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Beate Martiri Spagnole delle Suore Carmelitane della Carità (Comunità di Cullera) Vergini

Festa: 19 agosto

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

† El Saler, Spagna, 19 agosto 1936

Le nove Carmelitane della Carità della comunità di Cullera appartengono alla schiera dei religiosi e dei laici uccisi durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola. La loro vicenda si distingue per il carattere comunitario: nel momento in cui avrebbero potuto cercare rifugio presso le proprie famiglie o in luoghi più sicuri, le religiose rimasero unite, condividendo fino alla morte la sorte della comunità. La casa-collegio dell'Immacolata Concezione di Cullera, dove le suore assistevano ed educavano le giovani, fu abbandonata nel clima di crescente violenza dell'estate 1936. Il 15 agosto le nove religiose furono prelevate e condotte all'ospedale locale, dove rimasero prigioniere. Nella notte tra il 18 e il 19 agosto furono trasferite verso El Saler, presso Valencia. Otto furono uccise sul luogo dell'esecuzione; la più anziana, Rosa Pedret Rull, morì durante il tragitto e fu ugualmente associata al gruppo dei martiri. A capo della comunità era Elvira Torrentallé Paraire, religiosa particolarmente legata all'Eucaristia. Secondo la tradizione trasmessa nelle fonti dell'Istituto, durante il viaggio verso il luogo dell'esecuzione incoraggiò le compagne e, prima di morire, intonò l'inno eucaristico Cantemos al amor de los amores. La Chiesa riconobbe il loro martirio beatificandole l'11 marzo 2001. Il Martyrologium Romanum le presenta come vergini dell'Istituto delle Suore Carmelitane della Carità e martiri, unite nella testimonianza della fede in Cristo.

Etimologia: Elvira, dal germanico ala-war, tutto vero; Rosa, dal latino rosa; Maria, dall'ebraico Miryam, signora; Desamparados, spagnolo riparo, protezione; Francesca, latino franca o libera; Teresa, greco thera

Emblema: Palma del martirio, abito religioso carmelitano, croce, giglio, inno eucaristico.

Martirologio Romano: In località El Saler sempre nello stesso territorio, beate Elvira della Natività di Nostra Signora Torrentallé Paraire e compagne, vergini dell’Istituto delle Suore Carmelitane della Carità e martiri, che combattendo per la fede in Cristo Sposo riportarono il premio della vita eterna. [I loro nomi sono: Rosa di Nostra Signora del Buon Consiglio Pedret Rull, Maria di Nostra Signora della Provvidenza Calaf Miracle, Francesca di Santa Teresa de Amezúa Ibaibarriaga, Maria dei Derelitti del Santissimo Sacramento Giner Lister, Teresa della Madre del Divino Pastore Chambó Palés, Agata di Nostra Signora delle Virtù Hernández Amorós, Maria Addolorata di San Francesco Saverio Vidal Cervera e Maria Nives della Santissima Trinità Crespo López.]


Le nove religiose appartenevano all'Istituto delle Suore Carmelitane della Carità, fondato da santa Gioacchina de Vedruna nel XIX secolo. La congregazione aveva sviluppato una particolare attenzione all'educazione, all'assistenza delle giovani e alle opere caritative. Le religiose di Cullera vivevano quindi una forma di vita consacrata strettamente legata all'insegnamento e al servizio.
La comunità comprendeva donne di età, provenienza e formazione differenti. La più anziana era Rosa Pedret Rull, nata nel 1864; la più giovane era Maria delle Nevi Crespo López, nata nel 1897. In mezzo si collocavano Elvira Torrentallé Paraire, Maria Calaf Miracle, Maria Desamparados Giner Sixta, Francesca de Amezúa Ibaibarriaga, Teresa Chambó Palés e Águeda Hernández Amorós. Il loro punto d'incontro non era dunque l'origine geografica, ma la vocazione religiosa e la vita comune.

La comunità di Cullera
Cullera, nella provincia di Valencia, era sede di una casa dell'Istituto dedicata anche all'accoglienza e all'educazione. Le religiose erano conosciute soprattutto per il servizio alle ragazze e alle orfane.
La loro vita quotidiana era fatta di insegnamento, assistenza, preghiera e lavori domestici. Le testimonianze conservate dalla tradizione dell'Istituto sottolineano in particolare il loro forte senso comunitario. Questo elemento diventerà decisivo negli ultimi giorni della loro esistenza.
La documentazione agiografica insiste infatti non tanto su singoli episodi straordinari quanto sulla scelta ripetuta di non abbandonare le compagne. Alcune di loro ricevettero offerte di protezione da parenti o conoscenti, ma preferirono condividere la sorte della comunità. Questo atteggiamento è particolarmente evidente nelle vicende di Elvira, Rosa, Águeda e Maria Dolores.

Elvira Torrentallé Paraire, la superiora
Elvira Torrentallé Paraire, in religione Elvira della Natività di Nostra Signora, era la superiora della comunità. Il Vaticano indica come data di nascita il 29 giugno 1883 a Balsareny, nella provincia di Barcellona; la stessa data è riportata da diverse fonti spagnole e dal materiale collegato alla causa di beatificazione. Una precedente scheda di Santi e Beati riportava invece il 19 giugno 1889: dato il contrasto, per questa scheda si privilegia la documentazione vaticana relativa alla beatificazione.
Entrò nel noviziato di Vic nel 1906 e nel 1908 fu destinata alla casa di Cullera, dove emise la professione perpetua. Dopo un periodo presso il Collegio del Sacro Cuore di Valencia, nel 1933 tornò a Cullera come superiora della comunità.
Le fonti dell'Istituto la descrivono come una donna operosa, modesta e particolarmente dedita alla carità. La sua spiritualità aveva un forte centro eucaristico.
Quando nel 1936 la situazione divenne pericolosa, anche la famiglia cercò di convincerla a mettersi in salvo. Elvira non volle però separarsi dalle altre religiose e dalle giovani affidate alla comunità. La sua figura divenne così il punto di riferimento delle compagne negli ultimi giorni.

Rosa Pedret Rull
Rosa Pedret Rull, in religione Rosa di Nostra Signora del Buon Consiglio, era nata a Falset, in provincia di Tarragona, il 5 dicembre 1864. Entrò nell'Istituto nel 1886 e fu destinata a Cullera, dove trascorse praticamente tutta la sua vita religiosa.
Era la più anziana delle nove. Durante la cattura le sarebbe stata offerta la possibilità di allontanarsi proprio a motivo dell'età. Rosa rifiutò e volle seguire la superiora e le compagne.
La sua vicenda presenta una particolarità: secondo le testimonianze raccolte nel processo e riprese dalle fonti dell'Istituto, morì durante il tragitto verso El Saler. Il suo corpo fu comunque portato con quello delle consorelle e la sua morte fu considerata parte integrante del martirio della comunità. Il Vaticano registra esplicitamente questa circostanza nella documentazione della beatificazione.
La sua figura rimane quella di una religiosa anziana che, invece di cercare una salvezza individuale, volle rimanere solidale con le compagne.

Maria Calaf Miracle
Maria di Nostra Signora della Provvidenza Calaf Miracle nacque a Bonastre, in provincia di Tarragona, il 18 dicembre 1871.
Entrò nella congregazione nel 1890 e fu destinata a Cullera nel 1899, dopo aver contribuito anche alla vita della comunità di Benicàssim. A Cullera svolse diversi servizi, fra cui quelli legati al guardaroba, alla sagrestia e all'amministrazione della casa.
Le testimonianze la descrivono come una donna buona, forte e particolarmente fedele alla comunità. Quando il fratello cercò di metterla in salvo, Maria rifiutò di separarsi dalle altre religiose. La sua decisione sintetizza bene il tratto comunitario che caratterizza l'intero gruppo.

Maria Desamparados Giner Sixta
Maria Desamparados del Santissimo Sacramento, il cui nome civile era Maria Desamparados Giner Sixta, nacque nel Grao di Valencia il 13 dicembre 1877.
Entrò nel noviziato di Vic nel 1902 e nel 1904 fu destinata a Cullera. Era una religiosa molto attiva e impegnata nel servizio. Le fonti dell'Istituto sottolineano la sua laboriosità, la dedizione alle altre persone e la devozione all'Eucaristia.
Particolarmente significativa è la tradizione relativa all'incontro con uno degli uomini coinvolti nella sua uccisione. Secondo la testimonianza riportata nelle fonti agiografiche, Maria lo avrebbe riconosciuto come il padre di due bambine che aveva assistito durante una grave malattia. Anche davanti a lui avrebbe mantenuto un atteggiamento di serenità, interpretando la morte alla luce della propria fede.
Si tratta di un episodio tramandato dalla documentazione agiografica e va pertanto distinto dai dati biografici direttamente attestati.

Francesca de Amezúa Ibaibarriaga
Francesca di Santa Teresa de Amezúa Ibaibarriaga nacque ad Abadiano, in Biscaglia, il 9 marzo 1881.
Entrò nel noviziato delle Carmelitane della Carità a Vitoria nel 1900. Dopo la formazione fu destinata al collegio di Oliva e successivamente a Cullera, dove svolse anche il servizio di cuoca.
La tradizione dell'Istituto la ricorda come una religiosa dal carattere allegro, affabile e generoso. Il lavoro quotidiano in cucina era da lei vissuto come una concreta forma di carità. Una delle immagini più caratteristiche trasmesse dalle fonti è proprio quella della cucina trasformata idealmente in luogo di servizio e fraternità.
La sua serenità, secondo le testimonianze, rimase intatta anche nelle ore precedenti il martirio. La Chiesa di Bilbao conserva inoltre una memoria liturgica propria di Francesca il 22 settembre, distinta dalla memoria comune del gruppo del 19 agosto.

Teresa Chambó Palés
Teresa della Madre del Divino Pastore Chambó Palés nacque a Valencia il 5 febbraio. Sulla data dell'anno esiste una significativa discordanza nelle fonti: la pagina di Santi e Beati la indica come 1881, mentre il documento ufficiale della Santa Sede relativo alla beatificazione riporta 1889. Per rigore documentario, in questa scheda viene mantenuto l'anno 1889, attestato dalla fonte vaticana della beatificazione.
Entrò nel noviziato di Vic il 21 aprile 1900. Dopo la professione fu destinata a Manresa, Denia e Oliva, dove si distinse per l'insegnamento. In seguito raggiunse Cullera, entrando nella comunità del collegio per orfane.
Le testimonianze la presentano come una religiosa riservata, umile e amante della preghiera. Nella sua spiritualità occupavano un posto importante il raccoglimento, la devozione mariana e l'abbandono alla volontà di Dio.
Un particolare emerso durante l'esumazione dei resti è stato interpretato dalla tradizione dell'Istituto come segno della sua fedeltà alla professione religiosa: fu rinvenuto l'anello della professione. Il fatto materiale è riportato dalle fonti, mentre l'interpretazione simbolica appartiene alla lettura agiografica successiva.

Águeda Hernández Amorós
Águeda di Nostra Signora delle Virtù Hernández Amorós nacque a Villena, in provincia di Alicante, il 5 gennaio 1893.
Proveniva da una famiglia numerosa e profondamente cristiana. Una zia materna apparteneva anch'essa alle Carmelitane della Carità. Da giovane partecipò alla vita dell'Arciconfraternita della Santissima Trinità e maturò progressivamente la vocazione religiosa. Entrò nel noviziato di Vic il 27 novembre 1918.
Dopo la professione fu destinata in diverse comunità, fra cui Denia, Espluga, Alcoy e infine Cullera. Era apprezzata per la precisione, l'affabilità e l'attenzione alle giovani.
Quando scoppiò la persecuzione, un familiare cercò di portarla in salvo. Águeda rifiutò e decise di rimanere con le consorelle. Morì a El Saler il 19 agosto 1936.

Maria Dolores Vidal Cervera
Maria Dolores di San Francesco Saverio Vidal Cervera nacque a Valencia il 31 gennaio 1895.
La sua infanzia fu segnata dalla malattia della madre, che rimase paralizzata e bisognosa di assistenza. Questa esperienza contribuì alla maturazione di una personalità sensibile alla sofferenza e al servizio.
Entrò nel noviziato di Vic a 29 anni. Fu destinata prima a Zaragoza, poi a Gandia e nel 1935 arrivò a Cullera. Le ragazze più grandi del collegio apprezzavano in lei la prudenza, la capacità di ascolto e la comprensione dei problemi personali.
Alcune allieve cercarono di aiutarla a mettersi in salvo, ma Dolores preferì rimanere con la comunità. La sua spiritualità era fortemente eucaristica e trovava nell'Eucaristia, secondo le testimonianze dell'Istituto, la forza per affrontare le difficoltà.

Maria delle Nevi Crespo López
Maria delle Nevi della Santissima Trinità Crespo López nacque a Ciudad Rodrigo, nella provincia di Salamanca, il 17 settembre 1897.
La famiglia si trasferì a Valencia quando era ancora giovane. Fu educata in un collegio delle Carmelitane della Carità e proprio in quell'ambiente maturò la vocazione religiosa. Entrò nel noviziato di Vic l'11 settembre 1922. Dopo la professione fu destinata a Denia e quindi a La Unión, nella regione di Murcia. Nel 1930 passò alla casa-asilo di Cullera.
Era particolarmente stimata come educatrice. Le fonti la ricordano come una pedagogista capace di unire fermezza e comprensione. La sua esperienza educativa rappresenta bene la missione svolta dalle Carmelitane della Carità.
Nel 1936, quando la persecuzione rese evidente il pericolo, Maria delle Nevi dichiarò di non voler abbandonare le altre. Morì con le compagne a El Saler.

La persecuzione religiosa del 1936
La vicenda delle nove religiose deve essere collocata nel contesto drammatico della guerra civile spagnola iniziata nel luglio 1936. In numerose zone della Spagna, soprattutto nei territori controllati dalle forze repubblicane, si verificarono uccisioni di sacerdoti, religiosi e laici cattolici. La violenza contro gli appartenenti alla Chiesa assunse in alcuni luoghi caratteristiche sistematiche.
Nel caso delle Carmelitane di Cullera, il dato centrale della causa di beatificazione fu il carattere religioso della loro uccisione. Il riconoscimento ecclesiale del martirio non equivale a una valutazione complessiva delle responsabilità politiche e militari della guerra civile, ma riguarda specificamente la morte delle singole persone in odio alla fede.
Giovanni Paolo II, nella celebrazione della beatificazione del 2001, ricordò che i martiri erano stati uccisi perché cristiani e membri attivi della Chiesa. La Santa Sede ha quindi inserito queste nove religiose nel più ampio gruppo dei 233 martiri spagnoli beatificati in quella occasione.

Il 15 agosto 1936
Il 15 agosto 1936 le nove religiose furono prelevate dalla casa-collegio dell'Immacolata Concezione di Cullera. Vennero condotte all'ospedale locale e trattenute come prigioniere.
La tradizione dell'Istituto conserva il ricordo della serenità con cui le religiose affrontarono la situazione. Non si trattava, tuttavia, di una serenità priva di consapevolezza: esse sapevano che la loro vita era in pericolo.
La scelta di restare unite divenne così il tratto distintivo della loro ultima testimonianza.

Il viaggio verso El Saler
Nella notte tra il 18 e il 19 agosto le nove religiose furono condotte verso El Saler, nell'area costiera a sud di Valencia.
La vicenda di Rosa Pedret fu diversa da quella delle altre. A causa delle sue condizioni fisiche, morì durante il tragitto. Le altre otto arrivarono invece al luogo dell'esecuzione. La documentazione vaticana relativa alla beatificazione registra esplicitamente la morte di Rosa durante il viaggio.
La tradizione racconta che Elvira, nel cammino verso la morte, incoraggiò le compagne. Le fonti agiografiche riportano anche che avrebbe chiesto di essere l'ultima a morire, per poter rimanere accanto alle consorelle fino alla fine.

Il martirio a El Saler
All'alba del 19 agosto 1936 le otto religiose ancora in vita furono uccise presso una salina di El Saler.
La tradizione dell'Istituto riferisce che Elvira Torrentallé intonò l'inno eucaristico Cantemos al amor de los amores. Il racconto è diventato uno degli elementi più caratteristici della memoria delle martiri di Cullera, ma va distinto dal nucleo storico fondamentale, costituito dalla cattura, dalla deportazione e dall'uccisione delle religiose.
Insieme a Rosa, morta durante il trasferimento, furono così nove le religiose della comunità riconosciute dalla Chiesa come martiri.

Il significato del martirio
La caratteristica più evidente di questo gruppo non è la presenza di una singola figura eccezionale, ma la forza della comunione vissuta fino alla morte.
Le nove religiose provenivano da regioni diverse e avevano svolto incarichi differenti. Alcune erano insegnanti, altre si occupavano della cucina, della sagrestia, dell'amministrazione o dell'assistenza. Alcune erano arrivate da poco a Cullera, altre vi avevano trascorso gran parte della loro vita religiosa.

Il martirio le riunì definitivamente.
Nella loro vicenda emerge anche una particolare dimensione educativa. Non erano religiose estranee alla società, ma donne impegnate quotidianamente nell'educazione e nell'assistenza di giovani e orfane. La decisione di non abbandonare la comunità fu quindi inseparabile dalla responsabilità che sentivano verso le persone affidate loro.
La loro testimonianza è stata letta dalla Chiesa alla luce della fedeltà a Cristo, ma lo storico deve anche riconoscere il carattere concreto delle loro scelte: rimanere insieme, non cercare una salvezza individuale e affrontare la persecuzione come comunità.

La causa di beatificazione
La causa delle Carmelitane della Carità martiri della guerra civile fu avviata all'interno del più ampio processo relativo alle religiose dell'Istituto uccise in diverse località e in date differenti.
La causa fu introdotta a Roma il 2 luglio 1959. La documentazione relativa alle 24 Carmelitane della Carità martiri fu successivamente consolidata nella Positio super martyrio, depositata presso la Congregazione delle Cause dei Santi il 20 dicembre 1999.
Le nove di Cullera appartenevano al gruppo dei 24 membri dell'Istituto beatificati nel 2001. Le altre religiose della congregazione erano state uccise in differenti circostanze durante la persecuzione del 1936.
L'11 marzo 2001 Giovanni Paolo II celebrò in Piazza San Pietro la beatificazione di 233 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. Nell'elenco ufficiale della Santa Sede le nove religiose della comunità di Cullera occupano i numeri dal 194 al 202.

La beatificazione dell'11 marzo 2001
La celebrazione del 2001 ebbe un'importanza particolare nella storia della Chiesa spagnola del XX secolo. Il gruppo comprendeva sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e laici appartenenti a diverse diocesi e famiglie religiose.
Tra questi vi erano 24 religiose Carmelitane della Carità.
Nel ricordare i nuovi beati, Giovanni Paolo II sottolineò che erano stati uccisi perché cristiani, per la fede in Cristo e per il loro servizio alla Chiesa. La celebrazione non fu dunque presentata semplicemente come commemorazione delle vittime della guerra civile, ma come riconoscimento ecclesiale del martirio cristiano.
Per le nove religiose di Cullera, la beatificazione sancì ufficialmente una memoria che era rimasta viva nell'Istituto e nelle comunità locali per decenni.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Beate APOLONNIA LIZARRAGA (APOLLONIA DEL SS. SACRAMENTO) e 24 compagne

Si tratta di religiose spagnole dell'Istituto delle Suore Carmelitane della Carità, martirizzate in luoghi e date diverse durante i primi mesi della persecuzione religiosa verificatasi nell'ambito della guerra civile spagnola (1936-39). La causa della loro beatificazione fu introdotta a Roma il 2 luglio 1959. Le 25 martiri sono: la superiora generale della congregazione (Lizarraga, Apollonia del SS. Sa­cramento), 9 suore componenti la comunità di Cul­lera (Valenza), 12 suore della comunità della Casa di Misericordia di Valenza, 2 suore appartenenti ad altre comunità e la nipote di una di queste ultime.

[...]

Quanto alle religiose delle comunità del collegio di Cullera (prov. di Valenza) e della Casa di Misecordia a Valenza, erano tutte preparate da tempo all'eventualità del martirio. Le rispettive superiore, inoltre, erano due religiose di grande statura spirituale.
Dalla casa-collegio dell'Immacolata Concezione della cittadina sul mare di Cullerà, il 15 agosto 1936 furono portate via le nove Carmelitane della Carità che vi risiedevano e condotte, come prigioniere, nell'ospedale locale. Tre giorni dopo, all'alba del 19 agosto 1936, furono fucilate dai membri del comi­tato anarchico della FAI nei pressi della salina. Ecco i loro profili biografici.

Torrentallé Paraire, Elvira. Era la superiora della comunità. Nacque il 19 giugno 1889 a Balsareny (Barcellona) ed entrò nel noviziato dell'istituto a Vic il 9 settembre 1906. Le sue destinazioni furono Cul­lerà, il collegio del Sacro Cuore di Valenza e di nuovo Cullerà. Devota, modesta e operosa, uno dei suoi grandi amori fu l'Eucaristia. Andando verso la salina, luogo del martirio, incoraggiava le altre suo­re. Chiese di morire per ultima, e intonò il popola­rissimo inno eucaristico Cantemos al amor de los amores, e lo cantò fino all'ultimo respiro.

Pedret Rull, Rosa (Consiglio). Originaria di Falset (Tarragona), dove era nata il 5 dicembre 1864, era en­trata nell'istituto il 4 marzo 1886. Aveva emesso la professione perpetua nel 1881. Terminata la for­mazione, fu mandata a Cullerà, unica destinazione della sua vita religiosa. Era la più anziana della co­munità. Il responsabile del comitato della FAI, ve­dendola così anziana e dolce la invitò ad andar via, ma lei rispose: «No, andrò dove andrà la superio­ra, anche se fosse alla morte». A Cullerà, conosce­va tutti e si interessava di ogni persona. Erano pro­verbiali la sua bontà e semplicità; fedele alla sua co­munità, si mostrava sempre silenziosa e raccolta, unita totalmente a Cristo.

Calaf Miracle, Maria (Prudenzia). Nacque a Bonastre (Tarragona) il 18 dicembre 1871. Molto buona di carattere, possedeva nello stesso tempo la tempra dei forti. Quando suo fratello andò a prenderla per metterla in salvo in famiglia, gli disse: «Ciò che sarà di una, sarà di tutte noi». Così fu. Morì fucilata nel­la salina con le altre otto suore della sua comunità.

Giner Sixta, Desamparados (Amparo). Era nata a Grao Valenza il 13 dicembre 1877. Attiva, entusiasta, la­voratrice, dava tutta se stessa nel servire gli altri. En­trò nel noviziato di Vic il 2 giugno 1902. Destinata a Cullerà, rimarrà in quella comunità fino alla morte. Silenziosa e raccolta, amante della povertà, la sua passione era Gesù presente nel tabernacolo. Inoltre, suscitava nelle sue alunne un fervore mariano inten­so. Riconosciuto uno dei suoi assassini, gli disse, con serenità: «Mi dai la cosa migliore, mi dai il cielo».

Amézua Ibaibarriaga, Francesca. Nacque ad Abadiano (Biscaglia) il 9 marzo 1881. Una vera ba­sca, di famiglia solidamente cristiana, ereditò una fede pura e forte. Chiamata da Dio alla vita religio­sa, entrò nel noviziato delle Carmelitane della Ca­rità a Vitoria il 16 ottobre 1900. Destinata lontano dal­la sua terra natale, fu mandata dapprima al collegio di Oliva (Valenza), da dove passò, pochi anni do­po, al collegio della Concezione di Cullerà. L'inca­rico di cuoca l'aiutò molto ad esercitare la carità. Di carattere affabile ed allegro, ripeteva: «La mia cucina è un pezzetto di cielo, molto meglio di tutti i palazzi del mondo». L'accompagnò fino al mo­mento del martirio un spirito di gaudio sopranna­turale ammirato da tutti. Uscendo dalla casa per andare al martirio, ripeteva con fervore: «Sacro Cuore di Gesù. Nove martiri!».

Chambò y Palet, Teresa. Nacque a Valenza il 5 feb. 1881. Entrò nel noviziato di Vic il 21 aprile 1900. Dopo aver emesso i primi voti religiosi, fu destina­ta a Manresa, poi a Denia e quindi a Oliva, dove è ricordata per la bontà del suo carattere e per l'alta qualità del suo insegnamento. Passò infine al colle­gio per orfane di Cullerà. Sempre modesta e silen­ziosa, sentiva una grande attrazione per il raccogli­mento e la preghiera. Nell'esumare i suoi resti, fu trovato l'anello della sua professione religiosa in una tasca: un simbolo della sua fedeltà a Cristo suo sposo per sempre.

Hernandez Amorós, Agueda. Originaria di Viilena (Alicante), dov'era nata il 5 gennaio 1893, entrò nel noviziato di Vic il 27 novembre 1918. Dopo varie de­stinazioni, fu mandata a Cullerà. Attraeva tutti con i suoi modi affabili e la sua precisione. Cuoca delle alunne, era attenta e servizievole con tutte. Scop­piata la furia della persecuzione, la sua famiglia le offrì un rifugio sicuro, ma ella non volle lasciare la casa religiosa. Morì nella salina con le altre allo spuntare del giorno, il 19 agosto 1936.

Vidal Cervera, Dolores. Nacque il 31 gennaio 1895 a Valenza del Cid. Divenuta suora tra le Carmelitane della Carità, la sua prima destinazione fu Sara­gozza. Passò poi a Gandia ed, infine, a Cullerà. Le alunne più grandi percepivano la sua ricchezza spirituale, e ne ammiravano la prudenza e la comprensione. Per tale motivo si rivolgevano a lei per parlare dei loro problemi. Le stesse alunne cerca­rono di metterla in salvo, ma ella rifiutò l'offerta, perché desiderosa di condividere la sorte della sua comunità.

Crespo Lopez, Maria della Neve. Nacque a Ciudad Rodrigo (Salamanca) il 17 settembre 1897, ma poi con la famiglia si trasferì a Valenza. Entrò nell'istituto religioso l'11 settembre 1922. Nell'educazione alle alunne del collegio di Cullerà, si distinse come ec­cellente pedagoga. Entrava nella vita delle allieve con soavità ed efficacia. Energica e ferma, rispose ad un miliziano che mai si sarebbe separata dalla comunità.

[...]

La Positio super martyrio inerente alle venti­quattro Carmelitane della Carità è stata depositata presso la Congregazione delle Cause dei Santi il 20 dicembre 1999.




Le loro schede su Santiebeati.it:

100512 - Beata ELVIRA DELLA NATIVITà DI NOSTRA SIGNORA TORRENTALLé PARAIRE
n. Balsareny, Spanga, 19 giugno 1889

100513 - Beata ROSA DI NOSTRA SIGNORA DEL BUON CONSIGLIO PEDRET RULL
n. Falset, Spagna, 5 dicembre 1864

100514 - Beata MARIA DI NOSTRA SIGNORA DELLA PROVVIDENZA CALAF MIRACLE
n. Bonastre, Spagna, 18 dicembre 1871

100515 - Beata FRANCESCA DI SANTA TERESA DE AMEZúA IBAIBARRIAGA
n. Abadiano, Spagna, 9 marzo 1881

100516 - Beata MARIA DEI DERELITTI DEL SANTISSIMO SACRAMENTO GINER LISTER
n. Grao Valenza, Spagna, 13 dicembre 1877

100517 - Beata TERESA DELLA MADRE DEL DIVINO PASTORE CHAMBó PALéS
n. Valenza, Spagna, 5 febbraio 1881

100518 - Beata AGATA DI NOSTRA SIGNORA DELLE VIRTù HERNáNDEZ AMORóS
n. Viilena, Spagna, 5 gennaio 1893

100519 - Beata MARIA ADDOLORATA DI SAN FRANCESCO SAVERIO VIDAL CERVERA
n. Valenza del Cid, Spagna, 31 gennaio 1895

100520 - Beata MARIA NIVES DELLA SANTISSIMA TRINITà CRESPO LóPEZ
n. Ciudad Rodrigo, Spagna, 17 settembre 1897


Autore:
Maria Concepción Lopez


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-10

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