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> Home > Sezione Gruppi di Martiri > Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia Condividi su Facebook

Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia Beatificati nel 2007

Festa: 22 settembre

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

† Spagna, 1936

Sono due gruppi di salesiani martirizzati durante la guerra civile spagnola del 1936. Il primo gruppo comprende l'ispettore don José Calasanz e altri 31 compagni. Fu ucciso a a bruciapelo da un miliziano : egli si accasciò a terra in un lago di sangue, mormorando "Dio mio". Era il 29 luglio 1936 ed aveva 64 anni. In periodi diversi furono uccisi in odio alla fede cattolica e al loro sacerdozio o alla professione religiosa, altri 10 salesiani di Valencia e 21 di Barcellona, compreso due Suore Figlie di Maria Ausiliatrice; tutti accomunati in un unico processo per la loro beatificazione, avvenuta a Roma 1'11 marzo 2001. Il secondo gruppo comprende Don Enrico Saiz e altri 62 martiri, D. Enrico Saiz fu Direttore a Sala-manca, a Madrid, e quindi nello Studentato Teologico di Carabanchel Alto (Madrid), dove lo sorprese la ri¬voluzione. Si distinse per pietà, zelo e dedizione sacerdotale. Fu fucilato il 2 ottobre 1936, aveva 47 anni; gli altri 62 salesiani martiri, in buona parte novizi e giovani studenti a Mohernando, furono arrestati in quei sei mesi di fine 1936 e uccisi in giorni e luoghi diversi, un folto gruppo mori il 6 dicembre 1936. La cerimonia di beatificazione ha avuto luogo a Roma il 28 ottobre 2007, sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI. Il 22 settembre si celebra la memoria liturgica comune dei due gruppi



Polemiche, interrogativi e malintesi hanno accompagnato il processo di beatificazione dei cosiddetti “martiri della guerra spagnola”. È necessario perciò chiarire bene le idee, per evitare equivoci, solo così si potrà capire con esattezza quello che è capitato nella Spagna durante gli anni dal 1931 al 1939. Primo equivoco: legare i nuovi martiri alla vicenda della guerra spagnola è una manipolazione che falsa la realtà, perché già molto prima della guerra, scoppiata il 18 luglio 1936, ci furono dei martiri. Nell’ottobre del ’34, ad esempio, furono uccisi a Turón 9 religiosi, Fratelli delle Scuole Cristiane, e un Passionista, tutti canonizzati il 21 novembre 1999; prima ancora, nel 1933, Pio XI con l’enciclica “Dilectissima nobis”, denunciava e condannava la persecuzione religiosa in Spagna. E’ da notare che mancavano tre anni all’inizio della guerra civile. Inoltre, se è vero che per molti dei martiri fu la guerra civile il contesto in cui avvenne la loro morte, è altrettanto sacrosanto che nessuno di loro aveva niente a che vedere con la guerra. Erano persone pacifiche che stavano nei loro conventi, case, parrocchie o comunità, e che furono ammazzati gratuitamente, solo per il fatto di esser sacerdoti, religiosi, o gente di fede. Quelli invece che morirono in guerrasono stati vittime della violenza bellica, mala loro morte ha poco a che vedere con il martirio.

Persecuzione ci fu
Innegabile è inoltre il fatto che in Spagna c’è stata una vera e propria persecuzione religiosa. Per provarlo bastano alcuni dati: l’11 maggio 1931, a un mese scarso dall’inizio della II Repubblica, proclamata il 14 aprile, furono bruciate chiese (anche dei salesiani) a Madrid, Valencia, Sevilla, Malaga, Alicante, ecc.; il 24 gennaio 1932 fu decretato lo scioglimento dei gesuiti; il 17 maggio del ’33 fu pubblicata la cosiddetta “Legge delle Confessioni e Congregazioni religiose” che proibiva ai membri di praticare l’insegnamento e ogni attività commerciale, e consentiva la nazionalizzazione dei loro beni. Vennero fondate Editrici specializzate nella produzione e diffusione di pubblicazioni popolari contro Dio e la Chiesa. Le pressioni contro Chiesa e religione non rimasero a livello ideologico, ma dal ’31 al ’36 furono incarcerati e ammazzati numerosi preti e religiosi. La situazione peggiorò ancora nel febbraio 1936, quando il “Fronte Popolare”, formato da socialisti, comunisti e altri gruppi radicali, vinse le elezioni. Scoppiò allora un’ondata di fobia anticlericale e anticristiana che ebbe conseguenze disastrose: incendio di chiese, assalti e saccheggi a monasteri e conventi, distruzioni di croci e crocefissi, proscrizione di parroci, proibizione di cerimonie pubbliche e un odio feroce verso le persone e le cose sacre: la statua del Sacro Cuore di Gesù, sita nel centro geografico della Spagna, fu letteralmente “fucilata” il 7 agosto 1936; furono profanate reliquie, esumate mummie dalle chiese e oltraggiate per le vie, ecc. Stampa e radio lanciavano continuamente messaggi di odio incitando a ciò che chiamavano “depurazione religiosa”. L’intento dichiarato era quello di annientare la Chiesa e la religione cristiana. I risultati? Così riferiva al suo governo il ministro repubblicano, Manuel de Irujo: tutti gli altari, immagini e oggetti di culto, salvo contate eccezioni sono stati distrutti; tutte le chiese chiuse al culto… nelle chiese sono stati installati depositi di ogni sorta, mercati, garage, stalle, rifugi… sacerdoti e religiosi sono stati imprigionati e fucilati a migliaia… senz’altro motivo conosciuto che il loro carattere di sacerdoti e religiosi… Davanti a questa situazione, lo storico A. Montero scrive: chi distrugge immagini della Madonna, brucia altari o calpesta corporali, non può portare come pretesto del suo operato rivendicazioni classiste o imperativi di guerra…. Nelle migliaia di templi distrutti, cristi mutilati e parodie sacrileghe si mostra plasticamente più che con la morte delle persone, ciò che abbiamo chiamato persecuzione religiosa. Certo, perché nella feroce devastazione di oggetti sacri risalta allo stato puro l’odio contro ciò che queste cose rappresentano, cioè Dio, la Chiesa, la fede. Il bilancio è tragico: 13 vescovi, 4184 sacerdoti e seminaristi, 2648 tra religiosi e religiose, alcune migliaia di laici. In tutto quasi diecimila martiri.

Martiri e non martiri
Spesso si sente dire cheanche “dall’altra parte” ci furono odio, fanatismo, vendette e numerose persone innocenti uccise, come anche grandi atti di eroismo. Bisogna riconoscere che è vero. Ma allora, perché beatificare solo gli uccisi dai “rossi”? La risposta è semplice: perché gli uni furono martiri e gli altri no, cioè alcuni morirono per odio alla fede e altri per motivi umani. Seguendo questo criterio, risulta chiaro il perché non tutti gli uccisi sono stati beatificati, ma solo quelli di cui è assolutamente provato che morirono in ragione della loro fede cristiana. Molti altri sacerdoti e religiosi (anche salesiani) morirono difendendo come soldati la Repubblica o prestando il servizio negli ospedali o nelle istituzioni assistenziali della zona “rossa”, ma furono, come tanti altri, innocenti vittime della assurda violenza della guerra e non si può provare che morissero per la fede. E questo è decisivo. Un caso su tutti. A Malaga furono ammazzati 9 salesiani. Uno di essi è stato depennato. Il motivo? Un’ombra di dubbio sul motivo della morte. Era in prigione con gli altri salesiani; quella notte l’aviazione franchista bombardò la città. Come rappresaglia, i repubblicani ammazzarono alcuni carcerati tra cui don Vicente Reyes. Il motivo della sua morte fu l’odio alla fede o solo una rappresaglia bellica? È bastato questo dubbio per bloccarne la causa. È indubbio che non pochi di quelli che finirono assassinati tra i repubblicani furono veri eroi e come tali meritano di essere riconosciuti (a non pochi di essi sono stati dedicati statue, monumenti, piazze, vie, parchi…) ma non sono martiri. La Chiesa beatifica o canonizza solo i martiri cattolici, anche se ammira alcuni non cattolici e rispetta tutti i morti di quella immensa tragedia.

I martiri salesiani
I nuovi beati salesiani, delle ex ispettorie di Madrid e Siviglia, sono stati raggruppati sotto un unico titolo: “Enrique Saiz e 62 compagni martiri”. Di essi 22 erano sacerdoti, 18 salesiani coadiutori, 16 studenti, 3 aspiranti, 3 cooperatori e 1 impiegato. Nessuno era stato implicato in lotte politiche o ideologiche. Come salesiani praticavano unicamente la “politica del Padre nostro”. Morirono solo perché erano religiosi. Oggi, vengono presentati come esempio di coraggio e di fermezza nella fede. Tutti morirono perdonando i loro persecutori, come fece Cristo sulla croce. La Chiesa onora la loro memoria e ce li presenta come modello di fedeltà e coerenza.


Ecco i loro nomi:

92168 - Enrique Sáiz Aparicio, S.D.B.
94002 - Félix González Tejedor, S.D.B.
94003 - Germán Martín Martín, S.D.B.
94004 - José Villanova Tormo, S.D.B.
94008 - Pío Conde Conde, S.D.B.
94005 - Miguel Lasaga Carazo, S.D.B.
94006 - Andrés Jiménez Galera, S.D.B.
98265 - Luis Martínez Alvarellos, S.D.B.
98267 - Juan Larragueta Garay, S.D.B.
98266 - Pascual de Castro Herrera, S.D.B.
98262 - Virgilio Edreira Mosquera, S.D.B.
98263 - Francisco Edreira Mosquera, S.D.B.
- Pedro Artolozaga Mellique, S.D.B.
- Manuel Borrajo Míguez, S.D.B.
- Justo Juanes Santos, S.D.B.
94034 - Heliodoro Ramos García, S.D.B.
94033 - Esteban Vázquez Alonso, S.D.B.
94025 - Pablo García Sánchez, S.D.B.
94026 - Valentín Gil Arribas, S.D.B.
94032 - Anastasio Garzón González, S.D.B.
94029 - Francisco José Martín López de Arroyave, S.D.B.
94031 - Ramón Eirín Mayo, S.D.B.
- Juan de Mata Díez, Laico
93997 - Salvador Fernández Pérez, S.D.B.
94001 - Sabino Hernández Laso, S.D.B.
94007 - Andrés Gómez Sáez, S.D.B.
94036 - Carmelo Juan Pérez Rodríguez, S.D.B.
- Esteban Cobo Sanz, S.D.B.
- Manuel Martín Pérez, S.D.B.
- Teódulo González Fernández, S.D.B.
- Victoriano Fernández Reinoso, S.D.B.
98264 - Florencio Rodríguez Guemes, S.D.B.
94023 - Dionisio Ullívarri Barajuán, S.D.B.
94022 - Mateo Garolera Masferrer, S.D.B.
94028 - José María Celaya Badiola, S.D.B.
94024 - Nicolás de la Torre Merino, S.D.B.
94030 - Emilio Arce Díez, S.D.B.
94035 - Antonio Cid Rodríguez, S.D.B.
94027 - Juan Codera Marqués, S.D.B.
- Tomás Gil de la Cal, S.D.B.
- Higinio de Mata Díez, S.D.B.
- Federico Cobo Sanz, S.D.B.
- Antonio Torrero Luque, S.D.B.
- Antonio Fernández Camacho, S.D.B.
- Manuel Fernández Ferro, S.D.B.
- Juan Luis Hernández Medina, S.D.B.
- Antonio Rodríguez Blanco, Sac. Dioc.
49050 - Bartolomé Blanco Márquez, Laico
- José Limón Limón, S.D.B.
- Antonio Enrique Canut Isús, S.D.B.
- Miguel Molina de la Torre, S.D.B.
- Pablo Caballero López, S.D.B.
- Antonio Mohedano Larriva, S.D.B.
- Francisco Míguez Fernández, S.D.B.
- Félix Paco Escartín, S.D.B.
- Manuel Gómez Contioso, S.D.B.
- Antonio Pancorbo López, S.D.B.
- Honorio Hernández Martín, S.D.B.
- Tomás Alonso Sanjuán, S.D.B.
- Esteban García García, S.D.B.
- Rafale Rodríguez Mesa, S.D.B.
- José Blanco Delgado, S.D.B.
- Teresa Cejudo Redondo, Laica

 

PREGHIERA PER LA CANONIZZAZIONE

Ti ringraziamo, o Dio nostro Padre,
perché hai sostenuto fino alla testimonianza suprema
i Beati Giuseppe Calasanz Marqués e 31 compagni
e i Beati Enrico Saiz Aparicio e 62 compagni,
martiri della Famiglia Salesiana della Spagna.
Essi hanno versato il loro sangue
per amore tuo e della Chiesa.
Ti preghiamo, concedici,
per il loro esempio e la loro intercessione,
di rispondere generosamente alla tua chiamata,
fino al dono totale della nostra vita.
Per loro intercessione ti chiediamo la grazia di...
Per Cristo nostro Signore. Amen.


Autore:
J. Graciliano González


Fonte:
www.sdb.org


Note:
Per segnalare grazie o favori ricevuti per sua intercessione, oppure per informazioni, rivolgersi al Postulatore Generale della Famiglia Salesiana: postulatore@sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2007-10-16

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