San Giuliano da Terracina

Martire

Festa: 1 novembre

Nascita-morte: † Terracina, Latina, fine III inizio IV sec.

Immagini di San Giuliano da Terracina Martire

Nascita - morte:
† Terracina, Latina, fine III inizio IV sec.

Festa:
1 novembre

Etimologia:
Dal latino Iulianus, derivato da Iulius, appartenente alla gens Iulia.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera G

Calendario: I santi del 1 novembre

E' ricordato dalla tradizione agiografica come compagno di martirio di san Cesario, venerato nell'antica città laziale lungo la via Appia. Le narrazioni lo presentano come presbitero e riferiscono che fu condannato insieme a Cesario a essere gettato in mare entro un sacco. Questi episodi appartengono però a una passio redatta diversi secoli dopo gli avvenimenti presunti, conservata in più versioni e giudicata scarsamente attendibile nella ricostruzione storica. La situazione documentaria di Giuliano è assai più incerta di quella di Cesario, il cui culto antico è meglio attestato. La commemorazione dei due nomi nei martirologi e la successiva circolazione delle loro storie in latino e in greco spiegano la persistenza del ricordo di Giuliano, ma non consentono di fissarne con sicurezza l'epoca, l'identità o le circostanze della morte. La sua memoria è quindi soprattutto un capitolo della storia della tradizione agiografica terracinese e della trasmissione medievale dei culti martiriali.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

La tradizione di Terracina
Il nome di Giuliano è associato a quello di Cesario, martire di Terracina. L'antica città, affacciata sul Tirreno e attraversata dalla via Appia, sviluppò una memoria cristiana particolarmente importante intorno alla figura di Cesario. Giuliano compare nelle narrazioni che ampliarono tale memoria, ma le attestazioni non permettono di ricostruirne autonomamente la biografia. Mancano informazioni attendibili su origine, famiglia, formazione e attività pastorale.

Il presbitero della passio
Nella passio di Cesario, Giuliano è presentato come sacerdote che interviene nella vicenda del consolare Leonzio, convertitosi al cristianesimo dopo una serie di avvenimenti prodigiosi. Il racconto attribuisce a Giuliano l'amministrazione dei sacramenti al magistrato. La conversione di Leonzio e gli episodi che la circondano appartengono all'intreccio narrativo del testo agiografico; non possono essere utilizzati come prova indipendente dell'esercizio del presbiterato da parte di Giuliano.

La condanna e il martirio narrati
Dopo la morte di Leonzio, secondo il racconto, un notabile chiamato Lussurio dispone l'esecuzione di Cesario e Giuliano. I due vengono chiusi in un sacco e gettati in mare. La tradizione aggiunge il ritorno miracoloso dei corpi sulla riva e la loro sepoltura per opera di Eusebio. Seguono le vicende di altri personaggi, tra i quali Felice e Quarto. L'insieme rivela il carattere composito della passio: più memorie martiriali sono raccolte in una storia unitaria, senza che sia dimostrata una loro effettiva contemporaneità.

Le redazioni della passio
La narrazione è conosciuta in più redazioni latine e in una tradizione greca successiva. La più antica redazione latina è generalmente collocata tra V e VI secolo. La distanza cronologica dai fatti presunti e la presenza di episodi tipici delle leggende martiriali ne limitano fortemente il valore biografico. Un dossier greco di Cesario e Giuliano, studiato in sede universitaria, permette di esaminare come la storia sia stata tradotta, rielaborata e ampliata in ambienti differenti.

Il problema dell'identità storica
La critica agiografica distingue il culto ben attestato di Cesario dall'identificazione assai meno solida del suo presunto compagno. Alcune ricostruzioni ritengono che Giuliano e altri personaggi siano stati accostati a Cesario per la vicinanza delle rispettive commemorazioni. La presenza del nome in una passio non prova quindi che Giuliano abbia condiviso il medesimo processo o la medesima morte. Non è possibile assegnargli con certezza un secolo, tanto meno un anno preciso di martirio.

Calendari e commemorazioni
La memoria dei due martiri è riferita al 10 novembre in testimonianze martirologiche antiche, mentre la tradizione greca li ricorda il 7 ottobre. Il 1 novembre è strettamente legato alla celebrazione di Cesario, documentata anche dalla tradizione sacramentaria. L'associazione liturgica di Giuliano con Cesario spiega l'uso della medesima data in alcuni elenchi, ma non dimostra che il 1 novembre sia l'anniversario storico della morte di Giuliano.

La distinzione dal culto di Cesario
Il culto di Cesario è attestato a Roma sul Palatino e nel territorio di Terracina, dove la tradizione ricorda una basilica funeraria lungo la via Appia. Non è corretto trasferire automaticamente a Giuliano tutte le testimonianze architettoniche, liturgiche e relative alle reliquie che riguardano Cesario. L'eventuale venerazione congiunta richiede una distinzione fra le prove riferite al martire principale e le successive narrazioni sul compagno.

Biografia

A cura di Agostino Amore

Santi CESARIO e GIULIANO, martiri di TERRACINA. 

Sono commemorati il 10 novembre, con un elogio tratto dalla passio favolosa, nel Martirologio Romano e nel Geronimiano. In quest'ultimo, poi, il solo Cesario è ricordato il 21 aprile, ma si tratta probabilmente, secondo l'opinione del Duchesne, dell'anniversario della dedicazione di un oratorio in onore del martire, costruito a Roma sul Palatino, la cui esistenza è già attestata al tempo di s. Gregorio Magno. Il vero dies natalis, però, è il 1° novembre, poiché in questo giorno la festa di Cesario è ricordata anche dai Sacramentari Gregoriano e Gelasiano di S. Gallo. Presso i greci, invece, i due santi sono commemorati il 7 ottobre.
La loro passio ci è pervenuta in quattro redazioni, la più antica delle quali può risalire al sec. V o al VI, ma che appartiene al genere delle leggende epiche, senza alcun valore storico, e nella quale sono raggruppati alcuni santi che niente altro hanno in comune se non la vicinanza cronologica della commemorazione nel martirologi.
Infatti, l'unico autentico martire di Terracina è il solo Cesario, poiché sia Giuliano, sia gli altri personaggi ivi ricordati appartengono ad altre Chiese e sono sconosciuti alle più antiche fonti agiografiche locali. Cesario peri certamente durante il periodo delle persecuzioni, ma di lui niente si conosce di sicuro. Il suo culto era, però, molto diffuso e fiorente nell'antichità infatti fu venerato a Roma fin dal sec. V proprio nel luogo più importante della città, il Palatino, come attesta il Liber Pontificalis e in seguito gli furono dedicate anche altre chiese e monasteri. Sul suo sepolcro, poi, posto lungo la via Appia, fu eretta una basilica alla quale il papa Leone IV (847-55 offrì dei doni.
Secondo la passio, Cesario era diacono e africano. Venendo a Terracina, al tempo dell'imperatore Claudio, si imbatte in un giovane di nome Luciano, destinato a essere sacrificato agli dei per la festa del primo gennaio. Cesario protesta per questa barbarie presso il sacerdote pagano Firmino, incaricato del sacrificio umano, che per tutta risposta lo fa arrestare. Condotto al tribunale del consolare Leonzio, Cesario è obbligato a sacrificare ad Apollo, ma, mentre viene condotto al tempio, questo crolla travolgendo Firmino. Cesario è allora rinchiuso in carcere e dopo un mese è condotto al Foro per essere giudicato; improvvisamente il consolare Leonzio si converte e dopo aver ricevuto i Sacramenti dal presbitero Giuliano, muore. Subentra allora un certo Lussurio, primo cittadino del luogo, che condanna Cesario e Giuliano a essere gettati in mare dentro un sacco. I corpi dei due martiri ritornano sulla spiaggia e sono sepolti dal monaco Eusebio. Questi poi rimane a pregare presso la loro tomba, dove accorrono molti che si convertono e sono battezzati dal presbitero Felice. Ma Eusebio e Felice sono arrestati da Leonzio, figlio del consolare convertito, che li fa decapitare e gettare in un fiume. I loro corpi sono raccolti e sepolti presso la tomba di Cesario dal presbitero Quarto da Capua che casualmente passava di là.
Oltre che come protagonista di questa passio, Cesario appare anche in quella dei ss. Nereo e Achilleo, poiché avrebbe curato la sepoltura delle vergini Teodora ed Eufrosina, amiche di Domitilla, morte a Terracina.

Fonte: Bibliotheca Sanctorum

Approfondimenti

Il dossier latino e greco
Lo studio universitario Il dossier innologico e agiografico dei Santi Martiri di Terracina Cesario e Giuliano (BHG 284A-285E) esamina le tradizioni testuali, le redazioni della passio e la diffusione del culto tra Terracina, Roma e Grottaferrata. La ricerca discute anche la possibile collocazione delle origini cultuali nel periodo della grande persecuzione dioclezianea. Tale proposta non costituisce una data certa della morte di Giuliano, ma mostra che la cronologia antica non può essere dedotta automaticamente dagli episodi della leggenda.

Il motivo del sacco gettato in mare
La morte mediante immersione in un sacco richiama un motivo narrativo che può essere confrontato con l'antica pena romana del culleus. La presenza di questo dettaglio nella passio è significativa per la storia letteraria del racconto, ma non rappresenta da sola una conferma della modalità concreta del martirio.

Curiosità
- La tradizione greca commemora Cesario e Giuliano il 7 ottobre, diversamente dalle date diffuse nei repertori latini.
- La passio associa a Giuliano personaggi e prodigi che la critica ritiene appartenere a un racconto composito.
- Il culto romano sul Palatino riguarda in modo particolarmente documentato Cesario; non va attribuito senza riserve anche a Giuliano.

Cronologia

- Età antica, epoca non determinabile - Martirio attribuito a Giuliano dalla tradizione, senza data verificabile.
- Tra V e VI secolo, secondo la datazione proposta - Possibile composizione della più antica redazione della passio latina.
- Età medievale - Trasmissione e rielaborazione del dossier agiografico in latino e in greco.
- 7 ottobre - Commemorazione con Cesario nella tradizione greca.
- 1 novembre - Data di memoria in repertori collegati alla tradizione terracinese.
- 10 novembre - Commemorazione con Cesario attestata dalla tradizione martirologica.

Valutazione storico-critica

- L'identità storica di Giuliano non è ricostruibile indipendentemente dalla tradizione agiografica che lo associa a Cesario.
- Il titolo di presbitero, la conversione di Leonzio e la condanna all'annegamento sono elementi della passio, non eventi confermati da fonti contemporanee.
- Le redazioni tarde e composite della passio impediscono di considerare certa la contemporaneità di tutti i personaggi narrati.
- Il culto antico di Cesario possiede attestazioni più solide rispetto alla biografia del presunto compagno Giuliano.
- Le diverse date liturgiche attestano tradizioni commemorative differenti e non identificano necessariamente il giorno storico della morte.
- Non sono accertati patronati, reliquie individualmente identificate o un processo canonico relativo a Giuliano.

Fonti e bibliografia essenziale

- Il dossier innologico e agiografico dei Santi Martiri di Terracina Cesario e Giuliano (BHG 284A-285E), ricerca universitaria conservata nell'archivio istituzionale dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, sintesi consultata.
- Martyrologium Hieronymianum, tradizione delle commemorazioni di Cesario e Giuliano, riferimenti verificati attraverso gli studi e i repertori consultati.
- Martyrologium Romanum, tradizione della memoria dei martiri di Terracina, riferimenti verificati attraverso i repertori consultati.
- Passio dei santi Cesario e Giuliano, tradizioni latine BHL 1511 e 1517 e greche BHG 284-285, esaminate attraverso la sintesi dello studio universitario citato.

Aggiunto/modificato il 14 ottobre 2026