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Beati 64 Martiri nei Pontoni di Rochefort durante la Rivoluzione Francese

Festa: 18 agosto

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† Rochefort, Île d'Aix, Île Madame e foce della Charente, 19 maggio 1794 - 23 febbraio 1795

I Beati Jean-Baptiste Souzy e i suoi 63 compagni appartengono alla grande schiera dei sacerdoti e religiosi francesi perseguitati durante la Rivoluzione francese. Nel 1794, 829 ecclesiastici, provenienti da numerose diocesi e comunità religiose, furono concentrati nel porto di Rochefort per essere deportati nella Guyana francese. La maggior parte di essi venne rinchiusa su due vecchie navi, i Deux Associés e il Washington, trasformate in prigioni galleggianti e ancorate nella rada dell'Île d'Aix, presso la foce della Charente. La deportazione non si trasformò mai in un viaggio verso la Guyana. Le pessime condizioni delle navi e il blocco navale britannico impedirono la partenza. Nel frattempo, sovraffollamento, alimentazione insufficiente, mancanza di igiene, malattie e durezza della detenzione provocarono una vera e propria catastrofe umana: 547 dei 829 deportati morirono tra il 1794 e l'inizio del 1795. I superstiti furono liberati nel febbraio 1795. Tra i morti vi era Jean-Baptiste Souzy, sacerdote della diocesi di La Rochelle, incaricato dal proprio vescovo di assistere spiritualmente i deportati. La sua figura divenne il punto di riferimento della causa di beatificazione, insieme ad altri 63 sacerdoti e religiosi per i quali fu possibile raccogliere una documentazione sufficiente. Il loro martirio fu riconosciuto dalla Santa Sede nel 1994 e furono beatificati da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995. La Chiesa, nella stessa occasione, volle ricordare anche gli altri deportati morti nei pontoni.

Emblema: Abito sacerdotale o religioso, palma del martirio, croce, talvolta raffigurazioni dei pontoni o dell'Île Madame.


La vicenda dei Martiri di Rochefort deve essere collocata nel complesso rapporto tra la Rivoluzione francese e la Chiesa cattolica. Un passaggio decisivo fu la Costituzione civile del clero, approvata il 12 luglio 1790, con la quale l'organizzazione ecclesiastica francese veniva profondamente modificata e il clero veniva sottoposto a un giuramento di fedeltà all'ordinamento rivoluzionario.
Una parte dei sacerdoti accettò il giuramento; altri, per ragioni di coscienza e di fedeltà alla disciplina ecclesiastica e alla Santa Sede, lo rifiutarono. Questi ultimi furono definiti refrattari. La situazione precipitò negli anni successivi, quando le autorità rivoluzionarie adottarono misure sempre più severe nei loro confronti.
Nel clima della Terrore, numerosi sacerdoti e religiosi furono arrestati, imprigionati e infine condannati alla deportazione. Il progetto prevedeva l'invio oltremare di migliaia di ecclesiastici. Una parte dei deportati fu indirizzata verso Rochefort, importante porto militare sulla costa atlantica.

La deportazione verso Rochefort
I sacerdoti e religiosi destinati a Rochefort provenivano da molte regioni della Francia. Il viaggio verso la costa fu spesso lungo e penoso. Una volta giunti a Rochefort, i prigionieri furono inizialmente concentrati in vari luoghi di detenzione in attesa dell'imbarco.
A partire dall'aprile 1794 vennero trasferiti sui Deux Associés, mentre successivamente fu utilizzato anche il Washington. Erano vecchie navi, in precedenza impiegate anche nel traffico negriero, riadattate alla funzione di prigioni galleggianti. Le navi furono ancorate nella rada dell'Île d'Aix, presso la foce della Charente.
La destinazione prevista era la Guyana. Il progetto però non venne portato a compimento. Le navi non erano in condizioni adeguate per una traversata oceanica e il blocco navale britannico rendeva estremamente difficile l'uscita in mare. I deportati rimasero quindi per mesi nelle acque di Rochefort, in condizioni che rapidamente divennero disumane.

I pontoni, una prigione galleggiante
La vita a bordo era segnata dal sovraffollamento. I prigionieri venivano ammassati durante la notte in spazi angusti, con condizioni igieniche estremamente precarie. Il vitto era insufficiente e spesso di cattiva qualità. La presenza di parassiti e la diffusione delle malattie aggravarono progressivamente la situazione.
Le testimonianze raccolte dai superstiti descrivono inoltre durezza, umiliazioni e maltrattamenti. Tra le pratiche ricordate dalle fonti vi erano le fumigazioni con vapori di catrame, che avrebbero dovuto contribuire alla disinfezione ma che, nelle condizioni concrete in cui venivano effettuate, rendevano ancora più penosa la permanenza dei prigionieri.
Nel giugno 1794 si diffuse un'epidemia, mentre la denutrizione e le condizioni igieniche favorivano il rapido deterioramento della salute dei detenuti. Molti erano già anziani o malati al momento dell'arresto.
La mortalità divenne altissima. Su 829 ecclesiastici arrivati a Rochefort, 547 morirono durante la deportazione. La cifra, attestata dalle fonti ecclesiastiche e dalla memoria ufficiale del diocesi di La Rochelle, mostra la dimensione della tragedia.

Jean-Baptiste Souzy, sacerdote e guida dei deportati
Jean-Baptiste Souzy nacque a La Rochelle il 24 marzo 1732. Sacerdote della diocesi locale, svolse il ministero parrocchiale e successivamente divenne canonico della cattedrale e membro autorevole del capitolo. Prima della Rivoluzione aveva quindi esercitato incarichi pastorali e amministrativi di rilievo.
Quando la Rivoluzione impose il giuramento costituzionale, Souzy rifiutò di prestarlo. La sua scelta lo collocò tra il clero refrattario e lo espose alle misure repressive.
Nel marzo 1794 il vescovo di La Rochelle gli affidò un incarico particolarmente significativo: essere il punto di riferimento per i sacerdoti e religiosi della diocesi destinati alla deportazione. Souzy condivise quindi la sorte dei suoi compagni e fu imbarcato sui pontoni di Rochefort.
Durante la prigionia cercò di sostenere la vita spirituale dei compagni di deportazione. Non fu un comandante nel senso militare del termine, ma un sacerdote che cercò di mantenere una funzione pastorale in una situazione nella quale ogni normale forma di ministero era stata distrutta.
Morì il 27 agosto 1794, consumato dagli stenti e dalla malattia. Fu sepolto nell'area dell'Île Madame insieme ad altri deportati. La sua figura avrebbe in seguito dato il nome alla causa di beatificazione dei 64 martiri.

L'Île Madame e la morte dei deportati
Con l'aggravarsi dell'epidemia, i prigionieri più malati furono trasferiti a terra. L'Île Madame, allora chiamata Île Citoyenne, divenne uno dei principali luoghi di ricovero e sepoltura.
Molti dei deportati vi morirono poco dopo essere stati sbarcati. Altri morirono sull'Île d'Aix o nell'area di Rochefort. Le sepolture furono effettuate in condizioni di emergenza e per lungo tempo la memoria dei luoghi rimase legata soprattutto alle testimonianze dei superstiti.
L'Île Madame è oggi il principale luogo della memoria dei Martiri dei Pontoni. Una grande croce formata da ciottoli ricorda il luogo delle sepolture. La tradizione del pellegrinaggio, attestata dal 1910, continua ancora oggi nel mese di agosto.

Una morte non provocata da un'esecuzione immediata
La vicenda dei Martiri di Rochefort presenta una caratteristica particolare rispetto ad altri martiri della Rivoluzione francese. La maggior parte di essi non fu uccisa attraverso una singola esecuzione.
Il riconoscimento del martirio riguarda invece la morte provocata dalle condizioni della deportazione e della prigionia, vissute in ragione della loro appartenenza al clero refrattario e del rifiuto di conformarsi alle disposizioni rivoluzionarie in materia religiosa.
Il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe che i Servi di Dio avevano subito la persecuzione e la morte per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Il riconoscimento ecclesiale del martirio costituisce quindi l'esito di una valutazione storica e teologica della causa, non semplicemente l'attribuzione retrospettiva del titolo di martire a tutti coloro che morirono durante la deportazione.
Questo spiega anche perché, dei 547 ecclesiastici morti, la causa abbia riguardato soltanto 64 persone: per queste fu possibile raccogliere una documentazione considerata sufficiente per dimostrare le circostanze della morte e gli elementi richiesti per il riconoscimento del martirio.

I 64 Beati

I 64 appartenevano a differenti diocesi e famiglie religiose. La loro composizione testimonia la varietà del clero francese coinvolto nella deportazione.

Diocesi di La Rochelle: 
- Jean-Baptiste Souzy.

Diocesi di Limoges: 
- Antoine Bannassat, 
- Jean-Baptiste de Bruxelles, 
- Florent Dumontet de Cardaillac, 
- Jean-Baptiste Duverneuil, 
- Pierre Gabilhaud, 
- Louis-Wulphy Huppy, 
- Pierre Jarrige de La Morelie de Puyredon, 
- Barthélémy Jarrige de La Morelie de Biars, 
- Jean-François Jarrige de La Morelie du Breuil, 
- Pierre-Yrieix Labrouche de Laborderie, 
- Claude-Barnabé Laurent de Mascloux, 
- Jacques Lombardie, 
- Joseph Marchandon, 
- François d'Oudinot de La Boissière, 
- Raymond Petiniaud de Jourgnac, 
- Jacques Retauret.

Diocesi di Moulins: 
- Paul-Jean Charles, 
- Augustin-Joseph Desgardin, 
- Pierre-Sulpice-Christophe Faverge, 
- Joseph Imbert, 
- Claude-Joseph Jouffret de Bonnefont, 
- Claude Laplace, 
- Pierre-Joseph Legroing de La Romagère, 
- Jean-Baptiste-Xavier Loir, 
- Jean Mopinot, 
- Philippe Papon, 
- Nicolas Savouret, 
- Jean-Baptiste Vernoy de Mont-Journal.
 
Diocesi di Rouen: 
- Louis-Armand-Joseph Adam, 
- Charles-Antoine-Nicolas Ancel, 
- Claude Beguignot, 
- Jean Bourdon, 
- Michel-Bernard Marchand.

Diocesi di Nancy: 
- Gervais-Protais Brunel, 
- François François, 
- Jacques Gagnot, 
- Jean-Baptiste Guillaume, 
- Jean-Georges Rhem, 
- Claude Richard.

Diocesi di Sens-Auxerre: 
- Jean Hunot, 
- Sébastien-Loup Hunot, 
- Lazare Tiersot.

Diocesi di Verdun: 
- Scipion Jérôme Brigeat Lambert, 
- Jean-Nicolas Cordier, 
- Nicolas Tabouillot.

Diocesi di Périgueux: 
- Antoine, detto Constant, 
- Auriel, 
- Elie Leymarie de Laroche.

Diocesi di Autun: 
- Claude Dumonet.

Diocesi di Saint-Brieuc: 
- Gabriel Pergaud.

Diocesi di Chartres: 
- Michel-Louis Brulard.

Diocesi di Bourges: 
- Charles-René Collas du Bignon.

Diocesi di Poitiers: 
- Jacques-Morelle Dupas.

Diocesi di Saint-Dié: 
- Jean-Baptiste Munestrel.

Tra essi figurano sacerdoti secolari, canonici, parroci, direttori di seminario e vicari, ma anche religiosi appartenenti a numerosi ordini e congregazioni: carmelitani scalzi, cappuccini, certosini, cistercensi, trappisti, benedettini, domenicani, gesuiti, sulpiziani, lasalliani e canonici regolari.
La presenza di uomini tanto diversi per età, origine, formazione e appartenenza religiosa costituisce uno degli elementi più significativi della vicenda. La persecuzione riunì in una stessa condizione persone che, in precedenza, avevano esercitato ministeri e vissuto vocazioni molto differenti.

La testimonianza dei superstiti
I superstiti ebbero un ruolo decisivo nella conservazione della memoria dei deportati. Liberati nel 1795, poterono raccontare le condizioni della prigionia e fornire informazioni sulle persone morte durante i mesi precedenti.
La memoria dei pontoni non nacque quindi soltanto da una tradizione devozionale successiva, ma anche dalle testimonianze di coloro che avevano condiviso direttamente la prigionia. Nel tempo queste testimonianze furono utilizzate per ricostruire le vicende individuali dei deportati.
Una parte importante della ricerca storica moderna è rappresentata dallo studio di Yves Blomme, Les prêtres déportés sur les pontons de Rochefort, pubblicato nel 1994, opera specificamente dedicata alla deportazione e corredata da bibliografia.

La causa di beatificazione
La fama di martirio dei deportati rimase viva per generazioni. La causa dei 64 Servi di Dio fu avviata a La Rochelle nel 1932. Il procedimento raccolse documentazione sulle loro vite, sulle circostanze della deportazione e soprattutto sulla morte.
Dopo la verifica della validità del processo e l'esame della Positio, la causa giunse alla fase romana. Il 29 gennaio 1994 i consultori teologi riconobbero il carattere martiriale della morte dei Servi di Dio. Successivamente la Congregazione delle Cause dei Santi esaminò la questione e il 2 luglio 1994 venne promulgato il decreto sul martirio.
Il riconoscimento fu quindi seguito dalla beatificazione.

La beatificazione del 1995
Il 1° ottobre 1995, in piazza San Pietro a Roma, Giovanni Paolo II proclamò beati Jean-Baptiste Souzy e i suoi 63 compagni. La formula di beatificazione fissò anche la loro memoria liturgica comune al 18 agosto. La lettera apostolica Iustorum autem documenta formalmente il riconoscimento e stabilisce la celebrazione annuale dei nuovi Beati.
Nella stessa celebrazione furono beatificati anche altri gruppi di martiri della Rivoluzione francese e della persecuzione religiosa in Spagna. Nell'elenco ufficiale delle beatificazioni di Giovanni Paolo II, Jean-Baptiste Souzy e i 63 compagni figurano con la memoria del 18 agosto.
Il riconoscimento del 1995 non significa che tutti i 547 morti siano stati formalmente beatificati. La beatificazione riguarda esclusivamente Souzy e i 63 compagni della causa. Tuttavia la memoria liturgica e il pellegrinaggio di Rochefort conservano il ricordo dell'intera comunità dei deportati morti durante quella tragedia.

La memoria dell'Île Madame
L'Île Madame è diventata il principale luogo di memoria dei deportati. Qui furono sepolti numerosi sacerdoti e religiosi morti dopo lo sbarco. La grande croce di ciottoli costruita sul luogo delle sepolture è diventata il simbolo del pellegrinaggio.
Il pellegrinaggio diocesano, iniziato nel 1910, si svolge tradizionalmente nel mese di agosto e conserva una forte dimensione storica oltre che religiosa. I pellegrini raggiungono l'isola e depongono un ciottolo sulla croce, perpetuando una memoria collettiva legata alla sofferenza e alla morte dei deportati.
Ancora nel 2026 il diocesi di La Rochelle continua a organizzare il pellegrinaggio all'Île Madame, segno della persistente importanza di questo luogo nella memoria ecclesiale e storica della regione.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

La Rivoluzione Francese ebbe grande peso nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze.
E la Chiesa Cattolica che in ogni rivoluzione avvenuta nel mondo, sin dalle sue origini, ha dovuto pagare un tributo di sangue, anche in questa ebbe innumerevoli martiri, morti per il solo fatto di essere religiosi.
L’Assemblea Costituente nel 1789, dopo aver confiscato tutti i beni ecclesiastici e soppresso gli Istituti religiosi, decretò la Costituzione Civile del, Clero, per cui vescovi e parroci, dovevano essere eletti con il voto popolare e imponendo al clero il giuramento di adesione alla Costituzione stessa; ci fu chi aderì (clero giurato) e chi non lo volle fare (clero “refrattario”).
L’Assemblea Legislativa andata al potere, infierì contro il clero ‘refrattario’ giungendo nel 1792 a massacrarne 300, fra vescovi e sacerdoti.
Seguì al potere la Convenzione Nazionale, che emise contro il clero ‘refrattario’ dei decreti di deportazione, per cui bisognava presentarsi spontaneamente pena la morte, furono così colpiti 2412 sacerdoti e religiosi, deportati in tre zone della Francia, 829 a La Rochelle (Rochefort), 76 a Nantes-Brest e 1494 a Bandeau-Blayc.
I deprtati di Rochefort, dei quali parliamo in questa scheda, appartenenti a 35 diocesi, affrontarono per la fede i crudeli trattamenti ordinati dalla Convenzione, che voleva disfarsi clandestinamente della loro opposizione. Ma la fermezza nella fede dimostrata dai deportati, li rese intrepidi testimoni di Cristo, confermandoli fedeli figli della Chiesa.
Nella primavera 1794, gli 829 sacerdoti e religiosi furono imbarcati su due vecchie navi (pontoni), che rimasero ancorate nella foce del fiume Charente, di fronte all’isola di Aix.
Ammucchiati di notte in uno strettissimo interp0onte, vissero un vero inferno di sofferenze, che furono appesantite dalla cattiveria dell’equipaggio che, ogni mattina, “affumicava” i poveri prigionieri con il fumo di catrame.
I miseri detenuti, costretti a vivere numerosi in così poco spazio, subirono sofferenze e stenti indicibili, senza alcuna assistenza sanitaria e molti di loro erano anziani ed ammalati.
Dopo cinque mesi di quella invivibile detenzione, si contarono ben 547 morti, fra i quali il canonico Jean-Baptiste Souzy, che nel marzo 1794 aveva ricevuto dal vescovo di La Rochelle la sua delega per l’assistenza ai suoi compagni deportati, prima per il disagevole viaggio poi per la prigionia, come molti altri confratelli, fu sepolto nella sabbia dell’isola Madame.
Con la testimonianza dei 282 sopravvissuti, liberati nel febbraio 1795, si poterono raccogliere notizie più o meno complete sul martirio di tutti questi sacerdoti diocesani e religiosi; nel 1932 fu istruito a La Rochelle il processo ordinario per la beatificazione di 64 martiri, dei quali si era potuto reperire una documentazione sufficiente sulla loro morte.
Il 2 luglio 1994 fu riconosciuto il loro martirio, ciò ha permesso la loro beatificazione a Roma il 1° ottobre 1995, da parte di papa Giovanni Paolo II. Ma nella cerimonia di beatificazione furono commemorati tutti i 547 deportati morti a Rochefort, gli eroici “Martiri dei Pontoni” del 1794.
Sulla spiaggia dell’Isola Madame, nell’estuario del fiume Charente, i pellegrini hanno deposto una croce di ciottoli, sul luogo ove furono sepolti molti martiri, indicando simbolicamente la loro tomba.

Si riportano di seguito i 64 nomi, con la qualifica e le date di nascita e morte; nati e vissuti in città e diocesi diverse, morirono tutti nella zona di Rochefort, accomunati nella fedeltà a Cristo, vittime della Rivoluzione Francese; a parte la celebrazione singola per ognuno nel giorno della morte, tutti insieme vengono ricordati il 18 agosto.

91351 - Jean-Baptiste Souzy – sacerdote, vicario episcopale della deportazione (24/3/1732 - 27/8/1794)
- Antoine Bannassat – parroco (20/5/1729 - 18/8/1794)
- Jean-Baptiste di Bruxelles – canonico (12/9/1734 - 18/7/1794)
- Florent Dumontet de Cardaillac – vicario generale di Castres (8/2/1749 - 5/9/1794)
- Jean-Baptiste Duverneuil – carmelitano (1737 - 1/7/1794)
- Pierre Gabilhaud – parroco (luglio 1747 - 13/8/1794)
- Louis-Wulphy Huppy – sacerdote (1/4/1767 - 29/8/1794)
- Pierre Jarrige de La Morelie de Puyredon – canonico (19/4/1737 - 12/8/1794)
- Barthélémy Jarrige de La Morelie de Blars – religioso cluniacense (18/3/1753 - 13/7/1794)
- Jean-François Jarrige de La Morelie de Breuil – canonico (11/1/1752) - 31/7/1794)
61080 - Joseph Juge de Saint-Martin – sulpiziano, direttore di seminario (14/6/1739 - 7/7/1794)
- Marcel-Gaucher Labiche de Reignefort – compagnia missionaria (3/11/1751 - 26/7/1794)
- Pierre-Yrieix Labrouche de Labordaire – canonico (24/5/1756 - 1/7/1794)
- Claude-Barnabé Laurent de Mascloux – canonico (11/6/1735 - 7/9/1794)
- Jacques Lombardie - parroco (1/12/1737 - 22/7/1794)
- Joseph Marchandon – parroco (21/8/1745 - 22/9/1794
- François d’Oudinot de La Boissiere – canonico (3/9/1746 - 7/9/1794)
- Raymond Petiniaud de Jourgnac – vicario episcopale (3/1/1747 - 26/6/1794)
- Jacques Retauret – carmelitano (15/9/1746 - 26/8/1794)
93144 - Paul-Jean Charles – cistercense (29/9/1743 - 25/8/1794)
93142 - Augustin-Joseph Desgardin – cistercense (21/12/1750 - 6/7/1794)
91889 - Pierre-Sulpice-Christophe Faverge – lasalliano (25/7/1745 - 12/9/1794)
93223 - Joseph Imbert – gesuita (1719 - 9/6/1794)
- Claude-Joseph Jouffret de Bonnefont – sulpiziano, direttore di seminario (23/12/1752 - 10/8/1794)
- Claude Laplace – vice direttore tribunale vescovile (15/11/1725 - 14/9/1794)
- Noël-Hilaire Le Conte – canonico cattedrale di Bourges (3/10/1765 - 17/8/1794)
- Pierre-Joseph Legroing de La Romagére – canonico (28/6/1752 - 26/7/1794)
93139 - Jean-Baptiste-Xavier Loir – frate cappuccino († 19/5/1794)
92948 - Jean Mopinot – lasalliano (12/12/1724 - 21/5/1794)
- Philippe Papon – parroco (5/10/1744 - 17/6/1794)
- Nicolas Savouret – consigliere delle clarisse (27/2/1733 - 16/7/1794)
55544 - Jean-Baptiste Vernoy de Mont-Journal – canonico (17/11/1736 - 1/6/1794)
- Louis-Armand-Joseph Adam – sacerdote (19/12/1741 - 13/7/1794)
- Charles-Antoine-Nicolas Angel – religioso dell’Immacolata Concezione (11/10/1763 - 29/7/1794)
- Claude Beguignot – certosino (19/9/1736 - 16/7/1794)
93140 - Jean Bourdon – frate cappuccino (3/4/1747 - 23/8/1794)
- Louis-François Lebrun – benedettino (4/4/1744 - 20/8/1794)
- Michel-Bernard Marchand – sacerdote (28/9/1749 - 15/7/1794)
- Pierre-Michel Noel – sacerdote (23/2/1754 - 5/8/1794)
- Gervais-Protais Brunel – cistercense trappista (18/6/1744 - 20/8/1794)
93141 - François François – frate cappuccino (17/1/1749 - 10/8/1794)
- Jacques Gagnot – carmelitano (9/2/1753 - 10/9/1794)
93168 - Jean-Baptiste Guillaume – lasalliano (1/2/1755 - 27/8/1794)
- Jean-Georges Rhem - domenicano (21/4/1752 - 11/8/1794)
- Claude Richard – benedettino (19/5/1741 - 9/8/1794)
- Jean Hunot – canonico (21/9/1742 - 7/10/1794)
- Sébastien-Loup Hunot - canonico (7/8/1745 - 17/11/1794)
- François Hunot – canonico (12/2/1753 - 6/10/1794)
- Georges Edme Rene – sacerdote (16/11/1748 - 2/10/1794)
- Lazare Tiersot - certosino (29/3/1733 - 10/8/1794)
- Scipion Jérome Brigeat Lambert – decano capitolo cattedrale (9/6/1733 - 4/9/1794)
93224 - Jean-Nicolas Cordier – gesuita, professore (3/12/1710 - 30/9/1794)
- Charles-Arnould Hanus – parroco e decano (18/10/1723 - 28/8/1794)
- Nicolas Tabouillot – parroco (16/2/1745 - 23/2/1795)
- Antoine, detto Constant, Auriel – vicario (19/4/1764 - 16/6/1794)
- Elie Leymarie de Laroche – priore (8/1/1758 - 22/8/1794)
69880 - François Mayaudon – canonico (2/5/1739 - 11/9/1794)
- Claude Dumonet – sacerdote, professore di collegio (2/2/1747 - 13/9/1794)
72190 - Jean-Baptiste Laborie du Vivier – canonico (19/9/1734 - 27/9/1794)
93213 - Gabriel Pergaud – canonico regolare di s. Agostino, priore – (29/10/1752 - 21/7/1794)
91355 - Michel-Louis Brulard – carmelitano scalzo (11/6/1758 - 25/7/1794)
- Charles-René Collas du Bignon – sulpiziano, superiore seminario (25/8/1743 - 3/6/1794)
- Jacques-Morelle Dupas – vicario (10/11/1754 - 21/6/1794)
- Jean-Baptiste Munestrel – canonico (5/12/1748 - 16/8/1794)


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-09

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