Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati




Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Gruppi di Martiri > Beati Martiri di Quiché Condividi su Facebook Twitter

Beati Martiri di Quiché 3 sacerdoti e 7 laici

.

† Guatemala, 1980-1991

Tre sacerdoti Missionari del Sacro Cuore, di nazionalità spagnola, e sette laici, nativi della regione di El Quiché in Guatemala, furono uccisi in prevalenza nel 1980, in un periodo di violenza contro la popolazione più povera e di pesante contrasto all’azione della Chiesa e delle comunità cristiane. Sono i padri José María Gran Cirera, Faustino Villanueva Villanueva e Juan Alonso Fernandes, che nel loro servizio furono affiancati da Domingo del Barrio Batz, sacrestano; Tomás Ramírez Caba, sposato, sacrestano; Nicolás Castro, catechista e ministro straordinario della Comunione; Reyes Us Hernández, sposato, impegnato nelle attività pastorali; Juan Barrera Méndez, dodicenne; Rosalío Benito, catechista e operatore pastorale; Miguel Tiu Imul, sposato, direttore dell’Azione Cattolica e catechista. La loro beatificazione è stata celebrata il 23 aprile 2021, sotto il pontificato di papa Francesco.



El Quiché, una povera zona di montagna
El Quiché è un dipartimento montuoso del Guatemala, quasi ai confini col Messico. Intorno al 1871, all’epoca delle riforme liberali, i terreni di difficile coltivazione vennero lasciati alla popolazione indigena, ma esistevano anche grandi campi, perlopiù sulla costa del Pacifico.
Gli abitanti, per guadagnarsi da vivere, andavano a svolgere il raccolto in questi terreni; molto spesso andavano intere famiglie, donne e bambini compresi. Ammassati su camion insieme al bestiame e passando dal clima rigido delle montagne a quello caldo della costa, contraevano malattie come il paludismo: ai proprietari, infatti, interessava solo avere braccia per i lavori agricoli.

La religiosità del popolo
Il popolo del Quiché ha sempre avuto una religiosità molto radicata, nella quale il cristianesimo assumeva colorazioni derivate dall’originaria religione maya. Erano molto attive le confraternite, mentre i lavoratori facevano di tutto per tornare a casa per la festa del Santo patrono del proprio villaggio.
Ugualmente importanti erano i riti della Settimana Santa, nei quali i fedeli identificavano le proprie sofferenze con quelle di Gesù. Erano poi solennizzate le feste della semina e del raccolto, come pure i pellegrinaggi in tempo di Quaresima.

L’Azione Cattolica Rurale
La presenza dei sacerdoti era molto scarsa e comunque non stabile: tre o quattro sacerdoti cercavano di visitare le singole comunità almeno una volta l’anno, trattenendosi più a lungo in quelle maggiormente popolose.
A partire dal 1944, però, prese piede l’Azione Cattolica Rurale, da poco fondata da parte di monsignor Rafael González Estrada. I catechisti laici venuti dal vicino dipartimento di Totonicapán, di lingua K’iche’, s’interessarono della formazione dei fedeli, favorendo sia le occasioni di preghiera, sia l’impegno nei doveri quotidiani.
Molti non sapevano neppure leggere o scrivere, per cui seguivano apposite lezioni, insieme alle catechesi. In questo modo, compresero che l’uomo e la donna sono creati a immagine di Dio e che a Lui, non agli uomini, si doveva obbedire: era un messaggio che appariva in evidente contrasto con quanto, ogni giorno, si trovavano ad affrontare.

L’arrivo dei Missionari del Sacro Cuore

Nel 1955 vennero inviati in Guatemala alcuni Missionari del Sacro Cuore, dipendenti dalla Provincia spagnola della loro congregazione. Grazie al loro sostegno, l’Azione Cattolica Rurale prese nuova forza: vennero favorite iniziative pastorali e di promozione umana, come anche l’impianto di cooperative per scampare allo sfruttamento da parte dei ricchi.
Inizialmente, le istituzioni statali andarono d’accordo con quelle ecclesiali. Quando però il popolo arrivò a prendere coscienza della propria condizione tramite l’operato di sacerdoti e catechisti, i grandi proprietari terrieri iniziarono a prendere posizione contro la Chiesa, anche in forma violenta.

La fondazione della diocesi di Quiché e il terremoto del 1976
Per quanto riguarda l’aspetto amministrativo ecclesiale, El Quiché era situato nel territorio della diocesi di Quetzaltenango, ma successivamente passò a quello di Sololá. La diocesi di Quiché (in spagnolo, “diocesis de Quiché”, senza l’articolo) venne creata il 27 aprile 1967: il 30 agosto dello stesso anno prese possesso il primo vescovo, monsignor Humberto Lara Mejía. Alla sua morte e dopo non poche difficoltà, venne eletto suo successore monsignor Juan José Gerardi Conedera, vescovo di Verapaz, che entrò ufficialmente in diocesi l’8 dicembre 1974.
Il 4 febbraio 1976, alle tre del mattino ora locale, un terremoto di magnitudo 7.5 devastò il Guatemala, con danni di vario tipo a seconda delle località. La popolazione si diede immediatamente alla ricostruzione, ma necessitava di aiuti a livello internazionale. In breve, il terremoto fece venire allo scoperto le ingiustizie sociali non solo nella società e nella Chiesa guatemalteche, ma anche al di fuori del Paese.

Il tempo della violenza
L’opposizione si fece ancora più violenta dopo che la Conferenza Episcopale del Guatemala pubblicò la Lettera pastorale «Uniti nella speranza». La seconda Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano, inaugurata dal Papa san Paolo VI a Medellín il 24 agosto 1968, diede infatti un impulso ancora più forte a una linea pastorale che difendesse i più oppressi.
In effetti, proprio in quel periodo, specie nella zona di Ixil, a nord del Quiché, erano sempre più frequenti i casi di squadre che arrivavano in piena notte, a fari accesi, per prelevare dalle case gli uomini sotto gli occhi dei familiari e per picchiare donne e bambini.
Si verificarono anche le prime uccisioni di sacerdoti. Il 4 febbraio 1976, a San Juan Cotzal, perse la vita in un incidente aereo, ma in circostanze sospette, padre William Woods, dei Missionari di Maryknoll, attivo a Ixcán, nel nord del Quiché, a sostegno delle cooperative indigene. Dopo di lui, il 30 giugno 1978, venne assassinato padre Eufemio Hermógenes López Coarchita, a San José Pínula, nel territorio dell’arcidiocesi di Guatemala.
Destarono scalpore in tutto il Paese e nel mondo le immagini, trasmesse in diretta televisiva, dell’assalto all’ambasciata di Spagna a Città di Guatemala, avvenuto il 31 gennaio 1980. Morirono trentanove persone, in maggioranza contadini e catechisti del Quiché, che avevano occupato l’edificio per denunciare i misfatti compiuti durante la guerra civile.

Il tempo del martirio
L’episcopato guatemalteco, che nella terza Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano, svolta a Puebla nel 1979, aveva confermato la scelta di difendere i poveri, nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali, condannò l’azione contro l’ambasciata.
Padre José María Gran Cirera, dei Missionari dei Sacri Cuori, fu convocato al distaccamento militare, con l’accusa di aver fornito ai vescovi false informazioni. Replicò rimarcando che l’assalto era stato trasmesso in televisione.
Poco dopo, il 4 giugno 1980, nel villaggio di Xe Ixoq Vitz del comune di Chajul, padre José María venne assassinato. Con lui c’era Domingo del Barrio Batz, sacrestano e membro dell’Azione Cattolica Rurale. Vennero entrambi colpiti alle spalle: nella borsa del missionario furono inseriti volantini, per confermare le sue presunte azioni sovversive.
Il 10 luglio 1980 fu il turno di padre Faustino Villanueva y Villanueva, anche lui Missionario dei Sacri Cuori, a Joyabaj. Aveva partecipato attivamente alla ricostruzione dopo il terremoto e nel 1978-1979 era andato temporaneamente in Nicaragua. Il 22 luglio (ma fonti locali posticipano l’accaduto allo stesso giorno del 1982) vennero massacrate quarantotto persone: tra di esse, Rosalío Benito Ixchop, anche lui socio dell’Azione Cattolica Rurale.
Sempre nel 1980 (secondo fonti locali il 18 gennaio, poco prima dell’assalto all’ambasciata) era morto Juan Barrera Méndez, a Segundo Centro de la Vega. Era un ragazzo di dodici anni, impegnato nell’Azione Cattolica Rurale.

Ancora martiri
Monsignor Gerardi, a metà del luglio 1980, fu avvisato dai catechisti di San Antonio Ilotenango che stava per essere compiuto un attentato contro di lui. Insieme ai pochi operatori pastorali rimasti, decise di lasciare temporaneamente la diocesi. Durante un passaggio a Roma per un incontro tra vescovi, il Papa san Giovanni Paolo II gli chiese di tornare a Quiché: lo fece, ma il 20 novembre 1980 gli fu proibito di rientrare in patria.
I catechisti dell’Azione Cattolica Rurale continuarono il proprio operato, anche in assenza dei sacerdoti. Il 6 settembre 1980 morì Tomás Ramírez Caba, sacrestano di Chajul, nel tentativo di difendere la chiesa del luogo dalle pretese dei militari. Il 29 settembre successivo si verificò poi l’uccisione di Nicolás Tum Castro Quiatan, ministro straordinario dell’Eucaristia, che abitualmente portava dalle chiese di Coban, nel vicino dipartimento di Alta Verapaz. Il 21 novembre perse la vita Reyes Us Hernández, impegnato nella parrocchia di Macalajau, il suo villaggio natale.

Un altro martire tra i Missionari del Sacro Cuore
Quanto ai Missionari del Sacro Cuore, avevano deciso di ritirarsi dopo l’uccisione dei confratelli. Tre di essi però vollero rientrare, insieme a padre Axel, sacerdote diocesano. A loro si unì il confratello padre Juan Alonso Fernandes, che aveva già prestato servizio nel Quiché e vi era tornato dopo un periodo trascorso in Indonesia.
Il 19 gennaio ebbero una riunione con monsignor Víctor Hugo Martínez, vescovo di Quetzaltenango e amministratore apostolico, in assenza di monsignor Gerardi, di Quiché. verso la sera del 13 febbraio, venne convocato al distaccamento militare, il cui comandante fu molto aggressivo con lui. Il 15 era atteso a cena a Sacapulas da padre Axel e da monsignor Martínez, ma non arrivò all’ora fissata.
Il 16 entrambi partirono alla sua ricerca, ma trovarono solo la sua motocicletta. Alle sei e mezza di sera vennero a sapere che alcuni pompieri volontari avevano preso il suo cadavere e l’avevano portato a Santa Cruz del Quiché: su di lui c’erano evidenti segni di torture.

L’ultimo martire
Nel marzo 1983, san Giovanni Paolo II visitò il Guatemala, paragonando la situazione a quella dei primi cristiani. Fu poi nominato un nuovo amministratore apostolico, per garantire una sorta di continuità. Le violenze, però, non erano ancora terminate: il 31 ottobre 1991 fu ucciso Miguel Tiu Imul, direttore dell’Azione Cattolica e catechista.
Quanto a monsignor Gerardi, fu assassinato il 26 aprile 1998 da membri dello Stato Maggiore presidenziale. Due giorni prima aveva pubblicato «Guatemala, mai più», un rapporto in cui aveva riportato i crimini commessi contro gli indigeni e i civili disarmati. Il 29 dicembre 1996, intanto, erano stati firmati gli accordi di pace.

La beatificazione
La fama di santità e di martirio di questi sacerdoti e fedeli laici venne alimentata da canti, drammatizzazioni, poesie e celebrazioni dedicate a loro. Col tempo divenne sempre più chiaro che il clima in cui avevano operato era caratterizzato da una persecuzione sistematica e prolungata, indirizzata ad annullare la dignità umana dei poveri del Quiché. Non appena la situazione politica si fu pacificata, divenne possibile raccogliere testimonianze e informazioni su di loro, così da avviare la causa di beatificazione e canonizzazione come gruppo.
Il processo diocesano si svolse dal 21 luglio 2007 al 22 marzo 2013; il nulla osta fu rilasciato dalla Santa Sede il 4 settembre 2007. La convalida giuridica degli atti del processo arrivò il 17 ottobre 2014, mentre la “Positio super martyrio” fu consegnata nel 2018.
Il 23 gennaio 2020, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il martirio di padre José María Gran Cirera e compagni, aprendo la via alla loro beatificazione.
La celebrazione si è svolta nella cattedrale della Santa Croce a Santa Cruz del Quiché, il 23 aprile 2021, presieduta dal cardinal Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, vescovo della diocesi di Huehuetenango, come delegato del Santo Padre.

L’elenco
Nell’elenco qui sotto sono indicati i nomi e i profili dei singoli martiri, in ordine cronologico per data di morte. Per le date anagrafiche si fa riferimento a quanto indicato sul sito della Congregazione delle Cause dei Santi, anche se le fonti locali indicano date diverse per alcuni.

98329 - José María Gran Cirera, sacerdote professo dei Missionari del Sacro Cuore, 35 anni
99133 Domingo del Barrio Batz, laico sposato della diocesi di Quiché, 29 anni
† Chajul, 4 giugno 1980

99134 Faustino Villanueva y Villanueva, sacerdote professo dei Missionari del Sacro Cuore, 49 anni
† Joyabaj, 10 luglio 1980

99135 Rosalío Benito Ixchop, laico della diocesi di Quiché, 68 anni
† La Puerta, 22 luglio 1980 (secondo fonti locali, 22 luglio 1982)

99136 Tomás Ramírez Caba, laico sposato della diocesi di Quiché, 45 anni
† Chajul, 6 settembre 1980

99137 Nicolás Tum Castro Quiatan, laico della diocesi di Quiché, 35 anni
† Los Platanos, 29 settembre 1980

99138 Reyes Us Hernández, laico sposato della diocesi di Quiché, 45 anni
† Macalajau, 21 novembre 1980

99139 Juan Barrera Méndez, fanciullo della diocesi di Quiché, 12 anni circa
† Segundo Centro de la Vega, 1980 (secondo fonti locali, 18 gennaio)

99140 Juan Alonso Fernandes, sacerdote professo dei Missionari del Sacro Cuore, 47 anni
† La Barranca, 15 febbraio 1981

99141 Miguel Tiu Imul, laico sposato della diocesi di Quiché, 50 anni
† Cantón La Montaña, 31 ottobre 1991


Autore:
Emilia Flocchini

______________________________
Aggiunto/modificato il 2021-04-21

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati