thibiuca, nell'Africa Proconsolare, arrestato nel 303 per essersi rifiutato di consegnare le Scritture alle autorità e condotto a Cartagine, dove fu condannato a morte. La tradizione venosina trasferì invece il suo martirio dall'Africa a Venosa e gli affiancò alcuni compagni. In una delle più antiche testimonianze liturgiche, il Martirologio di Beda, risalente alla prima metà dell'VIII secolo, compaiono Felice, il presbitero Ianuarius e i lettori Fortunatianus e Septiminus, celebrati a Venosa il 30 agosto. Il nome di Adautto appartiene a una tradizione successiva e sembra derivare dalla sovrapposizione con il gruppo romano di Felice e Adautto, anch'esso commemorato il 30 agosto. La memoria del 24 ottobre conserva dunque una tradizione cultuale venosina, ma la composizione del gruppo e il luogo del martirio non possono essere considerati storicamente omogenei o ugualmente documentati.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Il personaggio storicamente meglio documentato del gruppo è Felice, vescovo di Thibiuca, località dell'Africa Proconsolare identificata nell'area dell'attuale Tunisia. La sua vicenda si colloca nella persecuzione avviata da Diocleziano nel 303, quando le autorità imperiali imposero ai cristiani, tra l'altro, la consegna e la distruzione dei libri sacri.
Gli atti del martirio conservano il procedimento giudiziario seguito a Thibiuca. Il magistrato Magniliano fece convocare alcuni membri del clero locale per ottenere le Scritture. Felice, assente inizialmente dalla città, fu successivamente interrogato e rifiutò di consegnarle. Dopo un breve periodo concesso per ripensare alla propria decisione, venne inviato a Cartagine, sede del proconsole Anulino.
A Cartagine Felice fu nuovamente interrogato e mantenne il rifiuto di consegnare i libri sacri. Gli atti riferiscono la sua condanna alla pena capitale e la deposizione del corpo nella basilica di Fausto, lungo la via degli Scillitani. La tradizione degli atti gli attribuisce cinquantasei anni di età. La data del martirio è generalmente identificata con il 15 luglio 303.
La ricostruzione della vicenda africana è considerata molto più solida rispetto alle successive narrazioni italiane. La Passio originaria è perduta, ma il suo contenuto può essere ricostruito attraverso diverse recensioni; Hippolyte Delehaye ne pubblicò una ricostruzione critica nel 1921. La tradizione testuale conserva quindi un nucleo antico distinto dalle aggiunte sviluppatesi successivamente in Italia meridionale.
La tradizione venosina
Accanto alla tradizione africana si sviluppò una diversa narrazione, nella quale Felice non sarebbe stato giustiziato a Cartagine. Secondo la recensione venosina della Passio di Felice di Thibiuca, il vescovo sarebbe stato inviato in Italia e, dopo un viaggio attraverso la Sicilia e la Lucania, sarebbe giunto a Venosa, dove avrebbe subito il martirio.
Questa versione presenta il martirio a Venosa il 30 agosto e collega a Felice altri martiri. La tradizione più antica conservata nel Martirologio di Beda, composto nella prima metà dell'VIII secolo, ricorda a Venosa il 30 agosto Felice, Ianuarius, presbitero, Fortunatianus e Septiminus, identificandoli come martiri. La stessa tradizione è attestata in altre fonti medievali.
La recensione venosina è stata considerata dagli studiosi una rielaborazione agiografica della vicenda di Felice di Thibiuca. Essa appartiene a un più ampio fenomeno di tradizioni dell'Italia meridionale che collegarono culti locali a martiri di origine africana, trasferendone narrativamente il martirio in centri italiani. La tradizione venosina è comunque importante per la storia del culto, perché testimonia l'esistenza di una venerazione di Felice a Venosa già nell'alto Medioevo.
Gennaro e gli altri compagni
Nella recensione venosina il compagno di Felice è Ianuarius, cioè Gennaro, indicato come presbitero. Insieme a lui compaiono Fortunatianus e Septiminus, qualificati come lettori. La loro presenza appartiene alla tradizione venosina e non agli atti originari del martirio di Felice di Thibiuca.
Gli studi sulla tradizione agiografica lucana hanno sottolineato la complessità della formazione di questi gruppi. I nomi dei martiri venosini furono collegati ad altre tradizioni dell'Italia meridionale e, in epoca altomedievale, confluirono anche nella Passio XII fratrum. La composizione dei gruppi e la distribuzione geografica dei martiri furono quindi oggetto di successive rielaborazioni.
L'inserimento di Adautto
Il nome di Adautto presenta un problema particolare. Adautto è infatti un martire romano associato tradizionalmente a un altro Felice e commemorato a Roma il 30 agosto. Nella tradizione medievale il nome di Adautto fu accostato anche a Felice di Thibiuca, probabilmente in seguito alla sovrapposizione tra i due diversi gruppi di martiri.
Il Martirologio di Beda, nella sua testimonianza relativa alla celebrazione venosina del 30 agosto, non menziona Adautto: ricorda invece Ianuarius, Fortunatianus e Septiminus. La presenza di Adautto nella tradizione oggi associata a Felice e Gennaro a Venosa è pertanto secondaria rispetto alla più antica tradizione venosina documentata.
Venosa e il culto di Felice
Il culto di Felice nell'Italia meridionale è antico e non dipende necessariamente dalla storicità del suo martirio a Venosa. È stata avanzata l'ipotesi che la venerazione locale abbia avuto origine dalla presenza di reliquie provenienti dall'Africa. La successiva tradizione agiografica avrebbe quindi cercato di spiegare la presenza del culto trasformando Venosa nel luogo stesso del martirio.
La distinzione tra culto e luogo del martirio è essenziale. L'antichità della venerazione venosina è attestata da fonti altomedievali, mentre il trasferimento narrativo del martirio dall'Africa a Venosa appartiene a una fase successiva della tradizione agiografica.
La recensione venosina della Passio di Felice
La recensione venosina della Passio di Felice di Thibiuca è conservata nella tradizione manoscritta delle fonti agiografiche ed è identificata nella Bibliotheca Hagiographica Latina con BHL 2895. Essa conserva la prima parte della vicenda di Felice, relativa al rifiuto di consegnare i libri sacri, ma modifica la conclusione del racconto, facendo giungere il vescovo in Italia e collocandone il martirio a Venosa. La tradizione nolana presenta invece un diverso sviluppo narrativo e colloca la morte a Nola.
Il Martirologio di Beda
Una testimonianza di particolare importanza è quella del Martirologio attribuito a Beda, databile nella sua redazione originaria alla prima metà dell'VIII secolo. Il 30 agosto esso ricorda a Venosa Felice, vescovo di Thibiuca, Ianuarius, presbitero, Fortunatianus e Septiminus, lettori. Questa attestazione dimostra che già in epoca altomedievale la tradizione venosina collegava il vescovo africano a un gruppo locale di martiri.
Le diverse date liturgiche
La memoria di Felice di Thibiuca compare in più date della tradizione martirologica. Il 15 luglio corrisponde alla data del suo martirio nella tradizione africana e alla memoria attuale del santo di Thibiuca. Il 30 agosto è legato alla tradizione venosina e alla celebrazione romana di Felice e Adautto. Il 24 ottobre appartiene a una successiva tradizione martirologica nella quale Felice e Gennaro sono ricordati a Venosa. Le differenti date riflettono la complessa trasmissione delle tradizioni agiografiche, non necessariamente diversi martiri omonimi.
Curiosità
- Il nome di Adautto non compare nella più antica testimonianza altomedievale della celebrazione venosina del 30 agosto, che ricorda invece Ianuarius, Fortunatianus e Septiminus.
- La tradizione venosina di Felice è anteriore all'VIII secolo ed è già attestata nel Martirologio di Beda, mentre la forma del gruppo oggi ricordato con Adautto e Gennaro è il risultato di successive stratificazioni.
Cronologia
- 303 - Durante la persecuzione di Diocleziano, Felice, vescovo di Thibiuca, viene arrestato per il rifiuto di consegnare le Scritture alle autorità.
- 303 - Felice viene trasferito da Thibiuca a Cartagine, dove è sottoposto al giudizio del proconsole Anulino.
- 15 luglio 303 - Felice di Thibiuca viene condannato a morte e giustiziato a Cartagine, secondo gli atti del suo martirio.
- Prima metà dell'VIII secolo - Il Martirologio di Beda attesta a Venosa, il 30 agosto, la memoria di Felice, vescovo di Thibiuca, insieme a Ianuarius, presbitero, Fortunatianus e Septiminus, lettori.
- VIII secolo o periodo successivo - La tradizione agiografica venosina rielabora la vicenda di Felice di Thibiuca e colloca il suo martirio a Venosa, in contrasto con la tradizione africana degli atti del martirio.
- Medioevo - La tradizione relativa a Felice viene ulteriormente rielaborata e il suo nome viene associato anche ad Adautto, probabilmente per interferenza con la memoria romana dei martiri Felice e Adautto.
Valutazione storico-critica
- Felice di Thibiuca è un martire storicamente distinto e meglio documentato rispetto ai suoi presunti compagni venosini. Gli atti del martirio conservano un nucleo antico relativo al suo processo e alla sua esecuzione a Cartagine.
- La data e il luogo del martirio di Felice sono meglio attestati nella tradizione africana come 15 luglio 303 a Cartagine. Il trasferimento del martirio a Venosa appartiene alla rielaborazione agiografica sviluppatasi nell'Italia meridionale.
- La tradizione venosina è tuttavia storicamente importante per la storia del culto. Il Martirologio di Beda, nella prima metà dell'VIII secolo, attesta già a Venosa la memoria di Felice insieme a Ianuarius, Fortunatianus e Septiminus.
- Gennaro, identificato con Ianuarius, appartiene alla tradizione venosina come presbitero compagno di Felice. La sua esistenza come martire associato a Felice a Venosa non è documentata dagli atti originari del martirio africano.
- Fortunatianus e Septiminus appartengono alla tradizione venosina più antica attestata dal Martirologio di Beda. La successiva tradizione del gruppo ha selezionato o sostituito alcuni nomi, contribuendo alla formazione di diverse configurazioni dei martiri.
- Adautto presenta il problema storico più evidente. La sua associazione con Felice sembra derivare dalla confusione tra Felice di Thibiuca e il martire romano Felice, compagno di Adautto, entrambi collegati al 30 agosto nella tradizione liturgica.
- La tradizione del martirio di Felice a Venosa non può essere considerata equivalente, sul piano documentario, alla testimonianza relativa al martirio africano. Le recensioni venosina e nolana rappresentano sviluppi agiografici distinti della tradizione di Felice di Thibiuca.
- La presenza di reliquie di Felice a Venosa è stata proposta come possibile spiegazione dell'antichità del culto locale, ma la provenienza e la storia delle reliquie non sono ricostruibili con certezza.
- Il titolo di martiri venerati a Venosa descrive correttamente la natura della memoria cultuale, ma non implica che sia storicamente dimostrato che Felice, Adautto e Gennaro abbiano subito insieme il martirio nella città.
Fonti e bibliografia essenziale
- Hippolyte Delehaye, La Passion de S. Félix de Thibiuca, Analecta Bollandiana, 39, 1921, pp. 241-276. Studio critico fondamentale sulla tradizione della Passio di Felice di Thibiuca.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), Faenza, F. Lega, 1927, pp. 285-288. Analisi delle tradizioni relative a Felice di Thibiuca e alla sua venerazione nell'Italia meridionale.
- Ada Campione, studi sulle tradizioni agiografiche della Basilicata e sulla Passio XII fratrum, in SIRIS. Studi e ricerche della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera, 12, Edipuglia, 2012. Analisi della recensione venosina e delle relazioni tra le tradizioni martiriali lucane.
- Beda, Martyrologium, 30 agosto. Testimonianza altomedievale che ricorda a Venosa Felice, vescovo di Thibiuca, Ianuarius, Fortunatianus e Septiminus.
- Acta Sanctorum, recensioni della Passio di Felice di Thibiuca, con particolare riferimento alla tradizione venosina identificata con BHL 2895.
Biografia
A cura di Gian Domenico Gordini
Le passiones oggi possedute, dipendenti da una passio di un contemporaneo, sono state interpolate con ogni probabilità da autori dell'Italia meridionale, giacché il luogo del martirio del vescovo africano Felice è trasferito da Cartagine a Venosa nella Puglia od a Nola nella Campania. Queste passiones sono state poi riassunte in vari Martirologi con altre deformazioni od aggiunte. Il Delehaye ha cercato di togliere gli elementi leggendari presentando la probabile redazione primitiva.
Il magistrato di una località non molto distante da Cartagine, Thibiuca, oggi Zoustina (il nome è però trascritto in documenti antichi e recenti in vari modi: Tibiura, Tubioca, Tubzack, ecc.), eseguendo gli ordini imperiali, nel giugno del 303, chiamò in tribunale il prete Afro ed i lettori Cirillo (Giro) e Vitale. Alla richiesta di consegnare i libri sacri, Afro rispose che erano in possesso del vescovo Felice, in quel giorno assente dalla città. Il giorno seguente fu la volta del vescovo, il quale anche lui, alla richiesta del magistrato di consegnare i libri sacri, oppose un netto rifiuto. Furono concessi tre giorni di tempo per riflettere, passati i quali Felice venne inviato a Cartagine al proconsole Anulino. Dopo quindici giorni di permanenza in carcere fu sottoposto ad interrogatorio: gli furono nuovamente richiesti i libri sacri che il vescovo non volle consegnare, e per conseguenza fu condannato alla decapitazione. Aveva allora cinquantasei anni. La sentenza fu eseguita il 15 luglio; fu sepolto nella basilica di Fausto, celebre per i molti corpi di martiri ivi sepolti (cf. Mansi, VIII, col. 808). In alcuni martirologi è menzionato il 30 agosto (forse perché ci fu confusione con i martiri romani Felice ed Adautto commemorati nella stessa giornata). In altri Martirologi la festa è al 24 ottobre.
Meritano segnalazione le aggiunte leggendarie, perché denotano l'estensione del culto di Felice nell'Italia meridionale. Nella prima parte queste passiones riferiscono l'interrogatorio e gli episodi sopraddetti, differendo specialmente nella parte finale. Infatti il proconsole Anulino non avrebbe impartito l'ordine di decapitazione bensì quello di inviare Felice in Italia. La descrizione del viaggio presenta notevoli differenze da testo a testo; secondo una narrazione Felice transitò per Agrigento, Taormina, Catania, Messina ed infine giunse a Venosa ove il prefetto lo fece decapitare (30 agosto). Mentre un'altra versione riferisce che Felice fu inviato a Roma e quivi condannato a seguire gli imperatori, per cui giunse a Nola ove venne ucciso il 29 luglio (in altro testo c'è la data del 15 gennaio). Le reliquie furono poi trasferite a Cartagine. Secondo il primo racconto a Venosa furono martirizzati i compagni di Felice il prete Gennaro ed i lettori Fortunanzio e Settimio. Il Martirologio Romano, copiando da quelli di Usuardo ed Adone, nomina invece, come compagno di Felice, Adautto. L'aggiunta di questo nome è facilmente spiegabile: a Roma erano venerati il 30 agosto Felice ed Adautto, per cui i compilatori confusero il Felice romano con il Felice cartaginese.
Resta la questione di Felice venerato nell'Italia meridionale ed in particoiar modo a Venosa. Si tratta indubbiamente del santo di Thibiuca: lo affermano le stesse passiones leggendarie. Il fatto del culto, assai antico, può essere dipeso dalla presenza di reliquie del martire africano. Agli agiografi italiani non fu poi difficile spiegare la venerazione descrivendo il martirio come avvenuto a Venosa od a Nola. Nella leggenda di Venosa sono menzionati i martiri compagni di Felice, Gennaro, Fortunaziano, Settimino. Si tratta probabilmente di santi africani (cf. Lanzoni, pp. 286-87) facenti parte di una complessa leggendaria vicenda riguardante altre città dell'Italia meridionale. Con ogni probabilità il compilatore italiano ha sostituito ad Afro e compagni, menzionati negli Atti autentici, altri martiri venerati a Venosa ed in altre località della zona.

