Madonna del Portone

Venerata a Caniparola (MS)

Festa: 21 novembre

Nascita-morte: Caniparola, frazione di Fosdinovo, provincia di Massa-Carrara

Immagini di Madonna del Portone Venerata a Caniparola (MS)

Nascita - morte:
Caniparola, frazione di Fosdinovo, provincia di Massa-Carrara

Festa:
21 novembre

Categoria: B. V. Maria

Calendario: I santi del 21 novembre

La Madonna del Portone è il titolo con cui la comunità di Caniparola, nel territorio di Fosdinovo, venera un'antica immagine della Vergine con il Bambino. La denominazione conserva la memoria di una porta monumentale lungo la strada che conduceva verso Fosdinovo: secondo la tradizione locale, la statua marmorea era posta sopra quell'accesso e divenne un riferimento religioso per gli abitanti. Trasferita successivamente in luoghi di culto della frazione, l'immagine accompagna la storia del paese, fra trasformazioni urbanistiche, ricordi familiari e iniziative collettive. La festa si celebra il 21 novembre, giorno della Presentazione della Beata Vergine Maria. La ricostruzione disponibile dipende in larga misura da una testimonianza locale trasmessa oralmente; perciò occorre distinguere i dati relativi agli spostamenti novecenteschi dell'immagine dalle notizie più antiche, non ancora corroborate da documentazione archivistica indipendente.

Biografia

A cura di Millene Lazzoni Puglia - Ilsentieroweb.net

Sembra il titolo di una favola antica, ma la storia della “Madonna del Portone” è sicuramente vera. Ed io provo a raccontarla così come è stata tramandata da mio nonno, e poi da mia madre, Argentina Tusini.
Alcuni secoli fa, cinque o sei, ma con certezza dopo la costruzione del trecentesco castello di Fosdinovo, c’era un grande arco di pietra all’inizio dell’attuale Viale Malaspina (sulla via Aurelia), il quale aveva un adeguato portone in legno che la sera veniva chiuso per evitare il traffico nemico lungo la strada che portava a Fosdinovo, regno dei Marchesi Malaspina. Nella parte superiore di quest’arco di pietra vi era collocata una statua della Madonna con il Bambino (a grandezza naturale), scolpita nel bianco marmo di Carrara. Nel 1600 si verificò una grave pestilenza nella vicinissima vallata del Magra con molti morti. Però non arrivò al di sopra dell’arco di pietra lungo la via Aurelia e così fu attribuito il merito di tale grazia alla Madonna che stava lì sopra, la “Madonna del Portone”. Da allora gli abitanti di Caniparola e dintorni cominciarono a venerarla per la grazia ricevuta. Però verso la fine del 700 e inizio dell’800 quel grande arco diventò pericolante e, prima del crollo (che poi avvenne),  la statua della Madonna dovette essere tolta per essere riposta in altro luogo sicuro e protetto.  Per la statua della Madonna quel luogo sicuro e protetto non poteva che essere nel vicino Borgo Antico di Caniparola, costruito un secolo prima dal Marchese Gabriele Malaspina, di poco precedente dell’omonima villa. Con il lavoro di uomini forti e volenterosi, la preziosa statua di marmo fu caricata sopra un carro agricolo trainato da buoi, che la trasportò lungo il breve tragitto dell’attuale Viale Malaspina. Qui la statua trovò sistemazione nell’ala del borgo, in una piccola stanza ricavata facendo una parete per nasconderla e così proteggerla.
A quel tempo a Caniparola non esisteva una chiesa e gli abitanti anche nei dintorni usufruivano della Cappella della Villa Malaspina per la messa dei giorni di festa. Mentre per i matrimoni, funerali e altre cerimonie religiose andavano a piedi fino a Fosdinovo, perché quella era la loro parrocchia. Ma torniamo alla statua della “Madonna del Portone”, che rimase nascosta da un muro nella piccola stanza a Caniparola fino al nuovo secolo, il 900.
Finalmente nel terzo decennio iniziarono i lavori per la realizzazione della chiesa di Caniparola, che non fu progettata come una chiesa classica, ma usato lo spazio proprio lì a fianco nella stessa ala ovest del Borgo Antico, con l’entrata rivolta a levante, con l’esterno ancora visibile. Il lavoro più impegnativo era stato quello di abbassare il piano del pavimento per renderla più spaziosa. La gran quantità di terra fu scavata a mano con picconi e pale, caricata sopra dei carri agricoli e portata altrove da uomini volenterosi e determinati, in parte mezzadri del marchese Malaspina.  Ma anche il lavoro di muratura e di altro genere, necessario per finire la chiesa, fu svolto da persone del luogo gratuitamente (o quasi), così anche per il trasporto del materiale, sempre con carri trainati dai buoi, come usava allora.
Nella tanto attesa chiesa di Caniparola trovò il suo posto d’onore la “Madonna del Portone” che ancora oggi si festeggia il 21 novembre. Era il 21 novembre 1928. Per altre due generazioni la tanto venerata statua della Madonna rimase in quella chiesetta nel Borgo settecentesco di Caniparola, ed è stata un punto di riferimento per la gente anche dei dintorni. Oltre ad essere testimone di ogni evento religioso, ha fatto comunque parte della vita di tutti, sia felice che doloroso. Con lo sviluppo di Caniparola degli anni 60/70, all’inizio di via Papa Giovanni XXIII, fu costruita la nuova chiesa che, senza essere grandissima né con eccessivo lusso superfluo,  era ed è molto bella e accogliente. Anche in questa occasione non è mancata la collaborazione di molte persone del posto, Caniparola e dintorni, sia con il lavoro manuale che col denaro. Fu così che l’antica e venerata “Madonna del Portone” trovò nella nuova chiesa la sua sistemazione definitiva. Questo dal 13 giugno 1974, giorno dell’inaugurazione della nuova chiesa.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Origine del titolo e contesto territoriale
La Madonna del Portone non designa una figura distinta dalla Vergine Maria, ma un'invocazione nata dalla collocazione di una statua e dalla memoria di un luogo. Caniparola appartiene al territorio comunale di Fosdinovo, in Lunigiana, presso la valle del Magra. Questa posizione di passaggio, fra la costa e l'entroterra, aiuta a comprendere il ruolo attribuito nella tradizione a una porta posta lungo la viabilità verso Fosdinovo. Il racconto tramandato dagli abitanti parla di un grande arco in pietra, munito di un portone ligneo, all'inizio dell'attuale viale Malaspina, presso la via Aurelia. La porta sarebbe stata chiusa di sera per controllare l'accesso alla strada diretta al centro fortificato. Nella parte superiore dell'arco si trovava una statua della Madonna con il Bambino, in marmo bianco di Carrara e di dimensioni prossime al naturale. Proprio questa posizione avrebbe originato l'appellativo popolare «Madonna del Portone».

Una memoria tramandata
La principale narrazione oggi reperibile è firmata da Millene Lazzoni Puglia, che riferisce ricordi familiari risalenti al nonno e alla madre Argentina Tusini. La testimonianza costituisce una fonte importante per la memoria religiosa del paese, ma non equivale a un atto notarile o a una cronaca contemporanea agli avvenimenti più remoti. L'autrice colloca la vicenda originaria diversi secoli addietro, dopo la costruzione del castello medievale di Fosdinovo. La datazione dell'arco e della statua rimane dunque approssimativa. Non è possibile attribuire con sicurezza l'opera a uno scultore, stabilirne l'anno di esecuzione o ricostruire senza ulteriori ricerche il primo sviluppo del culto.

La statua e la protezione della comunità
L'immagine posta su un varco urbano aveva un significato immediatamente riconoscibile. La Vergine con il Bambino accoglieva simbolicamente chi entrava o usciva dall'abitato, e la sua presenza trasformava un elemento difensivo e viario in un segno di protezione religiosa. Il racconto locale associa alla Madonna anche la memoria della pestilenza che colpì la vicina valle del Magra nel Seicento. È prudente non trasformare tale associazione in un miracolo storicamente dimostrato: la testimonianza conservata non permette di stabilire con precisione l'estensione dell'epidemia, i suoi effetti a Caniparola o eventuali riconoscimenti ecclesiastici di fatti straordinari. Il dato significativo è la persistenza della fiducia comunitaria nell'intercessione mariana durante periodi percepiti come pericolosi.

Dall'immagine pubblica alla chiesa
Nel corso del tempo la venerazione non rimase legata soltanto alla strada. La memoria raccolta dagli abitanti racconta la costruzione di una chiesa resa possibile anche dal lavoro gratuito o quasi gratuito di persone del luogo, impegnate nelle opere murarie e nel trasporto dei materiali mediante carri trainati da buoi. È un dettaglio rivelatore della dimensione collettiva del culto: la devozione non si limitava alla preghiera davanti alla statua, ma si traduceva in lavoro e partecipazione materiale. Il racconto non fornisce tuttavia elementi sufficienti per datare con certezza tutte le fasi edilizie. Per l'epoca contemporanea viene ricordata una data precisa, il 21 novembre 1928, collegata alla collocazione della Madonna nella chiesa del borgo. Questa data coincide con la festa locale e merita di essere verificata attraverso gli archivi parrocchiali.

Il Novecento e il nuovo edificio sacro
Per decenni la statua fu custodita nella chiesa del borgo settecentesco di Caniparola. La comunità la riconobbe come presenza costante nelle celebrazioni e nelle principali tappe della vita familiare. Il forte sviluppo edilizio e demografico degli anni Sessanta e Settanta rese opportuna una nuova chiesa, edificata all'inizio di via Papa Giovanni XXIII. Anche questa costruzione, secondo la memoria locale, ricevette contributi economici e lavoro dagli abitanti. Il nuovo edificio fu inaugurato il 13 giugno 1974; in quella circostanza la Madonna del Portone vi trovò una nuova collocazione. Il trasferimento mostra la continuità di un'identità religiosa capace di accompagnare lo spostamento del centro della vita comunitaria senza perdere il proprio riferimento iconografico.

La festa del 21 novembre
La celebrazione locale cade nella data della Presentazione della Beata Vergine Maria. La coincidenza inserisce la devozione a Caniparola nel calendario mariano della Chiesa, pur senza rendere la Madonna del Portone una memoria universale distinta. Il titolo, infatti, nasce da una storia particolare, mentre la venerazione è rivolta alla stessa Maria ricordata dalla liturgia cattolica. La festa è anche un'occasione per tramandare alle nuove generazioni la memoria del portone, della statua e delle persone che contribuirono a custodirla. Non risultano sufficientemente documentati, nelle fonti consultate, specifici decreti di incoronazione canonica, indulgenze proprie o un riconoscimento formale di patronato.

Il significato storico della devozione
L'interesse della Madonna del Portone risiede soprattutto nel legame fra un oggetto artistico, un luogo scomparso o trasformato e la continuità della comunità. La statua, originariamente associata a una soglia, è divenuta un punto stabile della vita parrocchiale. I suoi trasferimenti seguono le trasformazioni di Caniparola e testimoniano come le devozioni locali possano custodire elementi della storia sociale non sempre presenti nei documenti ufficiali. Per ricostruire con maggiore precisione l'origine del culto sarebbero utili visite pastorali, inventari dei beni ecclesiastici, registri parrocchiali e documenti relativi alle chiese della frazione. Fino a quel momento la tradizione va conservata e raccontata con rispetto, senza confondere la memoria ricevuta con una cronologia pienamente accertata.

Approfondimenti

Il portone e la viabilità storica
Il nome dell'immagine conserva la traccia di una struttura posta, secondo la tradizione, presso il percorso fra la via Aurelia e Fosdinovo. Il riferimento topografico è fondamentale per comprendere l'origine dell'invocazione, ma l'esatta ricostruzione della porta richiede prove documentarie e archeologiche.

La statua marmorea
La Madonna con il Bambino è descritta come una scultura in marmo bianco di Carrara, quasi a grandezza naturale. Non sono accertati autore, bottega e data di realizzazione; ogni attribuzione stilistica richiederebbe un esame diretto dell'opera.

Due chiese, una devozione
La presenza dell'immagine prima nella chiesa del borgo e poi in quella inaugurata nel 1974 costituisce il tratto meglio definito della storia recente. La continuità del culto ha accompagnato l'espansione dell'abitato.

Curiosità
- Il nome della Madonna deriva da un elemento architettonico, non da un'apparizione.
- Il racconto storico locale è stato tramandato anche attraverso la memoria di tre generazioni di una famiglia.
- Il 21 novembre 1928 e il 13 giugno 1974 sono le due date novecentesche principali riportate dalla testimonianza.

Cronologia

- Medioevo ed età moderna: periodo al quale la tradizione riconduce l'antica porta e la collocazione originaria della statua, senza data certa.
- XVII secolo: memoria di una pestilenza nella valle del Magra associata alla storia della devozione.
- 21 novembre 1928: data ricordata per la collocazione della statua nella chiesa del borgo.
- 13 giugno 1974: inaugurazione della nuova chiesa di Caniparola e nuova sistemazione della statua.

Valutazione storico-critica

La fonte principale è una testimonianza di memoria familiare e comunitaria, utile ma non sufficiente per certificare le origini remote del culto. Le date del 1928 e del 1974 sono riportate in modo puntuale dalla tradizione pubblicata, ma non sono state qui confrontate con atti parrocchiali originali. Non è documentata una speciale approvazione liturgica universale: il 21 novembre è la data della festa locale, coincidente con la Presentazione della Vergine. Le ipotesi relative all'età della statua, alla porta e alla pestilenza devono restare distinte dai fatti novecenteschi ricordati.

Fonti e bibliografia essenziale

- Millene Lazzoni Puglia, «Madonna del Portone», testimonianza sulla tradizione di Caniparola, pubblicata su Il Sentiero e ripresa nella scheda agiografica di Santi e Beati.

Aggiunto/modificato il 23 ottobre 2026